Storia del Cristianesimo (H.C. Puech) – Parte 1 di 7

Analisi e studio su

AA.VV. – A cura di Henri Charles Puech

Storia del Cristianesimo

Giuseppe Laterza e Figlio S.p.A., Roma-Bari 1976-1983

Parte I di 7

Uno sviluppo sorprendente

Alberto Pincherle, Introduzione: “Il Cristianesimo è sotto più aspetti una religione storica: in quanto esso è sorto sul tronco di una religione esistente. Ha un Fondatore, personaggio storico: e di questo Fondatore espone la storia. I Profeti – cioè in senso proprio ‘autori ispirati’. Per i rabbini, o teologi-legisti del I secolo d.C., l’ispirazione divina era terminata al tempo di Esdra, dal 538 a.C. in poi. I 70 dotti delle 12 tribù di Israele operarono una traduzione dei Libri sacri lavorando separatamente e quindi per ispirazione divina. I cristiani anche nella parte occidentale dell’Impero adottarono la Settanta: su questa furono condotte le prime traduzioni in latino”.

Étienne Trocmé. Il Cristianesimo dalle origini al Concilio di Nicea: “Nell’Impero romano si aprì nel 249 l’era delle persecuzioni generalizzate che miravano alla completa eliminazione del Cristianesimo, considerato come una minaccia per lo Stato”. Trocmé pensa che “pur non essendo possibile ricostruire la vita e l’insegnamento di Gesù, si possono tuttavia rintracciarne alcuni elementi essenziali e coglierne l’orientamento generale”. L’origine di Gesù è oscura. Un mistero impenetrabile avvolge il luogo e le circostanze della sua nascita, che si collocano sicuramente tra gli Ebrei di Palestina e nel 4 a.C. Sembra che la sua infanzia e la sua giovinezza siano trascorse a Nazareth dove egli esercitò fin verso la trentina il mestiere di carpentiere edile”.

“Gesù non ha fondato una Chiesa. Egli ha tentato di raccogliere Israele in orizzonti diversi. Vari indizi portano a ritenere che abbia conservato fino al termine della vita relazioni abbastanza strette con certi strati dirigenti del suo popolo, con quelli dei borghesi agiati e dei farisei zelanti in primo luogo. Egli ha accettato di essere accolto alla loro tavola, di conversare con loro, di esporre loro le proprie idee in forma gradevole e allusiva come quella delle parabole. Il loro impiego successivo come illustrazione della predicazione cristiana ha spesso deformato e caricato di un senso nuovo quelle che erano delle semplici narrazioni argute che approdavano a una morale molto cauta.

Volendo fare una ricostruzione storica dei primi anni del Cristianesimo abbiamo a disposizione i Vangeli e gli Atti: Lo storico dovrà semplicemente essere cosciente delle carenze di questa documentazione, la quale copre soltanto un campo limitato e non può essere utilizzata senza una seria valutazione critica di quel che contiene, che è spesso deformato dai pregiudizi e dalle esigenze dell’apologetica (la branca della teologia o della filosofia che si occupa di difendere, giustificare e dimostrare razionalmente la credibilità della fede religiosa)”.

Gli ‘ellenisti’ erano seguaci di Gesù “pieni di fervore, dall’orizzonte più ampio di quello degli umili discepoli palestinesi”. Criticavano l’eccessiva prudenza dei dirigenti della comunità “in materia di predicazione rivolta alla massa degli ebrei”. Secondo loro occorreva “riprendere l’opera di Gesù là dove questi l’aveva lasciata, con lo stesso spirito di trionfante sicurezza”. Nutrivano “un’accanita avversione per il Tempio e un certo gusto per la persecuzione, reazione spontanea contro l’eccessiva importanza assegnata al Tempio dalla comunità diretta dai Dodici. I discorsi provocatori tenuti da Stefano (anni 30-31), uno dei capi degli ellenisti, per denunciare il Tempio (covo di ladroni), non tardarono a provocarne l’arresto e poi l’esecuzione (forse per mano degli zeloti). Gli altri ellenisti dovettero lasciare Gerusalemme, mentre i dodici venivano tollerati. Gli ellenisti erano insopportabili per la comunità, a motivo della loro aggressività”. Sembravano “spinti da una certa sete di martirio: non era cristiano chi non avesse sofferto per il Cristo e per il Vangelo. Cacciati dalla capitale, gli ellenisti trovarono rifugio” in Samaria e nelle città costiere. Fu così che i dodici si sentirono costretti a uscire con la predicazione da Gerusalemme, per contrastare la frenetica attività degli ellenisti.

“Il Vangelo secondo Marco dimostra come questa impresa (l’ardore degli ellenisti) rappresentasse per loro la continuazione della predicazione di Gesù, condotta con gli stessi metodi, comprese le guarigioni dei malati. Vennero spinti dalle circostanze a predicare il Vangelo ai greci di Antiochia e di Siria (Atti, 11, 20). Il successo ottenuto da questa iniziativa piuttosto ardita diede diritto di cittadinanza nella Chiesa cristiana ai convertiti di origine pagana”. Il merito di avere aperto la porta della Chiesa cristiana ai pagani sarebbe degli ellenisti, non di Pietro. Intorno al 40 da Gerusalemme fu mandato Barnaba di Cipro per mettere ordine nella comunità di Antiochia ed egli si rivolse a Paolo.

Paolo, gracile, sofferente di una malattia cronica con crisi più o meno acute, perseguitò gli ellenisti. La sua conversione “dovrebbe sicuramente collocarsi a meno di un anno dopo la Crocifissione, verso la fine dell’anno 30 o l’inizio del 31” (ma dopo il martirio di Stefano, a cui assistette). Verso il 44 Paolo e Barnaba convinsero i dirigenti della Chiesa di Gerusalemme ad accettare l’adesione dei pagani al cristianesimo senza l’obbligo della circoncisione. “Per dieci anni (48-58 circa) egli evangelizzò instancabilmente le città poste sulle coste del mar Egeo e impose la propria autorità ai collaboratori che si sceglieva e alle comunità che veniva fondando. Liberatosi da qualsiasi obbligo verso la comunità di Gerusalemme, Paolo non si limitava a evangelizzare i soli pagani, cercava di conquistarli tutti all’idea che Gesù fosse il Cristo annunciato dalle Scritture”.

“La crocifissione di Gesù fornisce paradossalmente la prova che Dio non intendeva sopportare oltre il peccato degli uomini. Egli ha, quindi, colpito l’unico giusto che esistesse”. Nel 56-57 Paolo organizzò una vasta colletta per aiutare i poveri di Gerusalemme, che consegnò nel 58 ai dirigenti della Chiesa di Gerusalemme. In meno di trent’anni le Chiese si erano moltiplicate in modo impressionante”.

Il terrorismo zelota e “l’accanimento che questo ispirava nel sommo sacerdote e nel suo seguito” causò l’arresto di Paolo a Gerusalemme e il suo invio a Roma per il processo (67) che dopo due anni non era ancora avviato. Giacomo, il fratello di Gesù, fu ucciso nel 62 per insistenza degli zeloti presso il sommo sacerdote Anania “per il fatto che egli non esigeva la circoncisione dei pagani convertiti al cristianesimo”. Fu sostituito da un cugino di Gesù, Simeone figlio di Cleofa. Pietro e Paolo furono suppliziati a Roma, forse nel 64 dopo l’incendio della città. “La Chiesa di Gerusalemme perdette ogni incidenza a partire dal 70”. 

Dall’anno 80 in poi si produsse un’abbondante “letteratura in greco; molto difficile stabilire una cronologia esatta di questi scritti e localizzare con certezza la maggior parte di essi. Il quadro che si può disegnare dell’evoluzione del cristianesimo servendosi di questa letteratura rimane, dunque, un semplice abbozzo, in cui abbondano le zone sfumate. Distrutta per tre quarti la Chiesa palestinese, decimata la Chiesa di Roma, molte altre minacciate quotidianamente, scomparsi i principali dirigenti cristiani.

Il “confine tra cristianesimo e giudaismo era ancora indefinito mezzo secolo dopo la Crocifissione”.

Datazione del Vangelo di Matteo: 85-95 in Siria – Vangelo di Luca e Atti nell’80-85 in una provincia ai bordi del mar Egeo, rivolto ai cristiani colti.

“ Su appello dei rabbini di Jamnia, una cittadina della Giudea divenuta il centro del pensiero ebraico dopo il 70 – si era operato un consolidamento e un  irrigidimento che non lasciavano più il minimo margine per un riavvicinamento tra questa religione e il Cristianesimo. Vigeva la tendenza a costruire una gerarchia in seno alla Chiesa locale. A poco a poco questa tendenza si preciserà e, prima della fine del II secolo, si troveranno quasi dovunque un vescovo, degli anziani e dei diaconi”.

“La ‘cena del Signore’ o Eucarestia, inizialmente celebrata come un vero e proprio pasto in comune, si andò progressivamente discostando da questo per diventare un pasto simbolico ed entrò, così, a far parte integrante del culto settimanale della comunità. Fin dall’inizio del II secolo fa la sua comparsa, dunque, l’idea che l’Eucarestia rappresenti un ‘rimedio d’immortalità’ operante in maniera quasi magica”.

“Respinti dal giudaismo palestinese, separatisi volutamente dalle Chiese di lingua greca, gli Ebrei cristiani di Palestina, dall’inizio del II secolo, entrarono in alleanza con varie sette ebraiche. Fu un singolare impoverimento della tradizione nella stessa regione in cui questa era nata, ma anche un sintomo dell’attrazione esercitata sugli animi, al di là delle barriere confessionali più invalicabili, dal nuovo genere letterario creato dagli ellenisti”.

Il Cristianesimo è ancora una setta nei primi anni del regno di Adriano (117-138). Il periodo che va dall’inizio della seconda metà del II secolo alla metà del III, vede la setta maturare e diventare Chiesa, cioè un’istituzione fornita di un certo peso nella vita sociale, politica e culturale del tempo. Nacque così, verso il 125, un nuovo genere letterario, quello dell’apologia del Cristianesimo. Fuori dubbio che un’influenza del dualismo iranico (mazdeismo) si sia esercitata su numerose cerchie ebraiche, come quella degli Esseni e di certi apocalittici, nonché su alcuni circoli cristiani. Sembra che già Menandro, un discepolo di Simone, stabilitosi ad Antiochia nell’ultimo quarto del I secolo, avesse presentato il suo maestro come una manifestazione del Dio primordiale, contrapposto agli angeli, creatori del mondo e fondatori della Vecchia Alleanza. Saturnino, successore di Menandro, precisò tra il 100 e il 130 circa la dottrina del predecessore e osò fare di Yahweh il principe degli angeli creatori malvagi”.

Gnosticismo. “Il movimento gnostico, dunque, rappresenta una crisi decisiva nello sviluppo del Cristianesimo. La ‘gnosi’ è accessibile solamente a coloro che partecipano del mondo celeste, grazie alla presenza in essi di una scintilla divina; corrisponde a uno stato di angoscia”.

Tre momenti a contrastare lo sviluppo del Cristianesimo, per il rifiuto di allinearsi con la cultura greco-romana: lo gnosticismo, lo scisma marcionita (Marcione, seconda metà del II secolo, supponeva l’esistenza di due dei, quello della Legge-cattivo e quello del Vangelo-buono) e il montanismo (attorno al 160). “Come i marcioniti, essi (i montanisti) erano alla ricerca di una religione più soddisfacente per il sentimento di quel che non fosse il Cristianesimo medio e ragionevole delle grandi Chiese in via di ellenizzazione. È certo, in primo luogo, che la triplice minaccia gnostica, marcionita e montanista ha notevolmente rafforzato l’episcopato più o meno in tutte le Chiese, con il riconoscimento di un ruolo preminente ai vescovi delle principali città. Il rapido estendersi dell’influenza del vescovo di Roma è stato reso possibile dall’importanza politica ed economica della capitale dell’Impero, accelerata dalla crescente centralizzazione delle istituzioni imperiali che accompagnò il decadimento economico, iniziato sotto Marc’Aurelio (161-180) e precipitato durante la prima metà del III secolo”. – Ma anche perché i vescovi di Roma “stabilirono, prima del 180, un elenco dei loro predecessori risalenti in linea diretta fino agli apostoli Pietro e Paolo, dei quali fecero arbitrariamente i fondatori della propria Chiesa. I vescovi di Roma, anche prima della fine del II secolo, hanno cercato di estendere la loro zona di influenza all’Oriente, da cui provenivano tutte le eresie”. – L’imposizione si ebbe a proposito della data della Pasqua che le Chiese di Asia volevano mantenere secondo la tradizione ebraica. Il vescovo Vittore impose, verso il 190, una sua data e fu trattenuto a stento dal lanciare scomuniche. “Vittore aveva mostrato l’uso che il vescovo di Roma avrebbe potuto fare della sua autorità morale per stabilire il proprio primato sulla Chiesa universale. La monarchia papale è già in germe nel comportamento imperioso di questo difensore di un’ortodossia rigorosa. In realtà, essa maturerà solamente molto più tardi. Di fronte al proliferare in seno allo gnosticismo di discorsi segreti fatti dal Risorto ai suoi discepoli, i difensori della grande Chiesa misero più che mai l’accento sulle parabole pronunciate da Gesù. Ci si spinse fino a sostenere che la tradizione risalisse agli apostoli, in quanto testimoni. Ogni tradizione non apostolica veniva con ciò a trovarsi ‘fuori gioco’. – La reazione “portò, nella seconda metà del II secolo, alla formazione di una raccolta di opere cristiane che riflettevano il contenuto della tradizione apostolica, il Nuovo Testamento. Si formò il ‘canone’. Ognuna delle grandi Chiese, a eccezione di quella di Siria, si trovò così, prima della fine del II secolo, a disporre di una piccola raccolta di scritti. Il contenuto di questo gruppo di testi venne unificato solamente nel corso del IV secolo. All’inizio del III secolo comparvero le prime traduzioni dei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento in latino, in copto e in siriaco”.

“Simbolismo del pesce, il cui nome greco ichthus, era composto dalle iniziali dei termini della confessione Iesus Christos Then Yios Soter (Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore). L’avvio dello sviluppo della semplice formula trinitaria fece la sua comparsa a metà del II secolo nel ‘simbolo’ battesimale. 

In Oriente fervevano discussioni teologiche, “mentre in Occidente si dibattevano soprattutto problemi di disciplina e di organizzazione della Chiesa”.

“Brillanti teologi, come i dotti gnostici, o terribili semplificatori come i marcioniti e i montanisti, costringendo la Chiesa a riflettere, per la prima volta dopo Paolo e Giovanni, hanno permesso la rinascita della teologia cristiana. Nulla ha contribuito di più al rafforzamento del Cristianesimo che, a metà del II secolo, ci si mostrava ancora alla ricerca di sé e del suo ruolo nel mondo”.

Per Ireneo di Smirne, vescovo di Lione dal 178, “il Dio del Vecchio Testamento è quello di Gesù e del Nuovo Testamento. Contemporaneo di Ireneo, Clemente Alessandrino (Atene – morto nel 216) se ne discosta per quanto è possibile. Si rivolge qui a cristiani della classe media per proporre un’etica adeguata alle loro esigenze (omelia sulla salvezza dei ricchi) e che non ha molto più a che vedere con quella di Gesù. La difesa dell’ortodossia si trasforma in una grande e bella operazione di seduzione dei borghesi spaventati dagli eccessi degli gnostici”.

Origene (Alessandria 185 – Tiro 254): molti aspetti del suo pensiero provengono dal neoplatonismo. “Egli fornì un’edizione della Bibbia in cui, di fronte al testo ebraico e alla sua trascrizione in caratteri greci, stavano le quattro traduzioni in greco esistenti: quelle dei Settanta, di Aquila, di Simmaco e di Teodozione. Questa opera ha costituito il punto di riferimento utilizzato da tutti gli esegeti dell’antichità greca”. – Origine fu combattuto dal vescovo Demetrio di Alessandria che gli negò l’ordinazione sacerdotale e lo bandì dall’Egitto.

“Il pane e il vino eucaristici (eucharistia = preghiera di rendimento di grazie) vennero progressivamente intesi come gli elementi costitutivi del sacrificio cristiano. Fin dall’inizio la devozione popolare attribuì a essi un’efficacia quasi magica, allo stesso modo che per tutti i sacrifici pagani. 

“Verso la fine del II secolo avevano cominciato a fare la loro comparsa alcuni santuari cristiani. Le Chiese cristiane della fine del II secolo e della prima metà del III, avendo riportato una vittoria sulla minaccia costituita dall’eresia, sicure di sé, erano divenute numerose. Con ormai qualche bene al sole e in grado di prendere parte al dibattito intellettuale dell’epoca, cominciavano ad avere un peso nella società romana. Il tradizionale politeismo non aveva più la minima vitalità”.

“Un alto funzionario romano, Celso, aveva pubblicato verso il 180, con il titolo di Il discorso della verità, una confutazione in piena regola del Cristianesimo. Plotino (Egitto 205 – Roma 270) è l’esponente più importante del neoplatonismo. Il monismo ottimistico che contraddistingue il suo pensiero lo pose fin dall’inizio in conflitto con il Cristianesimo, soprattutto nella sua forma gnostica, profondamente dualista. La strana situazione dei cristiani nell’Impero romano fino all’inizio del III secolo: impopolari, ma generalmente tollerati; mai sistematicamente perseguitati, ma esposti in ogni momento al rischio di subire il supplizio mortale, se fosse venuto in mente a qualcuno di denunciarli alle autorità locali”.

Persecuzioni si ebbero dal 202 con l’editto dell’imperatore Settimio Severo “che vietava qualsiasi proselitismo agli ebrei e ai cristiani”, per diminuire e cessare con gli imperatori Eliogabalo (218-222) e Alessandro Severo (222-235). Ma ripresero con Massimino, nel 235. L’avversione al Cristianesimo veniva dal popolo. 

“Sviluppandosi, salvaguardando per lo più la loro unità, combinando la loro intransigenza di fondo con un certo sforzo di assimilazione, le Chiese erano progressivamente diventate una potenza di cui l’imperatore sarebbe stato costretto a tenere il massimo conto”. – Per lo Stato si trattava “di risolvere i problemi posti dalla diffusione di questa religione, difficilmente assimilabile. Era necessario distruggerla o integrarla nel sistema, pena dover assistere al crollo di questo, già scosso per la mancanza di un cemento ideologico capace di giustificarne la stessa esistenza”. – Fu Decio a imporre (249-250) ai cristiani un gesto di culto verso l’imperatore, ma “Le autorità puntavano piuttosto a ottenere l’abiura dei cristiani, che non a imporre un vero e proprio conformismo religioso o a soffocare le Chiese in un bagno di sangue. “I martiri di quest’anno 250: furono parecchie centinaia, forse qualche migliaio”.

La cosa si ripeté con Valeriano, dal 257. Gli successe il figlio Gallieno, molto mite e tollerante. Il duplice tentativo promosso dalle autorità imperiali durante il decennio 250-260 per eliminare completamente il Cristianesimo dall’Impero Romano finiva paradossalmente con un certo rafforzamento della posizione morale e legale delle Chiese”.

Immagine di Copertina tratta da La Civiltà Cattolica.

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