Che personaggio, Martin Lutero!

Era nato nel 1483 ad Eisleben in Turingia e, grazie alle notevoli risorse economiche accumulate dal padre, poté essere avviato agli studi in una serie di istituti formativi e università. Nel 1505 vestì il saio degli Agostiniani presso il convento di Erfurt. Si disse che fu una decisione dettata da uno scampato pericolo all’abbattersi di un fulmine che aveva folgorato il suo compagno di viaggio. Fu dottore in teologia e insegnante di filosofia. Per tutta la vita fu ossessionato dal potere delle tentazioni e dalla volontà di espiazione per la salvezza dell’anima.

Mentre si dibatteva in tali questioni spirituali avvenne che la sua Germania venisse percorsa in lungo e in largo da un certo Johann Tetzel, un frate domenicano vagante con l’incarico di vendere indulgenze che sarebbero servite a raccogliere il denaro richiesto per l’edificazione della Basilica di San Pietro in Roma.

Lutero (le immagini sono tratte da Wikipedia), animato da un rigore cristiano incorruttibile, si scagliò contro tale determinazione sacrilega e, presa carta e penna, stilò un documento di protesta e di condanna, le famose 95 Tesi, scritte in latino, che poi affisse al portale della cattedrale di Wittenberg. Era il 31 ottobre dell’anno 1517. Le Tesi fiammeggiavano per le aspre critiche lanciate alla Chiesa di Roma della quale additavano senza mezzi termini corruzione e mondanità. Il papa Leone X non restò inerme, anzi minacciò Lutero di scomunica. E scomunica fu perché Lutero non ritrattò alcunché delle Tesi formulate. Peli sullo stomaco lunghi così doveva aver avuto Martin Lutero per scagliarsi contro un potere che sapeva incutere timore persino nei sovrani e per mandare al bando un monte di privilegi e di verità di fede che davano al papato l’assoluta potestà di interpretare e di legiferare.

Il nodo di tutta la questione risiedeva nel fatto che il 3 marzo 1515 papa Leone X aveva promulgato un’indulgenza, ovvero il perdono cumulativo di ogni colpa o, in altri termini, un lasciapassare certificato per il Paradiso, a favore di tutti coloro che si fossero sottoposti a versare denaro per la prosecuzione dei lavori alla Basilica di San Pietro in Roma. Furono quindi sguinzagliati per l’Europa un manipolo di predicatori che avevano il compito di convincere i fedeli sulla eccezionalità della disposizione papale e sul suo effetto universale. Le indulgenze, da quanto andava precisando il predicatore-esattore Tetzel, oltre che avere efficacia per l’assoluta salvezza dell’anima del donatore, potevano altresì essere utilizzate, come strumento di fede multiuso, per liberare altre anime dai tormenti del purgatorio.

Il nodo di tutta la questione risiedeva nel fatto che il 3 marzo 1515 papa Leone X aveva promulgato un’indulgenza, ovvero il perdono cumulativo di ogni colpa o, in altri termini, un lasciapassare certificato per il Paradiso, a favore di tutti coloro che si fossero sottoposti a versare denaro per la prosecuzione dei lavori alla Basilica di San Pietro in Roma. Furono quindi sguinzagliati per l’Europa un manipolo di predicatori che avevano il compito di convincere i fedeli sulla eccezionalità della disposizione papale e sul suo effetto universale. Le indulgenze, da quanto andava precisando il predicatore-esattore Tetzel, oltre che avere efficacia per l’assoluta salvezza dell’anima del donatore, potevano altresì essere utilizzate, come strumento di fede multiuso, per liberare altre anime dai tormenti del purgatorio.

Ecco qui di seguito uno stralcio liberamente estrapolato dalle 95 Tesi: “Ammesso che a qualcuno possa essere concessa la remissione di tutte le pene, ciò avverrà solo per i più perfetti, cioè per pochissimi. Ne consegue inevitabilmente che la maggior parte del popolo resta ingannata dalla indiscriminata ed altisonante promessa del condono delle pene. Esprimono un concetto umano quelli che dicono: “Appena un soldino ha tintinnato nella cassa, un’anima se ne vola via”. Quel che è certo, è che mentre il tintinnio della moneta nella cassa incrementa il guadagno e l’avarizia, il suffragio della Chiesa dipende dalla sola volontà di Dio.

Coloro ai quali le indulgenze giovano sono tanti quanti lo sono coloro che si pentono veramente, ossia pochissimi. Bisogna guardarsi da quelli che affermano che le indulgenze del papa costituiscono un inestimabile dono, attraverso cui l’uomo viene riconciliato con Dio. Qualunque cristiano, qualora sia veramente pentito, gode della remissione plenaria della colpa e della conseguente pena, anche senza lettere di indulgenza.

Qualunque vero cristiano in quanto tale, vivo o morto, partecipa a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, che vengono concessi da Dio anche senza lettere di indulgenza.

Si deve insegnare ai cristiani che donare al povero o concedere un prestito a chi ne ha bisogno vale più dell’acquisto delle indulgenze. Si deve insegnare ai cristiani che chi spende il suo denaro per comprare le indulgenze trascurando i poveri non acquista le indulgenze del papa, ma l’indignazione di Dio. Si deve insegnare ai cristiani che se il papa conoscesse le estorsioni compiute dai predicatori di indulgenze preferirebbe che la basilica di San Pietro andasse in cenere, piuttosto che vederla edificata con la pelle, la carne e le ossa delle sue pecore. Mentre i tesori delle indulgenze sono reti con le quali si pescano le ricchezze degli uomini. Ma sia benedetto colui che si oppone alla brama e agli abusi verbali del predicatore di indulgenze. Per contro, quanto alla colpa, sosteniamo che le indulgenze papali non possono cancellare nemmeno il più piccolo dei peccati veniali. Ad esempio: perché il papa non vuota il purgatorio ispirandosi alla santissima carità e alla somma necessità delle anime, che costituisce il motivo più giusto, dal momento che libera un infinito numero di anime in cambio del dannosissimo danaro destinato alla costruzione della basilica che rappresenta, invece, un motivo di trascurabile importanza? Ancora: che è mai questa nuova pietà di Dio e del papa, consistente nel concedere per danaro ad un empio e nemico la liberazione di un’anima pia e amica di Dio, astenendosi, per contro, dal liberarla gratuitamente per mezzo della carità?

Così ancora: perché mai il papa, le cui ricchezze sono oggi più consistenti di quelle dei più ricchi Crassi non costruisce la basilica di San Pietro utilizzando il suo danaro, invece di quello dei poveri fedeli?

Con il coraggio esemplare di Martin Lutero mi risuonano alla mente le sue parole, pregnanti di una fede limpida e incorrotta: “La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio”.

Immagine di copertina tratta da veritadellabibbia.net

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