A misura d’uomo

A misura d’uomo

Pochi giorni or sono, il 4 settembre 2026, leggevo sulle notizie del giorno: “Allarme dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia dell’Onu: la Terra scivola in una zona di pericolo climatico mai esplorato prima. Travolta dal fenomeno di El Niño che si fa sempre più grande, con le temperature del Pacifico centro-orientale già sopra la media, si prevede che il caldo intenso duri fino a febbraio”. Un fenomeno “di proporzioni enormi” secondo il segretario generale dell’Onu, Guterres.

Non mi stupisce più di tanto: è l’ennesima volta che l’umanità scientifica allibisce di fronte alle nuove constatazioni. E si ripetono le stesse cose, ogni volta, come se si dovesse rappresentare un usuale fatto di cronaca. Lo si farà ancora, e per molte volte, quante saranno consentite dal tempo che ha preso il volo, finché non si arrivi all’ultimo comunicato: “Si salvi chi può”. Andrà così, lo stiamo vedendo, accertato da numerosi indizi in via di moltiplicazione, indizi preoccupanti, in verità. 

Purtroppo, la nostra Terra da un po’ di tempo ci mette anche del suo per appesantire la sopportazione delle avversità che ci piombano addosso, e ci regala, con inquietante frequenza, sorprese assai sgradite. Proviamo a stendere qui di seguito un breve rapporto sulle situazioni di emergenza che hanno soltanto recentemente colpito numerose zone del Pianeta. Lo farò avvalendomi dei resoconti forniti dalla rubrica Televideo del mattino.

02-09-2025. Violento sisma nella notte in Afghanistan orientale nei pressi di Jalalabad. Il bilancio delle vittime aumenta di ora in ora. Almeno 800 morti e oltre 2 mila feriti. La zona più colpita è la provincia di Kunar.

 03-09-2025. Sudan. Una frana di fango spazza via il villaggio di Tarasina, nel Darfur. Mille i morti e un solo sopravvissuto. 

Il sisma in Afghanistan ha causato almeno 1.400 morti.

30-09-2025. (Da un’analisi della Coldiretti): A dispregio della fame nel mondo: ogni annoi 1,7 miliardi di tonnellate di alimenti finiscono nella spazzatura, di cui oltre un miliardo viene gettato tra le mura domestiche. Sfamerebbe 1,26 miliardi di persone. Il valore economico dei prodotti alimentari sprecati ammonta a 4.500 miliardi di dollari.

29-10-2025. I ministri dell’Ambiente UE sono giunti a un accordo sul taglio delle emissioni del 90% entro il 2040. L’intesa include una serie di flessibilità per rendere la traiettoria meno rigida. L’OK dopo oltre 24 ore di negoziati. Ma, ci arriveremo al 2040, e le promesse saranno mantenute? 

07-11-2025. In Brasile al via la Cop 30 sul clima. “Abbiamo fallito” nell’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, la soglia stabilita dagli accordi di Parigi; così sentenzia Guterres in previsione della Cop 30 della settimana prossima in Brasile. Il presidente del Brasile, Lula da Silva, denuncia: “La finestra di opportunità per salvare il Pianeta si sta chiudendo rapidamente”.

Si legge, l’11 novembre 2025, che fino al 21 del mese saranno 50 mila i partecipanti alla Cop 30 riuniti a Belém, in Brasile, per impedire il collasso globale sul clima. Il presidente Lula ha dichiarato: “È il momento di sconfiggere i negazionisti”.

Il 14 novembre 2025 si annuncia che il Brasile ha dato il via alla raccolta di oltre 3,4 miliardi di Euro destinati al Fondo per il clima, grazie ai nuovi accordi formati durante la Cop 30 a Belém, 

09-11-2025. È caos negli USA giunti al 40° giorno del shutdown, il più lungo della loro storia, con gravi ripercussioni su servizi pubblici e trasporti. Circa 1,4 milioni di dipendenti federali lavorano senza stipendio o sono in congedo forzato. Caos completo negli aeroporti con il 20% (oltre 1.300 in 24 ore) di voli cancellati. 

12-11-25. Dal rapporto Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati: Milioni di rifugiati vivono in zone di conflitti e condizioni climatiche estreme; 117 milioni di persone sono state costrette alla fuga. Tre su quattro vivono in Paesi esposti a rischi climatici elevati. Negli ultimi dieci anni, disastri legati al clima hanno causato 250 milioni di movimenti di rifugiati.

Terremoto in Cina 1976. Successe il 28 luglio 1976, lo stesso anno del grave terremoto in Friuli. Ore 3,43, durata 15 secondi. Scossa percepita fino a cica 1.100 chilometri. Fu il più grave del XX secolo. L’epicentro nella città di Tangshan con più di un milione di abitanti. Fenomeni di liquefazione del suolo, vulcani di sabbia, franamenti, subsidenza (lento abbassamento del suolo). Magnitudo circa 7,1 a 70 km nord-est da Tangshan. Dal 1966 altri quattro sismi in Cina, con magnitudo superiore a 7.0 – Crollo o danneggiamento di oltre il 90% degli edifici residenziali. Circa 650.000 morti e 799 mila feriti.

13-01-2026. Dopo 40 anni, passati a vagare negli oceani, sta per morire uno degli iceberg più grandi di sempre. Lo comunica l’Organizzazione Mondiale di Meteorologia sui social. Denominato A-23°, era il 1986 quando si staccò per la prima volta dalla piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne, sul margine nord-occidentale dell’Antartide. Era grande circa 4.000 km2. Dopo diverse rotture, ora misura 1.182 km2.

15-01-2026. Dal Servizio meteorologico dell’Unione Europea, Copernicus: Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, solo lievemente più freddo (-0,01°) del 2023 e di 0,13° più freddo del 2024, l’anno più caldo di sempre. Le temperature globali degli ultimi tre anni (2023-24-25) hanno avuto un incremento di oltre 1,5° rispetto al livello medio tra il 1850 e il 1900.

11-02-2026. Da Copernicus Climate Change Service, programma di osservazione UE della Terra. Lo scorso mese è stato il quinto gennaio più caldo a livello globale da quando sono iniziate le misurazioni. Il mese scorso è stata registrata una temperatura dell’aria superficiale di 12,95°C, sopra la media di gennaio 1991-2020 e 1,47°C la media stimata del periodo 1850-1900 usata per definire il livello preindustriale secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto.

23-03-2026. Dal capo dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia), Birol Fatih: “Il conflitto potrebbe portare il mondo alla ‘peggiore crisi energetica degli ultimi decenni. A oggi abbiamo perso 11 milioni di barili al giorno, più delle crisi petrolifere degli anni ‘70’”.

02-07-2026. A giugno “il massimo riscaldamento oceanico mai registrato per il periodo”. Lo afferma Copernicus, l’Agenzia climatica UE, che registra temperature giornaliere superiori a quelle record del 2023 e 2024 per questo periodo dell’anno. Il picco il 21 giugno con 21°C: dati non inattesi e anche legati al riscaldamento anomalo portato da El Niño, annunciato come particolarmente intenso. “Con le temperature oceaniche a questi livelli ed El Niño all’orizzonte, probabilmente nei prossimi mesi avremo il superamento di ulteriori record”, stima Copernicus.

12-08-2026. Terremoto Colombia: già si calcolano oltre 240 morti, 570 feriti e 2.700 dispersi, ma il bilancio è provvisorio: si continua a scavare.

Da Coldiretti: tra caldo estremo, siccità, grandine e roghi i danni all’agricoltura italiana hanno superato i 3 miliardi di Euro.

Etna in eruzione. Fermo l’aeroporto di Catania per le ceneri nell’atmosfera.

Caldo estremo: nella settimana di ferragosto si raggiungeranno i 38°-39° con 19 città in bollino rosso. Si intensifica l’anticiclone subtropicale.  

03-09-2026. Dal Cnr che monitora il clima di lunga durata. 

Nepal: dopo l’alluvione, SOS ghiacciai. Oltre mille morti in Nepal e Tibet, almeno 4.400 i dispersi. Si scavano fosse comuni. Terribile inondazione che ha travolto le vallate dell’Himalaya tra Nepal e Tibet spargendo via ponti e case e trascinando con sé ogni cosa e persona. E si aggiungono altri disastri: i ghiacciai himalayani sono più sensibili all’aumento delle temperature rispetto al resto del continente.

Diabolica conclusione: con tutti questi disastri elargiti gratuitamente da Madre Natura, abbiamo ancora il coraggio di ammazzarci a vicenda, di depredare l’umanità dai beni utili a esistere, per costruire armi e ordigni di morte, per uccidere i propri simili, per divellere i terreni e inquinare a tutti i livelli il Pianeta?

Mentre scrivo, un’occhiata al termometro affisso in casa: supera i trenta gradi centigradi, ma è ancora una temperatura assai sopportabile nei confronti con situazioni in atto, assai peggiori, in Italia nello specifico. Accendi la tivù e, fra l’altro, ti propongono volti inaspriti da un malessere diffuso: spostarsi da una parte all’altra del globo terrestre costa sempre di più, i carburanti non accennano a diminuire nella corsa al rialzo dei prezzi. 

I carburanti? Ma è ancora nulla: aspettiamo di assistere all’impennata dei prezzi per l’acquisto del pane, della pasta e di altri generi alimentari essenziali, finché almeno gli scaffali delle agenzie commerciali ne saranno forniti. Con l’andamento che si sta profilando c’è da aspettarsi una recrudescenza nella lotta al semplice campare, il probabile rapido sopravvenire di una moria di povera gente, di bambini e di esseri fragili, mai vista finora. A poco a poco il morbo impietoso della fame si insinuerà fra le famiglie, e sarà sempre più difficile accedere ai beni alimentari di base. 

L’acqua: non ci abbiamo mai pensato? Ora che i ghiacciai vanno in rapida fusione, che i livelli dei laghi e dei corsi d’acqua decadono con impressioni sinistre per chi vi assiste e le sorgenti montane rinsecchiscono, dove troveremo l’acqua? Per dissetarci soprattutto, per alimentarci, per mantenere un minimo di livello igienico. Ne pagheranno le spese le colture: avremo sempre meno farine per confezionare pasti anche soltanto frugali, la frutta marcirà sugli alberi, invasa da nuove specie di parassiti che il clima a noi avverso disperderà sulle nostre campagne oppure resterà disidratata e avvizzita sui rami degli alberi, prima ancora di completare il suo ciclo di maturazione. Le mucche daranno sempre meno latte, insorgeranno fra le popolazioni malattie perniciose dovute alla carenza di fattori protettivi a largo raggio. 

Per altro verso l’acqua degli oceani, non paga di surriscaldarsi, aumenterà di volume a causa della fusione dei ghiacciai polari e montani, superando di molto i livelli consueti, invadendo il retroterra e spingendo centinaia di migliaia di residenti a cercare rifugio altrove.

Solo questo? No, c’è dell’altro. Quel poco che ci resterà lo dovremo forzosamente condividere con masse di miserabili, spinti, verso oasi illusorie, in numero crescente dalla fame, dalle situazioni di indigenza protratta, dalla miseria più nera, dalle guerre e dalle violenze. Se ne parla ormai da tanti anni e continuiamo a produrre commenti gratuiti del momento: “Ma guarda, è così? E che ci possiamo fare? Sono i governanti che si devono muovere!”, senza sprecarci per trovare o almeno immaginare la possibilità di scoprire una soluzione: l’accenno è per la corrosione delle risorse alimentari mondiali, con una popolazione che aumenta a dismisura e con migrazioni di massa alle porte dell’Europa.

Sabato 1° agosto 2026 è stato il giorno denominato Earth Overshoot Day. Con questo titolo è andato in onda su Rai Scuola un documentario che stende un’analisi generale sul nostro Pianeta nelle sue possibilità di nutrire tutti i suoi ospiti. 

Un primo dato di fatto è quello che riguarda i consumi: noi, esseri umani intelligenti, avidi e insaziabili, diamo fondo alle risorse in misura superiore a quanto la Terra è in grado di produrre e di rigenerare. Ossia stiamo già mangiando e sprecando, come già rilevato, quanto si dovrebbe stivare per il 2027. Lo sfruttamento delle risorse naturali ha subìto negli ultimi tempi un’impennata da non riconoscersi. Intanto, negli ultimi cinquant’anni, la popolazione mondiale è aumentata da 4 a 8 miliardi di individui per il cui sostentamento, leggi anche “sopravvivenza”, occorrerebbero le risorse attuali moltiplicate per molte volte, superando di gran lunga quelle che siamo autorizzati a usare. Il problema sorge quando comprendiamo che ci troviamo di fronte a un sistema finito, non inesauribile. La domanda e il consumo di risorse, di giorno in giorno, di anno in anno si mostrano sempre più esuberanti rispetto alla stessa biocapacità di sovvenirvi. E nel mondo c’è tanta fame! 

Ci saranno molti, fra gli indigenti deprivati di tutto, che poggeranno la mano sui nostri usci di casa. Non potrai mandarli via, e dove? Sono disperati, non hanno più nulla da perdere, quello che loro necessita per sopravvivere lo avranno se non con la nostra comprensione, con la forza, sino a un impensabile ricorso alla violenza. 

Sarà una guerra per un tozzo di pane, per una tazza d’acqua. Sarà così perché il problema ormai coinvolge tutte le contrade del Pianeta, reso più rovente dall’odio per le disuguaglianze nella possibilità di accesso ai beni essenziali.

Una rivoluzione vera e propria, non c’è da aspettarsi altro, e le conseguenze geofisiche e antropologiche saranno tali da soffocare intere etnie e da scatenare tumulti feroci di inaudita portata distruttiva. I ceti più fortunati, quelli che fino a oggi hanno nuotato nel benessere, cadranno con il fragore di una valanga e di loro non si parlerà più. 

Dalle notizie che ho appena riportato, riguardanti la malevolenza che il nostro Pianeta coltiva ormai nei confronti dell’“Homo Eversor”, l’uomo distruttore, pare che da sempre l’umanità abbia dovuto combattere per adattarsi alla struttura ambientale e per modellarla a proprio vantaggio; è normale che sia così, è sempre accaduto, ma oggi la scena globale è cambiata; sono gli sconvolgimenti naturali, via via più gravi e più estesi, a devitalizzare gli sforzi attuati dalla nostra progenie. E non c’è nulla da fare: siamo ormai di fronte a un processo degenerativo che si autoalimenta e che divampa come un incendio inarrestabile. Correre ai ripari richiederebbe un tempo immenso, di alcune generazioni almeno, mentre il pericolo estremo già ci sovrasta.

Tutto ciò fa pensare a una penna che riporta su carta previsioni catastrofiche. Proviamo a convincerci che non è così. Dovremo comunqueueque fare i conti, a breve termine, con ritmi di esistenza insostenibili. Anni addietro, qualora entro un settore dell’abitabile una certa popolazione avesse incontrato condizioni di grave difficoltà a continuare il proprio corso vitale, altre nazioni sarebbero state pronte a prestare soccorso, perché ne avevano la possibilità. Oggi, nella misura in cui abbiamo mal ridotto il nostro Globo, il problema negativo è diventato un po’ di tutti, e nello stesso tempo abbiamo masse di umani disperati che cercano la salvezza, la pura sopravvivenza, nelle risorse che a noi sono rimaste. 

Forse il nostro pianeta gode di una certa intelligenza tutta sua, che noi non possiamo comprendere, e pertanto ha deciso a curarsi da sé, ma la terapia alla quale si affida è disastrosa per noi, inquinatori e distruttori, noi che saremmo il virus da debellare perché il Cosmo possa continuare a progredire nel suo corso. Staremo, staranno a vedere, ma un Pianeta a misura d’uomo come quello che ci sta voltando le spalle non lo troveremo più. 

Immagine di Copertina tratta da Hoover Institution.

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