Milite Ignoto – Nel Centenario della Tumulazione – parte 1

Un’attenzione particolare va prestata a quell’atto conclusivo e celebrativo della Grande Guerra, tutto rivolto agli Onori da tributarsi ai Caduti e Dispersi, per i quali si volle indicare uno fra essi, assolutamente anonimo, quale simbolo e memoria di tutti i sacrifici prodigati nei 41 mesi del conflitto italiano. L’iniziativa non era nuova. Come riferiscono Valerio Gigante, Luca Kocci e Sergio Tanzarella (Prima Guerra mondiale. La grande menzogna, Il Giornale – Biblioteca Storica, Milano 2015), “Comincia la Francia e diventa il modello per gli altri. Dai campi di battaglia di ciascuna delle nove regioni militari in cui è suddiviso viene esumato il corpo di un soldato senza identità. I nove cadaveri vengono poi portati nella Cripta della fortezza di Verdun… dove un sergente, ferito in guerra, ne sceglie uno. Poi il corpo viene trasportato a Parigi e sepolto sotto l’Arc de Triomphe.

Il Milite Ignoto o Soldato Ignoto è un militare italiano caduto sul fronte durante la prima guerra mondiale e sepolto a Roma sotto la statua della dea Roma all’Altare della Patria al Vittoriano. La sua identità resta ignota poiché il corpo fu scelto tra quello di caduti privi di elementi che potessero permettere il riconoscimento.

La tomba del Milite Ignoto rappresenta simbolicamente tutti i caduti e i dispersi in guerra italiani; è scenario di cerimonie ufficiali che si svolgono annualmente in occasione di festività civili durante le quali il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre. Fu inaugurata solennemente il 4 novembre 1921 con la traslazione da Aquileia dei resti di un soldato, dopo un viaggio in treno speciale attraverso varie città italiane.

Giulio Douhet

Il 17 luglio 1920 a Roma la “Garibaldi. Società dei Reduci delle patrie battaglie” e la “UNUS” (Unione Nazionale Ufficiali e Soldati) approvarono la proposta del colonnello Giulio Douhet per la sepoltura al Pantheon di un soldato non riconosciuto caduto durante la prima guerra mondiale.

«Che la salma di un soldato italiano, che non si sia riusciti a identificare, rimasto ucciso in combattimento, sul campo, venga solennemente trasportata a Roma e collocata al Pantheon — simbolo della grandezza di tutti i soldati d’Italia, segno della riconoscenza dell’Italia verso tutti i suoi figli, altare del sacro culto della Patria».
(Proposta approvata il 17 luglio 1920)

Tutto mosse dall’idea del colonnello Giulio Douhet (foto a lato): “… far sì che l’intero popolo decretasse solenni onoranze a un soldato senza nome che racchiudesse in lui le glorie dell’intero popolo”. Per restare sulla figura del Combattente italiano, Douhet rimarcava: “… gettato nudo ed inerme contro il cemento armato ed il filo d’acciaio, a far da facile bersaglio alle armi nemiche… Tutto sopportò e vinse il nostro Soldato: tutto. Dall’ingiuria gratuita dei politicanti e dei giornalisti… alla calunnia feroce diramata per il mondo a scarico di una terribile responsabilità… Tutto sopportò e tutto vinse, da solo, non ostante. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare”.

Douhet intendeva la realizzazione della tomba del soldato ignoto come un simbolo della vittoria ottenuta malgrado l’incapacità dei dirigenti politici e militari.

Nell’agosto del 1920 Douhet riprese la proposta su Il Dovere, rivista legata all’associazione “UNUS”.

La legge per la sepoltura all’Altare della Patria

Il progetto di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto» fu presentato alla Camera dei deputati il 20 giugno 1921.

Il 28 giugno l’onorevole Cesare Maria De Vecchi fu il relatore alla Camera per la commissione “Esercito e Marina Militare”, che aveva indicato come data della sepoltura il 4 novembre 1921 (terzo anniversario della fine della guerra) e come luogo l’Altare della Patria, «perché quivi il popolo potrà, meglio che altrove, in grandi pellegrinaggi rendere i più alti onori al morto che è tutti i morti, che è primo e supremo artefice della nuova storia».

Il disegno di legge fu presentato al Senato dal ministro Gasparotto il 6 agosto. La legge, approvata con votazione a scrutinio segreto il 10 agosto 1921, fu firmata da Vittorio Emanuele III l’11 agosto e pubblicata in Gazzetta ufficiale il 20 agosto.

Successivamente con regio decreto del 28 ottobre fu dichiarato festivo il giorno 4 novembre 1921, «dedicato alla celebrazione delle onoranze al soldato ignoto».

La commissione e le ricerche

Già il 20 agosto il Ministero della guerra, incaricato dell’esecuzione della legge appena approvata, diramò la circolare n. 25 che istituiva una commissione speciale, presieduta dal tenente generale Giuseppe Paolini, ispettore per le onoranze alle salme ai caduti di guerra. La commissione aveva l’incarico di individuare le salme di undici caduti al fronte, privi di qualsiasi segno di riconoscimento.

La ricerca dei resti di soldati rimasti ignoti ebbe inizio il 3 ottobre 1921.

Era stato deliberato di onorare tutti i Caduti italiani della Grande Guerra nella persona di uno solo, prescelto come simbolo della grande falange di eroici Combattenti sul fronte conteso. Fu costituita una delegazione di ricerca delle salme di soldati assolutamente privi di elementi di identificazione ossia ignoti, al cui vertice fu posto i Cappellano don Vincenzo Aimino (foto a lato) del battaglione Bassano, incaricato, nel 1921, di portare alla luce tre salme di soldati ignoti cercate sul Mrzli, sul Monte Nero e sul Rombòn. Di quelle tre salme fu scelta quella rinvenuta sul Rombòn, quindi traslata alla Basilica di Aquileia.

A ottobre la commissione individuò le salme degli undici soldati in diverse località, cercando di includere luoghi del fronte italiano in cui avevano combattuto le diverse armi, compresa la Regia Marina.

  1. Rovereto: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero militare, probabilmente dove oggi sorge il Sacrario militare di Castel Dante. Agli occhi della commissione apparve un fante “in atto di tranquillo e sereno riposo”, composto nella sua divisa e con indosso le giberne. Avvolto nel tricolore, i resti del caduto furono deposti entro una delle undici bare e il capo fu poggiato su un cuscino di rami di pino.
  2. Massiccio del Pasubio: fu necessario scegliere un caduto ignoto da un cimitero militare, forse il cimitero militare della Brigata Liguria.  Con le stesse modalità venne riesumata una salma che, su richiesta del sindaco di Schio, fu trasportata nella chiesa parrocchiale affinché la cittadinanza potesse tributarle onori. Da Porte del Pasubio a Bassano. Qui le salme furono sistemate nella Casa del Soldato che per la circostanza venne trasformata in camera ardente
  3. Monte Ortigara: le ricerche successive furono compiute sull’Altopiano di Asiago. La ricognizione del campo di battaglia rivelò l’esistenza di una croce seminascosta da una parete di roccia. Furono rinvenuti due caduti insepolti non identificabili; fu scelto uno dei due. I poveri resti erano completamente vestiti e il corpo avvolto in una mantellina quasi a proteggerlo dal deturpante contatto con la terra.
  4. Monte Grappa: in una valletta sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato.
  5. Conegliano: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero, forse in corrispondenza del sacrario del Montello. Il cadavere, pietosamente ricomposto nella bara di legno, fu trasportato, unitamente agli altri, a Conegliano.
  6. Cortellazzo-Caposile: fu scelto un caduto ignoto da un vicino cimitero militare (oggi non più esistente). La commissione esumò una salma che raggiunse le altre in attesa nel tempietto di Conegliano.
  7. Cortina d’Ampezzo: successiva tappa della commissione fu l’Ampezzano, raggiunto da Tolmezzo attraverso il Passo della Mauria, Pieve di Cadore e Cortina. i campi di battaglia delle Tofane e del Falzarego furono esplorati inutilmente. Da un grazioso e pittoresco cimitero di guerra, forse in corrispondenza del sacrario militare di Pocol, costruito all’ombra degli abeti, fu esumata una nuova salma che, dopo la benedizione nella parrocchia di Cortina, raggiunse a Udine gli altri commilitoni.
  8. Monte Rombon: La commissione, risalendo l’Isonzo, raggiunse la cima del Rombon (foto a lato) e, dopo lunghe ricerche, dietro una parete di roccia rinvenne una croce senza nome; sotto la croce fu rinvenuto un corpo non identificato. Rimossa poca terra e pochi sassi, un cranio. Si continuò a scavare nella direzione indicata dalla posizione del viso e apparvero subito le ossa disarticolate di un fante ancora rivestito della sua uniforme. Nessun elemento lasciò presumere una possibilità di identificazione. Era soltanto un soldato d’Italia. Pietosamente ricomposto, fu portato a Gorizia. Mancavano ancora tre salme per completare l’opera.
  9. Monte San Marco: sotto una croce fu rinvenuto un corpo non identificato. Alle falde del S.Marco fu rinvenuta una rozza croce di legno senza scritte e sotto di essa riposava sereno un fante che impugnava ancora la sua arma. nessun indizio per l’identificazione e una nuova bara andò ad aggiungersi alle altre già affidate alla pietà dei goriziani.
  10. Castagnevizza (NE di Monfalcone, S di Gorizia): Castagnevizza fu la successiva tappa della commissione e proprio a Castagnevizza un palo di legno spezzato e del filo spinato suggerirono l’ipotesi dell’esistenza di resti sepolti sotto zolle di terra smossa perché sottoposta a bombardamento. Sotto una piramide di pietre furono rinvenute due salme di caduti non identificabili; fu scelta quella con maggiori ferite. La chiesa di Sant’Ignazio accolse la nuova bara alla quale tributò fiori e riconoscenza.
  11. Monte Ermada (E di Monfalcone): quale punto di riferimento fu preso il corso del Timavo. Le ricerche portarono alla scoperta di una croce di legno quasi completamente distrutta dal tempo; sotto un elmetto fu rinvenuta una fossa comune con vari teschi e sotto la croce fu rinvenuto un corpo non identificato. L’ultimo degli eroi senza nome fu traslato a Gorizia.

La designazione della salma

Le undici bare nella basilica di Aquileia.

Secondo le istruzioni del ministero le undici bare, identiche per forma e per dimensioni, furono riunite nella basilica di Aquileia entro il 28 ottobre. Quel giorno, alle ore 11, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni e di mutilati, di ex combattenti, di madri e di vedove di caduti fu designata la salma del Milite Ignoto da parte di una madre di un caduto ignoto ed in modo che la cassa prescelta non si sapesse da quale zona del fronte provenisse. Fu Maria Maddalena Blasizza di Gradisca d’Isonzo a scegliere la bara. Il figlio Antonio Bergamas, ebreo triestino, era maestro comunale; nel 1914 disertò dall’esercito austroungarico e passò in Italia dove si arruolò volontario sotto falso nome, raggiungendo il fronte nel giugno 1915. Cadde il 18 giugno 1916 e fu decorato con medaglia d’argento al valore militare; fu sepolto in un cimitero poi bombardato, rendendo impossibile il riconoscimento del defunto.

Maria Bergamas era madre di Antonio, colpito a morte e mai più ritrovato, caduto mentre tagliava i reticolati sul fronte nemico. All’interno della Basilica di Aquileia la Bergamas avrebbe desiderato scegliere l’ottava o la nona fra le undici bare, perché i numeri riportati le ricordavano due momenti fondamentali della vita del figlio. Fu presa tosto da un ripensamento, stimolata dal dovere di pronunciarsi su quei resti di soldati ignoti senza che la scelta fosse condizionata dal ricordo del figlio Antonio. Fu così che posò la mano sulla decima bara.

La bara prescelta fu inserita in una cassa speciale inviata dal ministero della guerra. Era una cassa in legno di quercia con decorazioni in metallo in ferro battuto, forgiato da scudi di trincea e sorretto da bombe a mano tipo SIPE. Sul coperchio erano fissati un elmetto, un fucile e una bandiera tricolore.

Le altre dieci salme rimasero ad Aquileia per essere sepolte solennemente il 4 novembre nel cimitero della basilica.

Sempre il 28 ottobre alla stazione di Aquileia la bara fu posta su un carro ferroviario con affusto di cannone. Su un lato erano scritte le date MCMXV – MCMXVIII; sul lato opposto era riportata la citazione dantesca L’OMBRA SVA TORNA CH’ERA DIPARTITA.

Il treno speciale partì la mattina del 29-10-1921 alle ore 8. Oltre al carro con la bara erano presenti 15 carri per raccogliere le corone di fiori durante il tragitto; altre carrozze di prima e di seconda classe erano destinate alla scorta d’onore. Il treno fermava cinque minuti in ogni stazione sul percorso. Il Ministero della guerra ordinò il più rigoroso silenzio durante il passaggio del treno; erano vietati discorsi pubblici e all’arrivo del treno poteva essere eventualmente suonata una sola volta La canzone del Piave. Durante le fermate notturne intermedie (Venezia, Bologna, Arezzo) era predisposto il cambio alle rappresentanze di senatori, di deputati, di madri, di vedove, di mutilati e di ex combattenti.

La mattina del 2-11-1921 era previsto l’arrivo alla stazione di Roma Termini per le successive celebrazioni.

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