Undicesima Battaglia dell’Isonzo (Con passo leggero sui campi di battaglia – puntata 12 di 15, parte b)

Gli schieramenti da parte italiana

Il II corpo d’Armata era comandato dal Ten. Gen. Badoglio, fino al 23 agosto, poi sostituito dal Ten. Gen. Montuori).
Le formazioni erano costituite da 36 battaglioni, 520 pezzi d’artiglieria e 193 bombarde. Dovevano fronteggiare le forze austriache composte da 47 battaglioni, 392 mitragliatrici e 352 pezzi di artiglieria. Gli obiettivi si profilavano sui seguenti punti: Kobilek, M. Santo, Na Kobil, Ternova.

IV corpo d’Armata (Ten. Gen. Cavaciocchi)

Le forze: 3 divisioni: 50a (Magg. Gen. Arrighi), 43a (Ten. Gen. Farisoglio), 46a (Ten. Gen. Amadei – comprendeva il Batt. Saluzzo).
Fronteggiava la 93a e la 50a divisione austroungarica, con 235 pezzi di artiglieria.

VI corpo d’Armata (Ten. Gen. Gatti)

Le forze: 24 battaglioni, 274 pezzi di artiglieria, 174 bombarde.
Fronteggiava la 57a divisione austroungarica.

XXIV corpo d’Armata (Ten. Gen. Caviglia)

Le forze: 12 battaglioni di Fanteria, 12 battaglioni di Bersaglieri, 2 battaglioni Alpini, 476 pezzi, 168 bombarde.
Fronteggiava 12 battaglioni austroungarici più l’estrema ala sinistra della 1a divisione.

XXVII corpo d’Armata (Ten. Gen. Vanzo e, dal 23 agosto, Ten. Gen. Badoglio)

Le forze: 36 battaglioni di Fanteria, 326 pezzi, 131 bombarde.
Fronteggiava: 12 battaglioni con 108 mitragliatrici e 235 pezzi di artiglieria.

La 3a Armata

VIII corpo d’Armata (Ten. Gen. Ricci Armani)

Le forze: 48 battaglioni, 453 pezzi di artiglieria, 364 bombarde.
Fronteggiava la 14a divisione e parte della 58a austroungarica.

XI corpo d’Armata (Ten. Gen. Petitti di Roreto)

Le forze: 36 battaglioni di Fanteria, 423 pezzi di artiglieria, 180 bombarde.
Fronteggiava la 44a divisione e parte della 17a di Fanteria austroungarica. La sola brigata Massa-Carrara il 19 agosto perse 1.027 uomini e 47 ufficiali tra morti e feriti, più altri 332 uomini e 4 ufficiali dispersi. In questa prima giornata di lotta il corpo d’Armata riportò le seguenti perdite: morti 610 più 33 ufficiali; feriti 2.450 più 106 ufficiali; dispersi 940 più 26 ufficiali.

XIII corpo d’Armata (Ten. Gen. Sailer)

Le forze: 36 battaglioni di Fanteria con 344 pezzi di artiglieria e 172 bombarde.
Fronteggiava le divisioni 35a e 28a austroungariche. comprendenti 26 battaglioni, 200 mitragliatrici, 14.400 uomini e gran parte dei 333 pezzi.

XXIII corpo d’Armata (Ten. Gen. Diaz)

Le forze: 36 battaglioni, 270 pezzi di artiglieria e 159 bombarde.
Fronteggiava la 12a divisione e parte della 48a austroungarica.

XXV corpo d’Armata (Ten. Gen. Ravazza)

Le forze: 24 battaglioni, 268 pezzi di artiglieria, 160 bombarde.
Fronteggiava la 48a divisione e parte della 17a austroungarica.

La preparazione d’artiglieria ebbe inizio su tutta la fronte dell’Armata fra le 6 e le 6.45 del 18 agosto. Alle 6.30 le artiglierie di tutti i calibri e le bombarde iniziarono il tiro di distruzione. Alle 10.30 il Comando del corpo d’Armata ordinò due pause per effettuare la verifica dei varchi, dalle 11.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 16.30. Già durante la prima pausa numerosi varchi risultarono aperti specie nel settore nord (47a divisione). Ripresa l’azione di demolizione, questa fece sentire i propri effetti anche sulla fronte della 60a divisione, dove trincee e reticolati furono sconvolti in più tratti. All’imbrunire tutte le bocche da fuoco accentuarono il ritmo di tiro eseguendo violenti concentramenti su Desela, Loga, Roccione del Diavolo, Canale e Pecno di Canale per impedire che gli Austriaci disturbassero il gittamento dei ponti.
Difficile era il passaggio del fiume, con sponde rocciose, quasi a picco, e difficile era sia il gittamento di ponti sia il traghetto, a motivo della controffensiva austriaca. La sola brigata Tortona, nel pomeriggio avanzato del 19, perse 675 uomini, tra cui 15 ufficiali, tra morti, feriti e dispersi. Non fu possibile conseguire ulteriori progressi a causa dell’intensa reazione delle mitragliatrici avversarie ben postate e protette tra la vegetazione e le anfrattuosità del terreno.

La giornata del 20 agosto
2a Armata

Il 127° batt. della brigata Firenze (II corpo d’Armata), alle 7.45 era scattato all’attacco, incontrando tenacissima resistenza. Fermato dalla violenta reazione austriaca, tornò vigorosamente all’assalto una seconda volta e, poco dopo, una terza finché, alle 9.45, per le perdite subite e per avere i reparti in posizione tale da essere falciati dal tiro di mitragliatrici nemiche ben appostate, fu obbligato a ripiegare sulla linea di partenza.
Una compagnia del I/128° (II corpo d’Armata), avvicinatasi al primo trinceramento sotto Bavterca, vi penetrò con audacia e quasi di sorpresa, facendo prigionieri i difensori. Nel complesso la colonna fece 150 prigionieri, compresi 4 ufficiali e catturò un cannoncino, 4 mitragliatrici, numerosi fucili e materiale vario.
Sulle posizioni conquistate dall’VIII corpo d’Armata il nemico concentrò il tiro delle artiglierie e mosse vivaci contrattacchi tutti brillantemente contenuti e ributtati dalle valorose truppe della brigata Taranto. Reparti del 3° Fanteria agendo di sorpresa tentarono di raggiungere quota 200 nord, ma furono costretti a desistere dall’attacco per le gravi perdite loro inflitte dalle mitragliatrici e dall’artiglieria avversaria. Il III/251° e II/74° dell’XI corpo d’Armata, precedute da pattuglie di arditi, iniziarono il movimento a ondate, ma giunti oltre i reticolati avversari furono fortemente battuti dal tiro di artiglierie e bombarde che inflisse loro notevoli perdite, per cui furono costretti prima ad arrestarsi, quindi a retrocedere. La brigata Pallanza alle ore 8.30 riprese l’azione contro quota 378. Le truppe si portarono fin sotto la cima dell’altura. Dopo breve sosta tentarono di lanciarsi all’assalto delle opposte trincee, ma il tiro di sbarramento le costrinse a ripiegare. A varie riprese, nella giornata, si cercò di proseguire nel movimento, sempre ostacolato dal fuoco avversario di artiglieria e mitragliatrici. Le nostre fanterie, dopo aver subito forti perdite, dovettero desistere da ogni ulteriore tentativo. Le truppe del 3° reggimento, che avevano subìto maggiori perdite, vennero fatte ripiegare sulla linea di partenza. Le perdite riportate dall’XI corpo d’Armata durante l’intera giornata del 20 agosto 1917 ammontarono complessivamente a 1.834 uomini.

La 14a Divisione del XXV corpo d’Armata, lanciata all’attacco dei propri obiettivi, venne arrestata dinanzi ai reticolati ancora intatti dalla violenta reazione di fuoco dell’avversario che impiegò anche proietti a gas lacrimogeni.
Alle 6 ebbe inizio il tiro di preparazione dell’artiglieria del XXIII corpo d’Armata. Due contrattacchi nemici verso Korite furono nettamente respinti e costarono al nemico un migliaio di prigionieri. Numerosi attacchi avversari furono sempre respinti dalle nostre truppe. Nella giornata erano stati catturati 1.788 prigionieri, tra i quali 70 ufficiali.

La Brigata Padova del XIII corpo d’Armata doveva puntare su quota 146-bis: la conquistò, la perse e la riprese.

All’ora stabilita (ore 8) scattavano le fanterie che vennero subito arrestate nella loro marcia dal fuoco di fucileria e di mitragliatrici proveniente dalle pendici sud di quota 146. Le truppe della brigata Murge conquistavano quota 145 nord; ma verso le 11, in seguito a un violento contrattacco, erano costrette a ripiegare su quota 130. Alle ore 14.30, con un nuovo rapido sbalzo, riconquistavano quota 145 nord, ma per la violentissima reazione dell’artiglieria nemica e per i tiri d’infilata delle mitragliatrici avversarie, alle ore 16 dovevano nuovamente abbandonare la posizione raggiunta. Alle 17 un nuovo attacco riportava i nostri sulla contesa quota che, dopo alterne aspre vicende, rimaneva infine in nostro saldo possesso.
Dalla Relazione Ufficiale Austriaca, vol. VI, pagg. 448-449: “Specie nel pomeriggio, gli Italiani attaccarono col coraggio della disperazione… Riuscirono a penetrare ripetutamente, nella prima linea della posizione, ma furono sempre costretti ad abbandonarla rapidamente… Le loro masse avanzarono con forte scaglionamento in profondità; sebbene le prime ondate venissero letteralmente falciate, le successive riuscirono finalmente a metter piede nella prima linea: ma il valoroso reggimento 39° eliminò presto tale penetrazione. Poco dopo, il tenace avversario avanzò di nuovo… ma entrambi gli attacchi s’infransero contro il fuoco d’artiglieria. Nonostante tale insuccesso, alla sera gli Italiani attaccarono di nuovo tutta la fronte della 17a divisione e ne derivò in vari punti una selvaggia mischia”.

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