Il Milite Ignoto: cent’anni

Nel novero delle celebrazioni per rimembrare i sacrifici dei nostri Soldati nel corso della prima Guerra Mondiale e per tributare loro l’onore dovuto ai grandi della Patria, a Barge (prov. di Cuneo) la domenica 7 Novembre 2021 ha avuto luogo una manifestazione in memoria e onore dei Caduti e Dispersi del Grande Conflitto 1915-1918. Presenti la Sindaca Prof. Piera Comba, rappresentanze di Associazioni d’Arma e di Volontariato, il complesso bandistico di Barge e un discreto numero di cittadini. Da sottolineare un momento di sentita partecipazione al senso della celebrazione quando, per richiesta del relatore che aveva terminato il proprio intervento verbale sulla Storia del Milite Ignoto, i presenti si sono astenuti da applausi e, al momento dell’ATTENTI! ordinato dal Capogruppo degli Alpini di Barge, tutti si sono raccolti in rispettoso silenzio commemorativo, per la durata di soli convenuti dieci secondi.

Un secondo aspetto edificante della cerimonia è stato l’aver constatato la presenza di una bambina, Anna, della Scuola Primaria di Barge: una sola, non si sono visti altri bambini! Complimenti vivissimi alla piccola Anna, la cui sensibilità ai Valori patriottici è stata sicuramente instillata dai genitori, bravi tutti.

Il relatore ha terminato l’intervento portando all’attenzione dei presenti una situazione di molto interessante. Ossia: il riferimento è per i 216 Caduti della popolazione di Barge che all’epoca contava poco più di novemila abitanti, e per i 27 Soldati Bargesi dichiarati dispersi nelle località di battaglia corrispondenti all’Ortigara, ai Monti Rombon-Cukla, al corso del Piave, all’Altopiano di Asiago, al Carso, al Monte Mrzli, al Medio Isonzo, al Monte San Michele e al Sabotino nei pressi di Gorizia, a Oslavia e persino alla terra di Macedonia. Orbene, noi sappiamo che le ricerche delle salme dei Militi ignoti, in numero di undici, iniziate il 3 ottobre 1921 e composte nella Basilica di Aquileia il 28 ottobre provenivano, fra l’altro, dall’Ortigara, dal Rombon-Cukla, dal Medio Isonzo. Si palesa una sensibile coincidenza tra il rinvenimento delle salme e il luogo in cui i nostri militi persero la vita che non esclude, per una probabilità su tantissime, la corrispondenza della salma ritrovata in uno di questi tre siti con quella di un Soldato di Barge colà caduto e affidato alla terra nel momento della sepoltura.

Con questo, tuttavia, due considerazioni di carattere negativo. La prima riguarda la totale assenza delle Scuole a queste manifestazioni di amore patriottico di cui non si vuole più parlare o, peggio, di cui si fa oggetto di derisione da parte di certi incauti individui. Le Scuole, in prima istanza, sarebbe necessario che partecipassero in massa, perché a contrastare l’indifferenza o il dileggio nei confronti dei sacrifici subiti dai nostri ragazzi in guerra si elevi un crescente entusiasmo di fede e di riconoscenza per chi ha tanto sofferto e soprattutto per chi ha perso la vita in battaglia. Si sa per certo che altrove la partecipazione degli alunni e studenti alle manifestazioni con Valor di Patria sono assai sentite e non mancano in qualsivoglia occasione. Vorrei che dirigenti scolastici, insegnanti di scuola primaria e di scuola secondaria leggessero queste mie esortazioni, nate dal cuore di una persona che ha dedicato i propri anni alla Scuola e che si onora di aver avuto il proprio padre Combattente in Macedonia nel 1917 e sull’Altipiano di Asiago fino alla Vittoria del 1918.

Il secondo aspetto negativo risiede nell’indifferenza da parte di chi non partecipa alla cerimonia e, trovandosi nei pressi della manifestazione, siede beatamente al tavolino all’esterno di un bar. Si è visto chi ride mentre la banda intona un motivo militare, chi se ne resta seduto, chi continua imperterrito a chiacchierare. Sarebbe corretto che anche queste persone approfittassero dell’occasione per dimostrare di essere pure esse italiani veri, almeno alzandosi in piedi al diffondersi delle note del complesso bandistico: per educazione e per rispetto, se non altro. Che cos’è che manca nella coscienza civica del nostro Popolo? I più si sono ridotti a credere esclusivamente al benessere individuale e ai passi che portano a soddisfare i bisogni egoistici? Fu detto che, fatta l’Italia, occorreva fare gli Italiani. Pare invece che accada l’opposto, pare di assistere a una progressiva scomparsa di sentimenti forti, quelli che, soli, uniscono nella certezza di un’identità condivisa e alimentata con le migliori risorse personali.

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