Non ti ricordi…quel mese…di aprile

Non ti ricordi…quel mese…di aprile… Così un verso della canzone composta dagli Alpini italiani nel rievocare l’imminenza della partenza per la Grande Guerra. Era l’epoca in cui si stava per verificare una svolta negli equilibri di forze fra potenze limitrofe, così come accadde per la disputa territoriale fra Italia e Austria. Come è dato leggere nel riassunto della Relazione Ufficiale Austriaca, a metà febbraio del 1915 già l’Italia aveva avanzato proteste onde prevenire qualsiasi azione offensiva nei Balcani, dove la tensione tra Austria e Serbia aveva raggiunto l’apice. Ma ancor prima, l’11 gennaio, il Governo italiano aveva rivolto a Vienna una richiesta ufficiale perché le fossero cedute Trento e Trieste, territori notoriamente al di qua dei confini naturali, richiesta fortemente appoggiata dalla Germania nel novero delle proprie rivendicazioni territoriali. Fu così che l’Italia poté presentare a Londra, il 9 marzo, un promemoria portante le richieste volte a un’entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria. In seguito alla stipulazione del Patto di Londra, avvenuta il 26 aprile 1915, l’Italia si trovò a fronteggiare il potente Esercito austroungarico. Ma la situazione era andata deteriorandosi già dall’anno precedente, quando sia l’Italia sia l’Austria avevano dato il via a preparativi nell’imminenza del volgere avverso dei fatti storici.

Fu dunque affidato l’incarico al generale Rohr, da parte austriaca, di “studiare, predisporre e organizzare in modo rispondente alla situazione d’ogni momento la difesa dell’Impero sulla nostra [austriaca] frontiera sud-occidentale, nelle condizioni attuali”.  I 40 battaglioni con pezzi di artiglieria disposti dal gen. Rohr a presidio del Tirolo meridionale, della Carinzia e della regione che copre il tratto dal Monte Nero al mare potevano facilmente essere rinforzati sino a un’entità di 200, con il concorso di forze tedesche, slovene e croate delle regioni meridionali. Alla data del 30 aprile il gen. Rohr poteva contare su una forza di 36 battaglioni rinforzati da 96 pezzi efficacemente protetti da una solida rete di fortificazioni sebbene l’armamento, l’equipaggiamento e le dotazioni fornite ai combattenti non fossero del tutto adeguati alla situazione incombente. Entrante il nuovo anno 1915 l’Austria avvertiva sempre più prossima la minaccia italiana, ciò che la indusse a intensificare le opere di difesa sulla linea del fronte. Nello stesso tempo si dava impulso all’organizzazione dell’esercito: il gen. Rohr, equiparato ora a comando d’armata, sotto l’egida del capo di Stato Maggiore, il gen. Scotti, raggiunse la forza di 122 battaglioni con 9 squadroni e 49 batterie. Nonostante le insistenze del ministro austriaco Burian per una soluzione pacifica, il gen. Rohr proseguì nell’azione preventiva, con l’approvazione del Comando Supremo. Complessivamente, sulla fronte del XII Corpo d’Armata italiano, erano schierati a baluardo della displuviale alpina: 41 battaglioni e 189 pezzi d’art. (126 di piccolo calibro, 55 di medio e 8 di grosso). Fronteggiavano il XII corpo le divisioni 48a (Fml. Gabriel), 94a (Fml. Kuczera) e 92a (magg. generale Fernengel) del gruppo Rohr.

(Tratto da Mario Bruno, Il Battaglione Saluzzo. Storia e gesta dalla nascita a oggi, 2013)

Immagine di Copertina tratta da Difesa OnLine.

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