Galizia infuocata

Il 4 Novembre si ricorda ogni anno l’Anniversario della cessazione delle ostilità fra Italia e Austria-Ungheria nella prima Guerra Mondiale. Il conflitto fra Italia e Austria era iniziato il 24 maggio 1915 e si era protratto per lunghi e luttuosi 41 mesi. Per meglio comprendere il ruolo dell’Italia in quella immane ecatombe di uomini, e il sacrificio immane imposto alla popolazione, particolare interesse assume uno sguardo retrospettivo sulla più ampia scena che coinvolse le forze in lotta sullo scacchiere europeo e che portò anche il nostro Paese a entrare nel pieno del conflitto.

Furono inizialmente i Tedeschi a coltivare mire grandiose per la supremazia militare in Europa: neutralizzare dapprima la resistenza francese con una serie di colpi mortali sul fronte occidentale per poi scagliarsi con le proprie forze contro la Russia fino a costringerla alla capitolazione. Le truppe germaniche, infatti, sotto il comando di Helmut von Moltke, si lanciarono contro gli schieramenti francesi nella zona attraversata dalla Marna, il fiume che, a ovest della frontiera con il Belgio, scorre verso Parigi. Gli scontri si protrassero dal 24 agosto a tutto il 13 settembre 1914 quando il generale Joffre riuscì a fermare sulle sponde del fiume l’invasione delle armate tedesche. Joffre aveva agito ponendo in atto una strategia di ritirata in direzione della Senna, inducendo con tale diversione l’ala destra tedesca a non occuparsi più di tanto di Parigi. Ma le orde germaniche puntarono verso sud-est al di là della Marna con lo scopo di sorprendere le truppe francesi, cingerle d’assedio e annientarle. Il generale francese riuscì tuttavia a prevedere le intenzioni degli avversari e a predisporre un assetto difensivo-offensivo che, alla fine, costrinse von Moltke a tornare sui propri passi e ad accontentarsi di sostare sull’Aisne e nella Champagne. Von Moltke, in seguito a questo fallimento, fu destituito dall’incarico e sostituito, il 14 settembre 1914, dal generale Erich von Falkenhayn.

Gli Austriaci, frattanto, miravano a un’offensiva nella Galizia in direzione della Polonia, ma non disponevano di forze sufficienti. Per questo chiesero aiuto all’alleata Germania che, fra l’altro, ne aveva già abbastanza con i problemi contro la Francia. La Germania si limitò tuttavia a inviare a fianco delle armate austriache l’ottava Armata del generale Max von Prittwitz.

Ricordiamo che con la Germania e l’Austria, all’epoca, era alleata anche l’Italia, ma per essa non correva l’obbligo di intervento in quanto, secondo quanto stipulato con l’art. 7 del Patto della Triplice Alleanza firmato il 20 maggio 1882, le forze alleate sarebbero state chiamate ad appoggiare una delle tre qualora questa fosse stata fatta oggetto di aggressione. Non era il caso della Germania né dell’Austria poiché a fare la parte dell’aggressore furono proprio queste due potenze, con il muovere dapprincipio contro la Serbia e il Belgio. L’Italia, dunque, poteva dichiarare la propria neutralità e restare fuori dal conflitto armato.

A questo punto inizia il gioco degli equilibri fra le forze: ognuna delle alleate, Germania e Austria da una parte, Francia, Inghilterra e Russia dall’altra, avrebbe potuto giovarsi dell’apporto di forze da parte delle alleate qualora si fosse trovata seriamente a mal partito. Fu così che la Francia, nel constatare l’aumentato pericolo che premeva sul fronte del confine con il Belgio e nella necessità di alleggerirne la pressione, si rivolse alla Russia perché sferrasse un duro colpo contro la Prussia Orientale: era, questo, un sicuro espediente per indurre la Germania, ora essa stessa sotto la minaccia di invasione, a richiamare una buona parte delle proprie truppe dal fronte francese per schierarle a sbarramento dell’offensiva russa. I Russi risposero affermativamente alla richiesta francese e mobilitarono subito la prima Armata comandata dal generale Pavel Rennenkampf e la seconda Armata del generale Alexander Samsonov. Forse per aver dimostrato eccessiva prudenza, a fronte del pericolo che si stava presentando per le formazioni tedesche, il generale Prittwitz venne decisamente sostituito con quella che diventerà poi famosa, la coppia Hindenburg-Ludendorff. Questi ultimi Signori della guerra, presa in mano la situazione, affrontarono con decisione l’impeto russo neutralizzandolo con i furiosi scontri dell’agosto 1914 a Tannenberg e ai Laghi Masuri. Dal confronto armato uscì vittoriosa l’8a Armata tedesca al comando di Hindenburg il quale, lasciate poche unità a controllare la lenta avanzata della 1a Armata russa di Rennenkampf, spostò le proprie forze a Sud per sorprendere la 2a Armata che, al comando di Samsonov, stava avanzando a Sud dei Laghi Masuri per cercare di aggirare l’ala destra tedesca, senza però aver garantito i collegamenti con la 1a Armata. Il 26 agosto Hindenburg impegnò Samsonov a Est di Tannenberg e tra il 28 e il 29 agosto completò l’accerchiamento della 2a Armata russa tagliandole la via della ritirata. Sul piano tattico Tannenberg fu uno dei più brillanti fatti d’armi della prima Guerra mondiale ed ebbe importanza decisiva nel corso del conflitto sul fronte orientale.

Dopo la vittoria di Tannenberg (26-29 agosto 1914) il maresciallo tedesco Hindenburg e il suo capo di Stato Maggiore Ludendorff concentrarono le truppe contro le forze del generale Rennenkampf che fu attaccato il 7 settembre fra Königsberg e Augustów. Minacciata sul suo fianco sinistro, l’Armata russa del Niemen iniziò il 9 settembre la ritirata. Il giorno 11 si accesero duri combattimenti tra Pregel e Goldap. Il 12 i Tedeschi espugnarono Suwałki e Stallupönen. Il giorno 15 Rennenkampf fece attraversare il Niemen alle proprie truppe, subendo numerose perdite. Non la stessa fortuna arrise al capo di Stato Maggiore austriaco, generale Conrad von Hötzendorf che pagò il tentativo di conquista con una subitanea sconfitta e la perdita di oltre 300 mila uomini. I Russi, intanto, dopo prolungati combattimenti finirono per trovarsi a corto di munizioni e di rifornimenti, anche per via della lontananza dalla loro madre Patria. Incontrò così occasione favorevole, il generale tedesco von Mackensen, a respingere i Russi oltre la Vistola sfondando, con l’11a Armata, a inizio maggio del 1915, la linea fra Gorlice e Tarnow e traendo in prigionia una gran moltitudine di soldati russi: si parla di 200 mila tra morti e feriti e di oltre 250 mila prigionieri. Anche l’11a Armata, per parte sua, perse all’incirca 90 mila uomini.

Furono scontri che lasciarono sui campi di battaglia un vero esercito di morti. A Leopoli, nord dei Carpazi, nel settembre 1914 gli Austriaci avevano perso all’incirca 400 mila uomini. L’anno successivo furono i Russi a dover cedere ai Tedeschi qualcosa come un milione di uomini. Tutto questo succedeva sul fronte orientale. In Francia i disastri non furono certo di minore entità. Qui le mire tedesche di aggressione avevano fatto perno su Verdun. Fu il generale francese Pétain a organizzare una possente difesa che riuscì finalmente a sortire buoni risultati. Per una battaglia che infuriò per lunghi dieci mesi, dal 21 febbraio al 19 dicembre 1916, le perdite furono ingenti, dall’una e dall’altra parte: tra i mesi di febbraio e giugno del 1916 i Francesi persero 350 mila uomini e i Tedeschi circa 280 mila.

Ai primi di luglio gli Alleati (Francia e Inghilterra) scatenarono una grande offensiva sulla Somme, che imperversò sino al mese di novembre, per alleggerire la pressione tedesca su Verdun. Lo scontro si rivelò per gli aspetti propri di una guerra di logoramento che lasciò sui campi martoriati uno stuolo sterminato di vittime per l’una e per l’altra parte in lizza. Furono perdite che ammontarono, per i Franco-Inglesi, a quasi 624 mila uomini, di cui oltre 146 mila i morti o dispersi. Per i Tedeschi è stata calcolata una cifra tra le 465 mila e le 600 mila perdite.

Quando poi toccò all’Italia, dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918, le sofferenze si ripeterono fra i Combattenti, rendendoli via via consapevoli di quale significato potesse essere rivestito il concetto di guerra, l’evento più disumano e diabolico che mente umana perversa possa mai partorire.

In seguito all’attentato di Serajevo l’Austria aveva imposto alla Serbia l’ultimatum il 23 luglio 1914, seguito da una rapida occupazione dell’intero territorio. Nel mese di agosto 1914 il generale austriaco Potiorek, al comando delle Armate 5a e 6a, invase la Serbia puntando su Valjevo, fermato tosto, il 24 agosto, dalle forze del generale serbo Putnik in Bosnia. Non fu, per gli Austriaci, un’avanzata priva di difficoltà: furono successivamente fermati dai Serbi l’8 settembre 1914 a Mitrovica sulla Sava; raggiunsero Belgrado soltanto il 6 novembre. Dopo questi fatti all’Austria capitò ancora la malasorte di subire uno smacco da parte della Russia, proprio sui Carpazi e dovette vedersela contemporaneamente con le azioni ostili sviluppate dai Serbi, subendo nel complesso forti perdite.

Tra il 26 e il 29 agosto 1914, come già accennato, l’8a Armata tedesca dei generali Hindenburg e Ludendorff, nella battaglia di Tannenberg in Prussia, avevano sconfitto i Russi della 2a Armata guidata dai generali Samsonov e Rennenkampf e, dal 9 al 14 settembre, avevano inferto una ulteriore sconfitta ai Russi nella zona dei Laghi Masuri, ancora in Prussia.

La Galizia è una regione situata nella parte settentrionale dei Carpazi Occidentali. Punti cruciali ivi compresi per le imprese di conquista nella Grande Guerra furono Gorlice, Tarnow e, spostata più verso est, Leopoli aspramente contesa fra l’Austria-Ungheria e la Russia. La Galizia si caratterizzò come punto nevralgico per gli equilibri delle forze in lotta, in particolare, per quanto riguarda ciò che andrà a seguire, fra la Russia e gli Imperi Centrali e fra l’Austria-Ungheria e l’Italia. Le vicende storiche ivi sviluppate nel corso della Grande Guerra fecero sì che la bilancia delle fortune-sfortune pesasse ora più ora meno per l’una o per l’altra parte delle forze contendenti e questo alternarsi di eventi favorevoli o sfavorevoli fu alla base di spostamenti massicci di interi reparti dal fronte orientale a quello occidentale e, per l’Austria, a quello con l’Italia: spostamenti necessari per far fronte alle mutate condizioni di supremazia sui campi di battaglia e alla conseguente necessità di colmare situazioni di precarietà combattiva.

Nel 1914 Leopoli costituì l’obiettivo delle Armate russe 3a e 8a. Dopo aver attaccato e battuto la 2a e la 3a Armata austro-ungarica nella zona lungo il fiume Gnila Lipa il 29 e il 30 agosto, i Russi erano avanzati entrando il 3 settembre a Leopoli che era stata sgombrata poco prima. Questa vittoria permise ai Russi il congiungimento con le truppe delle Armate 4a, 5a, 9a mentre Brusilof, fra il 4 e il 12 settembre, completò la conquista della Galizia, dopo un’aspra battaglia sviluppatasi attorno a Leopoli. Gli Austro-Ungarici ripiegarono fino all’alta Vistola e ai Carpazi, con ingenti perdite. Fu una battaglia che impegnò da ambo le parti più di un milione di uomini. L’anno seguente si riprendeva la lotta: il 2 maggio 1915 l’11a Armata tedesca di von Mackensen a Gorlice e la 4a Armata austriaca dell’arciduca Giuseppe a Tarnow causarono ancora il cedimento dei Russi. L’offensiva sferrata nella primavera del 1915, torniamo a dire, portò gli Austro-Tedeschi di Mackensen, il 22 giugno, alla riconquista di Leopoli.

Nei primi giorni dell’aprile 1915 il generale Conrad von Hötzendorf, di lì a poco a capo della “Spedizione punitiva” sull’Altipiano di Asiago, ponendosi sempre più consapevolmente il problema delle ambizioni territoriali avanzate dall’Italia, avvertì il bisogno di rinforzare le difese lungo il confine con l’Italia e a questo scopo decise di ritirare sette divisioni dai Carpazi per dispiegarle contro le minacce italiane. Tuttavia non voleva sguarnire la linea sui Carpazi e in particolare nella Galizia, per non vedersi arrivare addosso il macigno russo. Avanzò pertanto richiesta di aiuto all’alleato Erich von Falkenhayn, capo di Stato Maggiore dell’Esercito tedesco, ma non ottenne risposta positiva: il generale Falkenhayn non vedeva la necessità di quella decisione e, al momento, aveva ben altro da pensare con la spina nel fianco della campagna di Verdun in Francia. Cosicché Conrad fu costretto a racimolare tutto ciò che poteva, a raschiare il barile come si usa dire e si trovò abbastanza a mal partito dovendo quasi fare miracoli con la responsabilità di gestire la lotta su due fronti, quello italiano e quello russo. Il 2 settembre 1915 le avanguardie russe entrarono in Leopoli e Conrad fu quindi costretto a ordinare anche alla 1a e alla 4a Armata di ripiegare precipitosamente verso il confine per evitare di restare tagliate fuori. Venne evitato di stretta misura un disastro completo. Alla metà di settembre l’Esercito asburgico era in ginocchio. Le capacità offensive delle forze armate asburgiche erano virtualmente esaurite.

L’obiettivo della spedizione sull’Altipiano di Asiago era quello di creare interruzione lungo le linee di rifornimento che il Generale Cadorna aveva predisposto per sostenere l’avanzata sull’Isonzo. Nell’attesa della decisione definitiva del generale Conrad, anche Cadorna aveva predisposto un piano di difesa schierando sull’Altipiano dei Sette Comuni mezzo milione di soldati che aveva recuperato parte dalla linea isontina, parte da altri siti in zona di guerra. Era così riuscito a costituire una nuova Armata, la 5a con lo scopo di sbarrare il passo agli Austriaci qualora fossero giunti a minacciare la pianura.

Siamo in piena Strafexpedition, al tempo del tentativo sferrato dagli Austriaci per impadronirsi del Pasubio, fermati sullo Zugna e in Vallarsa. Non riuscirono a superare la linea compresa fra i monti Zovetto, Lemerle, Kaberlaba e Novegno. Il 4 giugno 1916 si avverò un fatto d’armi che poco giovò agli Austriaci, anzi, recò loro mille nuove difficoltà: erano stati i Russi a prendere l’iniziativa, muovendo contro le armate austriache nei pressi di Luck, poco a Nordest di Leopoli. Nell’offensiva russa del 4 giugno 1916 in Galizia il generale Brusilov ricorse allo spiegamento di una tattica del tutto innovativa: quella della concentrazione in alcuni punti scelti con precisione anziché gettare le forze in modo assai dispersivo su tutto il fronte. E ottenne risultati sensibilissimi dopoché si trattò della peggiore sconfitta dell’Esercito asburgico nella Storia militare. Fu un vero disastro per le forze austriache, tanto che Conrad si sentì costretto a richiamare dal fronte italiano una serie di divisioni per opporle all’avanzata russa.

Il 19 luglio 1917, in seguito al fallimento dell’offensiva Kerenskij, mossa dal generale Brusilov, i Tedeschi si gettarono in una poderosa controffensiva sfondando il fronte russo a Zolocev e liberando per l’ennesima volta la Galizia orientale dall’occupazione russa.

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