Huxley – Considerazioni personali Puntata 2 di 2

Leggere e meditare

Il senso di Dio nel mondo – La dottrina cattolica.

Puntando i nostri sforzi nel cercare la conoscenza di Dio pensiamo di dover essere salvati, liberati, illuminati, dacché la nostra esistenza affonda le radici in un mondo e in un sistema di vita che ci condiziona e ci rende prigionieri. Liberazione vorrebbe dire capacità di svincolarci dall’io singolo e temporale per passare nella dimensione dell’eternità, rifuggire dalla bramosia relativa a un’esistenza egocentrica e separata. L’io separato dal divino Fondamento deve costantemente lottare contro la paura, la preoccupazione, l’angoscia e il suo fare in questa lotta quotidiana predilige come nutrimenti insopprimibili la cupidigia, l’invidia, la superbia, l’ira, i quattro elementi che pervadono la natura umana.

Tutte le creature sono sempre esistite e sono costantemente comprese nell’Essenza divina. Ricordo per inciso che anche il filosofo Emanuele Severino (Tautótēs, Adelphi Ed., Milano 1995) si sofferma molto sull’eternità dell’essente. Noi esistiamo perché Dio crea nel tempo ciò che era ed è nell’eternità, ma il tempo e l’eternità sono una sola e stessa cosa, forse soltanto modi diversi di presentarsi alla nostra percezione-immaginazione come potrebbero essere la stessa cosa l’infinitamente piccolo (meccanica quantistica) e l’infinitamente grande (teoria relativistica).

Ora mi preme volgere uno sguardo alla organizzazione o ideologia cattolica, a iniziare dalla Chiesa come potere temporale. “Se il corpo ecclesiastico è schiavista – così si esprime Aldous Huxley – o appoggiato alla forza di uno Stato (come nel passato) o se si basa sul capitalismo (come oggi), ha tutto l’interesse di curare la propria crescita terrena, assumendo l’aspetto di partito impegnato in scopi economici e politici”.

Adorare Dio è il primo Comandamento della fede cattolica, ma purtroppo nel corso della storia il senso vero di questo Comandamento è stato travisato: non si è pensato ad adorare Dio come Spirito assoluto solo nello Spirito e per amor suo. La figura antropomorfizzata di Dio è stata calata nell’ordine del tempo e Dio è apparso come un’entità dotata del potere di creare, ma anche di distruggere, un Dio pericoloso dunque, punitivo e vendicativo rivestito di tutti gli attributi umani più marcati, come ne leggiamo l’espressione diffusa fra le pagine del Vecchio Testamento. Dio portato nel tempo, pertanto, viene adorato con mezzi materiali che corrispondono, nella storia di tutti i tempi, a sacrifici propiziatori e non solo eccezionalmente cruenti, per mezzo dei quali si credeva di placare le ire divine e di ottenere benefici materiali. Ancora oggi persistono una serie di teorie dell’espiazione, non ultima quella della Messa cattolica intesa nel senso di sacrificio dell’uomo-Dio ripetuto senza soluzione di continuità. Così è successo che si desse legittimità all’uso della violenza, con la limitazione che poneva il bene dell’uomo nel mondo terreno. Prese dunque piede il programma repressivo seguito dall’Inquisizione cattolica che agiva con la pretesa di perpetuare un credo ponendo in prim’ordine un tipo di organizzazione ecclesiastica su una matrice politica e finanziaria, una organizzazione nella quale non è difficile disvelare lo scopo immediato e primario, quello della acquisizione e del consolidamento del potere di casta, ben lontano dalla cura di quale destino si sarebbe aperto alle anime dei suoi fedeli.

Quella descritta è una visione di Dio che porta lontano dalla liberazione nell’eternità. La Storia, fa ancora notare Huxley, offre chiara testimonianza dell’evolversi del credo religioso fra i secoli XVI e XX allorché la maggioranza delle nazioni europee di fede cristiana si diede a sopraffare, sottomettere e sfruttare le etnie non appartenenti allo stesso credo dei conquistatori. Interessi puramente materiali dunque, camuffati maldestramente da impegno missionario di diffusione di una verità non degna di quel nome. La religione cattolica, così pare, nel corso della Storia si è macchiata della colpa di aver favorito il diffondersi della violenza, delle persecuzioni, delle guerre perché si è presentata come organizzazione idolatra affogata nel tempo, ossequiente a una memoria reazionaria e a una visione utopistica dell’avvenire. Questo è potuto accadere anche per un motivo invero poco analizzato nella critica storiografica: il riferimento è per l’incarnazione divina, avveratasi una sola volta nella genesi biblica, e questo fatto avrebbe portato lontano sulla via del male, addirittura alle Crociate in armi, alle guerre di religione, alle persecuzioni contro gli eretici, alla bestiale “lotta alle streghe”, alle manifestazioni di una sorta di imperialismo sempre in corsa alla caccia di proseliti, in un insieme di comportamenti che richiesero il versamento di molto sangue e l’accendersi di immani sofferenze. In modo del tutto opposto i popoli orientali, fedeli a credo religiosi che contemplavano il verificarsi di molteplici incarnazioni divine nel tempo, rigettavano l’idea di una rivelazione che avesse colto un solo breve periodo storico, come anche quella che avrebbe attribuito un carattere semidivino all’organizzazione ecclesiastica, ragion per cui non sono mai stati attratti dall’idea di infliggere grandi stragi etniche per motivi religiosi. Contrariamente alle religioni insistenti nell’Est dell’Asia che sostengono il diritto di ognuno ad adorare concezioni o aspetti diversi del divino, a seconda delle disposizioni individuali, il cristianesimo si è fatto responsabile di persecuzioni sanguinose, di guerre all’insegna del Crocifisso e di un carattere imperialistico orientato alla ricerca di neofiti. Vediamo infatti, sottolinea Huxley, una notevole recrudescenza di controversie all’interno del cristianesimo attorno ai secoli XVII e XVIII, il cui precipitato sul piano dell’evoluzione storica fu la trasformazione del credo religioso in una sorta di idolatria nazionalistica. La presa di posizione descritta si dimostrò uno smacco per la Fede. Lasciandosi trasportare dalle lotte intestine, dal denaro e dalla sete di potere, il cristianesimo fece del male a se stesso.   

Sappiamo e vogliamo credere che la meta e lo scopo della vita umana siano da ricercarsi nella conoscenza unitiva di Dio, ma oggigiorno la religione che viene professata non dimostra di essere altro che una forma di idolatria epocale e locale che può esprimersi vuoi nel nazionalismo, vuoi nel culto dello Stato, vuoi nel culto del personaggio potente o nella pretesa rivoluzionaria. Siamo al punto di doverci inchinare a credenze assolutamente errate, fondate sulla sopravvalutazione degli avvenimenti temporali e sulla compresente sottovalutazione di una visione perenne e atemporale dell’eternità. Fu la fede nell’assoluta importanza degli eventi storici trascorsi, visti come fine alla salvazione, a dare come risultato l’insorgere di dispute sanguinose per l’interpretazione di documenti che si sarebbero prestati a letture e a versioni esegetiche divergenti. Si incitarono gli adepti a credere nella santità e nella natura divina delle organizzazioni ecclesiastico-politico-finanziarie, e ciò comportò l’accendersi di lotte furibonde alimentate dalla sete di dominio. Tutto andava nella direzione della razionalizzazione e della giustificazione degli accadimenti più lugubri inscenati da figure preminenti che trovavano così il modo e la via per procurarsi una posizione di alto prestigio insieme a ricchezze e potere inattaccabili. Questo si verificava all’interno della Chiesa e attraverso la Chiesa.

La dinamica che spiega questo insieme di comportamenti mi sembra abbastanza chiara: i moventi che ne stanno alla base sono tre forme di idolatria: politica, morale, tecnologica. L’idolatria politica è stata quella che con maggiore efficacia si è battuta per colmare un vuoto storico, quello lasciato dall’indifferenza diffusa e crescente per la vita religiosa, ma essa non ha fatto che portare fra i popoli guerre, sopraffazioni, rivoluzioni violente e sistemi di spietata tirannia. Nel mondo sono sorti falsi spiriti animati a loro volta da false intenzioni e da falsa illuminazione, tutto semplicemente perché hanno agito con la pretesa di volgersi a Dio senza prima rinunciare alle attenzioni rivolte al proprio io. Ossia hanno considerato Dio esclusivamente come un mezzo potente che consentisse di elevare se stessi a livelli di grande prestigio sulla scena della vita terrena. Da questi atteggiamenti proverrebbero quelle irresistibili passioni dalle quali molti uomini religiosi si lasciarono travolgere, ravvisabili nella superbia, nell’esaltazione dell’io, nell’odio e nelle barbarie commesse a rigore della religione professata. Lo si faceva nel nome di Dio, come se ogni atto criminale fosse lecito perché giustificato da Dio, voci nefaste di una accozzaglia di persone perverse; lo si faceva in tutta tranquillità, declamando di essere nel giusto, delirando quindi e cadendo senza ripensamento in pratiche infamanti tremendamente offensive della natura stessa dell’uomo. Personaggi di tal fatta si avvalevano del potente fattore emotivo per avvalorare le istanze religiose di cui si rivestivano i loro comportamenti, ma una religione che faccia eccessivo affidamento sull’emotività non può esimersi dall’incorrere in una serie di insidie spirituali. I tasselli che ne compongono la struttura sono molteplici: rievocazioni su uno sfondo teatrale di scene dolorose e terribili, stimolazione del rimorso per le colpe individuali, timore reverenziale verso l’autorità religiosa, richiamo costante al senso estetico della ritualità che si scopre nel ricorso alla somministrazione dei sacramenti, nelle cerimonie più o meno fastose, nelle aspersioni di incenso, negli antri oscuri illuminati da rade suggestive luci sacre. In conclusione, tutta questa costruzione scenografica non sfugge al pericolo di decadimento in una forma inferiore di idolatria psicologica che diventa complice di fortissime tentazioni e da queste porterebbe a cadere nella simonia, nella politica di potenza sino all’esasperazione persecutoria, sino alle scelte di diplomazia occulta, all’avvalersi di movimenti legati all’alta finanza e alla collaborazione con i potenti avidi di supremazia a ogni costo.

Immagine di copertina tratta da Vecteezy

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