AUTORI LATINI – SCHEMI – Parte 11 di 11

Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo

AUTORI LATINI – SCHEMI

Parte XI di 11

Legenda:
n-m                 data di nascita-morte
isg                   inquadramento storico generale
op                   opere
tropp              trama delle opere principali.

TIBULLO

La Vita.

Fu l’esponente principale del circolo letterario di Messalla Corvino con il quale partecipò alla vittoriosa spedizione nelle Gallie nel 30 a.C.

Nacque prima del 50 a.C. e morì ancora giovane, poco dopo Virgilio, nel 19 o 18 a.C.

Molto probabilmente fu quell’Albio che Orazio nominò come suo amico in un’Ode e in una Epistola poetica a lui dedicate.

Albio = nome gentilizio.

Tibullo = “cognomen”.

Tibullo fu di condizioni economicamente agiate e la povertà di cui parla nei suoi carmi è da intendersi in senso molto relativo, come un tema letterario e filosofico, più che una reale condizione di vita.

Nel complesso, la produzione del poeta è da collocarsi fra il 30 e il 20 a.C.

Le Opere.

Tibullo scrisse una raccolta di Poesie, chiamata dagli stessi studiosi Corpus Tibullianum, distribuita in 3 libri, ma di cui solo i primi due sono sicuramente di Tibullo.

1° Libro: Comprende 10 ampie elegie, delle quali 5 fanno riferimento alla donna amata dal poeta che egli canta sotto lo pseudonimo di Delia.

Altre tre fanno riferimento ad un altro amore del poeta, per un giovinetto di nome Marato. N.B.: E’ questa una importante differenza rispetto agli altri elegiaci romani: mentre oggetto delle passioni di Ovidio e di Properzio è sempre e solo la donna, Tibullo canta anche l’amore per un ragazzo.

Gli ultimi due componimenti non sono né per Delia né per Marato, ma sono scritti per occasioni encomiastiche: in occasione del compleanno di Messalla celebra la gloria dell’amico , deplora la guerra ed esalta la vita agreste.

2° Libro: Comprende 6 Carmi (sono poesie d’occasione) nei quali sono contenuti i seguenti temi:

  • descrizione della festa degli “Ambarvalia”,
  • auguri per il compleanno dell’amico Cornuto,
  • nuovo amore per Nemesi, fonte di inquietudine e sofferenza, come era già stato per Delia.

La poesia di Tibullo, dunque, è eminentemente soggettiva, sentimentale, tenera e malinconica. Non vi sono elementi mitologici. Tibullo non è un poeta “doctus”, come il suo contemporaneo Properzio. Tibullo non fa sfoggio della sua erudizione mitologica.

Temi topici rivissuti e rinnovati di Tibullo:

  • contrapposizione tra campagna e città,
  • contrapposizione tra ricchezza e povertà,
  • contrapposizione tra i viaggi intrapresi a scopi commerciali e militari per un verso, e la vita pacifica e oziosa dell’innamorato con la donna amata per un altro verso.

3° Libro: Raccoglie 20 componimenti di cui soltanto gli ultimi due sono considerati tibulliani dalla maggior parte degli studiosi:

  • il 19°: è un’ardente dichiarazione d’amore per una “puella” (ragazza) della quale non viene fatto il nome;
  • il 20°: è un breve epigramma su voci che tormentano il poeta, relative a presunte infedeltà dell’amata.

PROPERZIO

I dati relativi alla vita di Properzio si desumono esclusivamente dalla sua stessa opera.

Fu originario di Assisi, dove nacque intorno al 50 a.C.

Perse il padre quando era ancora bambino e la sua famiglia fu privata di gran parte delle proprietà in seguito alle confische terriere conseguenti alle guerre civili. Probabilmente la sua famiglia aderì alla parte avversa ad Ottaviano e, per questo, dopo la sconfitta della guerra di Perugia (che vide nel 40 a.C. i sostenitori di Antonio assediati in Perugia e poi sterminati da Ottaviano) subì le espropriazioni.

Venne a Roma dove frequentò una cerchia di amici che, come lui, amavano la poesia.

Tra questi amici spiccava, per considerazione sociale, il giovane Tullo, nipote di Lucio Volcacio Tullo che fu Console con Ottaviano nel 33 a.C.

Morì probabilmente nel 15 a.C. quando doveva avere, al massimo, 35 anni.

Le Opere.

Compose un Canzoniere suddiviso in 4 libri che vengono così suddivisi (I-II-III e IV):

*     1° Libro: E’ dedicato all’amico Tullo; comprende 22 componimenti e il tema dominante è l’amore per Cinzia (pseudonimo, molto probabilmente, di Ostia). Solo nei tre carmi finali si parla di altro e cioè del Mito e delle tristi esperienze della guerra di Perugia.

*     2° Libro: Assai più ampio del primo (40 componimenti), inizia con una dedica a Mecenate; dominano ancora i temi erotici: bellezza di Cinzia, lamenti e accuse per la sua infedeltà, amore e morte. Tali temi sono espressi in maniera più complessa rispetto al primo libro.

*     3° Libro: Sono 25 elegie; ai consueti temi d’amore si affiancano e si alternano altri, anche perché lo stesso Mecenate lo esorta ad allargare il suo campo d’azione: celebrazione di Augusto, descrizione a fosche tinte di Cleopatra, esaltazione della vittoria di Azio, elogio dell’Italia.

Il libro si chiude con due Elegie di separazione da Cinzia, in cui il poeta dà l’addio alla donna amata: questo sta a indicare anche l’intenzione del poeta di abbandonare la poesia d’amore.

L’epilogo del III Libro, dunque, sembra segnare una svolta fondamentale nell’itinerario poetico di Properzio.

*     4° Libro: Cambiano decisamente i temi e il tono. Nella elegia proemiale egli immagina di accompagnare un forestiero in una sorta di passeggiata archeologica, illustrandogli le umili origini della potenza romana e contrapponendo il mondo della Roma primitiva allo splendore del presente.

Dichiara quindi di volersi dedicare, d’ora innanzi, alla Poesia che esalti e celebri la grandezza di Roma e della Patria.

Nel IV Libro, in realtà, ci sarà un misto di Carmi erotici (ancora per Cinzia) e di Carmi eziologici (eziologico: che spiega le cause e le origini di un fenomeno).

Il IV Libro sarà quindi un libro misto e composito, perché raccoglie componimenti di genere e di argomento molto diversi.

TITO  LIVIO

La Biografia che si può ricostruire è in larga parte ipotetica, anche perché pochi furono gli eventi degni di nota della sua lunga, tranquilla e appartata vita di studioso.

Nacque a Padova (ricco centro di provincia in cui erano proverbiali i costumi austeri e le tendenze conservatrici) nel 59 a.C. e vi morì nel 17 d.C.

Fu di condizioni certamente agiate, in quanto poté dedicare l’intera vita all’attività letteraria senza avere goduto degli aiuti di qualche protettore.

Giunse probabilmente a Roma nel 30 o 29 a.C. con l’intenzione di raccogliere materiale utile per la sua monumentale opera storica, il cui primo libro fu composto e pubblicato tra il 27 e il 25 a.C.

Probabilmente fu proprio la pubblicazione del primo libro ad attirare sullo storico l’attenzione di Augusto che seguì con vivo interesse il procedere dell’Opera, pubblicata a gruppi di libri a mano a mano che veniva composta, e intrattenne con l’autore rapporti di mestichezza e di amicizia.

Tito Livio esaltò Pompeo e stimò i cesaricidi, nonché fu ostile verso Cesare dal momento che si chiedeva se non sarebbe stato meglio per la “Res Publica” che egli non fosse mai nato. Tutto ciò però non fa di Tito Livio un uomo politicamente impegnato né un oppositore del Principato.

In realtà Tito Livio dimostrò di possedere un carattere morale e non politico: egli, da buon conservatore, con la sua esaltazione delle virtù considerate tipicamente romane, risultava in armonia con i temi della propaganda augustea, costituendo di fatto un sostegno ai programmi di riforma avviati da Augusto, miranti al risanamento morale, al recupero degli antichi valori religiosi, al ristabilimento dell’ordine e della pace all’interno dello Stato.

Ancora oggi, comunque, non è chiaro quale fu il vero giudizio di Tito Livio sul principato di Augusto: molti studiosi sono concordi sul fatto che Tito Livio fu qualcosa di più e di diverso dal semplice portavoce dell’ideologia del regime.

Anzi, la laconica notizia conservataci, che i libri 121-142 furono pubblicati solo dopo la morte di Augusto, potrebbe indicare che lo storico, timoroso che qualcosa nella sua presentazione dei fatti più recenti potesse spiacere al principe, preferì rinviare la pubblicazione, piuttosto che rinunciare alla propria indipendenza di giudizio o guastare i suoi rapporti di amicizia con lui.

Le Opere.

Tito Livio fu soprattutto storico, ma non solo. Si impegnò, infatti, anche in Filosofia e in Retorica. Ma nulla di quanto scrisse su questi argomenti è giunto fino a noi.

Benché nulla lo provi, si è soliti assegnare questi scritti all’età giovanile, quando Livio non aveva ancora intrapreso l’opera storica che lo avrebbe impegnato per tutta la vita: Ab Urbe Condita (dalla fondazione della città): 142 libri che coprivano il periodo dall’arrivo di Enea in Italia fino alla morte di Druso in Germania (9 a.C.)

Dell’intera opera sono giunti a noi 35 libri.

L’opera è suddivisa per anni, pertanto la successione cronologica è sempre rispettata. L’opera è però anche suddivisa per sezioni che, secondo le intenzioni dell’autore, dovevano avere ognuna una propria autonomia, tanto che vennero pubblicate separatamente.

Livio, nella sua composizione annalistica, non aveva un piano dell’opera nettamente programmato, ma procedette seguendo la successione cronologica dei fatti senza un punto di arrivo prestabilito, proprio come è nella maniera degli annalisti.

Tito Livio, come molti storici prima di lui, riteneva che il racconto veritiero e imparziale delle vicende passate dovesse adempiere a una funzione didascalica (Historia magistra vitae) nei confronti del lettore.

Tito Livio dedicò dunque la sua opera a dimostrare che la grandezza dello Stato romano è legata al possesso, soprattutto da parte degli uomini che lo guidano, di quelle virtù troppo spesso trascurate nel tempo presente. Da ciò derivano due caratteristiche più note e più criticate dell’opera di Tito Livio: il suo carattere patriottico e celebrativo; l’idealizzazione del passato. Queste caratteristiche comportano talvolta consapevoli distorsioni dei fatti, perché l’onore di Roma non abbia a soffrirne o perché la lezione che lo storico intende trarne sia più esemplare e incisiva.

N.B.: Tito Livio utilizzò fonti esclusivamente letterarie senza risalire ai documenti, ma basandosi sul materiale degli storiografi precedenti come materiale da rielaborare (questo per lo meno per la parte dell’opera giunta fino a noi).

Contenuto dell’opera:

*     Libro I (753-509 a.C.): Preceduto da una prefazione generale, tratta l’intero periodo della monarchia fino alla cacciata dei Tarquini e all’istituzione del Consolato con Bruto e Collatino.

*     Libri II-V e VI-X: Dopo una breve introduzione che sottolinea il passaggio da “regnum” alla “libertas”, sono narrate le vicende dall’inizio della repubblica all’invasione e all’incendio della città ad opera dei Galli; e dalla ricostruzione di Roma alla terza guerra sannitica. La graduale crescita di Roma viene raccontata con viva partecipazione e ammirazione.

*     Libri XI-XX (293-219 a.C.): Andati persi, narravano la guerra contro Pirro, la conquista di Taranto e la prima guerra punica.

*     Libri XXI-XXX (219-201 a.C.): La seconda guerra punica con un particolare rilievo per la figura di Annibale e il contributo essenziale del “populus romanus”.

*     Libri XXXI-XLV (201-167 a.C.): Dedicati per la maggior parte alle guerre in Oriente (contro Antioco, Filippo, Perseo); per la parte restante, a quelle in Italia (contro Liguri e Galli) e in Spagna, nonché alle vicende interne tra le quali spiccano la contesa per l’abrogazione della “Lex Oppia” contro il lusso e i processi contro gli Scipioni.

*     Libri XLVI-CXLII (167-9 a.C.): Tutti perduti (salvo un brano conservato da Seneca Retore, sulla morte di Cicerone), giungevano fino ai fatti del 9 a.C.

OVIDIO

Ovidio stesso ci ha lasciato numerose testimonianze sulle sue vicende biografiche, specialmente nelle sue opere scritte durante l’esilio.

Nacque a Sulmona nel 43 a.C., da famiglia appartenente al rango dei cavalieri.

Studiò prima a Roma frequentando le scuole dei retori più famosi; poi fu ad Atene, in Asia Minore, in Sicilia.

Tornato a Roma, non si diede alla carriera politica come avrebbe voluto il padre, ma si dedicò completamente alla poesia.

Entrò nel Circolo di Messalla Corvino ed ebbe come amici Tibullo e Properzio.

Cominciò giovanissimo a pubblicare i suoi versi (a 19 anni), coltivando il genere dell’Elegia amorosa e conseguendo subito grande successo.

Passò successivamente dall’Elegia amorosa all’Elegia eziologica di argomento romano e all’Epica mitologica.

Nell’8 a.C. fu condannato da Augusto alla relegazione nella lontana Tomi (oggi Costanza, sul Mar Nero): si trattò non di un vero e proprio “exilium”, ma di un “soggiorno obbligato”, anche se il poeta lo denominò assolutamente come esilio.

Non si sa la vera causa di questa condanna, ma è certo che egli restò a Tomi per quasi 10 anni, fino alla morte, senza mai ottenere la remissione della pena né da Augusto né dal suo successore Tiberio ai quali, peraltro, la richiese più volte per mezzo delle elegie raccolte nei 5 libri dei Tristia e nei 4 libri delle Epistulae ex Ponto.

A Roma Ovidio aveva lasciato la moglie, la figlia, gli amici e tutti i suoi interessi vitali.

Durante l’esilio continuò a scrivere. Morì nel 18 d.C.

Le Opere.

Amores: Tre libri con circa 50 elegie erotiche soggettive sulla linea di Gallo, Tibullo, Properzio.

Ovidio sottolineò l’amore come esercizio galante e rivolse i suoi versi alla sua innamorata Corinna.

Poesia erotica = gioco stimolante e divertente da cui trarre emozioni superficiali.

Ambivalenza della passione: “Nec tecum nec sine te” (né con te né senza di te).

Heroides (Le eroine): Sono una nuova variante del genere elegiaco, appartenente al filone erotico-mitologico. Il poeta svolge i miti d’amore non in forma narrativa, ma in forma epistolare.

Ci sono 21 lettere divise in due gruppi:

*     1° Gruppo: delle eroine mitiche scrivono ai rispettivi mariti o amanti.

*     2° Gruppo: un personaggio maschile scrive alla donna amata che a sua volta gli            risponde (sono tre coppie).

Ars Amatoria: E’ il capolavoro di Ovidio nel campo dell’elegia amorosa, in cui egli sviluppa in modo originale e personale un tipico atteggiamento del poeta elegiaco: quello didascalico.

Sono oltre 2000 versi in cui Ovidio si fa “Praeceptor Amoris” in modo didascalico, facendo anche allusioni a quanto era stato scritto precedentemente da lui stesso, ma anche da Catullo e da Properzio.

E’ un poemetto in tre libri, un manuale di belle maniere: 1° la conquista della donna; 2° come far durare l’amore; 3° consigli alle donne.

Remedia Amoris; I cosmetici delle donne: Completano la produzione erotico-didascalica di Ovidio.

Nel primo si indicano i rimedi per liberarsi di un amore non corrisposto: sport, viaggi, agricoltura, ricorso a nuovi amori.

Nel secondo (incompiuto) sono contenuti consigli e ricette di cosmesi.

I Fasti (sott. “dies” = i giorni): Incompiuta. Ovidio coltivò qui il genere della elegia eziologica di argomento romano. Il poeta si sofferma giorno per giorno sulle singole ricorrenze e festività, illustrando i fatti della leggenda e della storia di Roma che ne stanno alle origini. Il poeta, prendendo spunto dai giorni, dalle feste, dai riti, impartisce nozioni di astronomia; spiega usanze, tradizioni; narra aneddoti, favole, episodi della storia di Roma attingendo da svariate fonti storiografiche, mitologico-religiose, etimologico-grammaticali,

Le Metamorfosi (i libri delle trasformazioni): Poema in esametri in 15 libri.

E’ la sua opera più originale e più importante, appartenente al genere dell’Epica mitologica, non ancora rappresentato nella letteratura latina; esso ha esercitato un enorme influsso sulle letterature moderne, anche perché costituisce una sorta di grandiosa enciclopedia della mitologia classica.

Nel Proemio del Poema Ovidio dichiara di voler abbandonare il genere elegiaco e di entrare nel campo dell’Epica.

In quest’opera, dunque, Ovidio affronta il tema delle metamorfosi dall’inizio dei tempi alla sua età e definisce la sua opera un “Perpetuum Carmen”.

Ovidio realizza dunque un Poema epico-mitologico, un’opera narrativa che racconta non una vicenda unitaria, ma le diverse età mitiche che si dispiegano dal Caos Primigenio sino all’epoca contemporanea.

Nelle Metamorfosi sono dunque contenuti più di 250 Miti, molti dei quali devono la loro celebrità proprio alla versione di Ovidio: storie di dei, storie di eroi, gli Argonauti e Minosse, Ercole e Orfeo, la guerra di Troia e il viaggio di Enea.

Metamorfosi: elemento unificatore del poema, che garantisce coerenza a una struttura complicata nella quale regna un apparente disordine.

Elegie dell’Esilio: Sono soprattutto caratterizzate dal lamento motivato dalla dolorosa situazione dell’esiliato.

*     Tristia: Sono 5 libri privi del destinatario, a motivo della paura che Ovidio aveva di compromettere gli amici. Sono il singolare documento di un dramma umano, di una lunga infelicità.

*     Epistulae ex Ponto: Sono indirizzate a varie persone (la terza, alla moglie), parenti, amici (tra i quali molti personaggi influenti) a cui Ovidio scrive illustrando la propria penosa condizione di esule, nella speranza di ottenere dall’imperatore la grazia o, almeno, il trasferimento in una sede meno inospitale e meno lontana dall’Urbe.

La poesia diventa così la sua unica ragione di vita; ad essa Ovidio affida la sua sempre vana ma inesausta speranza di salvezza, in essa cerca lo sfogo per la propria pena.   

Immagine di Copertina tratta da Romano Impero.

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