Onore al 2° Alpini

Il 10 Maggio 2022 ricorre il 140° Anniversario del 2° Reggimento Alpini.

ll 2° Reggimento Alpini fu costituito il 1° novembre 1882 a Bra in provincia di Cuneo. Lo comandava il Colonnello Federico Queirazza ed era composto da tre battaglioni: Col Tenda, Val Pesio, Val Schio.

Trascorsi tre anni appena, i battaglioni sopra nominati lasciarono il posto ai loro paritetici Borgo San Dalmazzo, Dronero, Vinadio. Con l’entrata del nuovo secolo, nel 1904, si verificò un cambio di denominazione per cui il Batt. Vinadio assunse il nome di Dronero, mentre lo stesso Dronero prese il nome di Saluzzo. Il 2° Reggimento Alpini risultava dunque formato, in modo permanente per il susseguirsi della sua Storia, dai battaglioni Borgo San Dalmazzo, Dronero, Saluzzo.

Era il 9 agosto 1910 quando entrò a far parte della Brigata Alpina Julia. L’11 marzo 1926 passò al 1° Comando Brigata Alpina e, corrente il mese di ottobre 1935, venne inquadrato nella 4a Divisione Alpina Cuneense.

Sciolto nel 1974, venne ricostituito il 29 agosto 1992 nei pressi di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) all’interno della Caserma Mario Fiore. Venne finalmente organizzato nel Battaglione Saluzzo con le Compagnie 21a, 22a, 23a, 106a supporto alla manovra, Compagnia Comando e supporto logistico; nel 1997 prese quindi sede nella Caserma Ignazio Vian di San Rocco Castagnaretta (Cuneo).

Il 2° Alpini celebra la Festa del Reggimento il 10 maggio di ogni anno, nella memoria del sacrificio del Battaglione Saluzzo sul Čukla: “La data del 10 maggio 1916 segnò l’inizio dell’attacco italiano. In quel momento sul Čukla stavano saldamente a difesa tre compagnie di Bosniaci, e furono quelle che subirono il fuoco scatenato dalle batterie da montagna della 24a Divisione italiana. Le trincee austriache venivano devastate dai colpi delle artiglierie nell’istante in cui quattro battaglioni di Alpini si appostarono per lanciarsi all’attacco.

Erano trascorse alcune ore di bombardamento intenso, dopodiché irruppero le formazioni di Alpini con in testa il battaglione Saluzzo comandato dal tenente colonnello Luigi Piglione. Non fu un’impresa semplice, perché molti Alpini caddero nell’avanzata sotto i colpi precisi dei Fucilieri imperiali. I battaglioni Saluzzo (22a e 23a compagnia)e Bassano con la 62a avanzarono per la conquista del Čukla. Il Saluzzo e la 62a compagnia del Bassano riuscivano nell’impresa e, nel medesimo tempo, altri battaglioni alpini, il Pieve di Teco, il Borgo San Dalmazzo e l’80a compagnia del Saluzzo erano diretti a occupare la Findenegg Hütte e i forti trinceramenti di Krunn-Bach.

Dopo molto combattere e molto patire, gli Alpini dei battaglioni Bassano e Saluzzo si impadronirono della cima del Čukla, ma soltanto in seguito a un cruento corpo a corpo con i Bosniaci che comportò un rilevante numero di perdite da entrambe le parti. I Bosniaci, già da mesi padroni del monte, finalmente circondati, cedettero le posizioni alla Bandiera italiana che vi tornò a sventolare. Si calcolò che le tre compagnie di Bosniaci avessero subito 250 perdite, metà delle quali costituite da prigionieri. Si stimò che gli Alpini avessero lamentato 534 perdite, ivi compresa quella del valoroso tenente colonnello Luigi Piglione colpito a morte mentre avanzava alla testa del proprio battaglione, insignito quindi di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Gli annali della Grande Guerra riservarono un posto d’Onore particolare alla riconquista del Čukla realizzata il 10 maggio 1916” (da Mario Bruno, La Grande Guerra. Accadde 100 anni fa, IBN Editore, Roma 2019).

Poco oltre il centro carnico di Timau (UD) sorge il Tempio Ossario (vedi sopra l’immagine) che raccoglie le salme di 1484 Caduti della prima Guerra Mondiale, con l’unico tumulo di una Donna, la Portatrice Carnica Maria Plozner Mentil di Timau, colpita a morte il 16 febbraio 1916 in missione di servizio. Qui di seguito riporto i nomi e la data di morte dei Caduti appartenenti al 2° Reggimento Alpini, in Onore e Memoria del loro Sacrificio (dal volume Il Tempio Ossario di Timau, di Rocco Tedino e Mauro Unfer, edito a cura dell’Istituto di Cultura Timavese, 2006):

Albenga Giuseppe, 13-03-1916 – Armando Antonio, 19-06-1915 – Armando Maurizio, 27-03-1916 – Arnaldi Giovanni, 06-07-1915 – Balanzone Giovanni, 05-07-1915 – Ballatore Giuseppe, 23-05-1916 – Banna S. – Barbero Pietro, 19-06-1915 – Barra Giovanni, 22-06-1915 – Basso Giuseppe, 31-05-1915 – Beila Domenico, 14-03-1916 – Beltrando Alessandro, 24-08-1915 – Beltritti Antonio, 02-07-1915 – Beoletto Giovanni, 02-04-1917 – Bernardi Giovanni, 14-05-1916 – Bianchi Michele, 18-01-1916 – Bianco Giacomo, 12-11-1916 – Bianco Natale, 13-09-1916 – Biglione Giacomo, 12-03-1916 – Boasso Giuseppe, Medaglia Bronzo Valor Militare, 12-10-1915 – Boero Bartolomeo, 18-05-1916 – Borelli Giovanni, 16-06-1915 – Borri Luigi, 13-03-1916 – Boschi Luigi – Brezzo Antonio, 10-07-1915 – Brizio Cristoforo, 22-06-1915 – Buoni A. – Camero G. – Castellano Pietro, 12-03-1916 – Cavalleri Giuseppe, 16-03-1916 – Cecolango Pietro – Ceirano A. – Certosio Giuseppe, 13-06-1915 – Cesa Luigi – Chiazza Lorenzo, 13-03-1916 – Damiano Pietro 01-01-1916 – Daniele Lorenzo, 30-08-1915 – Dao Castes Pietro, Medaglia Bronzo Valor Militare, 27-03-1916 – Delfino Giuseppe, 13-06-1915 – Dellarso Pietro – Della Torre Giuseppe, 16-08-1915 – De Maria Antonio, 02-08-1915 – De Paolis – Dutto Giorgio, 10-03-1916 – Fabbro Angelo, Medaglia Bronzo Valor Militare,10-06-1915 – Falco Michele, 05-04-1916 – Ferraro A. – Ferrero Alessandro, 15-05-1915 – Ferro Giuseppe, 07-06-1915 – Gandiglio Mattia, Medaglia Argento Valor Militare, 12-10-1915 – Ghio Antonio, 23-01-1916 – Ghiotti C. – Giona Alberto, 14-06-1915 – Giordano Felice, 02-04-1917 – Giovetti Carlo, 05-07-1916 – Guarena Alberto, 14-06-1915 – Laimeni D. – Leoncino Pasquale, 30-06-1915 – Luisoni Giuseppe, 16-06-1916 – Magliano Bernardo, 23-03-1916 – Marenco Stefano, 06-07-1915 – Marengo Giuseppe, 13-06-1915 – Marino Pasquale, 12-03-1916 – Martini Agostino, 22-02-1916 – Martino Giacomo, 23-02-1917 – Martino Michele, 12-03-1916 – Massaro Alberto, Medaglia Bronzo Valor Militare, 27-03-1916 – Mellano Giovanni, 27-03-1916 – Mellino Secondo, Medaglia Bronzo Valor Militare,27-03-1916 – Moretti Dionigi, 11-06-1915 – Novo Sebastiano, 25-09-1915 – Odetto Giorgio, 17-09-1916 – Olivero Girolamo, 13-08-1916 – Ostrio Sebastiano, 29-03-1916 – Palanca Giovanni, 16-06-1915 – Paruzza Secondo, 12-03-1916 – Paschiero Matteo, 26-06-1915 – Pasero Vittorio, 02-06-1915 – Pellegrino Giovanni, 25-09-1915 – Pira Agostino, 16-06-1915 – Pomero Giorgio, 13-06-1915 – Poncibo Giovanni – Porino Bernardo, 26-09-1915 – Rapallini Attilio, 27-08-1915 – Raso F. – Rei Giovanni, 14-06-1915 – Ribero Giovanni, 27-06-1915 – Roggero Antonio, 17-06-1915 – Rubiolo Stefano – Saretti Giuseppe, 06-03-1916 – Scano Stefano – Soria Florio, 16-10-1916 – Stopiano Eugenio, 12-10-1915 – Tanengo Giovanni – Terzuolo Gaspare, 25-06-1915 – Vassallo Giobatta, 17-08-1915 – Vietti Eugenio, Medaglia Argento Valor Militare, 19-07-1915 – Zonicco B.

In particolare, poiché sono personalmente iscritto all’Associazione Nazionale Alpini come membro del Gruppo Alpini di Barge, mi piace interessarmi degli Alpini Bargesi che militarono nel 2° Reggimento Alpini.

Alpini di Barge: Onorificenze al Valor Militare

Non sempre e non dappertutto si parla dei gravi sacrifici sofferti dai nostri Combattenti sui fronti di battaglia. Tutti si distinsero nell’affrontare i disagi, i pericoli, i rischi sempre presenti e l’incognita angosciante che attanagliava minacciosamente il retaggio di speranze, oscuro compagno di trincea per i nostri Alpini nei momenti che precedevano l’attacco decisivo fra le cime dei monti contesi.

Alcune di queste Penne nere furono riconosciute in particolare per il vigore, l’entusiasmo, il coraggio, l’impeto, l’iniziativa nell’assumere responsabilità e nel prendere decisioni quando la situazione andava facendosi via via più critica. La rimembranza dei sacrifici sofferti da questi nostri compaesani è stata resa possibile grazie all’autorizzazione rilasciata dal Sindaco di Barge a effettuare ricerche nei documenti depositati presso l’Archivio Storico Comunale bargese. Citerò alcuni nomi, nella consapevolezza che le visure a cui mi sono affidato non siano state esaurienti come mi sarei atteso e non siano forse riuscite a colmare alcuni vuoti di informazione.

Barge – Grande Guerra – Motivazioni al Valor Militare – 2° Reggimento Alpini

  • Beltramone Chiaffredo di Barge – MAVM

Alpino Beltramone Chiaffredo di B. Maria, residente in via Gabiola 34 di Barge, matricola n° 69911, trattenuto in prigionia a Mauthausen dal 29 ottobre 1917, vale a dire in seguito alla cosiddetta disfatta di Caporetto (da una comunicazione della Croce Rossa Italiana, protocollo n° 45204 del 20 febbraio 1918).

  • Besso Pianetto Antonio – MBVM

Di Battista e Peiretti Vittoria – Barge, 12-2-1883 – 2° Alpini, Batt. Val Varaita, 221^ Comp. – Matr. 14302/40 – Caduto il 19-3-1916 sulla Cima Cuestalta – Durante un furioso bombardamento nemico, si offriva volontariamente alla ricostruzione di un tratto di traversone rovinato dal tiro avversario. Mentre attendeva, allo scoperto, a tale lavoro, colpito in pieno da un colpo di granata, cadde colpito a morte – Cima Cuestalta, 19 marzo 1916. (D.Lgt. 22 ottobre 1916, B.U. 1916, d. 95, p. 5600). (Protocollo 2° Regg. Alpini n° 584 del 27 marzo 1916).

  • Eula Edoardo – Sottotenente 2° Alpini – MBVM 1915

Di Luigi e di Besso Adele. Nato a Barge il 29-11-1892. Dando bella prova di arditezza e di generoso slancio, si gettava nelle acque del torrente Degano in piena, per salvare un soldato che vi era caduto e che riusciva a trarre in salvo, dopo aver corso egli stesso grave pericolo, perché travolto dalla corrente. – Rigolato (Udine), 8 maggio 1915.

  • Eula Edoardo – Capitano 2° Alpini – MBVM 1917

Di Luigi e di Besso Adele. Nato a Barge il 29-11-1892. Di Casale Monferrato (Alessandria), capitano 2° Reggimento Alpini. – Con grande entusiasmo alla testa del proprio reparto attaccava il nemico superiore in forze e lo metteva in fuga, infliggendogli gravi perdite: bell’esempio ai dipendenti di calma e coraggio. – Montemaggiore (Udine), 26 ottobre 1917.

  • Eula Edoardo – Capitano 2° Alpini – MAVM 1917

Di Luigi e di Besso Adele. Nato a Barge il 29-11-1892, capitano battaglione Alpini “Bicocca”. Dimostrava calma ed eroismo nel sostenere i violenti attacchi del nemico superiore in forze, incitando i suoi dipendenti alla resistenza, finché durante un contrattacco, alla testa de’ suoi, cadeva combattendo da prode. – Morto a Castelnuovo del Friuli, 4 novembre 1917.

  • Gay Andrea – MAVM 1917

Di Giovanni. Nato a Barge il 10-3-1894, soldato 2° Reggimento Alpini, 100a Compagnia, matricola n. 2266. Sempre volontario nei servizi di pattuglia, entrava tra i primi in una trincea nemica. Portava ripetutamente ordini in terreno fortemente battuto. Esaurito il suo compito speciale, ritornava in trincea, dove cadeva mortalmente ferito. – Scudelle, 22 marzo 1917. Morto alla 37a Sezione di Sanità, Ospedale n° 137, Reparto Someggiato.

  • Genovesio Michele – MBVM

S.Tenente 2° Alpini – Barge. Il Decreto Luogotenenziale del 22 luglio 1916 premiava il Sottotenente di Complemento con il conferimento della MBVM (lettera 4 giugno 1918 del Ministero della Guerra – Ufficio Ricompense) – Comandante di un gruppo d’uomini incaricati di raccogliere morti e feriti o di asportare, da una posizione avanzata, quanto rimaneva di materiale servibile, adempiva lodevolmente il compito avuto, attraverso terreno molto difficile e battuto, e, con opportuni mezzi, riusciva ad ingannare il nemico, lasciandolo nella convinzione che la posizione fosse sempre occupata – Punta Medatte, 14 settembre 1915. (D.Lgt. 22 luglio 1916, B.U. 1916, d. 61, p. 3265).

  • Genovesio Michele – MBVM

S.Tenente complemento 2° Alpini – Barge – Comandante di un plotone di riserva, durante un furioso bombardamento, non solo seppe tenere a posto, calmo e pronto, il suo reparto, ma accorse spontaneo, noncurante del pericolo, in zona intensamente battuta, e, con nobile slancio, vi raccolse e curò alcuni feriti e porse gli estremi conforti della religione ai morenti, spinto a tale opera dalla sua duplice qualità di ufficiale e sacerdote – Monte Scarniz, 12 ottobre 1915. (D.Lgt. 20 agosto 1916, B.U. 1916, d. 70, p. 3768).

  • Marconetto Sergente Giorgio – MAVM 1916

Di Francesco. Nato a Barge il 17-8-1890. Sergente 2° Reggimento Alpini, Batt. Saluzzo, 21a compagnia, matricola n. 25955. Coadiuvava il proprio comandante di plotone nel ricacciare l’avversario, che tentava di aggirare la nostra posizione. Ferito una prima volta al braccio, continuava ad avanzare colla squadra, incoraggiandola con l’esempio, finché cadeva colpito a morte. Monte Čukla, 5 maggio 1916.

  • Ribotta Giacomo – MBVM 1917

Di Costanzo. Nato a Barge il 14-6-1893. Soldato 2° Reggimento Alpini, matricola n. 18196. – Facente parte di un drappello di superstiti in un reparto che aveva perduto oltre i tre quinti dei suoi effettivi, con tre successivi contrattacchi ricacciava il nemico superiore di forze e di mezzi e che già aveva posto piede sulle nostre posizioni. – Vidor, 10 novembre 1917. Morto il 11-3-1918 in prigionia per malattia.

  • Sacco Lorenzo – MBVM

Barge – Matr. 32526/40, Alpino zappatore, 2° Alpini, Batt. Monviso – Sempre primo a slanciarsi all’attacco, diede continue prove di sprezzo del pericolo e di ardimento. Si slanciò alla baionetta in una trincea nemica, facendovi dei prigionieri, e, in un successivo contrattacco, cadde gravemente ferito – Monte Magari, 19 giugno 1916. (D.Lgt. 13 maggio 1917, B.U. 1917, d. 36, p. 3255).

  • Carle Giacomo
  • Maccagno Pietro

Militarono nel 2° Alpini. Di loro si sa soltanto che acquisirono la MAVM.

Qui giunti, riporto un articolo apparso sulla rivista l’Alpino del 15 gennaio 1928, dalla penna del Dr. Alessando Radaeli, Tenente in congedo, 21a Compagnia del Batt. Saluzzo, Genova 30 ottobre 1927:

Dove dormono i gloriosi caduti del “Saluzzo”

“Queste righe sono dedicate agli Alpini dei battaglioni che hanno combattuto al monte Rombon, ed in particolare agli Alpini del Saluzzo, il battaglione che silenziosamente e tenacemente ha saputo riconquistare e tenerlo, sotto il tremendo fuoco il Čukla e tenerlo per lunghi mesi sotto il tremendo continuo fuoco nemico. Alpini del Saluzzo, ricordate? Ricordate le giornate di passione del maggio del 1916? I tremendi bombardamenti di preparazione, gli attacchi furibondi del nemico, le mischie a corpo a corpo, sopra un fronte di poche centinaia di metri, continue nelle giornate minacciose e nelle notti buie; sotto la pioggia lacerante e tremenda di granate italiane ed austriache che battevano gli stessi punti in cui fluttuava la mischia furibonda; il terreno sconvolto dai proiettili, i cumuli di cadaveri, i lamenti dei feriti? E poi, dopo pochissimi giorni, gli stessi uomini, i pochi superstiti della lotta, ancora sconvolti dal terrore delle giornate sanguinose, in un balzo sublime di ardimento e di abnegazione, cogli occhi sbarrati e colle ossa percosse dai brividi della febbre, via alla conquista della cima! O soldati del Saluzzo, ricordate voi il vostro Colonnello? Per primo balzò dalla trincea, per primo cadde. È una medaglia d’oro. Poi la gioia della conquista, l’ebbrezza della vittoria; e poi, ancora, la esasperante resistenza sul cocuzzolo pelato e battuto da tutti i punti dell’orizzonte, da artiglierie di tutti i calibri: e morti, morti, morti Capitano Besozzi, Tenente Gallo, caduti dilaniati. Eroi. I mesi della resistenza sulla cima conquistata. Tutti i giorni uno stillicidio continuo esasperante di uomini. Poi il tentativo di conquista della cima Rombon. Poi le continue lotte parziali, fino alla spaventosa ritirata di Caporetto. La tenace vittoriosa resistenza, la ritirata colla morte nel cuore e le lacrime agli occhi.

Alpini del Saluzzo, è un vecchio tenente del vostro battaglione, che rievoca tutte queste vicende girando, in pellegrinaggio devoto nei luoghi che ognuno di noi ha nel cuore. Ed il mio punto di raccoglimento e riposo erano i cimiterini di guerra sparsi nel fianco delle strade e nei canaloni sassosi. In essi gli Alpini del Saluzzo hanno ognuno per lo meno un compagno è giusto che essi sappiano come la memoria dei loro commilitoni sia custodita.

Nel cimitero di Caporetto riposa o vi ha riposato (il che è perfettamente lo stesso) la salma di una medaglia d’oro del Saluzzo il colonnello Piglione. La sua tomba è trascurata, il lastrone di pietra che copre il tumulo è smosso, intorno vi crescono le erbe selvatiche. Nel cimitero, però, ora si lavora quotidianamente per una sistemazione decorosa di tutte le tombe, speriamo che questa si raggiunga rapidamente. Nel cimitero di Serpenizza l’incuria è ancora maggiore, le tombe dei nostri caduti scompaiono letteralmente sotto una rigogliosa vegetazione di erbe selvatiche; sopra alcune lapidi le scritte sono cancellate ed il nome della salma irriconoscibile. Noi abbiamo un nome che ci è particolarmente caro: quello del capitano Besozzi. La sua tomba è ancora, quantunque assalita da erbe alte, abbastanza ben conservata.

Lo sconforto più nero invade il visitatore che si spinge fino al cimiterino di Plusne. Alpini del Rombon, ricordate Plusne? La nostra consueta prima tappa, nella sudata marcia di avvicinamento alle linee del Čukla, una piega del terreno sufficientemente profonda per riparare un battaglione, un canalone bianco, sassoso, che sale su ripido verso il bosco; una strada erta che inizia la ascesa al Rombon. E piccole baracche nere, ricoperte di ruberoide, schiacciate contro il terreno, allineate come soldati, all’inizio del canalone, il piccolo cimitero che accoglierà parte dei nostri morti. Alpini del Rombon, ricordate il nostro cimiterino di Plusne; era una cosa nostra, fatta e curata dalle nostre mani; un piccolo monumentino rozzo che voleva dire il nostro amore ai compagni caduti; esso riceveva l’ultimo saluto ed occupava l’ultimo nostro pensiero quando, spogliati da ogni preoccupazione terrena, salivamo al nostro posto di sacrificio. Ora, il paese di Plusne è tornato a rivivere nel sole, lontano dal canalone tetro; e chi, seguendo i ricordi, si avventura nel luogo che fu per noi di riposo, lascia dietro di sé, coll’ultimo sentiero, ogni traccia di vita. Sorpassate le ultime baite, ci si ritrova di colpo davanti al canalone bianco; ed all’inizio di questo, come una gemmazione del sasso vivo, ci si presenta il nostro piccolo cimitero. Lo spettacolo è di una desolazione paurosa: il cancello è divelto; vi entra dentro liberamente, e come sono entrato io, possono entrare tutti i cani che avessero vaghezza di passeggiare in quei luoghi, moltissime tombe sono smosse, cadenti, corrose e rovinate dalle intemperie; molte lapidi, portanti ancora qualche timida rozza dedica dei sopravviventi al caduto, sono spezzate; il cimitero a poco a poco viene sommerso dalla valanga dei sassi che cadono dalla montagna.

L’insieme della cosa dà al visitatore una sensazione di sgomento e di angoscia indescrivibile: ed è acutissimo, quasi intollerabile, il sentimento di pietà per i poveri eroi sepolti sotto i sassi; e viene quasi naturale il bisogno di prenderli ad uno ad uno e portarli via, accanto ai vivi, perché sentano un poco il tepore del sole ed il profumo dei fiori e perché le loro ossa martoriate trovino un poco di pace nella preghiera degli Italiani.

Ora, amici, io ho scritto queste poche righe per pregare la direzione dell’A.N.A. di volere il modo migliore perché sia provveduto senza indugio: quelle tombe abbandonate pesano troppo sul cuore di ogni Alpino, perché ci si possa attardare ancora.

Si badi bene: io non dico che per i nostri morti in guerra si sia fatto poco: la naturale pietà degli Italiani e l’opera illuminata del Governo Nazionale hanno fatto miracoli anche in questo campo,  per esempio tutti i caduti in linea e da noi sepolti nelle immediate vicinanze della trincea, nei luoghi più pericolosi e più scoscesi, sono stati trasportati in valle e raccolti in un bellissimo cimitero alla confluenza della strada per la Val di Trenta colla strada del Predil; e fiamme verdi e fiamme rosse riposano fraternamente accanto. Ma questo non toglie che vi siano ancora piccolissimi cimiteri quali il nostro di Plusne, (trascuratissimo, ma che per noi Alpini ha un grande valore) che aspettano ancora di essere riordinati e degnamente custoditi. Si provveda rimettendo a posto le tombe, chiudendo il cimitero, affidandone le chiavi al municipio di Plezzo, il quale deve sentire l’obbligo di sorvegliare a che esso non vada in rovina, se questo non è possibile, si tolgano le salme che ancora rimangono, lasciando soltanto un segno che permetta ai sopravvissuti di riconoscere il luogo e di raccogliersi in meditazione sopra i sassi che custodirono le ossa dei compagni caduti. Il riordinamento dei piccolissimi cimiteri di guerra sparsi nei luoghi più solitari rappresenterebbe il completamento dell’opera a cui la nuova generazione d’Italia da molti anni si è accinta”.

A conclusione di questa lunga rassegna sulla fisionomia del 2° Reggimento Alpini desidero attenermi alla testimonianza del Tenente Radaeli Alessandro nella sua dichiarazione alla Commissione Interrogatrice al termine della prima Guerra mondiale.

La parte che segue riporta fedelmente il contenuto della testimonianza, con l’apposizione di alcuni punti interrogativi là dove la difficoltà di decifrazione non consentiva una lettura e una decodifica precisa dei termini.

Cartella di interrogatorio n° 9866 – Ruolino n° 1

Gruppo Alpini Rombon (Comandante: Colonnello Cantoni)

Comandante di Battaglione: Maggiore De Giorgis

21a Compagnia (Comandante: Capitano Giovanni Mauro)

Catturato il 29 Ottobre 1917 – ferito.

Porto Lintanna (?) 6 Dicembre 1918

“Il 24 ottobre 1917, alle ore 1, la 21a Compagnia Alpina lasciava la posizione di Polianika (zona M. Rombon), coll’ordine di portarsi nel più breve tempo possibile a Planina Goricica, a disposizione del Comando di Settore. Le altre due compagnie del Battaglione, dislocate, la 23a a Planina Goricica, la 22a e lo Stato Maggiore alla nostra sinistra, hanno agito separatamente fino alla sera del 24 ottobre alle ore 19, inizio della nostra marcia di ritirata su Passo Prevala.

Verso le ore tre il bombardamento nemico sorprendeva la nostra compagnia in marcia sulla strada di Plezzo. Giungemmo a Planina Goricica verso le dieci del mattino, decimati terribilmente dal fuoco dell’artiglieria nemica. Appena giunti, un ordine del comando di settore ci fa spostare verso il vallone dell’Aquila, a rincalzo immediato della linea del M. Čukla.

Le linee erano così tenute: la destra Čukla dal Battaglione Dronero. Il M. Čukla da un battaglione della Brigata Friuli (?), la colletta Čukla e M. Rombon dal Batt. Borgo S. Dalmazzo. Queste forze (?) hanno resistito a tutti gli attacchi nemici.

Verso le ore 13 (?) un altro ordine ci manda a difendere il bivio (?) Plusne-Rombon-Krnica, sulla mulattiera che congiunge le nostre retrovie colla linea di M. Rombon. Il bombardamento è del tutto cessato. Ci accorgiamo che il nemico ha sfondato la nostra linea nella conca di Plezzo e vediamo avanzare in fondo valle battaglioni nemici. Il comando di settore viene subito avvisato. Verso le ore 18 il Colonnello Cantoni ordina di ritirarci a passo Prevala (Carnia). Tutte le truppe del gruppo s’incolonnano nel vallone dell’Aquila. Qua il battaglione si riunisce di nuovo. Camminiamo tutta la notte alla quota di circa 2200 m. sotto la tormenta, attraverso immensi nevai. Molti soldati, specialmente nell’ultimo tratto, cadono assiderati. Il freddo è intenso. Arriviamo la mattina del 25 verso le ore sei a Passo Prevala. Vengono occupate le posizioni più adatte ad una resistenza. Verso le ore 17, seguendo passo passo le nostre truppe di copertura, arrivano le avanguardie nemiche: dopo mio (?) fuoco, sono fermate.

Le truppe del gruppo occupano la linea nel seguente ordine: Un plotone della 21a Compagnia, forcella sopra Posic (Povic?), in collegamento colle truppe di sella Rombon: un altro plotone della stessa compagnia forcella sopra Medun; gli altri plotoni di rincalzo. Il plotone di forcella sopra Medun era collegato a sinistra con quello di forcella sopra Posic, a destra colla 22a Compagnia Alpina che occupava il Passo Prevala in unione ai resti del Battaglioni Borgo S. Dalmazzo e Dronero. La 23a Compagnia venne mandata a presidiare il rifugio Canin. Di lei non si ebbe più notizia.

La notte del 25 passò tranquilla. Il giorno 26 a… mutamento nei comandi: il Colonnello Cavalzerani (Cavarzerani), comandante il Settore di Passo Prevala, ed il Maggiore De Giorgis scendono in valle: il comando del gruppo in linea viene preso dal Maggiore Intini comandante il Battaglione Borgo S. Dalmazzo. Il comando del mio battaglione viene assunto dal Capitano Mauro. Io prendo il comando della 21a Compagnia.

Il giorno 26 trascorse tranquillo. Malgrado ciò, moltissimi uomini vennero messi fuori combattimento dal freddo e dalla fame: i casi di congelamento erano numerosissimi. Il 26 sera un tentativo nemico di sfondare la nostra linea fu nettamente respinto. Gli altri due plotoni della mia compagnia vennero mandati di rinforzo a quelli delle forcelle.

Il 27 mattina, alle ore sei, il nemico attaccò con numerose forze, che poi abbiamo saputo ammontare a tre reggimenti, le nostre posizioni. Malgrado l’esiguo numero, la stanchezza grande dei soldati, la scarsità di munizioni, il nemico, dopo tutta una giornata di sanguinoso combattimento, frequentemente a corpo a corpo, fu rigettato con gravissime perdite. Nelle prime ore di lotta fui ferito da schegge di pallottola al viso ed al collo: rimasi al mio posto.

L’animatore della difesa fu il Capitano Mauro, comandante il Battaglione Saluzzo. Egli molte volte si gettò personalmente, alla testa di una sezione pistola, fuori dalle linee, per prendere d’infilata reparti nemici che più ci minacciavano. Quando già il combattimento era cessato ed il nemico in ritirata nelle sue posizioni di partenza, lasciando sul terreno i numerosi feriti, ci venne l’ordine (erano circa le 18) di tener pronte le truppe per ritirarci a Sella Buia, a nuovo ordine.

Il nemico aveva sfondato in Val Seebach. Alle ore 20 ci fu trasmesso l’ordine di ritirata, avvisandoci che probabilmente ci era già chiusa ogni via (?). Venne presa la decisione dal comando di aprirci il passo colle baionette. Partimmo: la via era ancora libera, ma la marcia fu disastrosa; numerosissimi uomini caddero assiderati, vinti dal freddo, soffocati dalla tormenta. Lo stato di chi arrivò a Sella Buia era pietoso. Arrivammo alle ore 5 del 28. Qua trovammo ancora il Maggiore De Giorgis che prese di nuovo il comando del Gruppo. Appena arrivati, furono messe vedette, furono mandate pattuglie in valle per prendere collegamento colle truppe che tenevano (?) la linea: molte non tornarono; altre riferirono che nessun reparto si trovava; nella mattinata fu mandato in valle il Battaglione Borgo S. Dalmazzo, ma anche di lui non avemmo più notizie. Eravamo isolati. Val Resia sembrava già occupata dal nemico. Soltanto il 29 verso mezzogiorno ricevemmo l’ordine dal Maggiore De Giorgis di ritirarci su Chiusaforte, unica nostra via di ritirata.

Abbandonammo i congelati e scendemmo coi pochi uomini che ancora potevano reggersi in piedi. Dopo circa un’ora di cammino le pattuglie avvertirono di aver avvistato truppe nemiche. Probabilmente anche la strada di Chiusaforte era già occupata. Per cercar di forzare la linea nemica sfuggendo alla sorveglianza del nemico stesso, io con altri ufficiali e pochi soldati validi ci gettiamo nel bosco e facciamo sei ore di parete, ci portiamo sopra Chiusaforte: i ponti erano ancora intatti, contadini coi loro buoi sembrava andassero al lavoro. Affannosamente corriamo colle ultime nostre forze verso quelle che a noi sembrano le nostre linee: ma, quando già eravamo in valle, un gruppo di soldati nemici si slanciarono su di noi. Erano rimasti con me due ufficiali e due soldati: ci difendiamo colle pistole e colle baionette; ma, soverchiati dal numero stragrande del nemico, dovemmo arrenderci.

Erano presenti alla mia cattura il Capitano Giovanni Mauro ed il Tenente Giosuè Bernasconi, un caporal maggiore ed un soldato.

Venimmo accompagnati da un Maggiore comandante un Battaglione che transitava di lì, ci domandò se erano stati i nostri battaglioni a resistere a Selle Prevala. Ci salutò, lasciandoci le armi. Fummo accompagnati a piedi fino a Tarvis, valicando la Sella Nevea e passando da Raib (Haib?), dove un colonnello comandante la tappa ci fece consegnare le armi, dicendo di non poterle lasciare a nessuno. A Tarvis, dopo una notte passata in una caserma, stesi sulla paglia, doloranti per le ferite e la febbre, ci fecero prendere, il giorno 1 Dicembre, il treno per Mauthausen. Viaggiammo in vagoni di 3a Classe. A Mauthausen mi fermai dieci giorni, poi venni inviato al campo di Hart bi Amstetten. Dopo sei mesi, nel giugno del 1918, passai al campo di Sigmundsherberg.

In questo campo ci siamo liberati il 1° novembre 1918, disarmando le sentinelle. Già da allora l’impero austriaco era in completa dissoluzione. Sono rimpatriato con treni ordinari, facendo la linea Vienna-Trieste. Entrai nel territorio del regno a Trieste, il 25 novembre sera. Mi sono presentato al comando militare il 26 mattina. Imbarcato il 28 sul vapore “Malpanese” (?). Arrivai ad Ancona il 29.

Tenente Alessandro Radaeli – Studente in medicina 4° anno”.

Annotazioni conclusive sulla Cartella di Interrogatorio:

Campo Raccolta Prigionieri rimpatriati – Portocivitanova     19-XII-18

Riferisce di essere stato ferito combattendo a Passo di Prevala da scheggia di pallottola di fucile al collo e al sopracciglio S. il 27-X-17.

Ferite superficiali alla cute e tegumenti al sopracciglio e… S. residuandi piccole cicatrici appena visibili.

Curato ambulatoriamente a Mauthausen durante (?) 15 giorni.

Diagnosi: Postumi: cicatri… sopraciglio S. e collo.

L’Ufficiale Medico S. Ten. E Binetti (?)

Visto: 21a Compagnia L’Ufficiale Interrogatore: Colonnello Carolaiti (?)

Sempre in tema di 2° Reggimento Alpini dispongo di elenchi di Caduti sepolti provvisoriamente nei pressi dei teatri di battaglia dei Monti Cukla e Rombon e di elenchi dei Cimiteri di Alpini del 2° Reggimento in Carnia, da Arta a Villa Santina. Questi elenchi mi sono stati trasmessi gentilmente dal ricercatore Massimo Peloia di Saronno, autore del volume 1915-1917. Destinazione Rombon; mi esimo dal pubblicarne i contenuti a motivo della eccessiva copiosità dell’informazione.

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