Analisi e studio su
Carsten Peter Thiede
LA NASCITA DEL CRISTIANESIMO
Arnoldo Mondadori Ed., Milano 1999 – Trad. dal tedesco di Enzo Gatti
Sintesi e commento sul contenuto del testo
Parte II di 2
(Dalla nota 16 di pag. 39, sui fratelli di Gesù): Un’ipotesi: che Maria avesse fatto voto di castità, data in sposa a Giuseppe che aveva già altri figli e che era disposto, secondo la Legge, a rispettare la castità di Maria. In quanto a fratelli o cugini: “Marco e Matteo sarebbero stati in tutto e per tutto nella condizione di dirlo, se così fosse stato, perché il greco in cui essi scrivevano sin dall’inizio possiede i termini corrispondenti ‘anepsiós’ = cugino, ‘anepsía’ = cugina. I due evangelisti invece scrivono ‘adelphós’ = fratello e ‘adelphe’ = sorella”.
Nella famiglia di Giuseppe, già dopo il primo miracolo, a Cana, pare siano sorte tensioni: i fratelli di Gesù lo consigliarono di lasciare la Galilea e andarsene in Giudea, sino a dire di lui “È fuori di sé” (Marco, 3°, 20-21).
“Paolo, per ottenere informazioni adeguate a Gerusalemme andò a chiederle a due persone, a Pietro e a Giacomo. Tutto fa pensare che Pietro e Giacomo si integrassero a vicenda nella funzione di ‘colonne’ della comunità. Nell’anno 41 Eroide Agrippa I fece mettere in prigione Giacomo e lo fece giustiziare. In ogni caso Agrippa I eliminò il Giacomo sbagliato, non il fratello di Gesù, bensì il fratello di Giovanni. La decisione di Giacomo di restare in Galilea: fu una sua determinazione a prendere le distanze da quella che pare fosse diventata la pecora nera della famiglia”. – Gesù risorto apparve a lui e Giacomo prese la guida della primitiva comunità cristiana dopo che Pietro andò a Roma.
Sulla proliferazione del primo Cristianesimo. Pietro, dopo aver battezzato il centurione Cornelio e la sua famiglia, si astenne dal consigliarlo di farsi coincidere, anzi pranzò alla sua mensa. Giudeo-cristiani e pagani-convertiti si fusero per un processo di reciproca tolleranza e adattamento che comportava anche la rinuncia all’offerta di sacrifici che avrebbero offeso gli uni e gli altri. Fu un compromesso vincente. – Pietro dopo il 41 fuggì a Roma. Nel 44 morì Agrippa I e Pietro, al più tardi nel 48, tornò a Gerusalemme.
“Il termine theosebes, (= timorato di Dio, plurale theoseboi) ricorre nella versione greca dell’Antico Testamento, la Settanta, risalente al III secolo a.C. (Giuseppe Flavio indica Poppea Sabina, la seconda moglie di Nerone, come timorata di Dio e amica degli ebrei). Più Nerone capiva quanto fossero importanti gli ebrei per la moglie, più doveva essere facile per lui distinguere tra ebrei e cristiani. E quando, nella notte dal 18 al 19 giugno del 64 (incendio di Roma), decise di incolpare i cristiani, e solo loro, sorprende il fatto che della morte del fratello di Gesù, nella prima opera storiografica del cristianesimo delle origini, gli Atti degli Apostoli di Luca, non si arrivi più a parlare. Gli Atti degli Apostoli terminano con gli arresti domiciliari di Paolo a Roma, prima del 62. Resta dunque una sola possibilità: Luca ha chiuso la sua opera al più tardi nell’anno 62. Nel 62 il cristianesimo era diventato da tempo ormai un movimento missionario, con avamposti in tutti i centri dell’Impero romano.
Inizio ostilità con i romani. “Nell’anno 63 a.C. l’anno di nascita di Augusto, il politico capo militare Pompeo conquistò anche Gerusalemme”.
Tanach era la Scrittura sacra per gli ebrei. “che si continuò a usare l’abbreviazione i-a-o (iota, alfa, omega), lo attestano ‘papiri magici’ greci, nei quali questa combinazione di vocaboli sta formalmente per il nome del Dio degli ebrei”.
“Questa generazione non passerà prima che tutto ciò accada” (Matteo 24, 34): la distruzione del Tempio, cioè, e i fatti che l’accompagneranno. Questo crea immense difficoltà nel tentativo di sovrapporre oppure tenere separato i due significati: distruzione del Tempio (pietra su pietra, non resterà) o del corpo di Gesù (“il terzo giorno lo riedificherò”).
“L’insegnamento stesso di Gesù in ultima analisi va in questa direzione: chi crede in lui, vive e opera come se egli di fatto potesse tornare già domani”.
“Il cosiddetto ‘maestro di giustizia’ è la figura del fondatore che dà la propria impronta alla comunità stessa”. “Il ‘maestro di giustizia’ fa la sua comparsa al tempo di Gionata Maccabeo (161-143 a.C.). Con Gionata, per la prima volta un uomo politico rivendica l’ufficio di sommo sacerdote… Le idee astruse di Robert Eisenman, diffuse in una serie di libri a getto continuo, secondo cui il ‘maestro di giustizia’ andrebbe identificato con il fratello di Gesù, Giacomo, e Paolo con il ‘sacerdote empio’ o ‘l’uomo di menzogna’ che perseguita il maestro di giustizia, meritano menzione soltanto perché hanno trovato diffusione con il bestseller.
In quanto alla datazione dei Vangeli “È del tutto impensabile che un raggruppamento messianico come quello dei giudeocristiani abbia atteso circa 40 anni prima di scrivere il suo primo ‘Vangelo’. Si sa che Matteo è stato scritto soltanto negli anni 80 del primo secolo”. – Poiché gli Atti vanno datati al più tardi al 62, il Vangelo di Luca deve essere anteriore al 62. – “È anche difficile immaginare che, pur ammettendo una datazione tardiva dei vangeli, possa essersi trattato di invenzioni arbitrarie, architettate da un qualche organismo comunitario”. – Già, perla datazione tardiva sì, ma per contraffazioni successive nel tempo, no? Il Vangelo di Marco “è stato scritto al più presto dopo la partenza di Pietro da Roma, nel 44 (estate), al più tardi all’inizio del 48, sicuramente prima del 59, quando Pietro era di nuovo personalmente a disposizione dei romani”.
“Vangelo di Marco. La datazione al tempo precedente il 62, più precisamente al 59 vale a dire prima del ritorno di Pietro a Roma, non è contraddetta da Ireneo (II secolo), anzi egli le assicura una ulteriore possibilità”.
L’Apocalisse profetizza la distruzione di Roma che fu conquistata nel 410 dai Visigoti di Alarico e nel 455 dai Vandali, ma dal più antico papiro scoperto l’Apocalisse “deve essere stata composta in ogni caso un paio di secoli prima del verificarsi della profezia.
“La rivolta ebraica contro i romani, con il suo vertice catastrofico nella effettiva distruzione di Gerusalemme, ha avuto luogo dopo la stesura per iscritto dei vangeli, non prima… Gesù in effetti ha annunciato il ‘tempo finale’ e il proprio ritorno messianico non per un futuro immediato, entro il periodo in cui sarebbero stati ancora in vita gli esponenti della prima generazione. I ‘segni’ sono una sequenza dilatata nel tempo, non un accadimento improvviso, che si sarebbe verificato puntualmente e una volta soltanto”. – Ma era quello che gli apostoli si aspettavano. Vagli a spiegare, a loro, che (In verità vi dico, che non passerà questa generazione avanti che tutto ciò si adempia (Luca, 21, 32). “questa generazione” non è proprio la presente, ma vuol dire, nel concetto di sequenza dilatata nel tempo, una generazione di chissà quale epoca, non ‘questa’ comunque. Se avessero capito, che faccia avrebbero fatto i discepoli?
Il criterio di estemporaneità intrinseco alla ‘sequenza dilatata nel tempo’ fa sì che si possa pensare a questa profezia di Gesù riferita persino ai secoli XX e XXI, a tutto il corso della storia che Gesù avrebbe avuto ben presente conoscendo a priori il bailamme in cui era capitato: guerre fratricide, tragedie familiari e mostruosità d’ogni genere di cui nessuna civiltà e nessuna epoca sono state esenti.
“I quattro Vangeli più gli Atti degli Apostoli sono stati composti prima del 70”. – Dapprima la matteana (di Matteo) collezione aramaica dei detti, con Gesù in vita; poi Marco poco dopo il 44; poi Matteo; quindi Luca che, prima del Vangelo, scrive gli Atti attorno al 62. Giovanni con la versione definitiva prima del 70. “Una volta che si è deciso se il commento alla profezia di Gesù sulla morte di Pietro (Giovanni, 21, 18-20) resta entro la cornice di una profezia autentica, oppure è un’informazione aggiunta in un secondo momento”. – Dunque, è ammissibile che si siano verificate aggiunte, il che va a incidere sulla datazione.
“Poiché le grotte di Qumran sono state abbandonate nell’anno 68, poco prima della conquista da parte della legione romana Fretensis, tutto il materiale ivi rinvenuto deve essere anteriore al 68; 7Q5 = Marco 6, 52-53; 7Q4 = Timoteo 3, 16-43” (sono frammenti identificati dal papirologo spagnolo José O’Callaghan).
In merito al detenere schiavi. “Non è certo una pagina gloriosa della Storia della Chiesa il fatto che nei secoli successivi, quando la Chiesa ben organizzata esercitava influenza e poteri tali da avere la possibilità di introdurre mutazioni dall’alto, la condizione di schiavitù sia stata mantenuta come condizione addirittura voluta da Dio e agli inizi dell’epoca moderna il commercio degli schiavi abbia trovato sostegno anche cristiano”.
“Stefano fu ucciso attorno al 33; Giacomo, il fratello di Giovanni, nel 41. L’altro Giacomo, fratello di Gesù, nel 62. Già di quest’ultimo caso di assassinio non si parla più all’interno del Nuovo Testamento.
In merito all’autenticità “Per lo più si cerca di dare per scontato che gli evangelisti tendono a ritoccare le loro fonti” – Ma quali evangelisti! Perché non si dice delle probabilità successive di contraffazione, dal II-III secolo in poi? – “I testi scritti dovevano garantire di essere racconti di testimoni oculari, o racconti convalidati da testimoni oculari. È questo il caso di tutti e quattro i vangeli”. “Chi parlava di e scriveva su Gesù doveva dimostrare di essere stato testimone oculare”.
Papia, vescovo di Gerapoli, attorno al 100 “si richiama a una fonte del primo secolo d.C., “l’Anziano” (in greco presbyter). “Non ci viene più detto tutto quello che Giovanni ha comunicato a Papia, poiché l’opera in cinque volumi scritta da questo vescovo, L’interpretazione delle parole del Signore, se si eccettuano pochi frammenti, non è stata conservata”. – Quale testimonianza? Clemente d’Alessandria fa notare “che quei vangeli che contengono la genealogia (di Gesù) sono stati scritti per primi. Occorrerà intendere diversamente il testo greco di Clemente (150-216 circa d. C.), che non possediamo nell’originale e neanche in citazione, ma soltanto nella resa indiretta di Eusebio (di Cesarea, 260-339 circa d.C.)”. – Quale affidamento? (Clemente, Hypotyposen; Eusebio, Storia ecclesiastica). “Papia utilizza una specie di termine tecnico per una fonte scritta di Gesù, non scrive euangelion, bensì lógia… Né in Ireneo (70 anni circa dopo Papia)… né in Origene, che aveva preceduto Eusebio come direttore della biblioteca di Cesarea, vi sono peraltro indizi del fatto che abbiano conosciuto in qualche modo la collezione aramaica dei lógia di Matteo, tanto meno un vangelo aramaico completo. Il testo di cui disponevano era in greco” (già le prime traduzioni)”.
Thiede cerca in ogni modo di ribadire l’autenticità dimostrando che gli scritti non sono cronaca, ma previsioni di fatti poi effettivamente accaduti.
“Come già la profezia della distruzione di Roma nell’Apocalisse, così qui anche questa profezia della distruzione di Chorazin, Betsaida e Cafarnao, non è stata scritta – lo si può dire con assoluta certezza – dopo i fatti previsti”.
“Dalla narrazione di Clemente emerge che con questa persecuzione (di Nerone, dal 64) si compì un’altra profezia di Gesù: I fratelli consegneranno a morte i fratelli e i padri i loro figli, e i figli si ribelleranno contro i genitori e li manderanno a morte”.
Similitudini e dissonanze fra i Vangeli. “Il 48 è l’anno della grande occasione, l’anno del convegno apostolico, cui partecipano ‘tutti gli apostoli e gli anziani’ – (ipotesi dell’autore:) Matteo scrive il suo vangelo completo. Nel farlo utilizza il modello di Marco. Luca ha a disposizione il vangelo di Marco, il vangelo di Matteo, informazioni dirette, derivate da sue interviste a testimoni oculari”.
“Marco come autore si è dimostrato all’altezza del suo compito, poiché ha saputo riportare il materiale del testimone oculare Pietro senza manipolarlo”.
“J.A.T. Robinson data tutti gli scritti del Nuovo Testamento nel tempo fra il 40 e il 68 (London 1976). J. Wenham – London 1991, data l’inizio della traduzione dei Vangeli negli anni 40. 2 Corinti, 8, 18: “Coin lui abbiamo inviato pure il fratello la cui lode a motivo del Vangelo è in tutte le comunità”. – Traduzioni recenti anelano quello che dice il testo greco; inventando traducono: “a motivo della predicazione del Vangelo”. – Qui, anziché di uno scritto evangelico, si parla ‘soltanto’ della diffusione del messaggio orale, della ‘buona novella’. Per quanto riguarda la propagazione e la diffusione delle idee attinenti al Cristianesimo “Luca trovò la strada ideale. Dedicò il Vangelo e gli Atti degli Apostoli a un ufficiale altolocato, a sua eccellenza Teofilo. Il destinatario della dedica doveva moltiplicare l’opera a lui dedicata a proprie spese e, sempre a sue spese, diffonderla. La diffusione delle fonti scritte cristiane funzionò senza difficoltà già nel primo secolo. Per la prima volta ci imbattiamo qui in una religione in atteggiamento attivo, che faceva di tutto (modello del moltiplicatore privato) non per tenere a sé esclusivamente i propri testi, bensì li moltiplicava e diffondeva con la massima celerità possibile”.
“Dopo il suicidio di Nerone, il 9 giugno del 68, nella parte restante del primo secolo ai cristiani furono risparmiate altre persecuzioni. Non è impensabile che di quando in quando abbiano venduto i loro rotoli e i loro codici anche pubblicamente. Se si volesse stabilire un confronto con la realtà di oggi, l’iniziativa dei primi cristiani corrisponderebbe alla vendita di libri per corrispondenza. A ciò si aggiunsero presto biblioteche proprie. Una era a Cesarea Marittima, a partire dal 231 (per opera di Origene). La biblioteca sopravvisse a Origene (morto nel 253 sotto la persecuzione di Decio), e verso la fine del secolo disponeva già di 30 mila rotoli – sotto il suo secondo direttore, Panfilo – e di un imprecisato numero di codici”. – Esisteva già l’accademia cristiana guidata da Panteno in Alessandria, il Didaskaleion, dove studiò lo stesso Origine. “È più antica della biblioteca di Cesarea anche quella di Gerusalemme, che fu fondata nel 212 dal vescovo Alessandro. A Smirne la comunità cristiana sotto il vescovo Policarpo, che fu ucciso nel 156, disponeva chiaramente di una biblioteca propria, nella quale si trovavano quantomeno i testi di Tanach (dell’Antico Testamento) e forse altri scritti ebraici, i vangeli e le lettere paoline. Smirne possedeva una biblioteca cittadina, della cui importanza parla, già agli inizi del primo secolo, il geografo Strabone. Tutto porta a ritenere che Ignazio, vescovo di Antiochia, avesse anch’egli a disposizione una biblioteca”. – Molto probabilmente in altre località, come a Berea ai tempi di Paolo, esistessero biblioteche collegate alle sinagoghe.
“Insegnare a leggere era uno degli obiettivi centrali della formazione scolastica elementare tra gli ebrei. L’istituzione e l’utilizzo di biblioteche, e soprattutto la loro accessibilità per tutti coloro che fossero seriamente intenzionati, era il caso normale. Non c’erano soltanto la biblioteca del Tempio e le collezioni di sinagoghe, ma anche l’ampia biblioteca di studi a Qumran”.
La condanna e l’aggressione a Paolo da parte degli ebrei di Gerusalemme: “Lo accusavano di avere introdotto nell’atrio interno del Tempio Trofimo, un non ebreo incirconciso, delitto punibile con la pena capitale.
Precedenti in culti antichi. “Secondo il mito, Osiride era stato ucciso e ridotto a brandelli dal fratello Set. Osiride, riportato in vita dal dio Anubi: fu quindi insediato come sovrano del mondo sotterraneo e giudice dei morti. A tutti i defunti era promessa la trasformazione in Osiride e in tal modo il conseguimento, come lui e insieme a lui, dell’eternità. I seguaci di Osiride credono che la vita eterna sia loro garantita nel mondo sotterraneo”. – Iside, sorella e moglie di Osiride, usava la forma introduttiva “Io sono” (ego eimi). Giovanni riferisce che Gesù diceva anche “Io sono…”, riproponendo in greco ciò che Gesù verosimilmente diceva in aramaico. – Petronio, nel Satyricon, parla dei vigili del fuoco in occasione della festa del ricco Trimalcione con la simulazione del suo funerale. Così Tertulliano nel suo Apologeticum (39, 15) quando ironizza sul fumo dei sontuosi banchetti in onore di Serapide (Osiride + Api = Serapide).
“A causa delle misure persecutorie (Diocleziano, III-IV secolo) molti manoscritti antichi sono andati perduti, ma dalla metà del primo secolo in avanti il sistema di raccolta e copiatura era ormai così efficiente che le perdite furono sempre immancabilmente compensate… Alla fine del primo secolo essi (i cristiani) erano presenti nell’Impero romano, ben visibili, disposti al dialogo, equipaggiati culturalmente, esperti nello sfruttamento della rete commerciale e viaria, comunicatori collaudati, che sapevano come si scrive e si fa scrivere, e che erano senza concorrenza nell’approccio pubblico a tutti gli ambienti sociali.
Immagine di Copertina tratta da Gli SAcritti.

