Ma CHI? – Parte 2 di 2

Ma CHI?

Parte II di 2

Lasciamo ora che il Demiurgo-io riprenda il suo soliloquio:

“Bene, ho appena dato forma a un organismo che sta in attesa di ricevere la vita. Allora lo forgerò in modo che sia composto da un numero immenso di cellule vitali, ognuna adibita a dare impulso vitale a un organo, a un apparato, a un sistema di cui ho equipaggiato l’insieme. Stabilisco pertanto che queste cellule debbano essere nutrite, per vivere e per moltiplicarsi; darò loro come cibo acqua, sali, proteine e numerose altre sostanze arricchenti. Così, perché possa ciascuna espletare il lavoro che ho inscritto nella scheda di riferimento individuale, dovrò fornire loro l’ossigeno, in quantità sufficiente a metabolizzare le sostanze di cui dovranno nutrirsi.

“Ma come fare? Mi serve una rete di distribuzione per arrivare alle varie parti del corpo, ma anche un organo che assolva il compito di inviare queste sostanze in circolo. Eccolo, un muscolo, mi pare proprio fatto alla bisogna, lo chiamerò “cuore”, e attorno a lui creerò una fitta serie di canali che saranno attraversati da un liquido di traino, e allora devo procurare un veicolo che trasporti le sostanze a tutto il corpo. Acqua? Sì, anche, ma in modo tutto particolare, più sofisticato rispetto a quanto già sperimentai con successo negli organismi unicellulari e, poi, negli animali di grado superiore, e questo sarà il sangue. Me ne occorreranno dai cinque ai sei litri per ogni individuo umano che abiterà questo Pianeta. E gli darò anche una facoltà, nel caso disgraziato che una ferita provochi perdite ossia quando capitasse che il sangue fuoriesca dai suoi canali. Mi servirò dunque di questa proteina plasmatica che ho appena terminato di sintetizzare grazie alla mia volontà, e di cui dispongo in abbondanza, il fibrinogeno, così lo chiamerò, e le ordino di trasformarsi in fibrina che tratterrà nelle sue maglie i globuli bianchi e rossi, lasciando espellere il siero. E per avere la fibrina metterò in azione una proteina che chiamerò protrombina la quale, a sua volta, sarà devoluta a trasformarsi in trombina; a quest’ultima il compito di trasformare il fibrinogeno in fibrina. Poi spingerò questo processo mettendo in circolo un fattore essenziale, la vitamina K. Ora, però, voglio pensare a fornirti di quel cuore che metterà in moto ogni parte di questo organismo che ti ho donato. Posso disporre di materiale in abbondanza e voglio iniziare il mio lavoro, secondo la scienza che è in me. Niente male davvero, è un bel progetto, dovrà funzionare a dovere.

“Ma ora, che ho sistemato il messo trasportatore, mi occuperò dei canali in cui lo farò scorrere. Visto che l’insieme dell’organismo lo posso paragonare a una macchina che consuma combustibile e abbisogna di comburente, producendo calore, energia, ma anche rifiuti, mi corre l’obbligo di tenere separate queste due istanze, quella di un sangue buono e quella di un sangue da depurare, avvalendomi del cuore che, come ho inserito nel codice, ha ricevuto il mio ordine di funzionare assolvendo a due compiti differenti: a sinistra del cuore passerà il sangue che trasporta ossigeno e sostanze nutritive, e a destra quello carico di biossido di carbonio e dei rifiuti del metabolismo, così la macchina andrà avanti magnificamente.

“Ora però dovrò occuparmi dei canali veicolatori; be’, saranno le arterie, ben fissate al corpo cardiaco, a fare scorrere a senso unico il sangue buono, quello che andrà a nutrire l’organismo passando nell’aorta che si dovrà ramificare in arteriole sempre più piccole fino ai capillari per non trascurare alcuna parte dei tessuti da nutrire. Quindi il sangue arterioso effettuerà uno scambio, riversandosi, dopo aver scaricato a buon fine le sostanze nutritive, nei capillari venosi per caricarsi sulle proprie spalle i rifiuti colà portati dal sangue venoso, dirigersi verso la parte destra del cuore e di lì essere spinto, grazie alle contrazioni cardiache, nelle arterie polmonari con destino gli stessi polmoni che lo trasformeranno, mediante scambio purificatore, in sangue arterioso e lo riconsegneranno alle vene polmonari direzionate verso l’atrio sinistro del cuore. Sarà tutta una corsa alla quale stabilirò un’ora di tempo perché il sangue che ho messo in circolo faccia centoventi volte tutto il percorso di va e vieni nel sistema circolatorio”.

Il Demiurgo l’ha solo pensato, ma qui mi permetto di tradurre in termini grafici i suoi pensieri e di apportare alcune ulteriori precisazioni. Non solo quel che il Demiurgo ha pensato, ma va detto che il cuore si comporta con una specificità e un’efficienza da fare invidia a esperti della meccanica fisica. Muovendosi al pari di una pompa aspirante e premente, compie due azioni in una, e non a caso si presenta diviso nelle sue due parti non intercomunicanti. Previdente il nostro Demiurgo! Nessun meccanismo forgiato dall’uomo potrebbe competere in forza e durata con il cuore che è capace di pulsare, nell’uomo e nella donna, per 36 milioni di volte nel giro di un anno e per due miliardi di volte in 50 anni. A ogni battito il nostro cuore pompa 160 cm3 di sangue, fino a duemila litri all’ora; in 24 ore sospinge in circolo circa 7 mila litri di sangue. La sua forza è straordinaria e il suo lavoro non conosce pause per tutto il corso di una vita. Se consideriamo l’energia prodotta dal nostro cuore nell’arco di 70 anni, essa sarebbe tale da sviluppare una pressione equivalente a quella occorrente per sollevare un treno sino alla cima del Monte Bianco. (L’immagine è tratta dall’enciclopedia “Rizzoli-Larousse”)

Riecco il Demiurgo: “Ora prendo questo organismo, lo avvolgo e impregno della mia volontà e di parte della mia intelligenza, gli imprimo l’ordine di autoreplicarsi senza più bisogno della mia mano e gli dico ancora: «Vai! Ti ho fatto a dovere. Ora vai. Sul tuo codice genetico ho anche stabilito il momento del tuo arresto, ma tu non ci pensare, non sono cose che ti riguardino così da vicino. Vai, fai buon oso della volontà e dell’intelligenza che ti ho trasmesso e datti da fare per riprodurti, anche per questo sei stato programmato».

“Poi dirò, imprimendolo nelle schede individuali sia del cuore sia di ciascuna cellula, di utilizzare le sostanze smistandole a seconda della natura dei tessuti ai quali sono destinate.

“È tutto scritto, ho preparato svariatissimi codici che diranno a ciascun componente che cosa dovrà fare, come e quando. Sarà un programma perfetto, auto-funzionante, perché, terminato il mio lavoro, io me ne andrò a fare qualcos’altro, non mi occuperò più della mia creatura. E questa non dovrà avere problemi, perché su essa ho infuso un’orma della mia intelligenza e della mia volontà, senza privarmene poiché la mia intelligenza e la mia volontà non hanno limiti di estensione. Questa infusione dei miei poteri la chiamo “entusiasmo” e l’entusiasmo accompagnerà l’evoluzione delle mie creature fin tanto che non sopravvenga la depressione nera ad averne ragione, arrecando fine e distruzione”.

Non mi spingo oltre in questa fantasia, anche un po’ bizzarra, perché la farei troppo lunga e finirei con lo stancare anzi tempo chi si accingesse a leggermi. Ormai tutti fra quelli che mi stanno seguendo avranno inteso dove sarebbe voluto arrivare il discorso da me avviato. Ero partito con la constatazione che, da una introduttiva riflessione sulla precisione geometrica che dà una direzione all’ordine di tutte le cose, e dei suoi mirabili effetti, venga necessariamente da intravedere la presenza di un piano che ne stabilisca l’impianto e i requisiti di attivazione.

Ora, se c’è un piano, questo non si è auto-creato né proviene dal nulla, ma procede da un’intenzione che ha alla sua base motivazioni solide e, in proiezione, obiettivi precisi da raggiungere. Un progetto, dunque, anche questo non venuto dal nulla, ma presupponente l’esistenza di una mente capace di creatività intellettuale e di elaborazione empirica. Questa Mente la si identifica per lo più con la persona immaginata di un Essere supremo, origine del Tutto. A questo Essere fantasticato si sono dati nomi fra i più svariati, senza comunque sapere di chi o di che cosa si stesse trattando.

Ho accennato poco sopra a una distinzione sulla quale ho deciso al momento di soprassedere, per non ingarbugliare ulteriormente i fumosi argomenti che andavo visitando, Ma, qui giunto, mi preme cercare di portare un po’ di chiarezza su questo aspetto del discorso in progressione. È chiaro, l’accenno è per un’introduzione nell’annoso problema dell’esistenza di un Dio creatore. Ame, soltanto personalmente, pare che la dicotomia attuata dagli gnostici sulla figura di un Dio buono e di un Dio malvagio calzi a pennello con la mia visione, pur anche fantasiosa, di un mondo, quello che ci è congeniale, opera di un arconte e quindi sede del male. Pur tuttavia continuo a immaginare che l’atto di ribellione imputabile a quell’arconte o a quegli arconti rientri anch’esso in un piano stabilito da un Mente suprema che ne conosce da sempre i risvolti e le finalità, mentre per noi tutto ciò rimane nascosto nell’ignoto.

Penso pertanto a una Divinità immensa che abbia concesso l’avverarsi di ribellioni e cadute da parte di alcune sue creature celesti, ma che l’abbia concesso sapendo dove sarebbe dovuta arrivare. Forse, chissà, andava cercando di colmare una lacuna. Doveva per forza ricorrere a decisioni di questo tipo, con questo rivelandosi come un’Entità anch’essa in crescita, per un infinitesimo tratto ancora incompleta. Un percorso che avrebbe ritenuto necessario, ancor sempre oltre la nostra capacità di intendere. E allora compio un balzo indietro in questa mia peregrinazione mentale e mi rifaccio al titolo che le apposi: “Ma CHI?”. Con questo CHI mi riferisco idealmente a un Essente, non certo personificato, non antropomorfizzato, umano e non umano nello stesso tempo, ma privo di forma e di tratti caratteriali, identificabile in qualcosa infinitamente estesa, in una forza e in una volontà garanti e detentrici di tutte le opportunità di conoscenza; una Volontà primaria, assoluta, viva, sempiterna e mai nata, eterna infine, con tutta la nostra impossibilità a rappresentarci il senso di qualcosa che esista da sempre e che non avrà una fine. Non possiamo spingerci oltre perché, pensando a una qualcosa che non ha mai avuto un principio, quindi non proveniente da alcuna causa precedente, e non avrà una fine oltre il tempo, ricado infallibilmente nel concetto di infinito, paragonabile alla gigantesca stella Antares di fronte a una formica rappresentante l’umanità intera che si interroga da quando è apparsa sulla Terra. In questo ginepraio di ipotesi fallaci cede anche il potere della nostra mente, in quanto affastellata nei meandri del nostro encefalo, costretta in limiti invalicabili. Immaginare qualcosa che è da sempre e per sempre è cosa che si scontra con la nostra logica necessitante dei rapporti di spazio, di tempo e di causalità.

Ci resta solo la consolazione di chiamarla CHI, comunque sia e di fugare insistenti dubbi attorno alla sua negazione allorché soffermiamo occhio e mente sulla meticolosa e fantastica architettura, come quella che ho provato a descrivere, pur sempre in termini molto generali e incompleti, attinente nello specifico al nostro cuore organico. Forse mi ripeterò, ma ne avverto la necessità: la sera andiamo a coricarci; capita, una volta, di aver dimenticato di caricare la sveglia per il mattino; senza il suo richiamo impertinente ci siamo ridestati in ritardo. Con il nostro cuore non è così. Ci corichiamo, ci addormentiamo fuori da ogni pensiero, e quello continua a battere, incessantemente, scandendo i ritmi che gli sono propri. Ci svegliamo al mattino e il nostro cuore prosegue imbaldanzito nel proprio lavoro senza essersi fermato un attimo e senza che noi vi poniamo mente, senza che gli diamo una qualsivoglia regolazione, ma soprattutto senza dirgli un “grazie” per il suo correre a dispetto del bisogno di riposarsi pure un po’’ ossia di sostare in pausa. Sarebbe tragico per noi. Eppure, il cuore non ha cessato di pulsare per un solo istante. Ci siamo mai chiesti chi gli ha dato questo impulso? Chi ha stabilito che camminasse per 80-90 anni e incontrasse a un momento preciso e preordinato il traguardo del suo incedere, fermandosi definitivamente?

Il nostro cuore non si è fatto da sé, non ha attribuito a se stesso i requisiti che ben conosciamo, non ha deciso di rinunciare a fermarsi mai per tutta la durata della vita di una persona. Non c’è che una spiegazione: è un cuore intelligente pertanto capace di autoregolarsi, fedele comunque a una consegna precisa che costituisce la sua linea di comportamento. E la sua soggettiva intelligenza si rivela come la proiezione di una Intelligenza universale che tutto muove e tutto governa. Non può essere altrimenti. Non può darsi che, a muovere dai quark fino agli ammassi di galassie e agli Universi paralleli, il tutto sia apparso, come alcune fonti di studio sostengono, “spontaneamente”, apparendo dal Nulla in seguito a indefinibili fluttuazioni, senza il moto di una Volontà sopra-ordinata.

E con questo non faccio altro che chiudere il cerchio e tornare all’inizio della dissertazione, scontrandomi con l’impotenza delusa a comprendere quale e come sia la “cosa in sé” e a ridurre le mie pretese di avvicinamento a una conoscenza più approfondita della prossimità; meglio ancora, di me stesso.

Un breve appunto, per concludere, a costo di qualche moto regressivo, a proposito ancora del cuore dal quale si dipartono due tipi di circolazione. Quando il sangue prende la via di ritorno dai vari tessuti organici che gli hanno ceduto i rifiuti da eliminare, portato dalla vena cava, fa in suo ingresso nella parte destra del cuore; alla sua uscita, spinto dalle contrazioni cardiache, viene preso in carico dalle arterie polmonari e viene trasportato ai polmoni dove si purifica liberandosi dell’anidride carbonica accumulata e ridiventando così sangue arterioso che, attraverso le vene polmonari, sarà destinato alla parte sinistra del cuore: si tratta della piccola circolazione polmonare. Quando dal ventricolo sinistro si immette nell’aorta, il sangue si dirige ai vari tessuti organici apportando l’ossigeno puro di cui si è rifornito nel passaggio fra i capillari polmonari dopo avervi scaricato le impurità.

Nel contesto degli organi in cui perviene, il sangue raggiunge i capillari arteriosi depositandovi le provviste di ossigeno e di sostanze nutritive, poi si carica dei rifiuti, si butta nei capillari venosi e, di seguito, nelle vene che confluiscono nella vena cava e infine nella parte destra del cuore dove ha inizio un nuovo ulteriore ciclo di circolazione sanguigna. Quest’ultima è detta la grande circolazione.

Questa precisione di impostazione fa certo riflettere. Possiamo immaginare la scena parallela di un automezzo che porti sabbia e calce presso un cantiere edile per l’erezione di un nuovo edificio. Scarica il materiale nel luogo indicato, quindi va a ricaricarsi delle macerie dovute alla demolizione dello stabile primitivo e riprende la strada del ritorno. Qualcosa di simile, ma di estremamente più sofisticato, avviene nei polmoni a opera del sangue.

Intelligenza che si esprime in questo caso e nei miliardi di eventi che si verificano in Natura. Indubbiamente raffinata capacità previsionale. Un esempio di avanzata ingegneria biologica che si dimostra in modo ancora più sorprendente nel verificarsi della così detta rivoluzione cardiaca durante la danza ritmica di sistole-diastole in  quattro tempi: 1) diastole degli atri: il destro si riempie di sangue venoso riversato dalle vene cave, il sinistro di sangue arterioso proveniente dai polmoni; 2) sistole degli atri che si contraggono e spingono il sangue nei ventricoli; 3) diastole ventricolare: i ventricoli si riempiono del sangue sospinto dagli atri; 4) sistole ventricolare: il ventricolo destro si contrae e immette il sangue venoso verso i polmoni; il ventricolo sinistro attraverso l’aorta conduce il sangue ai tessuti organici.

Come una pompa idraulica o il motore di un automezzo: mentre le valvole di immissione dei ventricoli si aprono, quelle di emissione si chiudono, obbligando il sangue a fluire in una direzione unica. È la compressione prodotta dalla contrazione dei muscoli cardiaci a chiudere automaticamente le valvole di immissione fra atrio e ventricolo; subito dopo si aprono le valvole di emissione dei ventricoli perché il sangue venga incanalato nell’arteria polmonare per il ventricolo destro e nell’aorta per quello sinistro. Viene quindi meno la pressione nei ventricoli, nel momento in cui le valvole di emissione si chiudono, movimento seguito dall’apertura delle valvole di immissione, e via da capo.

Deve essere stata dotata di attenzione e immaginazione molto acute la mente di quel Demiurgo nell’attrezzare adeguatamente e secondo dotta proporzione le due parti del cuore in conformità al compito a esse affidato. Che tutto questo organizzarsi intelligente sia dovuto, come penso di poter immaginare, al muovere di una Volontà infinita e misericordiosa oppure da uno Spirito ribelle, secondo la mia povera valutazione può avere poca importanza. Ciò che più conta è il sapere dove porterà tutto l’insieme che esiste e se, come fu detto e come spero sia, il male svanirà nel nulla allorché gli arconti si ravvedranno e, sulla falsariga della parabola del figliol prodigo, torneranno a conciliarsi con la Verità assoluta.

Immagine di Copertina tratta da Galleria Borghese.

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