Analisi e studio su
AA.VV. – A cura di Henri Charles Puech
Storia del Cristianesimo
Giuseppe Laterza e Figlio S.p.A., Roma-Bari 1976-1983
Parte III di 7
Uno sviluppo sorprendente
Nei secoli VI-VIII apparvero i pericoli della conquista bizantina in Italia e dei musulmani in Spagna, poi i Longobardi. Solo i Franchi sembravano essere in grado di risolvere la situazione e questo accadde con l’intesa stabilita fra Pipino il Breve e il pontefice Stefano II (metà del secolo VIII). Nel 754 Stefano II consacrava re dei Franchi Pipino, Nell’800 papa Leone III – accusato nel 799 di adulterio e di fellonìa – consacrava il figlio di Pipino, Carlo Magno, imperatore in San Pietro, a Roma). Nel 756 Pipino ottenne dai Longobardi per il papa una serie di territori nell’Italia centrale. “Era sorto lo Stato Pontificio. Partecipazione della Chiesa alla violenza, lo sviluppo delle primitive forme di giustizia (ordalie) e di penitenza. Cattivi vescovi e preti malvagi che dimostravano come la Chiesa affondasse nella violenza”. – Da Gregorio di Tours, VI secolo: “Ecco la coppia costituita da Badégesil, ex maestro di palazzo del re Clotario I, divenuto, per il favore del re, vescovo di Le Mans, e da sua moglie: Così ella tagliò spesso a degli uomini le parti genitali addirittura con la pelle del ventre. Quanto alle donne, ella bruciava loro le parti intime del corpo con delle lame arroventate e commise ben altre malvagità che ho ritenuto preferibile non riferire”.
“I monaci irlandesi introdussero queste forme di penitenza, una falsa testimonianza in mala fede, merita settecento colpi di frusta, un semi-digiuno e il canto di centocinquanta salmi” (chissà quante benedizioni alla Bibbia!). “Colui che ferisce un vescovo viene crocifisso o paga l’equivalente di sette schiave, se cola del sangue”.
Il potere e il prestigio dei vescovi si ampliarono. Provenienti quasi tutti da grandi famiglie, non si limitano a essere i veri capi della Chiesa. La scomparsa dei poteri politici ne fa dei capi politici. Il papa, in qualità di vescovo di Roma, una Roma disertata dall’imperatore, ne diventa il capo a tutti i livelli. L’aristocrazia laica espandeva in misura crescente la sua ipoteca sui centri religiosi nelle campagne, fondazioni monastiche che danno vita e mantengono il culto dei santi nobiliari (il mio regno non è…). “L’agiografia merovingia (Franchi dal V all’VIII secolo) dal VII secolo all’VIII diviene aristocratica (il Cristianesimo si sottomette al potere, il potere diventa il dio)”.
“La costituzione del patrimonio di San Pietro in virtù di una presunta donazione di Costantino, un falso costruito in questa seconda metà dell’VIII secolo dalla curia pontificia”.
“L’espressione ‘incoronato da Dio’ pone direttamente l’imperatore in rapporto con Dio. Carlo Magno è re e sacerdote, promulga leggi in materia ecclesiastica. Sotto Carlo Magno il potere imperiale forte si occupò di questioni religiose e si intromise negli affari della Chiesa. Sotto i suoi successori, più deboli, furono invece i vescovi a intromettersi nelle faccende dello Stato, per imporgli certe soluzioni politiche. I vescovi franchi formulano e praticano una teoria conciliare che tenta di instaurare una vera e propria ierocrazia”.
“Nell’882 Giovanni VIII fu il primo papa che venne assassinato. Anche dal punto di vista del potere, il papato era in declino”.
“Civiltà carolingia è liturgica e sacramentale. L’essenziale nella vita religiosa, al di fuori della quale non esiste nulla, è partecipare a certi riti e praticare i sacramenti ‘destinati a inquadrare tutta la vita sociale’ (non più la pietas et iustitia). Il matrimonio comporta ormai un momento essenziale: la consegna dell’anello nunziale. La messa, una cerimonia sempre più appesantita da una liturgia la cui frattura tra chierici e laici diventa sempre più marcata. Biblico, sacramentale, il Cristianesimo carolingio è anche, ormai, e forse soprattutto, ‘feudale’. I sacerdoti, a partire dal IX secolo, possono celebrare la messa con ‘intenzioni particolari’, per i vivi, i defunti, a favore di coloro che lasciano un’elemosina. Gli altari si moltiplicano nelle navate laterali per consentire la celebrazione di messe più frequenti e remunerate. L’ampia elevazione delle braccia dell’orante è sostituita dalla preghiera a mani giunte, copia del gesto del vassallo che mette le proprie mani tra quelle del signore. La nuova alleanza che la Chiesa e l’Impero carolingio intendono promuovere è quella della confusione tra spirituale e temporale. L’espansione della cristianità continua anche sotto Carlo Magno con un preciso ricorso alla violenza. Mai il compelle intrare (costringi ad aderire) si era manifestato con tanta forza come nelle guerre contro i Sassoni (772-782): massacri e distruzioni, battesimi obbligatori, traumi psicologici a colpi di miracoli, legislazione che puniva con la pena di morte gli atti di ostilità conto la Chiesa, i chierici, il Cristianesimo. Alla fine del IX secolo la Sassonia (tra l’Elba e il Reno) “era diventata terra cristiana” (da “Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura” – Marco, 16, 15 – ad “Andiamo e assoggettiamo tutti e tutto al nostro potere”).
“Il movimento culturale che è stato chiamato ‘Rinascita carolingia’ consistette in primo luogo in una riforma scolastica (per l’alto clero), con l’adozione grafica della minuscola carolina”.
“Il Cristianesimo del X secolo appare di nuovo in regressione, per il peso dell’ingerenza dei laici sulla Chiesa. La maggior parte dei pontefici appartengono a grandi famiglie romane. Gli imperatori della dinastia degli Ottoni tentarono di imporre papi tedeschi”.
“Il mondo cristiano dell’anno Mille si presenta con due teste, Ottone III e la sua creatura, il papa francese Gerbert d’Aurillac, Silvestro II. L’Impero apparve sempre, agli occhi di parecchi intellettuali, l’unico quadro in cui potesse svilupparsi la storia del mondo cristiano”.
“La ‘simonia’, cioè il traffico di cariche ecclesiastiche, si generalizza. Dopo la conquista dell’Inghilterra (1066), i re normanni distribuiscono ai loro fedeli i seggi episcopali inglesi (completo asservimento al potere temporale). La riforma gregoriana cercò di disimpegnare la Chiesa dal secolo, cioè dal laicato, per consentirle di padroneggiare più efficacemente il nuovo mondo. La rottura con Bisanzio, lo scisma del 1054. Ildebrando, eletto papa sotto il nome di Gregorio VII nel 1073, cominciò a promuovere energicamente la riforma: destituzione dei preti simoniaci, sposati o concubini” (supremazia e infallibilità del papa).
Nel 1076 Gregorio VII scomunicò l’imperatore Enrico IV, deponendolo e sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà: Canossa (1077). La pratica di investitura laica nelle cariche più elevate scomparve. “La ‘libertà della Chiesa’ era praticamente garantita. Il papa Callisto II lo fece ratificare dal primo Concilio ecumenico del Laterano (1123), il primo concilio della Chiesa romana da sola, ormai separata dall’Oriente”.
Crociate. “La giovane cristianità in espansione non era ancora abbastanza forte da essere in grado di assorbire al proprio interno l’accumularsi di nuove energie. Di qui il ricorso all’espansione esterna, alla crociata (Andate… con la spada in pugno), una cristianità diventata allergica agli altri (xenofobia, intolleranza). Solo marginalmente essa cerca di convertire, e invece massacra. I crociati conquistarono Gerusalemme nel 1099 e si insediarono in Terra Santa per circa due secoli. Ma questo non comportò alcun vantaggio. La crociata impoverì l’Occidente”.
Eresie. “Nel 1163 un canonico di Bonn che si era fatto monaco, Ecberto di Schönau, chiama per la prima volta degli eretici con il termine di ‘catari’, cioè puri. Non si tratta ormai più di piccoli gruppi, ma di un ampio movimento. Incapace di trionfare sul catarismo con mezzi normali, il papato organizzò contro i catari di Linguadoca una crociata, una nuova forma di violenza: l’Inquisizione, tribunali speciali (1232) diretti dagli ordini mendicanti, soprattutto dai domenicani (a partire dal 1254 venne autorizzata la tortura)”.
“Dal 1260 – anno che, secondo certe profezie, avrebbe dovuto segnare l’ingresso nella terza età (quella che il cistercense calabrese Gioacchino da Fiore aveva indicato come età dello Spirito Santo, con l’instaurazione del regno di un Vangelo eterno)” – (il 1260-1390 è anche il periodo di radiodatazione al carbonio della Sindone).
“La società cristiana inaspriva il proprio atteggiamento nei confronti di altri reietti: lebbrosi ed Ebrei. Quanto agli Ebrei, essi sono costretti, dopo il quarto Conciliò del Laterano (1215), a portare un abito speciale (un pezzo di stoffa rotondo cucito davanti e cappello a punta). Fanno la loro comparsa i ghetti: Filippo il Bello ne crea uno, il primo, per gli Ebrei nella zona di Nîmes, nel 1294. L’ecclesiologia del XIII secolo fa passare in primo piano l’idea della Chiesa come un corpo, che implica unità e ordine. L’essenziale per i maestri del XIII secolo è la testa. Sul piano dottrinale in questo modo si giustifica la monarchia pontificia. Il papato espresse il proprio potere legislativo in materia di diritto canonico, istituzionalizzò il proprio potere giudiziario istituendo il tribunale della ‘Rota’, reperì dei fondi stabilendo delle imposte per la crociata (decime, a partire dal 1228) e una tassa sul clero. Stabilì la sua influenza finanziaria e politica sulla Chiesa attraverso il sistema della riserva dei benefici”.
“Secondo Liutprando da Cremona, Giovanni XII (955-964), papa a 18 anni, si consuma nella depravazione e muore facendo l’amore”.
Nel XIII secolo nasce il sapere universitario. Le Università sono il vivaio “di alti funzionari ecclesiastici e civili. L’Università ha un proprio metodo, la scolastica. Il Cristianesimo si copre di veste legale”.
“Il ‘Corpus Domini’, la festa istituita da Urbano IV nel 1264, si celebra dovunque nel XIV secolo. La confessione auricolare, obbligatoria almeno una volta all’anno dal 1215; poi il rosario”.
“Si comincia a misurare il tempo, a contare, a misurare lo spazio (bussola, timone, carte, occhiali verso il 1300). La Chiesa si preoccupa di adeguarsi ai nuovi bisogni del cristiano; ben lungi dal guidare la cristianità, la Chiesa si affanna a cercare di rincorrerla”.
L’elezione a papa di un eremita calabrese, Pietro da Morrone, nel 1294, fece ricredere i cardinali che lo costrinsero ad abdicare, facendolo morire in prigione. – “Il ‘gran rifiuto’ di Celestino V rappresenta la rassegnazione della Chiesa a sostituire l’eternità con il futuro” (la politica a tutti i costi per mantenere in piedi un impero).
“L’autunno della Chiesa medioevale comincia con l’esilio del papato ad Avignone (1309-1377). Il fiscalismo pontificio si accrebbe. I papi erano al quarto posto nella scala dei redditi principeschi del mondo cristiano, dopo i re di Francia, di Inghilterra e di Napoli. Gli incaricati della riscossione si comportavano, in genere, senza alcun riguardo e abusavano delle armi spirituali per fini fiscali: scomunica, interdetto, rifiuto della sepoltura ecclesiastica. La camera apostolica, che aveva il controllo delle finanze, la cancelleria, la Rota, la zecca e lo studium (giustizia, moneta, insegnamento), l’alloggio del papa, in tutto simile a quello dei principi contemporanei, il corpo di polizia (il papa disponeva di cento, centocinquanta tra portieri, sergenti e scudieri), tutta questa corte destinata al governo, al servizio e al lustro del papato, contava parecchie centinaia di persone. I cardinali erano spesso assetati di potere, di denaro, di prestigio. Essi si raggruppavano in clan (la politica delle alleanze), si perdevano in tutta una serie di intrighi. Lo splendore della corte di Avignone fu, poi, particolarmente sfarzoso. Soprattutto Clemente VI, dissoluto al massimo. Le operazioni finanziarie della curia, le esigenze dei papi, dei cardinali e dei prelati trasformarono Avignone in un grosso centro finanziario. Un tanfo di denaro, di usura e di affarismo”.
“Per quarant’anni (dal 1378 al 1417) il papato fu diviso e dilaniato tra due e, a volte, tre papi”. – “Sino al Concilio di Costanza (1414-1418) che pose fine ello scisma ed elesse un unico pontefice, l’11 novembre 1417, Martino V”. – Il Concilio di Basilea, riunito da Eugenio IV nel 1431, “entrò quasi subito in conflitto con il papa. Per quasi vent’anni la lotta si protrasse con un antipapa a Basilea, mentre la frazione moderata veniva trasferita dal papa a Ferrara, poi a Firenze e, infine, in Laterano. Paul Adam, studiando la vita parrocchiale nella Francia del XIV secolo, nota le carenze del clero: ignoranza e immoralità del basso clero, incuria dei vescovi. Se guardiamo le cose dall’alto, quel che soprattutto colpisce è la rottura dell’equilibrio tra la fede e la ragione. Un’élite di devoti si distacca dalla massa dei cristiani. Alcuni predicatori popolari ricorrono alla taumaturgia più demagogica per conquistare il volgo. Superstizioni, stregoneria, terrore della morte”.
Le Chiese orientali non ortodosse (di Jules Leroy)
Chiese orientali non ortodosse: Armeni, Copti, Etiopi, Giacobiti, Maroniti, Nestoriani. “Il problema che allora (dal V secolo) occupò prepotentemente gli animi fu quello dei rapporti intercorrenti tra le due nature – divina e umana – in seno all’unica persona del Cristo”.
La Chiesa ortodossa (di Olivier Clément)
Tre periodi: cristologico fino all’VIII secolo, pneumatologico fino al XV secolo, ecclesiologico in epoca moderna. – “Nel famoso detto del patriarca: Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa farsi Dio, il periodo cristologico aveva posto l’accento sul Dio che si incarna; il periodo pneumatologico lo mette sull’uomo che si fa Dio. Quando un ortodosso fa il segno della croce, ripiega due dita e avvicina le altre tre; quando un vescovo benedice il popolo, incrocia due candelabri: uno reca due ceri le cui fiamme si confondono, l’altro tre, le cui fiamme, anche in questo caso, ne formano una sola. Due e Uno: la divino-umanità; Tre e Uno: la Trinità; sono queste le certezze di fondo dell’ortodossia. Il Cristianesimo ortodosso non ha conosciuto nulla di comparabile alle grandi lacerazioni del Cristianesimo occidentale”.
Riforma e Protestantesimi (di Richard Stauffer)
“All’uscita dal Medioevo, l’uomo è angosciato dal problema della salvezza. Egli ha potuto aprirsi di fronte al messaggio dei Riformatori perché aveva fame di Dio, e non in un primo momento perché era scandalizzato dagli abusi del clero. Lutero (nella Eisleben-Turingia, 1483, maestro in filosofia, eremita, insegnante, dottore in teologia nel 1512) doveva fatalmente scontrarsi con il problema delle indulgenze. Il 31 ottobre del 1516, per la prima volta, affrontò apertamente la questione in una delle sue prediche. L’indulgenza promulgata a favore della ricostruzione della basilica di San Pietro in Roma veniva predicata, infatti, fino alle frontiere dell’elettorato di Sassonia. Il domenicano Tetzel era incaricato di assicurarne la vendita”.
Lutero presentò 95 tesi per stimolare la discussione teologica sulle indulgenze. Nel luglio 1518 fu accusato di eresia. Opponeva all’infallibilità del pontefice l’infallibilità della Scrittura. Chiese di poter essere giudicato in Germania. “Dal momento che il papa doveva trattare con i guanti il principe elettore (Federico contrastava le mire degli Asburgo), Lutero ottenne di farsi ascoltare ad Augusta (ottobre 1518) dal cardinale Caetano”, ma non ritrattò e fu colpito da anatema. Scomunicato, elaborò il movimento di riforma a Wittenberg (la scoperta riformatrice avvenuta nella torre del convento di Wittenberg). Lutero condannava la ribellione e la violenza. Considerava la libertà cristiana non legata alla libertà politica. Ma respingeva anche l’identificazione della libertà cristiana con il libero arbitrio (sostenuto da Erasmo da Rotterdam). Il progetto di Filippo d’Assia della minoranza protestante consisteva nel raggruppare i protestanti, dopo averli unificati sul piano della dottrina, in un’ampia lega politica. Lutero non poteva essere d’accordo con Zwingli (svizzero), il quale sosteneva un’interpretazione simbolica della Cena (secondo la quale) le parole ‘questo è il mio corpo’ andavano interpretate nel senso di ‘questo significa il mio corpo’. Lutero aveva combattuto Zwingli, a partire dal 1527”.
Compenetrazione di fede e politica: Carlo V “convocò alla dieta di Augusta (1530) gli esponenti delle vari tendenze evangeliche”. – Scontri ideologici fra cattolici e protestanti, confutazioni reciproche. – “Gli Stati conquistati dalla Riforma diedero vita alla Lega di Smalcalda che rappresentava una grave minaccia per l’imperatore, nel momento in cui i Turchi stavano di nuovo diventando pericolosi. Carlo V dovette, dunque, arrivare a un accordo: con la Tregua di Norimberga (23 luglio 1532) egli concesse ai protestanti il diritto di professare la loro fede fino al prossimo concilio. Le prime chiese ‘erette’ secondo i consigli di Calvino furono, nel 1555, quella di Parigi, di Meaux, di Angers, di Poitiers e di Loudun. A esse seguiranno molte altre, nonostante l’edito di Compiègne (1557), che puniva con la morte il delitto di eresia, e ce n’erano più di 670 alla fine del 1561”.
Il 1° marzo 1562, Francesco di Guisa, facendo massacrare a Wassy (Champagne) una settantina di protestanti che, insieme a un migliaio di loro fratelli celebravano il loro culto nella città, dava il via alle guerre di religione.
“Nel 1509, all’età di diciotto anni, Enrico VIII saliva sul trono di Inghilterra; aveva sposato la vedova di suo fratello, Caterina d’Aragona, da cui aveva avuto sei figli, tutti morti in tenera età, tranne una figlia, Maria la Sanguinaria. Volendo un erede maschio ed essendo tra l’altro amante di una giovane donna di corte, Anna Bolena, Enrico VIII chiese al papa di annullare il suo matrimonio. Clemente VII, che non poteva scontentare Carlo V, nipote di Caterina, rispose con un rifiuto. Enrico VIII si fece attribuire dalla Camera dei Lord, nel 1531, il titolo di ‘capo supremo’ della Chiesa di Inghilterra e, sposata in segreto Anna Bolena – che, nel giro di un anno, gli avrebbe dato una figlia, la futura regina Elisabetta – fece annullare il matrimonio con Caterina d’Aragona nel 1533. Poiché Clemente VII lo aveva minacciato di scomunica, Enrico VIII reagì facendo promulgare dal Parlamento una serie di leggi che sottraevano al papa ogni facoltà di giurisdizione sulla Chiesa di Inghilterra e che attribuivano al re e ai suoi successori la funzione di ‘capo supremo’ di questa Chiesa”. – Fece poi decapitare Anna Bolena e sposò Giovanna Seymour dalla quale nacque Edoardo VI (re a nove anni).
“Avendo bisogno dell’appoggio dei principi protestanti tedeschi per resistere a un’eventuale coalizione tra Carlo V (di Asburgo, re di Spagna e di Napoli dal 1516, arciduca d’Austria dal 1519, imperatore romano germanico dal 1519) e Francesco I (di Valois Angoulȇme, re di Francia dal 1515), Enrico VIII autorizzò gli esponenti della Chiesa di Inghilterra a incontrarsi con i teologi di Wittenberg. Si preoccupò di fornire ai cattolici la prova della propria ortodossia promulgando la legge dei Sei Articoli (1539). Dal momento che essi punivano con la pena di morte gli avversari della transustanziazione, provocarono numerose vittime, in particolare a Londra nonché nelle contee dell’est”.
“Il Parlamento rimise in vigore, nel 1554, le leggi che condannavano a morte gli eretici. Si avviò una terribile persecuzione che valse alla regina il nome di Maria la Sanguinaria.
Secondo i deisti inglesi, tutto quel che c’è di valido nella rivelazione è già stato fornito all’umanità attraverso la religione naturale e razionale. Il pensatore razionale è, dunque, per loro, un libero pensatore. E i peggiori nemici dell’umanità sono, ai loro occhi, coloro che, come i sacerdoti, hanno mantenuto gli uomini nella schiavitù delle superstizioni. Gesù apparve loro come un uomo dagli elevati sentimenti, come un profeta della religione naturale”.
Fu il deismo a dare un duro colpo all’impalcatura religiosa della Chiesa cattolica, tacciando il clero di voler tenere lontana la popolazione dall’uso intelligente della ragione.
Un’idea per lo meno alquanto originale, ma affascinante per chi cerca modi nuovi di conoscere, come cita Puech, viene da David Friedrich Strauss (1808-1874), discepolo di Hegel e di Schleiermacher, che valutava non essersi affatto incarnato Dio nella persona di Gesù Cristo, ma bensì nell’umanità intera. Sarebbe questa umanità ad avere il potere di fare miracoli sottomettendo gli elementi Facile anche a immaginarsi, viste le sofferenze che colpiscono ognuno dei viventi, vero e proprio Calvario dell’esistenza terrena, al punto addirittura che i miracoli esistessero e fossero una prerogativa dell’umanità nel suo complesso. Dal momento che i Vangeli riferiscono numerosi miracoli, Strauss riteneva che essi non fossero storici, ma miti”.
Agli inizi del ’900 e dopo la Prima guerra mondiale ci fu una spinta alla ricerca di unità. Concilio ecumenico delle Chiese al quale aderirono tutte le confessioni cristiane, tranne la Chiesa romana.
Karl Barth, di Basilea, nel 1919 e 1922 riteneva, paradossalmente, che l’unica presenza possibile di Dio nel mondo stia nella conoscenza del suo fondamentale allontanamento. Come ha osservato Heinz Zahrnt, “Il Dio di Barth lasciava aperti a un livello insostenibile il problema, la frattura, la contraddizione che attraversano l’intera vita umana”.
“Rudolf Bultmann, professore all’Università di Marburgo”, con il suo articolo Nuovo Testamento e mitologia (1941), “aveva provocato nelle Chiese un turbamento da cui non si sono ancora riprese”. Ce l’aveva soprattutto con la cosmologia degli autori biblici. Riteneva che le storie dei miracoli, la discesa di Cristo agli inferi e la risalita, l’idea di una fine del mondo fossero oggi prive di significato”.
Immagine di Copertina tratta da Nati per la Storia.

