Kierkegaard e la vita etica (di Remo Cantoni)

Analisi e studio su

Sören Kierkegaard – Aut-Aut (Enten-Eller, 1843)

Arnaldo Mondadori Editore, 1956 – Traduzione di K.M. Guldbrandsen e Remo Cantoni

Introduzione di Remo Cantoni.

Kierkegaard e la vita etica (di Remo Cantoni)

“L’uomo che vive esteticamente, ricercando sotto tutte le forme il piacere e il godimento, si presta a tutte le trasformazioni. S’impregna di tutti gli ambienti che attraversa, altera in ogni nuova esperienza il suo tono sentimentale, e scinde la sua personalità in una serie di incarnazioni effimere, sfibrando l’unità del suo centro spirituale, della sua coscienza, in una fantasmagoria di figure divergenti, smarrendo la possibilità di ritrovarsi e di raccogliersi in se stesso. L’etica vuole distogliere l’uomo dalla distrazione nel molteplice e nel finito, e aprirgli l’accesso all’unità infinita di personalità nel suo fondamento religioso. L’etica sta così tra l’estetica e la Religione”. 

“Per diventare coscienti del significato eterno della propria esistenza, occorre disperare. Chi si butta nel mare della disperazione trova l’assoluto”.

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Kierkegaard tocca alcuni problemi attinenti all’esistenza di ognuno di noi. In particolare, si visiteranno argomenti attinenti ai significati del saper scegliere, dell’affrontare la disperazione, del non rifuggire dalla sofferenza, del matrimonio e della donna.

Qui di seguito riporto il suo pensiero formulato in un insieme di massime e di aforismi, apparentemente slegati fra loro, utili comunque a smuovere il pensiero e a far riflettere sulla nostra natura e sul nostro esserci ora e qui.

“Scegliere è soprattutto una espressione rigorosa ed effettiva dell’etica. Sempre, quando nel senso più rigido si parla di un aut-aut, si può essere certi che è in gioco anche l’etica. L’unico aut-aut assoluto che esiste è la scelta tra il bene e il male, ma anche questo è assolutamente etico. La scelta estetica o è completamente spontanea, e perciò non è una scelta, o si perde nella molteplicità. Nello scegliere non importa tanto lo scegliere giusto quanto l’energia, la serietà e il pathos con il quale si sceglie. Il mio aut-aut non indica la scelta tra il bene e il male, indica la scelta con la quale ci si sottopone o non ci si sottopone al contrasto di bene e male. L’estetica non è il male, ma l’indifferenza Perciò non importa tanto scegliere di volere il bene o il male, quanto di scegliere il fatto di volere”.

“L’avere amato dà all’essere di una persona un’armonia che non viene mai persa del tutto; lo scegliere dà all’essere di una persona una solennità, una calma dignità che non viene mai persa del tutto. L’estetica nell’uomo è quello per cui egli spontaneamente è quello che è; l’etica è quello per cui diventa quello che diventa. Ogni concezione di vita estetica è disperazione. Tu aleggi sempre sopra te stesso, ma l’etere superiore, il sublime finissimo, nel quale sei evaporato, è il nulla della disperazione”.

“Forse la tua intenzione è quella di ingannare la gente, ma vi è un momento in cui tu, anche senza rendertene conto, inganni te stesso. Tu non aspiri a nulla, non desideri nulla; l’unica osa che potresti desiderare è una bacchetta magica che ti potesse dare tutto, e poi la useresti per pulire la pipa. Non si può schernire lo spirito, esso si vendica su di te, ti lega con le catene della malinconia. Quando si è annullata la sofferenza, si tiene la gioia; ma invece della sofferenza tu scegli una gioia che è un cattivo sostituto della sofferenza. La gioia che hai scelto è il riso della disperazione. Lo spirito non lo si può schernire. L’oscura nube della malinconia si addensa intorno a te e il guizzo luminoso di uno scherzo che rasenta la follia te la mostra ancor più cupa e più terribile”.

“Ogni orgoglio umano non è che una fragile certezza. Questa vita è disperazione. Nascondila agli altri, ma a te stesso non la puoi nascondere: è disperazione. Di cento uomini che si sviano nel mondo, 99 vengono salvati dalle donne, uno solo viene salvato da immediata grazia divina. Chi non abbia assaporato l’amarezza della disperazione, non ha compreso il significato della vita. Quando tu nella disperazione hai trovato te stesso, l’amerai, perché è quello che è. Colui che dispera trova l’uomo eterno”.

“Si può dubitare senza scegliere il dubbio, non si può disperare senza scegliere la disperazione. Il dubbio è la disperazione del pensiero, la disperazione è il dubbio della personalità. Non è lontano il giorno in cui, forse a caro prezzo, si esperimenterà che il vero punto di partenza per trovare l’assoluto non è il dubbio ma la disperazione”.

“L’evoluzione estetica assomiglia allo sviluppo delle piante, e benché l’individuo divenga, diviene solo quello che è spontaneamente. Davvero ci vuole molto coraggio etico ad ammettere per sé che il bene è il valore più alto. Ognuno può essere una brava persona, se vuole, ma per essere malvagi occorre sempre del talento. Infatti, mentre si trova che è una occupazione meschina essere buoni, si ha ancora una certa stima per la bontà; ma non piace che la si metta pubblicamente in evidenza. Perciò è assai naturale che nei nuovi drammi il male venga sempre rappresentato dagli attori più brillanti, e il bene, il giusto, da un garzone di drogheria”.

“Per le fanciulle vi è un’età in cui non c’è veleno più pericoloso della tristezza. Un Dio che ha dei favoriti non è Dio ma un idolo. Chi vive esteticamente infatti non fa che vedere ovunque possibilità, mentre chi vive eticamente vede dappertutto compiti. È una superstizione credere che sia qualcosa che viene dal di fuori ciò che può rendere felice un uomo. Chi vive eticamente sa che importante è solo quell’umanità che si trova in ogni relazione, quell’energia con la quale la si considera. L’etica non vuole che l’individuo diventi un altro, ma se stesso, non vuole distruggere l’estetica, ma illuminarla. Quando un uomo teme la limpidezza, sfugge sempre l’etica, perché questa veramente non cerca altro. Solo quando l’individuo stesso è l’universale, l’etica si lascia tradurre in realtà. È questo il segreto che sta nella coscienza, è questo il segreto che la vita individuale ha in se stessa, di essere insieme individuale e universale. A ciascuno è stata assegnata la via lungo la quale diventare uomo universale. L’individuo etico, perciò, non ha il dovere al di fuori di sé, ma in sé. Il compito che si propone un individuo etico è di trasformarsi in individuo universale. Quello che importa nell’educazione non è che il fanciullo impari questo o quello, ma che lo spirito si maturi, che l’energia si risvegli”.

“Quelli che nuocciono al matrimonio non sono i seduttori, ma i mariti vili. Non vi è nulla di più infido come il cuore umano. La lotta per il sostentamento materiale ha questo di sommamente educativo, che la ricompensa è assai meschina, anzi, non esiste; si lotta per procurarsi la possibilità di poter continuare a lottare. Ecco perché le preoccupazioni materiali sono tanto nobilitanti ed educative, perché non permettono che l’uomo inganni se stesso”.

“La concezione di esteta vede la vita dal punto di vista della differenza: alcuni hanno talento, altri non l’hanno. L’etica, al contrario, cerca di conciliare l’uomo colto con la vita. Essa non annulla le differenze, ma dice: in tutte le differenze vi è un universale. Uno può conquistare regni e paesi senza essere in errore, un altro invece nel signoreggiare il suo carattere può rivelarsi un eroe”.

“Cercai di mostrare che il matrimonio, proprio per il suo carattere etico, è l’espressione estetica più esatta dell’amore. Inconsciamente l’etica è di aiuto a ogni uomo, ma siccome agisce inconsciamente, l’aiuto dell’etica prende l’aspetto di una svalutazione, quasi esprimesse solo la meschinità della vita, mentre è un elevamento, che mette in valore la divinità della vita”.

“La concezione etica del matrimonio illumina l’universale, non il casuale. Vede la relazione come l’assoluto e non cerca della differenza una garanzia, ma la concepisce come un compito, vede l’amore secondo la sua vera bellezza, cioè secondo la sua libertà. Dove tutto è già perfetto prima di cominciare, è tanto facile combinare dei guai”.

“È incredibile quale virtuosismo innato possiede una donna, esso spiega nel modo più interessante e più bello il problema che è costato il senno a molti filosofi: il tempo. Lo spiega senza parole, a ogni ora del giorno. La donna ha soprattutto un altro talento innato, una dote originaria, un assoluto virtuosismo per dare senso al finito. La donna capisce il finito. Lo comprende fin nelle radici: per questo essa è adorabile, e tale, a guardar bene, è ogni donna; per questo è graziosa, per questo è felice, per questo è in armonia con l’esistenza. La donna spiega le cose finite, l’uomo va a caccia di quelle infinite. La donna partorisce con dolore, ma l’uomo concepisce le idee con dolore; la donna non conosce il terrore del dubbio o le pene della disperazione. Essa è la vita più profonda dell’uomo, una vita che deve essere nascosta e segreta, come è sempre la vita delle radici.

Ecco perché odio quelle orribili chiacchiere sulla emancipazione della donna. Una volta che le abbia suggerito l’emancipazione, essa è completamente in suo potere, alla mercé dei suoi voleri; essa non potrà essere per l’uomo altro che una preda per i suoi capricci. Lascia che l’uomo abbandoni la pretesa di essere signore e padrone della natura, lascia che ceda il posto alla donna, essa è la sua signora, la natura la comprende ed essa comprende lei, obbedisce a ogni suo cenno. Per questo essa è tutto per l’uomo, perché gli dona il mondo finito. Senza la donna l’uomo è un’anima instabile, un infelice, che non sa trovare riposo e non ha nessun rifugio. In quanto essa gli dà il mondo finito è la più forte ed è il suo rifugio. Perciò non vi è della comunità nessun simbolo più bello di una donna. Poiché la donna crede che per Dio tutto è possibile, l’uomo crede che per Dio vi è qualche cosa di impossibile”.

“Se un uomo fosse tanto furbo da poter nascondere d’esser pazzo, potrebbe fare impazzire tutto il mondo. Chi non vuole combattere con la realtà, deve combattere con i fantasmi. Ogni uomo si evolve con libertà, non crea se stesso dal nulla, e ha se stesso nella sua concretezza come proprio compito. Ogni uomo è un’eccezione e nello stesso tempo rappresenta l’universale umano”.

Immagine di Copertina tratta da Lille Norske Leksikon.

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