Sprazzi di luce sulla Grande Guerra
Analisi e riduzione di Mario Bruno – dalla Collana
Frat.i Treves Editori, Milano 1932
Il testo, composto da tre corposi volumi e articolato in quindici capitoli, fu donato a Mario Bruno dal collega del XXIII Corso A.U.C. 1959, Generale Antonio Laruccia, e dal ricevente consegnato al Gruppo Alpini di Paularo (UD), Sezione Carnica, il mese di Agosto 2025 per essere inserito nella Biblioteca del Gruppo A.N.A. di Paularo.
La descrizione dei fatti di guerra risente in modo particolare dell’enfasi con la quale nel momento storico, quello del Ventennio italiano, era d’uso rivestire di significati e con evidenti sottolineature gli atti di eroismo dimostrati dai nostri soldati. Nel complesso, dalla lettura si possono ricavare informazioni talvolta inedite, ma molto dettagliate e approfondite, con il ricorso alla citazione dei Bollettini di guerra e ad articoli di testate giornalistiche in voga al tempo, pertanto molto indicato per gli appassionati della Storia italiana del ’900.
Parte XI di 20
VOLUME QUINTO
Le operazioni di guerra dal gennaio al novembre 1917.
Dalla Bainsizza a Caporetto – Da Caporetto al Piave.
Capitolo decimo
Dal gennaio 1917 all’undicesima battaglia dell’Isonzo
“Il Re chiuse il 1916 facendo una lunga distribuzione di medaglie d’oro e d’argento al valore a trentotto reggimenti, segnalatisi per atti di valore collettivo”. Fra le tante veniva assegnata, per l’art. 2 del reale decreto, la Medaglia d’Argento al 2° Reggimento Alpini, con i battaglioni Val Varaita, Val Maira, Argentera e Monviso, accompagnata dalla motivazione: “Sin dal primo giorno di guerra, con indomito valore i battaglioni Val Varaita e Val Maira, concorsero in lotte aspre e sanguinose contro preponderanti forze nemiche alla conquista e alla tenace difesa delle importantissime posizioni del Pal Piccolo, Freikofel, Pal Grande (24 maggio – 4 luglio 1915). Fulgido esempio di valore e di virtù militari, i battaglioni Val Maira, Argentera e Monviso, resistettero tenacemente con gravi perdite a superiori forze nemiche, mantenevano importantissime posizioni a Monte Fior e Castel Gomberto (6-7 e 8 giugno 1916).
Al Comando navale il 16 febbraio 1917, il duca Luigi degli Abruzzi veniva sostituito dall’ammiraglio conte Ignazio Thaon di Revel.
Gli austriaci si facevano avanti nei pressi di Gorizia, con tentativi di irruzione a oriente di Gorizia a fine gennaio 1917 e nella prima decade di febbraio, senza conseguire successi. “Fu nella notte sul 10 febbraio che il vero attacco austriaco si scatenò in tutta la sua violenza… contro le pendici occidentali di Santa Caterina, da quota 343 a quota 166, a nordovest di San Marco, a est di Vertoibizza, nei pressi di quota 102… La giornata dell’11 passò in violente azioni delle opposte artiglierie. Nella notte sul 12… le nostre fanterie… riuscivano a riconquistare interamente tutte le posizioni perdute, prendendo al nemico più di 200 prigionieri e infliggendogli gravissime perdite.
In Austria il 2 marzo 1917 l’imperatore Carlo I sostituì, a capo dello Stato Maggiore, il generale von Arz con il feld-maresciallo Conrad von Hötzendorf.
La guerra in montagna era segnata, sul massiccio del Costabella, tra le Valli dell’Avisio e del Cordevole, da un improvviso e violento attacco delle nostre truppe il mattino del 4 marzo 1917 con la presa di una fortissima posizione sopra i 2700 metri di altitudine. Una seconda impresa si svolse presso la Cima del Col di Lana, già in nostro possesso, in direzione del Monte Sief. Qui gli austriaci preparavano una galleria per una mina contro le nostre posizioni, e i nostri contrattaccarono con un lavoro di contromina che si concluse con il brillamento del 6 marzo e lo scoppio della mina preparata dagli austriaci.
Il Bollettino del Comando Supremo italiano del 30 marzo 1917 diceva di azioni saltuarie delle artiglierie, più intense in Valle Lagarina e sul Carso. Un assalto di 300 uomini sul Monte Faiti venne sventato e respinto dalle mitragliatrici del nostro 47° di Fanteria. Nella notte sul 29 fu respinto alla baionetta e con il lancio di bombe a mano anche l’attacco sulle pendici meridionali di quota 144, come era successo anche il giorno 26 marzo. L’inverno 1916-1917 fu particolarmente crudo: altezza del mantello di neve fino a 5 metri e talvolta 10 metri; temperature che scesero fino a -28°. Valanghe (13-12-1916; 10-e 16 gennaio 1917). Il 13 dicembre oltre 105 valanghe: quella sul Cauriol con oltre 2 milioni di m3; circa 2 milioni e mezzo in Valle Osanna (Monte Baldo) e non meno di 6 milioni in Valle Costeana (Alto Boite).
L’11 aprile 1917, a oriente di Vertoiba si svolse un attacco nemico, prontamente ricacciato dai nostri. Il 21 aprile un dirigibile italiano, alla confluenza del Vipacco con l’Isonzo, si dirigeva verso est, sul costone del Faiti. Fu intercettato dai proiettori del Terstli e preso di mira dai tiri di shrapnel, ma riuscì a farsi perdere di vista, finché giunse in direzione di Palmanova. Altri velivoli italiani nella giornata del 24 aprile si diressero in ricognizione sulla Valle d’Adige fino oltre Bolzano.
Sulle Tre Cime di Lavaredo gli austriaci scavarono una galleria larga 70 centimetri e ad altezza d’uomo, per due mesi di lavoro, che consentì loro di avvicinarsi a pochi metri dalle nostre linee. Alle ore 23 del 21 aprile si sferrò l’attacco a colpi di bombe a mano e di pugnale. Il contrattacco italiano si svolse alle 6 del 22, con la riconquista della posizione di Sextenstein Alto.
Nella mattinata del 10 maggio il capitano Baracca abbatteva il 9° aereo austriaco.
Sul fronte giulio tuonarono le artiglierie a partire dalla mattina del 12 maggio, da Tolmino al mare. Con migliaia di colpi d’artiglieria gli austriaci risposero sino alla mattina del 14 con un grande fuoco di sbarramento. Le fanterie italiane mossero all’attacco a mezzogiorno del 14 maggio affrontando pendii ripidissimi. Grosse granate a gas asfissianti caddero su Gorizia. Anche sul mare si combatteva: all’alba del 15 maggio tre navi austriache attaccarono un nostro convoglio del quale affondarono alcune unità. Con l’arrivo di soccorsi nazionali, inglesi e francesi e di un idrovolante, le unità nemiche furono costrette alla fuga per ripararsi a Durazzo, a Cattaro e verso la costa albanese.
I Bollettini del Comando Supremo del 16 e 17 maggio comunicavano: “Il numero dei prigionieri presi al nemico nelle giornate dal 14 al 16 è stato finora accertato in 4.021, dei quali 124 ufficiali. Il mattino del 18 maggio le nostre truppe conquistarono il massiccio fra Monte Cucco e Vodice (quota 652): la brillante mossa, benché compiuta da due soli battaglioni, fruttò circa 600 prigionieri”. A muovere dal 19 maggio gli austriaci tentarono azioni diversive sul fronte trentino: Valli di Concei (Val di Ladro), del Rio Freddo (Astico), Valle di Daone, Valsugana, ma gli attacchi furono tutti ricacciati dalla nostra reazione. Sul fronte giulio i nostri respinsero 20 attacchi nemici e due velivoli austriaci furono abbattuti in duelli aerei.
La critica del tempo diceva che gli austriaci erano preoccupati per la forte pressione delle truppe italiane sull’Isonzo. Per questo pensarono a un’azione diversiva sul fronte tridentino, dal Tonale alla Valsugana con violenti bombardamenti sulle Giudicarie, in Val Lagarina, in Vallarsa, in Val di Posina, in Val d’Astico, sull’Altipiano di Asiago. I tentativi nemici di assalto fallirono ovunque. Gli austriaci attaccarono fortemente il Pasubio, ma anche qui fallirono. Nel frattempo, il capitano Baracca abbatteva la sua 11a vittima, emulato dal maggiore di Fanteria Pier Ruggero Piccio che abbatteva un velivolo austriaco.
Nella notte sul 21 maggio furono respinti attacchi delle truppe austriache sul Passo di Cavento (Adamello) e dintorni, a Dosso Alto, nella Zugna, in Val Giumella, nella Conca di Daghi, a Cima di Bocche e sull’Altipiano di Asiago. Così pure in Valle Travignolo la notte sul 22, nella zona del Colbricon. Il 22 maggio “sul Carso, dopo dieci ore di violentissimo bombardamento, le valorose truppe della Terza Armata assalirono e sfondarono le forti linee nemiche da Castagnevizza al mare”.
Si alzarono in volo 140 aerei italiani che scaricarono 10 tonnellate di bombe su difese, su ammassamenti di truppe e su batterie austriache. Il 24 maggio la battaglia infuriava dal mare a Plava. In volo furono abbattuti tre aerei austriaci per opera del sottotenente Olivari (al suo decimo abbattimento), del sergente Arrigoni (al quinto) e dell’aspirante Baracchini.
Sul Carso i nostri combattenti presero, dal 14 al 25, 22.419 prigionieri, dei quali 487 ufficiali. Con lo sfondamento della seconda linea difensiva di Flondar, eseguito dal nostro VII corpo d’Armata, e con l’eliminazione del groviglio di Boscomalo, l’Austria aveva perso tutto il saliente a ovest di Castagnevizza. Fallivano i tentativi austriaci di riprendersi il Vodice a nord di Gorizia, obiettivo che era stato conquistato il 12 maggio dalla 53a divisione italiana impostasi sulla quota 652 il 18 maggio. La conquista veniva ultimata il 23 e 24 maggio. Dal 23 al 25 venivano respinti ripetuti attacchi austriaci. Il numero dei prigionieri caduti nelle nostre mani sul fronte giulio a partire dal 14 maggio sino a fine mese fu di 23.681, di cui 604 ufficiali. Il bottino di guerra fu di 36 cannoni, 148 mitragliatrici e 27 bombarde, più un numero imprecisato di fucili e materiale di guerra. I combattimenti dal 14 al 18 maggio avevano logorato sistematicamente l’Armata austriaca sull’Isonzo. “Soltanto i disperati tentativi per riconquistare il massiccio del Vodice costarono in media agli austriaci un reggimento al giorno. Il 6° reggimento Landsturm era semidistrutto. Ancora il 31 maggio gli austriaci tentarono una sortita sul Vodice, ma vennero dispersi dalla reazione dei nostri, lasciando loro 83 prigionieri, fra i quali tre ufficiali.
Nella notte sul 4 giugno nuovi tentativi di incursione furono portati dagli austriaci sul Vodice, su Gorizia e sul San Marco, sempre respinti dalle nostre truppe. Così pure si verificò sul Carso, con l’attacco al Dosso Faiti, a Castagnevizza e al Versic. Nella guerra di montagna fu il battaglione alpino Val Baltea ad attaccare la forte posizione di Corno Cavento (3400 m), espugnandola. Si ottennero successi sull’Ortigara, in Valle San Pellegrino, sul Monte Rombon, sul settore di Tolmino, sulla rotabile di Chiapovano e nei pressi di Castagnevizza. Con la conquista dell’Ortigara, il 19 giugno, la 52a divisione italiana catturava 936 austriaci di cui 74 ufficiali. L’azione per la conquista del Monte Ortigara aveva avuto inizio il 10 giugno allorché “colonne di alpini occupavano il Passo dell’Agnella e risalivano di là alla punta di quota 2101 dell’Ortigara”, potente caposaldo austriaco, “punta di congiunzione tra le difese dell’altopiano e quelle di Valsugana”. Tra il 13 e il 15 giugno gli austriaci tentarono senza esiti di riprendere la posizione persa.
Negli scontri aerei il sergente Leonardi, il sottotenente Pasquali e il tenente Reggio abbattevano un aereo austriaco, mentre il sottotenente Baracchini sgominava un altro velivolo austriaco a est di Aisovizza. Nei cieli di Vertoiba fu abbattuto un aereo austriaco, un altro nella regione di Beitovo, nona vittima negli scontri aerei per il tenente Ruffo di Calabria.
Il 20 giugno sul Piccolo Laguazoi i nostri fecero esplodere una mina che ebbe ragione del presidio austriaco. “In seguito, appoggiati dal fuoco di artiglieria, i nostri alpini, con ardito slancio, conquistarono la cima di quota 2668”, come riferito dal Bollettino del 21 giugno. Sul Piccolo Laguazoi (2779 m) la vetta era tenuta dagli austriaci. Più in basso correva la così detta Cengia Martini, occupata dai nostri. Gli austriaci avevano cercato di annientarli facendo brillare una mina il precedente 4 gennaio 1917, ma il tentativo si era concluso con un insuccesso. Di riscontro i nostri prepararono una poderosa mina sotto la posizione nemica di quota 2668, che esplose distruggendo l’intero presidio austriaco. “Subito dopo, protetti dal fuoco di sbarramento dell’artiglieria, i nostri alpini scalarono la ripida parete sopra la cengia e occuparono stabilmente la cima 2668.
Nella notte sul 15 giugno “un distaccamento di due battaglioni (37° Bersaglieri e alpini Cervino) e reparti ausiliari, sorprendendo completamente l’avversario, forzava il passaggio dell’Isonzo tra Saga e Bodrez, sistemandosi in una improvvisa piccola testa di ponte sulla sinistra del fiume”. Il 4 giugno si ebbero scontri cruenti sul San Marco, sul Dosso Faiti, nelle posizioni tra Versic e Jamiano, dove rifulse il valore, fra gli altri, del 1° e 2° reggimento Granatieri di Sardegna.
Nel settore più a nord dell’Altipiano di Asiago la 52a divisione con i suoi raggruppamenti alpini conquistava, dal 10 al 19 giugno, il Passo dell’Agnella e il massiccio dell’Ortigara (2105 m). “Con arditissime scalate, nella seconda metà di maggio e nella prima di giugno, nuclei di alpini occupavano parecchi punti dominanti alla testata della Val Zebrù (Ortler) e il 15 giugno, col concorso di reparti skiatori, espugnarono, tra le vette dell’Adamello, il Corno di Cavento, caposaldo delle difese austriache di Val Fumo e di Val di Genova”.
Il 29 giugno l’Agenzia Stefani comunicava la terza e la quarta vittoria conseguita dal maggiore Piccio nei combattimenti aerei. Il Bollettino dell’8 luglio parlava del bombardamento effettuato da una nostra squadriglia su Idria, piccolo centro della Carniola a circa 40 chilometri da Lubiana, A Idria funzionavano impianti minerari che producevano mercurio, elemento base nella costruzione di esplosivi. Il 7 luglio il capitano Baracca collezionava la sua tredicesima vittoria nei duelli aerei, emulato dal sottotenente Sanbonot e dal sergente Rizzotto (Rizzotti) che conseguiva la sua terza vittoria, mentre il tenente Ruffo di Calabria arrivava alla decima vittoria. Protagonista nell’impresa anche il sergente Alassia. Il 16 luglio, diciotto idrovolanti della Marina bombardarono Durazzo. Il 17 e il 18 luglio precipitarono tre velivoli austriaci abbattuti dal tenente Ruffo di Calabria nei pressi di Ternova (undicesima vittoria), dal sottotenente Baracchini in quel di Tolmino (decima vittoria) e dal sergente Nardini sull’Altipiano di Asiago (terza vittoria). Un comunicato dell’Agenzia Stefani emesso il 21 luglio 1917 diceva ancora del tenente Ruffo di Calabria alla sua tredicesima vittoria. Il 31 luglio Francesco Baracca conseguiva la sua quattordicesima vittoria nei cieli di Podgora e il maggiore Piccio faceva segnare l’ottava e la nona vittoria nei pressi di Tolmino. Nella lotta aerea fra il 2 agosto e il 1° settembre 1917 venivano abbattuti otto velivoli austriaci. Il 9 agosto era il capitano Baracca a conseguire la sua 17a vittoria e il 1° settembre la 18a nel cielo di nordest su Gorizia. Si ricorda il sacrificio del sergente Arturo Dell’Oro che, inceppatasi la mitragliatrice di bordo, inseguì un Albatros austriaco, gli si avventò contro precipitando entrambi al suolo: morirono Dell’Oro e i due dell’Albatros. Il 3 settembre 1917 l’Aviazione italiana si prodigava in un’ardita incursione su Pola. La notte del 4 ottobre 1917 una squadriglia italiana bombardò la base navale austriaca di Cattaro che, dopo Pola, era il porto più importante dell’Austria-Ungheria. Era posto nell’estremo punto della Dalmazia. Le Bocche di Cattaro erano la base dei sommergibili e delle siluranti. Altre incursioni aeree avevano ragione di velivoli austriaci e il maggiore Piccio realizzava le proprie vittorie 13a, 14a e 15a. Dal 18 agosto la lotta si riaccese con vigore dal Monte Nero al mare. Nei cieli operavano 208 nostri velivoli.
Fino alla sera del 18 giugno caddero in prigionia 7.500 austriaci e un centinaio di ufficiali. Il giorno 20 i prigionieri austriaci ammontavano a 10.103, più 243 ufficiali. I prigionieri catturati a tutto il 22 luglio furono più di 16.000 e circa 350 ufficiali che, con il Bollettino del 24 luglio, diventavano 20.000 uomini di truppa e più di 500 ufficiali, con circa 60 cannoni, numerose bombarde, mitragliatrici e abbondante materiale bellico. Nei combattimenti dal 19 al 23 i nostri fecero 23.000 prigionieri e circa 600 ufficiali con 75 cannoni, cavalli, un aereo, macchinari e materiale vario. Gli austriaci contrapponevano agli assalti delle nostre fanterie 2000 bocche da fuoco per i 60 chilometri del fronte d’attacco ossia un cannone ogni 30 metri, contro i quali si scagliavano le nostre artiglierie.
La notte sul 19 i nostri svilupparono un potente fuoco di interdizione per impedire all’avversario di rinnovare le difese e di spostare i rincalzi. Era la prima volta che nella Storia dei conflitti armati si assisteva a un sincronismo, come quello dei fronti occidentali d’Europa: gli italiani sull’Isonzo, i francesi a Verdun e gli inglesi nelle Fiandre. Il 24 le truppe della 2a Armata conquistavano il Monte Santo, importante caposaldo delle difese nemiche di Gorizia e ottimo osservatorio, attrezzato di misure difensive tali da renderlo quasi inespugnabile.
L’avanzata procedeva sulla Bainsizza sino a raggiungere il Vallone di Chiapovano, grazie anche ai 14 ponti gettati sull’Isonzo. I nostri coronavano il bottino di guerra con la presa di due mortai Skoda da 305: erano mostri di acciaio della lunghezza di metri 4,30 con proietti lunghi metri 1,12 di 380 chilogrammi, capaci di sparare un colpo ogni sei minuti fino a un massimo di 9,6 chilometri di gittata. I proietti contenevano 30 chilogrammi di esplosivo. Il pezzo pesava 19 mila chilogrammi. Dei 73 pezzi di artiglieria catturati si contavano 11 obici da 152 mm, capaci di gettare fino a 8500 metri granate si shrapnel.
Tra il 26 e il 27 luglio infierivano scontri cruenti sulla Bainsizza: “Sull’altopiano della Bainsizza l’intensità della lotta è aumentata… Le nostre truppe affrontano risolutamente le nuove resistenze nemiche e le hanno in più punti travolte. Si distinsero per eroico contegno i battaglioni alpini Monte Tonale e Monte Pasubio”, con la cattura di oltre 500 prigionieri.
Tra il 27 e il 31 luglio gli austriaci attaccarono nell’alta Val Zebrù, sulla Bainsizza, sul Carso tra Vipacco e Dosso Faiti, in Val Travenanzes e su tutto il fronte fra lo Stelvio e la Carnia; ovunque respinti. Da fonti ungheresi si sa che noi avevamo in linea, per l’artiglieria, cinquemila pezzi ossia mille batterie, contro le 2500 bocche da fuoco austriache. In realtà, “su sei chilometri del fronte di una delle Armate italiane, il 18 agosto 1917 avevamo 500 pezzi che nel giro di 14 ore spararono 91.500 proietti. Alla fine di agosto 1917 ottenemmo risultati rilevanti sulla Bainsizza, ma non sul Carso e nella conca di Gorizia.
Immagine di Copertina tratta da ITOLDYA.

