Qualche problema per aria

Nella nostra società la politica quotidiana non è riuscita a risolvere i mali endemici che ci sovrastano: c’è ancor sempre qualche problema per aria a lasciarci turbati. Proviamo a fare una breve trasvolata fra i problemi che ci toccano più da vicino.

I nostri bambini. Le violenze inflitte a minori sono aumentate in periodi di Lockdown. Ne sono vittime 1.260 bambine e 1.117 bimbi. Un batterio killer miete vittime fra i piccolissimi: sono sette gli indagati a Verona nell’ambito dell’inchiesta sull’infezione da Citrobacter all’Ospedale della Mamma e del Bambino dove 89 neonati sarebbero morti o rimasti danneggiati dall’infezione. L’evento si configura come reato di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi e gravissime.

I nostri ragazzi. Il 6 ottobre 2021 i mezzi di informazione citano una relazione dell’Unicef: disturbi mentali per il 15% dei giovani. Più di un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni di età convive con un disturbo mentale diagnosticato e tra questi 89 milioni sono maschi e 77 milioni femmine. Si parla di un disagio tormentoso che a volte si fa insopportabile e che porta quasi 46 mila adolescenti ogni anno a togliersi la vita, uno ogni undici minuti. Ansia e depressione costituiscono il 40% dei disturbi, con la maggiore incidenza in Medioriente e Nord Africa, in Nord America e in Europa Occidentale.

Fruibilità dell’acqua. Dai dati di Legambiente al 3° Forum nazionale sull’Acqua si ricava che l’Italia si sta trovando in “stress idrico”: è la prima nell’Unione Europea per prelievi di acqua a uso potabile, per oltre 9 miliardi di metri cubi all’anno. Il 26% della popolazione (15 milioni di persone) è inoltre esposto a forte stress idrico per crisi climatica e siccità.

Rete fognaria. Due milioni di Italiani in 379 Comuni non hanno fognature o depuratore. Quattro le procedure di infrazione UE e due le condanne, per un costo di 6 milioni all’anno. Sono notizie ricavate dal report Una risorsa circolare da cui si evince ancora che l’Italia usa il 30-35% delle risorse idriche rinnovabili, contro il 20% degli obiettivi UE.

Istruzione. Si allarga il divario sui livelli di istruzione fra l’Italia e il resto dell’Unione Europea. Alla data del 9 ottobre 2021 nella UE il 38,2% della popolazione fra i 25 e i 64 anni di età possiede una laurea, contro il 20,1% dell’Italia. Così affermano i dati diramati dall’agenzia Istat, e i diplomati nel nostro Paese sono il 62,9% rispetto al 79% dell’UE. Forte si dimostra ancora il divario in Italia: i diplomati al Centro-Nord raggiungono la quota del 38,5%, mentre al Sud sono fermi al 16,2%.

Lo sballo. Domenica 10 Ottobre 2021. Le fonti di informazione diramano una notizia preoccupante: il responsabile del Centro antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia, Carlo Locatelli, annuncia: “È quasi raddoppiata la frequenza di casi di intossicazioni per autolesionismo tra i minorenni, “dopo i mesi più bui dell’emergenza Covid”. C’è chi sceglie le benzodiazepine, ma anche il paracetamolo, chi beve bagnoschiuma o candeggina. Nei primi quattro mesi degli anni 2014-2015-2016 erano circa 50 le intossicazioni; nel 2021 si arriva fino a 100. In 4 casi su 5 sono ragazze. La maggioranza dei pazienti ha 15-18 anni, ma tanti si trovano all’età di 13-14 anni.

Povertà assoluta. Il 17 ottobre 2021 i mezzi di informazione comunicano il contenuto di una analisi di Coldiretti elaborata su dati Istat in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione fissata per il 16 ottobre: si accerta che sale a 5 milioni e 600 mila il numero degli Italiani in condizioni di povertà assoluta, nel senso che non possono permettersi pasti adeguati, in conseguenza del peggioramento delle condizioni economiche aggravato dal diffondersi della pandemia. Le notizie di venerdì 3 dicembre 2021 ci informano che nell’ultimo anno la pandemia ha gettato 20 milioni di persone nella povertà estrema; così conferma l’Onu. Secondo il Rapporto Ocha, 274 milioni di persone nel mondo avranno bisogno di assistenza. La pandemia da Covid ha gettato nel caos molti sistemi sanitari, con effetto deleterio sulla lotta ad altre piaghe come l’HIV, la tubercolosi e la malaria.

Chi deve farcela con meno di poco. Alla data del 29 ottobre 2021 si viene a conoscere una realtà sconvolgente: sono oltre 5,3 milioni i pensionati che nel 2020 hanno avuto un reddito inferiore ai 1.000 Euro mensili. Come afferma l’Inps, sono il 33,4% del totale dei pensionati, i quali percepiscono soltanto il 12% dei 307 milioni di Euro erogati nel 2020 per pagare le pensioni. La maggioranza dei meno pagati sono donne (3,4 milioni). Nella fascia delle pensioni sopra i 4.000 Euro si trovano 585.000 persone.

Ecomafia in crescita. Siamo pervenuti al 17 novembre 2021 e veniamo informati che in Italia, nel 2020, si sono consumati 34.867 reati ambientali accertati, quanto corrisponde a 95 reati al giorno e a 4 per ogni ora trascorsa. In molte regioni d’Italia dilaga sfacciatamente la ’ndrangheta.

Migranti. Fanno pensare a un problema europeo, che difficilmente o almeno marginalmente ci toccherà per il fatto stesso che il nostro sistema di accoglienza e soccorso è ormai saturo. Eppure la nostra politica non può e non deve trascurare questo aspetto della crisi umanitaria generale. È perfettamente inutile che l’Unione Europea stanzi decine di milioni di Euro per affrontare i disagi creatisi alle frontiere. Innalzare muri serve a nulla, anzi, ha un effetto controproducente ossia quello di alimentare la rabbia che, mista alla disperazione di coloro che cercano aiuto all’estero, potrebbe trasformarsi in una bomba sociale dagli effetti devastanti, anche per noi che siamo relativamente distanti dai confini della Polonia e della Bielorussia. Le notizie di giovedì 18 novembre 2021 ci parlano, sta scritto su Il Manifesto, di sbarchi di migranti sulle coste italiane: da gennaio già sarebbero 59 mila. Barconi carichi di migranti solcano le acque del Mediterraneo, ma molti dei trasportati non ce la fanno a concludere il proprio viaggio verso una sperata salvezza. Geo Barrents porta in salvo cento profughi, ma i volontari trovano dieci ragazzi morti nella stiva di un barcone partito dalla Libia, uccisi dalle esalazioni di benzina.

Aggiungiamo ancora qualcosa, il materiale a disposizione è così abbondante, e nessuno lo vorrebbe, tanto che non si finisce più di scrivere. Sì, perché su un altro versante del vivere sociale vediamo i politici affaccendati con tutte le loro energie per valutare chi siederà al soglio del Quirinale e, dopo, per mettere in piedi un nuovo stampo di Legge elettorale. Fermi qui, tutto il resto in un angolo assai marginale dell’attenzione. Ma che cosa sta succedendo? Mi attardo soltanto a pochi indizi dell’ultima ora. Dal giornale Il Manifesto del 16 novembre 2021 si è attratti da un titolo, La strage silenziosa: e si parla del 2019, l’anno in cui l’Europa ha contato 364 mila morti premature causate da una infestante miscela di veleni nell’aria. Da dove provengono questi veleni? Dalle auto, dalle industrie e dal riscaldamento invernale. Ed è qui che riappare la nostra bella Italia con il diploma di merito di prima della classe per essere colpita dalle polveri sottili. La fastidiosa notizia perviene dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) appena il giorno seguente alla chiusura piena di interrogativi della Cop26 sul clima.

L’Italia, in sostanza, si conferma come uno dei Paesi europei a più alto rischio di salute. Nel 2019 sono state 10.640 le persone decedute a causa del biossido di azoto (NO2): un dato che assegna all’Italia il primo posto nella classifica dei dispensatori di fumi tossici. Ancora maggiore è il numero dei morti per la presenza perniciosa di particolato fine, pervenuto alla soglia di 49.900, tale da situare l’Italia al secondo posto nella scala negativa, appena dopo la Germania. Non dissimile è quanto avviene per i decessi dovuti all’ozono, calcolati in numero di 3.170. Sul versante socio-etnografico Save the Children ha valutato che il nostro Paese, negli ultimi 15 anni, ha assistito al decrescere della popolazione di bambini e di adolescenti nel numero di 600 mila unità. In parallelo a questa constatazione si assiste a un aggravamento delle condizioni economiche a carico di un elevato numero di minori: si calcola che un milione di bambini e di adolescenti in più si trovano in condizioni di povertà. I giovani, poi, che non studiano e non hanno concluso il ciclo di istruzione arrivano a totalizzare il 13,1% rispetto al 9,9% della media europea. I giovani che non studiano e non lavorano si attestano al 23,3% del totale.

Quanto sopra rientra in una casistica limitata alle osservazioni di un numero contenuto di giorni, ma quanti problemi gravano sulle nostre spalle, di cui la politica dovrebbe farsi carico per rendere quanto meno vivibili le nostre giornate. Provo a fare un piccolo calcolo e ne ricavo l’elenco che segue: Abusivi del lavoro. Abusivi dell’edilizia. Barboni e senza tetto. Camorra: la camorra uccide (115 morti in media all’anno) più della mafia e della ’ndrangheta, soprattutto per traffico di droga. Corruzione. Disoccupazione. Evasione fiscale. Giovani che non studiano e non lavorano. Giovani dipendenti da fumo e droghe. Infortuni e morti sul lavoro. Inquinamenti nelle varie forme. Capitali all’estero. Pedofilia e mercato del sesso nell’infanzia. Pornografia commerciale e massmediale. Incremento della povertà assoluta: famiglie che non hanno abbastanza risorse economiche per sopravvivere. Prostituzione sfacciata. Racket dell’accattonaggio. Sanità, ospedali, infezioni da ospedalizzazione. Scuola. Sicurezza in casa, per le strade, sui treni. Spreco delle risorse indispensabili. Sprechi e inefficienza della Pubblica Amministrazione. Terremoti e dissesti idrogeologici. Vecchi soli abbandonati.

Clima in primo piano, un problema scottante, per tutti. Il 21 ottobre 2021 si apprende che l’UNU sollecita a limitare l’uso dei combustibili fossili, ma intanto le previsioni dei governi sulla produzione di carbone, petrolio e gas per il 2030 sono ancora a un livello oltre che doppio rispetto a quello compatibile con la limitazione del riscaldamento globale a +1,5 gradi centigradi. Il monito lanciato dalle Nazioni Unite, nel rammentare gli obiettivi stipulati con l’accordo di Parigi, si esprime con il messaggio “abbassare immediatamente e nettamente” la produzione mondiale di combustibili fossili. Contemporaneamente, però, i piani di sviluppo ne prevedono un aumento, come rende palese il Programma ONU per l’ambiente (Unep). Dalle fonti di informazione del 22 ottobre 2021: “A pochi giorni dalla Cop26 di Glasgow, quindici tra i Paesi più inquinatori del mondo tentano di annacquare il rapporto degli scienziati sul clima. Il sabotaggio rivelato da un’inchiesta di Greenpeace. Nell’Unione Europea scontro sulla transizione energetica”. Se le cose stanno così non c’è che constatare la contrapposizione di due termini: crescita e sopravvivenza, fra loro compatibili solo fino a un certo punto e fino a una certa misura. Coloro che si schierano contro la logica tagliente dei pericoli climatici ormai in via di reificazione sono i portatori di un sistema di valutazione assolutamente demenziale. Non rinunceranno ad assumere decisioni e a dare vita a provvedimenti per la riduzione degli inquinamenti perché per loro è di primaria importanza la crescita economica, a ogni costo. Ciò che tale crescita comporta in termini di aumentato rischio per la sopravvivenza stessa degli esseri che popolano il Pianeta esula dalle loro dichiarate competenze e non desta in loro preoccupazioni di sorta. Avremo a che fare con una situazione conflittuale che non porterà sicuramente ad alcun bene, ma che darà un’esistenza sempre più concreta ai pericoli che incombono sull’Umanità intera.

E di pericoli, invero, si continua a parlare, dopoché il 26 ottobre 2021 si dice di un nuovo record dei gas serra nell’atmosfera, rilevato con le ultime misurazioni dello scorso anno. Si dirà: “Ma qui in Italia i nostri politici hanno un bel da fare con i problemi interni, la Legge elettorale, le alleanze fra partiti, la preoccupazione ossessiva del “vincere”; per ciò che accade nel mondo, ci penseranno altre organizzazioni, a noi attualmente non compete”. E invece, no. I problemi che si stanno sviluppando a livello mondiale tenderanno a sovrastare ogni altra nostra preoccupazione e vanno affrontati in sinergia con le forze politiche del globo intero. Siamo infatti di fronte a un incremento dei gas serra, dopo tutte le parole versate e le promesse non mantenute, che si porta sopra la media relativa al periodo 2011-2020, un incremento che va tutt’oggi ancora avanti nella sua corsa devastante. La CO2 segna un aumento del 149%, il metano del 262% e il protossido d’azoto del 123% rispetto al periodo preindustriale. A segnalare questi dati è l’organizzazione meteorologica mondiale, agenzia Onu che scrive nel referto annuo: “Siamo davvero fuori strada sugli obiettivi di Parigi sul clima”. E neppure il rallentamento economico da Covid ha ridotto i gas serra. Resta il timore per la possibilità di assorbimento della CO2 da parte della terra e degli oceani. Dovrà proprio avverarsi una catastrofe globale perché l’umanità si decida a cambiare le cose? E ne sarà ancora in tempo?

Catastrofe, il termine che appare con sempre maggiore frequenza. Questa volta, e siamo al 27 ottobre 2021, è il segretario generale dell’Onu a riferire: “Quella da Covid 19 non sarà l’ultima pandemia a cui far fronte, ma può essere l’ultima in cui abbiam fallito. A meno di una settimana dalla Cop26 di Glasgow siamo ancora sulla buona strada per la catastrofe climatica” e, nonostante gli impegni assunti a livello mondiale in una pluralità di Conferenze sul clima, “siamo sulla buona strada per un catastrofico aumento della temperatura globale di circa 2,7 gradi centigradi”. Glasgow attendeva e i leader dell’economia, della climatologia e della politica si sarebbero dovuti presentare a Glasgow “con piani chiari e audaci”.

Di disgrazie del genere accennato ne abbiamo da vendere anche nello stesso nostro Bel Paese. Dalle fonti di informazione diramate il 24 novembre 2021 si ricava che in Italia va crescendo la frequenza degli eventi climatici estremi. Legambiente, nel rapporto Città Clima 2021 stilato a proposito, comunica che dal 2010 al 1° novembre 2021 si sono verificati 1.118 eventi meteo estremi, il 17% in più rispetto al precedente rapporto, coinvolgendo 602 Comuni, con una maggiorazione del 18% e 261 decessi. Roma è stata la città più colpita, seguita da Milano e Bari. Le aree maggiormente interessate ammontano a 14, in particolare le grandi zone urbane e i territori costieri. Secondo Legambiente le priorità di intervento sono quattro: un piano di adattamento ai cambiamenti climatici, una serie di finanziamenti adeguati allo scopo, la lotta contro il dissesto idrogeologico, la necessità di rivedere le norme urbanistiche. Proprio dieci giorni prima del Natale 2021 ecco la notizia sgraditissima: si dice, e lo conferma l’Agenzia del Meteo dell’Onu, che nell’Artide il trascorso 20 giugno 2020 fu registrata una temperatura di 38 gradi centigradi, come se la Terra si fosse capovolta do 90 gradi. Si è trattato di un nuovo record che fa parte di una serie di osservazioni comunicate all’archivio della Organizzazione Meteorologica Mondiale dell’Onu (WMO) “sulle condizioni meteorologiche e climatiche estreme che rappresentano un campanello d’allarme per il nostro clima che cambia”, come si è espresso Taals, capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite.

Per affrontare i problemi emergenti non abbiamo risorse finanziarie sufficienti? Mancano i fondi? A ben vedere pare di no. Il 5 dicembre 2021, infatti, si sentono vociferare le fonti di informazione in questi termini: l’Italia tra i Paesi dell’Unione Europea primeggia per aver fatto registrare uno dei livelli più bassi nell’utilizzo di fondi per lo sviluppo sociale e regionale messi a disposizione dall’Unione per le politiche di coesione tra gli anni 2014-2020. Dai dati della Commissione UE si evince che il tasso di spesa per noi si è attestato al 48,2%. Peggio dell’Italia soltanto la Romania, la Slovacchia e la Spagna.

L’elenco delle sventure sopra riportate non finisce qui, c’è da prevedere che andrà prolungandosi ancora per molto, ma mi accontenterò di questo per esporre una mia considerazione.

Giovedì 7 ottobre 2021 accendo la TV al mattino e leggo i titoli su Televideo: Salvini: “Lega resta, escano Letta e Conte”. – Letta: “Salvini ha perso e fa casino”. – Conte: “Noi fuori? Non è tempo di battute. Se la Lega va avanti così c’è il rischio di una crisi di governo”. Neppure nei giorni a seguire si legge qualcosa di più edificante. Il 28 di ottobre, infatti, si ode la stessa musica: è il filo di Arianna del Ddl Zan che dà agli ascoltatori un’impronta di alta politica. Di qua un Salvini che esulta: “Sconfitta l’arroganza di Letta e del M5s” al quale fa eco la declamazione di La Russa: “Arroganti!”. Subito reagisce la controparte, con Letta: “Hanno voluto fermare il futuro”. E Conte: “Chi gioisce renda conto al Paese”. Poco a lato, si parla di omofobia, di omotransfobia; la legge che ne è contraria è affossata grazie ai cosiddetti franchi tiratori al Senato. Ma che cosa se ne ricava? Mentre Salvini esulta, il Pd accusa Italia Viva e il centrosinistra si muove alla caccia dei franchi tiratori. Esplode uno scambio di accuse fra Pd e renziani, mentre Letta aggiunge: “Ha vinto l’inguacchio” causando l’esplosione delle schiere di sinistra: “Letta non ha voluto mediare e ha perso voti tra gli alleati”. Da un’altra direzione si sente dire: il centrodestra ha fatto gioco di squadra e ci salva dal travaglio. Borchi, Italia viva, punta il dito: “L’arroganza M5s-Pd ha prodotto una sconfitta incredibile”. Conclude Meloni, FdI: “Patetiche le accuse di Letta, di Conte e della sinistra”. A rincarare la dose di eccelsa dedizione alla causa comune sopravviene un articolo su Il Giornale del 18 novembre 2021; in sintesi: Basta M5S. Conte senza poltrona. Ora ricatta la RAI. L’ira dell’ex premier che reclama un posto nella lottizzazione: diserteremo i programmi di viale Mazzini. Sul Corriere della Sera: I Cinque Stelle sono divisi sulle scelte. Tre donne arrivano alla direzione, per il TG1 è la prima volta. Nomine RAI, l’ira di Conte “Siamo stati esclusi, non andremo più in TV”.

Ebbene, è questo il modo fare politica? Ma sanno costoro che cosa vuol dire fare politica, quella vera e seria, e sanno che cosa gli elettori si aspettano da loro? Nei dibattiti farseschi ai quali ci costringono ad assistere non risulta altro che il gioco infinito (nel senso che non finisce mai) delle alleanze, dei temporeggiamenti, delle idee strampalate e inconcludenti, delle arguzie stonate, delle prese in giro da buffoni di corte o di circo. Con tutte quello che c’è da fare! Avete mai notato che noi Italiani – e dico questo con la fierezza di essere Italiano vero! – siamo quasi sempre gli ultimi nelle graduatorie dell’eccellenza e quasi sempre i primi o comunque su uno dei gradini del podio nelle rassegne a carattere negativo? Eppure continuiamo semmai a lagnarci piangendosi sulle spalle con il vicino, ma non pensiamo che si possa fare qualcosa di concreto per migliorare una situazione così indegna di un popolo colto e civile. Be’, ho usato due appellativi desiderabili, ma chissà a quali circostanze si possono veramente aggiudicare! Io, personalmente, sono nauseato da questo lasciar fare, eppure la maggioranza fra noi, dopo le lagnanze di rito, pensa: lasciammo andare, va’, tanto non possiamo cambiare nulla. La logica becera del ben vivere dà loro ragione: ci hanno dato la pensione, le assistenze sanitarie e sociali, le ferie, in casa abbiamo la Tv, la lavatrice, il forno, l’acqua calda, e nella rimessa l’auto, bella e tirata a lucido. E c’è chi gioca sicuro su questo stato di cose e ne trova un immenso tornaconto personale. Siamo di fronte a un impianto politico malato di leggerezza, di trascuratezza, di antipolitica. Tutto questo mentre là fuori “il morbo infuria” e pare che chi dovrebbe farsi in quattro per affrontare il problema lo prenda come un evento contingente e di poco conto. Ma più forte suonano le campane dell’informazione che illustra la situazione in corso con al centro medici e infermieri scesi in piazza a declamare: “Organici ridotti e tanti pazienti. Non ce la facciamo più”. A Roma, dicono le fonti di informazione del 18 novembre 2021, si è assistito a manifestazioni di emergenza. I medici del Pronto Soccorso denunciano “l’impoverimento del Servizio Sanitario Nazionale” e affermano che sta “perdendo le strutture che garantiscono il soccorso e le cure. Oggi mancano all’appello quattromila medici che rappresentano circa il 30% della struttura organica necessaria”, come dichiara la Società Italiana di Medicina e di emergenza e urgenza (Simeu). Tutto questo nel verificarsi di 10.172 casi di contagio con 72 morti nel momento in cui siamo circondati da vicini con problemi ancora più grandi: l’Ungheria con 10.265 casi di contagio nelle 24 ore, la Repubblica Ceca con 22.479, la Russia con 36.626 e la Germania con 52.826 casi Covid nelle ultime 24 ore.

Notizie a raffica: il 19 novembre 2021 si parla di Europa in rosso e si diffonde l’allarme in tutto il continente. La pandemia pare fuori controllo nell’area balcanica. Austria e Germania sono nell’occhio del ciclone per i contagi. In Germania si dice di 65.371 contagi nelle ultime 24 ore e di 264 decessi per virus. A giudizio degli anestesisti si va verso una catastrofe. E non è tutto, anzi, qualcosa di più temibile: sul quotidiano La Repubblica del 27 novembre 2011 si legge di una ennesima allerta mondiale, l’incubo Omicron. Si è scoperta una nuova variante che sarebbe partita dal Sud Africa, l’hanno chiamata Omicron; pare sia contagiosa più della precedente variante Delta e possa fare scadere l’efficacia dei vaccini. Siamo alle prese con una nuova forma del Covid19, denominata B.1.1.529. Il Belgio annovera il primo contagiato. Come prima azione di prevenzione sono stati bloccati i voli da sette Paesi africani. L’effetto sull’economia è stato immediato con la caduta in picchiata delle Borse. Sulla Stampa si legge che i mercati sono in ansia per il profilarsi di nuove restrizioni. Appena circolata l’informazione, subito sono stati bruciati 390 miliardi di Euro. Da noi è la Borsa di Milano a perdere il 4,6%. Crolla il petrolio e l’Unione Europea blocca i voli a rischio. L’OMS valuta che saranno necessarie non poche settimane per comprendere l’impatto che la nuova forma di pandemia avrà sulle nostre vite. Intanto il ministro della Sanità britannico Javid ha enunciato che la nuova variante può snobbare il potere dei vaccini, dimostrando nello stesso tempo una velocità di diffusione molto preoccupante. Pochi giorni prima di Natale 2021 il Regno Unito denuncia oltre 88 mila casi nelle 24 ore. Gli Stati Uniti e il Canada impongono restrizioni ai viaggi provenienti dai Paesi dell’Africa Australe. Anche l’Arabia Saudita sospende i voli da e per i Paesi dell’Africa del Sud. In Italia il ministro della Salute, Speranza, firma un’ordinanza che vieta l’ingresso in Italia a coloro che negli ultimi 14 giorni sono stati in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Eswatini. Ci risiamo, c’è da avere paura.

Mi butto con tutta la mia energia contro l’immobilismo che ci domina, contro il men che menefreghismo dominante, contro l’avidità e l’ingordigia di chi ha ricevuto il potere. Non tutti, per carità, ci sono anche le persone serie, e non sono poche, ma pare proprio che la mala collocazione della nostra amata Italia nelle classifiche più auspicabili la faccia da padrona: pochi, ma con il timone in mano. Rammentate la prima Guerra mondiale? Voluta dal Popolo Italiano? No, affatto! Voluta da poche decine di persone e imposta al resto del Paese mettendolo a tacere, con i mezzi che la storiografia ci ricorda.

Quante volte mi sono sfogato su questo argomento, e lo ripeto: a governare un popolo indisciplinato come siamo noi Italiani ci vuole gente competente, preparata, aggiornata, disinteressata, ostinata nel fare kantianamente dell’onestà un “principio universale d’azione”, che pensi realmente al bene della società e per nulla al proprio personale tornaconto. La mia proposta è sempre valida: quella di pagare i politici con lo stipendio pari a quello di un professore di Scuola Media, così che chi accetta di fare politica lo faccia per amore di Patria e per spirito altruistico. Le conseguenze? Un fuggi fuggi generale e l’impiego di persone autentiche nella dimensione politica del Paese. Questi cosiddetti politici del giorno d’oggi, che sono bravi a blaterare e a gettare fumo negli occhi, per essere apprezzati dovrebbero sedersi tutti attorno a un tavolo, dimenticare le assurde corse alle alleanze al solo scopo di “vincere” e di mandare a casa quegli altri che siedono al loro posto; dovrebbero guardarsi negli occhi e mettere all’ordine del giorno una serie di problemi in ordine di priorità sulla scala sociale. Il loro dovere si risolverebbe nello sviscerare questi problemi in tutte le loro implicazioni per una effettiva vivibilità nel Paese, nel trovare i mezzi per sanarli e agire, subito, senza ripensamenti. Non è forse questo il compito doveroso dell’Esecutivo? Ovvero il modo vero di fare una Politica vera?

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