Patologia tutta italiana

Corruzione in Italia e non solo

Si vengono a conoscere i risultati di uno studio europeo: in fatto di corruzione il nostro Paese è il peggiore tra quelli occidentali e con il denaro che viene sottratto alla comunità si potrebbero risolvere le principali emergenze sociali.

06 dicembre 2018. Da una descrizione di Federica Bianchi: È l’Italia il Paese con il più alto livello di corruzione in Europa. Almeno in termini assoluti e non in percentuale al Pil. Ogni anno perdiamo infatti 236,8 miliardi di ricchezza, circa il 13 per cento del prodotto interno lordo, pari a 3.903 euro per abitante. La cifra della corruzione, già impressionante di per sé, è due volte più alta di quella della Francia, pari a 120 miliardi di euro e al 6 per cento del Pil e di quella della Germania, dove la corruzione costa 104 miliardi di euro (il 4 per cento del Pil).

Questi sono i numeri contenuti in uno studio pubblicato dal gruppo dei Verdi europei basato sulle analisi condotte dalla Ong americana RAND per il parlamento europeo, relatrice la deputata 5 Stelle Laura Ferrara.

Complessivamente l’Unione europea perde per corruzione 904 miliardi di Euro di prodotto interno lordo se si includono nel calcolo anche gli effetti indiretti, come le mancate entrate fiscali e la riduzione degli investimenti esteri. Tanto per mettere le cifre in contesto: porre fine alla fame del mondo costerebbe 229 miliardi; fornire educazione primaria a tutti i bambini dei 46 Paesi più poveri del globo 22 miliardi; 4 miliardi per eliminare la malaria; 129 miliardi per offrire acqua pulita e fognature a tutti gli esseri umani.

In Europa le persone non credono che gli sforzi del governo per combattere la corruzione siano efficaci e le uniche istituzioni di cui hanno fiducia a larga maggioranza sono le forze di polizia. La fiducia nelle istituzioni europee poi è bassissima: si ferma al 4 per cento.

All’interno della Ue, il Paese più corrotto in termini di perdita percentuale del prodotto interno lordo è la Romania, con il 15,6 per cento di perdita del Pil. Non è un caso. Il suo governo socialista, che sta per presiedere il prossimo semestre dell’Unione, è da tempo nel mirino della Commissione e del parlamento europeo per le misure legislative prese con lo scopo di coprire la corruzione. E la mancanza di lotta contro la corruzione è stata al centro di uno dei rapporti più duri inviati recentemente da Bruxelles a Bucarest.

Più in generale, la corruzione sembra essere un vero problema per l’Europa dell’Est, oltre che per l’Italia: Bulgaria, Lettonia e Grecia perdono circa il 14 per cento di Pil ogni anno, la Croazia il 13,5 per cento, la Slovacchia il 13, la Repubblica Ceca il 12.

Al contrario, è l’Olanda – una notizia che non dovrebbe essere una sorpresa per chi segue le vicende europee – il Paese più virtuoso. Qui la corruzione vale solo lo 0,76 per cento del Pil (circa 4,4 miliardi di euro). Sul podio sono anche Danimarca e la Finlandia, 4 miliardi entrambe, rispettivamente il 2 e il 2,5 per cento del Pil. E non se la cava male nemmeno il Regno Unito dove la corruzione ruba al Pil “solo” il 2,3 per cento, ovvero circa 41 miliardi di euro.

Con riferimento al nostro Paese, lo studio mette in evidenza come le risorse così sprecate potrebbero da sole risolvere le maggiori emergenze sociali. La perdita di ricchezza dovuta alla corruzione è infatti pari a oltre una volta e mezza il budget nazionale per la sanità pubblica; a 16 volte gli stanziamenti per combattere la disoccupazione; a 12 volte i fondi per le forze di polizia e addirittura è di 337 volte più grande della spesa per le abitazioni sociali. Per non parlare degli investimenti sull’istruzione, nota dolente, che con quei soldi potrebbero essere più che triplicati. Infine, se quei 237 miliardi fossero distribuiti agli italiani basterebbero per dare a oltre il 18 per cento della popolazione 21mila euro l’anno, la media nazionale.

Inoltre per la metà degli stati europei (Italia, Bulgaria, repubblica ceca, Croazia, Cipro, Grecia, Ungheria, Lituania Lettonia, Romania, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna) l’80 per cento degli abitanti ritiene che la corruzione sia un fenomeno diffuso nel loro Paese al punto che la maggioranza di loro non la denuncia.

È questa un’abitudine al peggio che viene ribadita anche in un sondaggio condotto da Eurostat nel 2017, secondo cui il 55 per cento degli intervistati riteneva che l’alto livello di corruzione fosse peggiorato negli tre anni precedenti e il 30 per cento che fosse rimasto allo stesso livello. Solo il 4 per cento pensava che fosse diminuito. E difatti l’89 per cento degli italiani pensa che la corruzione sia estremamente diffusa nel Bel Paese, con l’84 per cento convinto addirittura che faccia parte della cultura d’impresa del Paese.

Ma c’è un segno di speranza. Secondo il 79 per cento la corruzione non è un fenomeno accettabile e dovrebbe essere combattuta aggressivamente. Se solo lo Stato lo volesse.

Da molte delle fonti di informazione diramate quotidianamente si apprende che stiamo bruciando un Paradiso terrestre. Sì, perché tante risorse vanno in fumo, quante basterebbero per lenire i più pesanti mali sociali da cui siamo affetti.

La corruzione, si dice, è un male endemico per l’Italia; si esprime tuttavia in cifre difficilmente quantificabili, ma ciò non toglie che il fenomeno abbia comunque risvolti paurosi, perché negli ultimi tre anni si dice, secondo alcune stime, sia aumentato nella misura del 74%. C’è chi valuta che, prendendo per buoni i calcoli della Corte dei Conti, la corruzione sarebbe responsabile del 40% di spesa in più nei contratti per opere, forniture e servizi pubblici dello Stato. A conti fatti e tenendo nella dovuta considerazione tutta la corruzione orientata a non pagare le tasse o ad avere la prestazione che si deve ricevere, ma che non la si riceve, alcuni osservatori stimano una cifra di 230 miliardi con una perdita di competitività del sistema Italia di circa 600-700 miliardi. Se, poi, aggiungiamo i miliardi di Euro che le banche creerebbero dal nulla ogni qualvolta concedano un prestito o un finanziamento trascurando di mettere tale capitale a bilancio, come si legge da alcune fonti informatiche, ecco un’altra truffa che allo Stato Italiano costa circa 600 miliardi di introiti non riscossi all’anno.

Fatto un rapido calcolo, benché i numeri citati vadano presi a ogni modo con le dovute riserve, non si può negare che una enorme quantità di denaro finisca nei luoghi sbagliati e vada sprecata, deprivando e impoverendo ulteriormente le zone e le fasce del bisogno. Recuperando le somme di cui ho fatto cenno è innegabile che si potrebbero debellare piaghe sociali come la fame nel mondo, la mancanza di istruzione e di formazione in dimensione evolutiva per i bambini dei Paesi più poveri, la malaria e altre malattie letali, la carenza di acqua pulita e di impianti igienici, le spese folli per gli armamenti, arrivando a impiegare appena la metà all’incirca di quella bella cifra sopra accennata di 904 miliardi. L’altra metà potrebbe essere utilizzata per la sanità, per la ricerca medica e scientifica, per la costruzione e l’attrezzatura avanzata di strutture ospedaliere, per l’edilizia scolastica, per la lotta agli inquinamenti e al surriscaldamento del Pianeta, e ancora se ne avanzerebbe. Insomma, abbiamo dinanzi a noi la possibilità di creare, sulla nostra Madre Terra, un ambiente vivibile e gradevole, scevro da ingiustizie e da conflitti distruttivi, con una popolazione globale improntata alla collaborazione e all’operosità. Se, ancora, a quei 236,8 miliardi di cui dicevo vogliamo aggiungere il denaro perso con le evasioni fiscali (c’è chi le quantifica nella somma di 300 miliardi l’anno), con le esportazioni di valuta all’estero, con gli sprechi in politica e nella pubblica amministrazione, vero è allora che potremmo pensare a una vera valle dell’Eden, dove le sofferenze non cesserebbero di infierire del tutto e definitivamente, ma dove incontrerebbero seri ed efficaci rimedi per ridurne le dimensioni alienanti. Purtroppo, però, siamo fermi al punto di constatare che vige ancora, per lo più e diffusamente, un’abitudine al ribasso, come un atteggiamento di rassegnazione coatta e di adeguamento a ciò che va accadendo contro ogni principio morale. Le istituzioni in tutta Europa, quelle che dovrebbero godere di maggior credito, si attirano invece un forte carico di sfiducia, la gente ci crede sempre meno o non ci crede più. Ma ciò non toglie che una notevole fascia di persone, che arriva al 79%, veda nella corruzione un fenomeno perverso da abbattere e sia convinta che la dinamica aberrante potrebbe essere contrastata e annientata con l’uso della forza, ma per questo occorrerebbe la ferma volontà dello Stato, volontà che, a vedere da come si risolvono le situazioni, non c’è. Su un lato per così dire opposto della società vediamo i singoli che, al richiamo di accorrere per un’emergenza, rispondono con immediatezza e con un cuore grande così. Ne abbiamo un fiero esempio nella 30a edizione della raccolta fondi organizzata da Telethon per sostenere e finanziare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare: la mattina dell’antivigilia di Natale 2019 si leggeva su Televideo il raggiungimento di una cifra pari a 45 milioni di Euro di offerte inviate. Una breve e piccola riflessione: 45 milioni sono un atto eroico che parla della generosità e della sensibilità umana della gente del volgo, attenta alle sofferenze altrui, ma sono sempre la punta di un iceberg se confrontati alla massa di denaro annualmente sprecata e quindi inutilizzata per scopi sociali, di gran lunga superiore, diecimila, ventimila volte di più, che sarebbe sufficiente a cancellare ogni genere di problema planetario se fosse utilizzata con un minimo di intelligenza e con un pizzico appena di amore per il prossimo.

E, allora, che cosa vien da dire ai politici che si perdono in fallaci diatribe, fingendo di agire su uno scenario inattendibile, inventando e intessendo liti imperiture da “pesci in faccia”, in un ambito ristretto di interessi circoscritti, quando non c’è chi non sappia che nessuno di loro si muoverebbe se non fosse per un tornaconto personale immediato e sicuro? La politica, mi chiedo, quella vera, una delle espressioni più nobili dell’uomo sociale, che volge alla tutela del bene di tutti in modo assolutamente disinteressato, dov’è finita? Me l’hanno ammazzata, me l’hanno distrutta. Al suo posto, facilmente come la zizzania, alligna la corruzione, e il volgo soffre languendo pagandone il diffondersi e le conseguenze nefaste, senza la possibilità di imprimere una svolta decisiva all’andazzo devastante che lo travolge. Ne provo profonda vergogna.

Ecomafia in Italia

La nostra bella Italia non si liberà più dal cancro della mafia. È Legambiente a comunicare che l’Ecomafia in Italia ha realizzato un giro di affari, quasi 20 miliardi nel solo 2019. Negli ultimi cinque anni la cifra ha raggiunto la soglia di 419,2 miliardi, distribuita fra 371 clan mafiosi nei settori dei rifiuti, del traffico di animali, dello sfruttamento delle energie rinnovabili, nella distorsione dell’economia circolare. Che questa serie di interessi si vada estendendo ad altri ambiti più ancora promettenti? Questo sostengo perché c’è di mezzo il clima in rapida mutazione.

Da una parte siamo informati dalla dichiarazione del presidente della Consiglio europeo, Charles Michel, sull’accordo raggiunto nella Comunità Europea per il taglio delle emissioni: “Abbiamo deciso di tagliare le emissioni di almeno il 55% entro il 2030”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen aggiunge: “Un percorso chiaro verso la neutralità climatica nel 2050”. Per altro verso viene data conferma della riduzione del 60% che ha colpito i ghiacciai alpini negli ultimi 150 anni. Si stima che nel giro dei prossimi 20 anni la Marmolada potrebbe essere completamente disciolta e priva di ghiacciai. Il dossier 2020 di “Carovana dei Ghiacciai” di Legambiente dipinge una situazione generalizzata all’intero arco alpino, più critica in assoluto nel settore orientale dove, appunto, si trova la Marmolada, nel Trentino. Già in Lombardia è passato il 2018 come Annus horribilis, allorché corsero gravi rischi di perdere le masse di ghiacciai le cime dell’Ortles, dell’Adamello e del Bernina.

È qui che intravedo, nelle mire delle organizzazioni ecomafiose, nuove opportunità di intromissione che consentano di mettere in moto affari lucrosi per realizzare facili guadagni. Fondono i ghiacciai, a ritmo crescente, verrà a mancare l’acqua per l’agricoltura, per la produzione industriale, per gli agglomerati cittadini. Sarà nuova e triste crisi. E qualcuno che già starà rizzando le orecchie per macchinarvi sopra tresche di qualche genere già ci sarà. Dovremo stare molto attenti.

Mafia Capitale  

10 Dicembre 2014, l’affare “Mafia Capitale”. Il Governo annuncia provvedimenti severi e misure più restrittive per combattere la corruzione in Italia. Viste in proporzione al marcio che è stato scoperto e allo scandalo che è stato sollevato, le deliberazioni assunte a risanamento dell’assetto sociale italiano mi sembrano ben poca cosa, poco più che tamponi temporanei utili forse soltanto per tenere a bada la rabbia di tanta gente che vive nell’ingiustizia, soprattutto di chi fa fatica a procurarsi lo stretto indispensabile per il solo campare e si vede insultato, sbeffeggiato da quell’orda di ladri altolocati e di profittatori del bene comune. Questi ultimi si sono infangati di atti criminali infiltrandosi in affari che hanno procurato loro l’accumulo di fortune per vie illecite, illegali. A loro interessa soltanto l’arricchire le proprie tasche, acquisire potere economico e posizioni sociali di privilegio tali da garantire una certa intoccabilità. Si sono dunque spinti sino ad appropriarsi delle ricchezze che loro non appartengono, a corrompere e a farsi corrompere per portare in casa tanto denaro. Ed è questo il ganglio nervoso sul quale si deve intervenire. Chiudere i malfattori in galera serve a poco: dobbiamo per giunta anche mantenerli e, quando usciranno, il loro impero dell’inganno e della frode sarà più saldo che mai. Inasprire le pene, pure questo, sortirà risultati di poco conto, perché sarà come un cerotto applicato su una ferita purulenta, per nulla risolutivo nella ricerca di un risanamento definitivo. 
Io credo che si debba rivolgere contro i criminali la stessa arma di cui essi si sono serviti nel loro comportamento delinquenziale, perché costoro sono i veri traditori della Gens Italica, dell’Italiano lavoratore e onesto che vuole poter avere fiducia nella giustizia sociale e nell’operato delle istituzioni. E come traditori, come accaparratori di beni appartenenti alla comunità tutta ossia al popolo Italiano, vanno perseguiti con la severità e la determinazione che il loro esecrabile comportamento merita. 
In primo luogo, pertanto, eliminazione totale degli indulti, delle amnistie, delle riduzioni di pena. Poi, basta con i termini di prescrizione: allungare la scadenza di questi termini non avrebbe effetto alcuno; chi detiene fortune economiche in cassaforte sarà sempre in grado di pagare fior di avvocati i quali troveranno comunque le motivazioni adeguate a procrastinare le assise di giustizia sino al decadere dei tempi, e il reato andrà in prescrizione. 

Non rimane altra soluzione, penso, che ricorrere a rimedi drastici, di taglio chirurgico per spiegarmi meglio. Ossia, chi ha rubato dal bene comune, chi ha agito nel giro della corruzione deve essere buttato fuori d’Italia, da non considerarsi più cittadino italiano, ma marchiato con l’incriminazione di alto tradimento. Buttato fuori, sì, ma intanto la Giustizia dovrà costringere il reo a restituire tutto il mal tolto, non al 100%, ma al 200% a titolo di ammenda. Ovviamente, la concomitante esclusione dal rivestire cariche politiche e pubbliche per il resto della vita. Se non sono sufficienti i contanti per le riparazioni del danno, allora si può ricorrere alla confisca dei beni, nel computo delle fortune illecite complessive di cui il condannato ha goduto nel tempo. 

Non abbiamo altra scelta se vogliamo un Paese pulito da consegnare ai nostri figli. Giustizia, dunque, nei confronti dei malavitosi di professione, e sicurezza nei confronti dei molti, troppi casi isolati di violenza e sopraffazione, perché ognuno possa godere di un minimo di serenità e percepire riconosciuta la propria dignità di persona umana. È quanto voglio chiedere a questo nostro Governo.

Il potere domina il mondo

Quel che succede nel Medio Oriente e, nel 2022, in Europa sulla scia degli interessi economici legati alla distribuzione del gas, ci dà la misura degli equilibri-disequilibri di forze nell’ottica del potere planetario in mano agli uomini. Per accondiscendere a un desiderio di analisi culturale della questione mi piace ricalcare le tracce lasciate da Aldous Huxley nel suo accattivante lavoro “La Filosofia Perenne”. Ne riporterò pertanto alcuni brani, concedendomi alcuni spazi per parafrasare a modo mio.

Chi ama il potere, dice Huxley, quanto più invecchia tante più possibilità incontra di farsi indulgente di fronte alle proprie colpe. Per di più, quanto più si assoggetta alle tentazioni, senza soluzione di continuità, tanto più ricche di fascino tali tentazioni appariranno ai suoi occhi. La vecchiaia, peraltro, non ci pensa punto a stabilire una pietosa tregua ai vizi di chi ama il potere, anzi tende a intensificarli creando occasioni più facili per soddisfare le brame individuali più ampiamente e in modo ancor più spettacolare. Questo sarebbe il motivo per cui, e qui Huxley cita Acton, “tutti i grandi uomini sono malvagi”. Dobbiamo dunque farci di meraviglia se in una massa di casi l’azione politica intrapresa, non già finalizzata al pubblico bene, ma solo e soltanto per gratificare la brama di potere dei malvagi, si rivela così spesso come “strumento di autorimbecillimento, oppure nei termini di un’opera semplicemente disastrosa?”. Il problema del potere, afferma ancora Huxley, non trova soluzione. L’esperienza ci suggerisce che un autentico autogoverno è possibile solo se si riferisce a piccolissimi gruppi, ma per altro verso “le società, considerate su scala nazionale o sopranazionale, saranno sempre governate da minoranze oligarchiche i cui membri arrivano al potere perché hanno sete di potere”. Il problema, pertanto, si autoriproduce e, dal momento che non potrà essere risolto se non dal genio di persone dotate di eccelse virtù morali, continuerà senza limiti a influire negativamente sulla vita degli uomini. Non possiamo dunque aspettarci che le società globali del futuro siano molto migliori nei confronti diretti con le società del passato nei loro periodi storici più felici seppure brevi.

Non resta, allora, che prendere in mano la lente, ma che sia molto potente, e con quella andare alla ricerca di persone dotate di eccelse virtù morali…

Immagine di copertina tratta da The Policy Times.

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