Analisi e studio su
AA.VV. – A cura di Henri Charles Puech
Storia del Cristianesimo
Giuseppe Laterza e Figlio S.p.A., Roma-Bari 1976-1983
Parte IV di 7
Uno sviluppo sorprendente
Il Cattolicesimo post-tridentino (di René Tavenaux)
Le riforme avevano portato a una ramificazione fittissima di correnti derivanti dal pensiero della cristianità romana: da Lutero a Zwingli a Bucer a Cavino al Pietismo, al Razionalismo, al Liberalismo, alla teologia dialettica e a mille rivoli di pensiero lungo l’elaborazione dei quali quasi sempre i discepoli si discostavano dai maestri dando vita a nuovi sviluppi, a nuovi modi interpretativi, a nuove formulazioni concettuali.
“Quando la rottura di Lutero con Roma fu definitiva, si fecero strada alcune iniziative correttrici: vennero creati cento ordini o congregazioni – teatini, orsoline, cappuccini, gesuiti – tutti chiamati a militare, in forme diverse, nel campo della Riforma cattolica.
Il Concilio di Trento. “Il giorno stesso della chiusura, il 15 dicembre del 1563, affermava l’esistenza del Purgatorio. Il Concilio ha rinchiuso la Chiesa entro una fortezza che ha a lungo impedito qualsiasi riavvicinamento e qualsiasi scambio con le altre famiglie cristiane. Da questa volontà difensiva sorge quella certa altezzosa ieraticità che caratterizza il cattolicesimo post-tridentino. Segna concretamente il passaggio dalla fase conciliare del Medioevo al suo tramonto, a quella della monarchia pontificia. Prepara il terreno per la separazione dei due poteri, quello profano e quello spirituale”.
“La Germania aveva ancora numerosi principi-vescovi. Nella maggior parte dei paesi il papato aveva lasciato al re la facoltà di designare i vescovi, grazie a una serie di concordati, il più celebre dei quali fu quello di Bologna, concluso nel 1516 tra Francesco I e Leone X. Enrico di Borbone-Verneuil, figlio naturale di Enrico IV, divenne a sedici anni vescovo di Metz e abate di Saint-Germain-des-Prés, conservò la sua diocesi per quarant’anni (1612-1652) e finì con lo sposarsi. Enrico di Guisa assunse a undici anni la carica di vescovo di Reims”.
“Il XVII secolo segna un momento di transizione nella storia dell’episcopato: quello dal vescovo come signorotto al vescovo come capo religioso”.
Nel clero: “Disordini morali e disciplinari: ubriachezza, concubinaggio o licenza sessuale tendevano a generalizzarsi tanto più presso il clero in quanto la fine del XVI secolo e tutto il XVII conobbero un periodo di guerre pressoché permanente”.
“Il fondatore (della Compagnia di Gesù), Ignazio di Loyola, un ufficiale spagnolo ferito nel 1521 durante l’assedio di Pamplona, aveva ormai deciso di servire la Chiesa con parole e opere. Costituitosi dal punto di vista canonico nel 1540, dai cinquemila membri nel 1581 l’effettivo passò a circa sedicimila nel 1625. La classe nobiliare guardava con diffidenza a questa forza internazionale che agiva accanto ai sovrani e ai governi. Nel XVII e XVIII secolo sono pochi i conflitti nazionali o internazionali in cui essi non siano coinvolti”.
L’esito della guerra dei Trent’anni sorta nel 1618 con Ferdinando II d’Austria per la restaurazione cattolica dipendeva dalla Francia, cioè di fatto dal suo capo politico, il cardinale Richelieu, che entrò in guerra a fianco delle potenze protestanti. – “Ben presto, i trattati di Vestfalia del 1648 avrebbero sancito il trionfo postumo del ‘cardinale degli eretici’. Una disfatta del Concilio di Trento”.
“Il clero delle parrocchie del XVIII secolo fu, nel complesso, un clero istruito, uno dei più colti che la Chiesa abbia mai conosciuto. Per porre rimedio alle difficoltà della nobiltà, impoverita dal declinare delle sue rendite fondiarie, i re tendono a riservare i principali benefici ecclesiastici ai cadetti delle famiglie più importanti. Alla vigilia della rivoluzione l’intero episcopato è di origine aristocratica. Tra l’alto e il basso clero si erge un fossato: nasce una tensione che a volte assume la forma di una lotta di classe”.
“Fu soprattutto Cartesio, professando il dubbio metodico come unica via d’accesso alla verità, a costituire una minaccia per la religione rivelata. Si afferma la volontà di sottoporre alle leggi dell’analisi concettuale i valori tradizionali stabiliti. Tra il 1695 e il 1697, Pierre Bayle proclama la necessità, per la ragione, di mettere al bando come falsa la verità rivelata. Spinoza (1670) riduce la Bibbia a un intreccio di leggende grossolane. John Locke stabilisce il ‘carattere razionale del Cristianesimo’, rende con ciò stesso superflue la Rivelazione e la Tradizione. John Toland e Matthew Tindal escludendo ogni idea di incarnazione; conservano della fede solamente la concezione dell’“Essere supremo” e quella dell’immortalità. Al termine di questa evoluzione, la Rivelazione cristiana mantiene la sua facciata sociale, svuotata però della propria sostanza: essa si riduce a una serie di miti più o meno simbolici; la Chiesa rimane in piedi, ma come una palestra di educazione morale e civica” (sono concezioni deistiche). Dall’Inghilterra, paese d’avanguardia nello sviluppo della borghesia, il deismo passò in Francia e si diffuse in tutto il continente. Montesquieu, Voltaire rimproverano di tenere chiusa la fede in una serie di leggende inconsistenti, di perpetuare l’ingiustizia sociale (la sua guerra contro il Cristianesimo), di condurre a una teocrazia di cui si avvantaggiano i sacerdoti, in breve di sancire una società estranea alla ragione. Voltaire fu all’origine di un anticlericalismo colorito di deismo”.
La posizione dei deisti sulle verità di fede mirava al culto da attuarsi secondo i criteri di una religione naturale e razionale, contraria a quella predicata dai preti e che soggiogava gli uomini nella superstizione.
Nella seconda metà del secolo XVIII “Per buona parte dei fedeli la religione divenne un rito e un’abitudine mentale; per molti preti il sacerdozio si ridusse a una sorta di mestiere”.
“Le apparizioni di Cristo, nel 1673, 1674 e 1675 a una visitandina (religiosa dell’ordine della Visitazione, fondato nel 1610 ad Annecy da San Francesco di Sales e Santa Giovanna di Chantal) di Paray-le-Monial, Marguerite-Marie Alacoque, ridiedero vita a un antico culto, quello del Sacro Cuore, nato sicuramente nel XIII secolo e che conobbe la sua massima espansione nel XVIII secolo”.
“La Rivoluzione francese avrebbe fatto esplodere in seno alla Chiesa uno dei maggiori drammi della sua storia. Agli Stati Generali i trecento deputati ecclesiastici contano solo 47 vescovi e 35 abati, di fronte a 208 curati. Questa vittoria della ‘democrazia clericale’ avrebbe deciso la sorte della Rivoluzione. Nella notte del 4 agosto 1789 gli ecclesiastici lasciano i propri diritti e le proprie rendite nelle mani della Nazione. Nel febbraio del 1790 seguì la secolarizzazione degli ordini e delle congregazioni, che comportava la chiusura dei conventi di religiosi dediti alla contemplazione e la soppressione dei voti monastici”.
Persecuzioni contro il cattolicesimo. Preti deportati in Cayenna, giustiziati. – “Queste prove, tra le più dure che la Chiesa abbia mai conosciuto durante la sua storia, erano il prodotto di un lungo fermento intellettuale: gli attacchi prendevano di mira gli abusi del clero, ma tendevano anche a distruggere le basi del dogma. Grave in Francia, la situazione non era meno grave nel resto dell’Europa occidentale. Nel 1796 scomparvero 500 abbazie, 15 mila religiosi o monache di clausura vennero secolarizzati e ben presto prese avvio la vendita dei ‘beni neri’: molte chiese vennero abbandonate al saccheggio. Ma la tempesta rivoluzionaria comportava anche parecchi risultati positivi: liberata dai suoi legami temporali con le compromissioni secolari, la Chiesa ritrovava una purezza evangelica”.
“Bonaparte vedeva male una nazione senza Chiesa, purché tuttavia questa Chiesa fosse al servizio dello Stato. Questo modo di vedere ispirò il concordato siglato nel 1801 con Pio VII. L’esempio della Francia venne imitato e, nel corso del XIX secolo, vennero firmati più di trenta concordati. Attenuatisi i conflitti ideologici, la Santa Sede riuscirà persino a ristabilire la gerarchia in Paesi in cui era scomparsa. L’attaccamento al pontefice romano diveniva più fervido. Questa ondata emotiva raggiunse il culmine sotto il pontificato di Pio IX. Fragilità politica, devastazione morale, sostanziale individualismo della Rivoluzione francese, negazione di qualsiasi principio mistico di autorità. Il rimedio venne ricercato in una Chiesa forte (Costantino seconda edizione), dominata dal pontefice: solo un cattolicesimo omogeneo e centralizzato sarebbe stato in grado di contrastare il processo di disgregazione del mondo moderno”.
L’infallibilità del pontefice “ricevette una prima sanzione pragmatica nel 1854, con la solenne proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Riconoscimento al pontefice della prerogativa di interpretare la Tradizione e di stabilire per sua decisione un articolo di fede non espressamente contenuto nelle Scritture. Il Concilio ecumenico Vaticano I, convocato da Pio IX (definito ‘terza incarnazione del Figlio di Dio’ da mons. Mermillod, vescovo di Ginevra) nel 1869, avrebbe trasformato in principio dogmatico questa infallibilità di fatto. Il Concilio Vaticano I costituisce uno degli sbocchi dello spirito del Concilio di Trento: esso sancisce il primato spirituale del papa nel momento in cui crolla il potere temporale dello stesso. Il primato pontificio si esprime in un’accresciuta centralizzazione della Curia, in una completa sottomissione a Roma da parte dell’episcopato mondiale e nel richiamo periodico agli insegnamenti fondamentali della Chiesa in una serie di Encicliche”.
Missioni. “In America i missionari seguirono da vicino i conquistadores”. Verso la fine del secolo XVI “la quasi totalità del Nuovo Mondo – dal Messico settentrionale al sud del Cile – era convertita al Vangelo. I primi missionari in America furono soprattutto dei monaci mendicanti; li seguirono i gesuiti, San Francesco Saverio in Asia. “Alla fine del XVII secolo la Chiesa è ormai riuscita a impiantarsi nella maggior parte delle regioni del mondo. Nel XIX secolo l’espansione coloniale ha portato con sé il proselitismo spirituale. Ma è evidentemente grazie al Concilio Vaticano II (dal 11-10-1962 al 12-1965) che il cattolicismo ha manifestato nel modo più esplicito la sua volontà di apertura verso il mondo. Il Vaticano II ha dunque affrontato gli aspetti fondamentali della fede cristiana, ma lo ha fatto alla luce di uno spirito pastorale. Si è dato come obiettivo non quello di difendere un patrimonio di ortodossia, ma di fornire una risposta alle inquietudini degli uomini. La monarchia romana, incontrastata a partire da Pio IX, viene rimessa in discussione. Paolo VI ha accettato (1969) che ogni due anni si riunisca un’assemblea sinodale.
Gli anni del Post-concilio. Orientamenti e problemi (di Giovanni Caprile S.J.)
Come è costituita la curia romana: Segreteria di Stato, Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, Dicasteri o Sacre Congregazioni, Tribunali, Segretariati. Pontifici Consigli, Commissioni pontificie, Pontificio Comitato di scienze storiche, Uffici.
Le missioni cattoliche (di Jean Guennou)
“Mentre la quinta Crociata dilagava in Egitto, nel 1221, si diffuse in Europa la voce che i Saraceni venivano presi alle spalle dai Mongoli”. Questi si spinsero molto verso ovest. Il Concilio di Lione – Innocenzo IV, 1245 – intravide il pericolo mongolo e la necessità di unificare le Chiese cristiane. Francescani e Domenicani furono inviati come ambasciatori in Oriente, e qui iniziarono a evangelizzare. “I missionari potevano contare sull’aiuto dei mercanti europei, quali Niccolò Polo e il fratello Matteo, partiti da Venezia nel 1255; nel 1271 con il giovane Marco Polo (17 anni), figlio di Niccolò”.
Portogallo e Spagna furono i maggiori interpreti delle esplorazioni di conquista del nuovo mondo nel secolo XV. Dovettero “cercare un accordo sulla spartizione del mondo. Il papa Alessandro VI, scelto in qualità di arbitro, propose una linea di spartizione che passava a cento leghe (circa 480 km) a ovest delle Azzorre. Nel 1508, con la bolla Universalis Ecclesiae, la Spagna ottenne dal pontefice Giulio II il monopolio delle missioni nella zona che le era stata assegnata, in cambio dell’impegno a inviare missionari in numero adeguato”. – Gli stessi privilegi furono concessi da Leone X al Portogallo nel 1514, in cambio degli stessi obblighi.
“Nell’America centrale e meridionale gli stessi conquistatori non concepivano l’insediamento di un’amministrazione spagnola indipendentemente dalla presenza di missionari”: francescani, domenicani, mercedari (ordine religioso cattolico fondato nel 1218 a Barcellona da San Pietro Nolasco), agostiniani, gesuiti. Vennero nominati vescovi e arcivescovi”.
Nel XVI secolo il Portogallo era penetrato in Brasile, in Africa, in Asia. Ai nuovi convertiti si forniva “un culto che implicava grandi manifestazioni esteriori, cerimonie solenni, processioni. Almeno i gesuiti, per controbilanciare le festività pagane, introdussero dei festeggiamenti popolari che comprendevano giochi, commedie, corse di tori, canti, danze. La loro influenza fu enorme. Missionari italiani, spagnoli, francesi, ecc., i quali tutti beneficiavano degli stessi vantaggi temporali, a condizione di servire con lealtà il regno che li aveva inviati”.
San Francesco Saverio (1505-1552) fu molto attivo in Giappone. Verso la metà del 1600 scoppiarono controversie fra domenicani e francescani contro i gesuiti, in Cina, circa i riti celebrati localmente. Con alterne vicende gli scontri sulla liceità per i cristiani di partecipare ai riti locali durarono sino al 1939-1941 quando fu eliminata la proibizione dei riti cinesi. Così in Giappone e in Manciuria. Così in Vietnam nel 1964. Per aiutare i missionari si formò, il 3 maggio 1822 a Lione, l’Opera per la Propagazione della Fede, sostenuta da laici con un contributo settimanale. Il bilancio “continuò a crescere, passando da 22.000 franchi nel 1822 a 1.343.000 nel 1836 e a 3.233.000 nel 1842. Vennero fondate numerose associazioni: l’Opera della Santa Infanzia, 1843, invitò i fanciulli cristiani a offrire preghiere ed elemosine per i fanciulli non cristiani. L’Opera di San Pietro Apostolo, 1909, gestiva fondi destinati esclusivamente alla formazione del clero nei paesi di missione.
“Possibilità di diventare missionari: in Francia sorsero 25 nuove congregazioni maschili, e 28 vennero fondate all’estero. Per le donne, sorsero dal 1814 al 1924 quasi duecento congregazioni che comprendevano almeno alcune attività missionarie. Nel 1970 l’Opera per la Propagazione della Fede ha distribuito alle varie zone dipendenti da Propaganda Fide oltre 33 milioni di dollari e all’Opera di San Pietro Apostolo quasi 10 milioni e mezzo di dollari”.
Immagine di Copertina tratta da Italia.it.

