MENTE SIMBOLIZZAZIONE EDUCAZIONE INFANTILE

Analisi e studio su

Ministero della Pubblica Istruzione
Servizio Scuola Materna

MENTE SIMBOLIZZAZIONE
EDUCAZIONE INFANTILE

Atti del Seminario di studi di Taormina, 12-14 dicembre 1996

A cura di Sergio Neri e Giuseppe Velardo

Servizio Scuola Materna – Liceo Classico “La Farina” – Messina

Presentazione
Giuseppina Rubagotti (Dirigente Servizio Scuola Materna MPI)

La formazione e l’atteggiamento dei docenti devono trovare vie nuove non soltanto sul piano delle modalità organizzative, quanto anche per ciò che attiene alla crescita culturale tramite la conoscenza e la successiva riflessione su quanto psicologia, medicina, informatica, neuroscienze mettono a disposizione di chi opera quotidianamente nel settore dell’educazione.

Si tratta, in altri termini, di ripensare la formazione e l’aggiornamento cercando forme nuove sul piano di un maggiore e più responsabile coinvolgimento degli operatori anche per quanto attiene a nuovi contenuti a partire dagli apporti delle scienze che negli ultimi decenni hanno studiato lo sviluppo dell’uomo. Occorre, in definitiva, aggiungere ai tradizionali contenuti di carattere psicologico e pedagogico informazioni, metodologie e strategie che appartengono al mondo della biologia, della neuroscienza, dell’informatica ecc. 

Introduzione
Sergio Neri (Dirigente superiore per i servizi ispettivi Regione Emilia Romagna)
Giuseppe Velardo (Consigliere Ministeriale aggiunto per le problematiche della scuola materna)

Gli scritti raccolti in questo volume si riconnettono direttamente a quanto è stato pubblicato nel testo “La mente del bambino” in cui si raccolgono gli atti del seminario svoltosi a Sorrento nel dicembre 1995.

“Una delle funzioni dell’educazione è quella di fornire agli esseri umani i sistemi simbolici necessari per farlo. E se i limiti imposti dai linguaggi che usiamo possono essere superati grazie a una maggiore consapevolezza linguistica, allora un’altra funzione della pedagogia consiste nel coltivare tale consapevolezza … In breve, uno dei principali ingredienti di una prassi educativa qualificante deve essere la riflessione del pensiero”. (Bruner, 1996) 

Dovrebbe essere sempre presente, a tutti coloro che operano nell’ambito educativo, che in qualsiasi cultura le forme dell’assegnare significato sono soggette a due fondamentali “limitazioni”: l’una è legata ai sistemi simbolici che consentono di dare forma al pensiero; la seconda è inerente alla stessa natura del funzionamento della mente. 

Con il seminario di Taormina si è voluto affermare l’altra e ben diversa concezione sulla natura della mente umana, strettamente connessa con lo sviluppo tecnologico che ha segnato questo secolo soprattutto nel campo della comunicazione e dell’informazione: come le informazioni finite, codificate e non ambigue sul mondo vengono registrate, classificate, immagazzinate, confrontate, richiamate e in genere gestite dalla nostra mente e da uno strumento che in qualche modo ne replichi almeno il funzionamento. 

“L’intelligenza – ricorda Rodney Books – consiste nella capacità di muoversi in un ambiente che cambia in continuazione” (Pietro Greco, 1997). 

Un’impresa transdisciplinare
Giovacchino Petracchi

Per effetto dei processi di elaborazione (categorizzazione, discriminazione, ricombinazione) dei materiali forniti dalla percezione e con sostegno della memoria si producono i concetti. Secondo Edelman la parola viene acquisita tramite il collegamento fra capacità fonologiche e concetti: ciò consente lo sviluppo della semantica prima, del lessico poi, quindi della sintassi.

Scrive Edelman che “l’acquisizione della parola amplia le capacità concettuali in misura enorme. L’aggiunta di una particolare memoria simbolica collegata a centri concettuali preesistenti porta come conseguenza la capacità di elaborare, rifinire, collegare, creare e ricordare un gran numero di concetti nuovi”. 

I bambini, l’informazione e la scuola
Alberto Oliverio

Già i lattanti, a esempio, si danno da fare per mettere a fuoco delle immagini sfocate che rappresentano un volto umano, così come delle scimmiette sono disposte a compiere una serie di esercizi che culminano con la messa a fuoco di una scena nuova, proiettata su uno schermo di fronte a loro: gli stimoli nuovi, infatti, soddisfano la nostra istintiva curiosità, contrastando la monotonia e la noia. Non appena possono, i bambini esplorano l’ambiente, vanno alla ricerca di “avventure”, apprezzano il fascino della scoperta. Similmente, sono attratti dalle sfide, dagli indovinelli, dalla soluzione di una serie di problemi: è così che si acquista fiducia in sé stessi, che si sviluppa l’autonomia. E infine il mondo della fantasia coniuga la ricerca del nuovo con la sfida, con l’immancabile vittoria sulla paura.

L’uomo è sempre andato alla ricerca del nuovo, esplorando terre ignote e lasciandosi sedurre dalle accattivanti falsità dei racconti fantastici, dai miti, dalle feconde invenzioni di creature mostruose o fatti memorabili che animavano la monotonia delle serate invernali … Una delle finalità dei media è quella di dare una risposta a questa nostra ricerca di novità: tuttavia questa loro funzione ‘fisiologica’ può divenire ‘patologica’ se la stimolazione diviene eccessiva, se siamo sottoposti ad un bombardamento di notizie. 

I bambini che guardano troppa televisione, rinunciando ai giochi o alla lettura, non soltanto rinunciano al divertimento attivo del gioco, all’esercizio dei rapporti sociali che fa capo ai giochi di gruppo, all’apprendimento di regole e ruoli sociali, alla capacità di rappresentare la realtà e di formulare ipotesi attraverso quei giochi in cui “si fa finta che…”, alla motricità e salute fisica ma anche, facendo meno esperienze, non mettendo in moto la fantasia, non potenziando le strutture logiche del linguaggio e della lettura, non si esercitano nel pensiero critico. Col tempo tenderanno a essere degli adulti passivi, meno capaci di esprimersi, di cogliere significati, di analizzare la realtà in modo critico e autonomo. 

(Esiste un) crescente divario tra il vero e il falso, la realtà e la sua rappresentazione, il documento e la simulazione, un sempre più ambiguo intreccio tra reale e virtuale … tecniche di simulazione al computer …

Il bombardamento di immagini cui siamo sottoposti turba, in qualche misura, sia la dimensione individuale che quella collettiva dei ricordi. Di fronte a queste profonde modifiche dei rapporti con la realtà e con la formazione delle mappe cognitive, la scuola deve assumersi nuove responsabilità: non soltanto quella di discutere quale sia il linguaggio dei media e l’ambiguo intreccio tra verità e falsificazione insito nelle nuove tecnologie audiovisive ma anche quello di fornire un correttivo allo scardinamento degli schemi cognitivi che deriva da una massiccia, quotidiana esposizione alla televisione, ai videogiochi e ad altre forme di realtà virtuale.

La pratica della lettura, della logica, dell’analisi, dello svolgimento di un tema che implica analisi e sintesi, relazioni causali e temporali, ci appare come un necessario correttivo delle esperienze virtuali … la pratica della manualità … imparando a “fare”, cioè a modificare la realtà con le sue mani, e imparando a osservare e descrivere la realtà, il bambino non soltanto matura dal punto di vista cognitivo, ma acquista anche una fondamentale dose di sicurezza nei suoi rapporti col mondo abituandosi ad aver fiducia nel poter essere “attore” anziché soltanto fruitore.

Immagine di Copertina tratta da Unimore.

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