“L’Italia che va male a scuola” – 6)  La professionalità docente

Gea: Ho letto che insegnare è un’attività faticosa e stressante. Lo sostiene anche Bertrand Russel.
Geo: In effetti. Russel crede che sia persino molto difficile mantenere un approccio di simpatia con i giovani quando si è oberati di lavoro, come di norma succede a chi si dedica all’insegnamento.
Gea: Per questo consiglierebbe di non abbracciare quella carriera come unica soluzione occupazionale.
Geo: Non solo, ma Russel è dell’idea che bisognerebbe dedicarsi all’insegnamento per non più di due ore al giorno (da Bertrand Russel, Elogio dell’ozio, Milano, Longanesi, 2004/2005).
Gea: Addirittura! Ma, dimmi, tu faresti l’insegnante?
Geo: È la professione dal livello umano più alto, dopo quella dei genitori, primi maestri, se la vogliamo includere nella serie, sulla scala delle occupazioni produttive.
Gea: Produttive?
Geo: Già. Non auto o salse in scatola o saponette, ma strutture mentali capaci di razionalità, di giudizio, di inventiva.
Gea: E perché, secondo te, è così poco considerata nella valutazione collettiva?
Geo: Te l’ho detto, siamo il Paese dei miracoli; vedrai, prima o poi qualcosa di veramente clamoroso, di stravolgente accadrà.

Gli insegnanti dovrebbero, in una parola, educare i propri alunni a intraprendere percorsi metacognitivi di conoscenza, che sono gli unici modi del pensiero candidati ad assicurare, per il futuro, il desiderio di continuare ad apprendere. Diciamo appena, e un po’ fra parentesi, che in tutto questo discorso gli insegnanti dovrebbero anche essere messi nella condizione di fare gli insegnanti, mentre invece si devono occupare di mille altri piccoli particolari che riguardano l’organizzazione e gli aspetti amministrativi dell’attività. Tanto per ricorrere ancora agli esempi, nel Regno Unito gli insegnanti sono favoriti sensibilmente nell’assolvere il proprio compito poiché vengono sgravati dall’esecuzione di operazioni puramente amministrative per l’espletazione delle quali sono previste figure di supporto, gli “assistenti insegnanti”.

 La formazione dei docenti

Gea: Definire gli insegnanti “attori chiave” è una bella responsabilità, non ti pare?
Geo: Proprio per questo occorre puntare forte sulla formazione in servizio.
Gea: Già, ma sai la delusione! Non si capisce bene che cosa le iniziative formative diano poi in concreto agli insegnanti. Per lo più cadono come occasionali scrosci di pioggia su terreno già riarso.
Geo: Perché chi si rivolge loro dice o cose scontate o cose che non sono dotate di requisiti per essere tradotte in prassi effettiva.
Gea: Poveri insegnanti: sedotti, illusi e disillusi. Tanto tempo sprecato.
Geo: Così, se non si pensa a formare prima i formatori, a selezionare in modo intelligente ciò che potranno in un secondo tempo trasmettere, con la finalità di creare le condizioni per insegnare le cose che servono e per insegnarle nel modo che risulti più adatto a far crescere cultura nei giovani.

Ma quali sono le caratteristiche attitudinali che un insegnante dovrebbe possedere nello specifico? Diciamolo di sfuggita, prendendo spunto da Gardner, lo psicologo di Harvard: una formazione cognitiva che gli consenta di portare in aula esperienze ideali e adeguate a far scoprire un’idea di forza superiore alle altre, l’arte di corroborare la parola con una storia che coinvolga con maggiore fascino, la capacità di guidare il pensiero degli alunni verso una teoria più resistente alle confutazioni, il ricorso a pratiche dispensatrici di crescente efficacia e la coltivazione di rappresentazioni mentali di livello più raffinato (Howard Gardner, Cambiare idee, Milano, Feltrinelli, 2005).

Gea: Dicevi che un bravo insegnante dovrebbe saper insegnare in un modo che risulti adatto… come adatto?
Geo: È già gran cosa quando un insegnante riesce a occupare la propria ora di lezione impedendo alla noia di impadronirsi delle occupazioni mentali degli alunni.
Gea: Mica poco, e neppure da tutti. Ma tu ci credi.
Geo: Tutta questione di mettere in azione i motori, far lavorare le teste degli alunni voglio dire.
Gea: Ma ne farebbero così volentieri a meno!
Geo: Sì, di verifiche e relazioni di cui non vedono il senso. Prova a provocarli sul piano culturale, a smuovere curiosità, prova a farli stupire e vedrai se si annoieranno o si stancheranno.
Gea: Un’arte formidabile, sopraffina invero!

Vi aspetto alla prossima puntata che avrà per titolo “Dove sono finiti il direttore didattico, il preside?”.

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