Dalla Normandia a Berlino – Il secondo flagello planetario – Parte 2 di 4

Questi i tempi del piano di invasione: ore 0,20 atterraggio di sei alianti e conquista del doppio ponte di Ranville-Bénouville, con due lanci di paracadutisti; ore 3,30 a 72 alianti il compito di trasportare il materiale pesante, armi anticarro e jeep. Alle ore 0,50 i primi duemila paracadutisti della 5a brigata, al comando del generale Poett, raggiunsero il suolo francese. Tutti i ponti segnalati furono fatti saltare. Come obiettivo primario la 3a brigata aveva la distruzione della batteria di Merville, particolarmente minacciosa per il Comando Supremo alleato. Il 2 aprile il tenente colonnello Otway fu incaricato di studiare il piano di attacco e alla mezzanotte del 5 giugno salì con i propri uomini sugli alianti, ma le cose non si svolsero come previsto: il bombardamento iniziale non aveva centrato la batteria nemica, ma il villaggio nei pressi. Lo stesso aereo di Otway venne colpito dalla contraerea tedesca. Complessivamente il lancio si risolse in una catastrofe. Accadde che tutti i piani di attacco vennero invalidati. Si sarebbe dovuto attaccare con 150 uomini anziché 750, con una sola mitragliatrice e 20 razzi in tutto. Dei 750 uomini di Otway 200 furono i dispersi.

Alle ore 3,30 furono 72 gli alianti che atterrarono nella zona assegnata: erano mille uomini che si affrettarono a scaricare le jeep e dieci cannoni anticarro. Il trasferimento era difficoltoso per via dei campi paludosi: i Tedeschi, infatti, avevano provocato allagamenti assai vasti sul territorio. Malgrado tutto, all’alba tutti gli obiettivi furono raggiunti: i ponti Pegaso, la batteria di Merville, i cinque ponti sulla Dives. 

Il successo degli Alleati trovò parzialmente spiegazione nell’atteggiamento di incertezza adottato dai Tedeschi i quali non si rendevano precisamente conto di quanto andava accadendo, perché i paracadutisti recidevano i fili telefonici ed eliminavano le staffette in motocicletta. Si era ingenerata una situazione di caos che perdurò fino alla sera del 6 giugno.

Sainte-Mère-Église fu il primo villaggio francese liberato e fu opera del 505° reggimento Paracadutisti. Le informazioni che pervenivano ai Tedeschi erano confuse e contraddittorie, i radar non segnalavano pericoli, persino il lancio di manichini di paglia con petardi scoppiettanti ingannarono i Tedeschi; ma il generale Max Pemsel, capo di Stat Maggiore della 7a Armata, era convinto che si trattasse veramente di uno sbarco alleato. Infatti una enorme quantità di navi si spostavano al largo, con grosse unità da battaglia e di cacciatorpediniere.

In ambito americano il generale di brigata Theodore Roosevelt, 57 anni, era l’ultimo figlio dell’ex presidente degli Stati Uniti, omonimo e cugino del presidente attuale Franklin Delano Roosevelt. Era molto amati dai sottoposti, non diffondeva mai ordini impossibili ad attuarsi, non credeva molto ai piani, ma prevedeva tre ondate di sbarco: la prima con quattro compagnie ossia 600 uomini, la seconda con 900 uomini. Entro la mezzanotte sarebbero sbarcati 30 mila uomini, 3.500 veicoli e 2 mila tonnellate circa di materiale. I mezzi da sbarco partirono alle 4,55 preceduti dal fortissimo fuoco dell’artiglieria navale. I soldati scesi dai mezzi da sbarco, molto vicini alla costa, dovevano percorrere 100 metri nell’acqua alta alla cintura; il pericolo grosso risiedeva nei 600 metri da percorrere allo scoperto, dei quali circa la metà fra ostacoli d’ogni sorta, poi i reticolati e le mine. Rommel tuttavia non aveva visto giusto: gli Alleati attaccavano a bassa marea aggirando i pericoli posti dagli ostacoli impiantati; soltanto con l’alta marea i mezzi da sbarco sarebbero stati fermati. I Tedeschi si difendevano da 43 fortini con pezzi da 75 mm, armi automatiche, 18 pezzi anticarro, 6 mortai, 35 rampe di lancio per razzi e almeno 85 nidi di mitragliatrici che spararono per poco, perché annientati dai carri armati americani. Per il raggiungimento della riva era stato il Genio a effettuare un grande lavoro, avendo ripulito l’intera spiaggia nel giro di appena un’ora. A mezzogiorno all’attacco americano resisteva ancora il generale tedesco Jahnke, ma i carri armati riuscirono a penetrare attraverso le difese accessorie costringendo alla resa Jahnke e i suoi uomini. Il bilancio delle perdite, per gli Alleati, fu di 6 caduti e 39 feriti su 400 uomini del Genio e di una perdita di 197 soldati su 20 mila per la divisione.

Le truppe alleate facevano parte del 5° Corpo del generale Leonard T. Gerow, dipendente dalla 1a Armata americana comandata dal generale Omar Bradley. Il piano prevedeva lo scarico di 5.316 tonnellate di bombe dai bombardieri fra Cherbourg e Honfleur dalla mezzanotte all’alba; il bombardamento navale dalle 5,30 alle 6,27; altro bombardamento aereo con 1.285 tonnellate di bombe dalle 6 alle 6,25; sbarco di 1.450 Fanti con carri armati e bulldozer alle 6,30; liberazione dei passaggi da parte dei Genieri alle 6,32; poi la seconda, la terza e la quarta ondata dalle 7 alle 7,30; infine lo sbarco dell’artiglieria alle ore 8.

La forza Omaha si era mossa da Portland in Inghilterra nelle ore pomeridiane del 5 giugno. Poco prima delle ore 22 la nave ammiraglia, poco distante da Omaha, aveva a bordo l’ammiraglio Hall, comandante della forza Omaha e il generale Gerow, comandante del 5° Corpo. Le imbarcazioni usate per trasportare a terra i soldati incontrarono mare molto mosso; alcune affondarono. Raffiche di vento e onde alto mettevano serie difficoltà. In pochi minuti, dei 32 carri trasportati, 27 affondarono insieme ai soldati di equipaggio. Soltanto due carri raggiunsero terra. Persino i bombardamenti di preparazione non avevano raggiunto gli obiettivi e i bombardieri non centrarono le zone assegnate con la precisione dovuta. Per i Tedeschi fu una vera fortuna. Lo sbarco era stato fissato per le ore 6,30. Subito dopo si scatenò la reazione tedesca. Gravi le perdite per gli Alleati. Ne nacque una grande confusione fra gli sbarcati. Con l’alta marea la spiaggia fu raggiunta, ma non restava altro che tentare il tutto per tutto allo scopo di non venire colpiti, ma nove su dieci caddero. Alle 6,35 vennero messi fuori uso anche i bulldozers. Si misero all’opera i guastatori per aprire varchi ma, con la marea ascendente, riuscirono ad aprire appena sei brecce. Fra i 272 guastatori ben 111 persero la vita. La seconda ondata iniziò alle ore 7 sotto un terribile fuoco nemico. Si verificarono episodi disastrosi nella manovra di sbarco. Con la terza ondata per i Rangers le cose andarono un po’ meglio. Ancora confusione per il ritardo nell’apertura dei varchi. La metà degli uomini sbarcati vengono abbattuti dai colpi dette armi tedesche. I rimanenti avrebbero dovuto percorrere 200 metri allo scoperto per effettuare l’assalto. I Tedeschi riuscirono a mettere fuori combattimento l’artiglieria alleata con i suoi pezzi da 105, alle ore 8.

Verso le dieci due passaggi aperti consentirono il transito dei carri che avanzarono verso i fortini tedeschi attaccandoli, mentre altri rinforzi sopraggiungevano. Con il volgere del giorno i genieri riuscirono ad aprire 13 passaggi e a distruggere il 35% degli ostacoli frapposti dai Tedeschi. A zittire le difese tedesche furono il 18° reggimento e i cannoni dei cacciatorpediniere. Ma l’avanzata degli Alleati fu arrestata presso il villaggio di Saint-Laurent. Gli errori commessi dagli Americani furono causa di tremila morti, feriti e dispersi, di 50 carri armati e 26 bocche da fuoco distrutti, di 50 mezzi da sbarco affondati.

Duecento Rangers alla guida del tenete colonnello James Rudder si prepararono per conquistare la batteria tedesca fortificata della Pointe-du-Hoc fornita di cinque pezzi da 155 mm. Scalarono la scogliera a picco con arpioni, funi e scalette. Quindici di loro caddero sotto le raffiche di una mitragliatrice. Venne loro in soccorso il cacciatorpediniere Satterlee che liberò la cima della scogliera con i cannoni di bordo. Raggiunto l’obiettivo, i Rangers misero fuori uso i cannoni tedeschi. 

Le soluzioni proposte da Hobart (carro-granchio, carro-frusta, carri per stendere maglie di acciaio, carri-riempitori, carri-passerella, carri-petardo) favorirono di gran lunga gli sbarchi effettuati dagli Inglesi. I carri e le truppe inglesi sbarcarono alle ore 7,25 del 6 giugno sulla spiaggia di Gold, fra Le Hamel e La Rivière. Il comandante in capo era il generale inglese Dempsey, comandante della 2a Armata e l’attacco era diretto dal generale Bucknall al comando del 30° Corpo. Il terreno venne sminato e furono aperti tre passaggi e, alle ore 11, altri otto; vi transitarono due brigate. Sul finir del giorno gli Inglesi erano avanzati per 10 chilometri.

Juno e Sword sarebbero state attaccate dal 1° Corpo britannico, al comando del tenente generale Crocker. I Tedeschi tenevano sulla costa la 21a divisione Panzer e la 12a divisione corazzata SS, complessivamente con 316 carri armati con 63 cannoni. La compagnia Royal Winnipeg Rifles sbarcò per prima ma la metà dei suoi soldati cadde. Tuttavia al finir del giorno i Canadesi erano entrati per una profondità di 11 chilometri. 

Sulla spiaggia Sword le truppe trovarono maggiori facilità a spingersi verso l’interno, tanto che alle ore 9,30 il reggimento del South Lancashire raggiungeva Hermaville e alle 13,30 il 4° Commando, comprensivo del contingente francese, si congiunse a Bénouville con le truppe aviotrasportate.

Tutte le postazioni difensive tedesche, da Utah a Omaha a Gold a Juno e a Sword erano state colte di sorpresa e la battaglia si scatenò per 50 chilometri di costa. Sul settore occidentale operavano le divisioni tedesche blindate 12a SS Hitler Jugend comandata dal generale de Witt, la Panzer Lehr al comando del generale Bayerlein e la 21a, comandante Feuchtinger, a sud di Caen. Per muovere queste divisioni al contrattacco era necessario essere autorizzati dal Comando Supremo, ma le richieste inoltrate premurosamente da von Rundstedt non arrivarono al generale Jodl né a Hitler. Si pensava che l’allarme si riferisse soltanto a un’azione diversiva. Fu solo Max Pemsel a capire che si trattava invece dell’attacco principale. I provvedimenti del caso furono presi con ore di ritardo addirittura facendo tornare indietro spedizioni dirette in Russia. I carri armati non avevano più benzina e la 12a SS sarebbe stata ferma fino al 7 giugno. Soltanto la 21a Panzer poté entrare in lizza, ma nel pomeriggio del 6 giugno non aveva che 50 carri armati e un battaglione di fanteria. 

Verso sera alcuni alianti inglesi scesero fra l’Orne e lo spazio Caen-Luc-sur-Mer, calando a terra la 6a divisione aerotrasportata. Quando a mezzanotte Rommel arrivò a La Roche-Guyon, fu informato del successo degli sbarchi alleati e dell’insuccesso per il contrattacco della 21a Panzer. L’aviazione tedesca era stata decimata in battaglia aerea contro i 12.700 aerei alleati reduci da 15.000 missioni. Per quanto riguardava la Marina tedesca solo le tre torpediniere del capitano di corvetta Hoffmann si mossero il 6 giugno; la 5a e la 9a Flottiglia restarono ferme a Cherbourg. Alla mezzanotte nel Vallo Atlantico era stato aperto un varco di 50 chilometri.

Le perdite di Overlord ammontarono per gli Alleati a oltre 10 mila uomini messi fuori combattimento.

Alle ore 2 antimeridiane la 6a divisione raggiungeva il ponte di Bénouville e di seguito quello sull’Orne, mentre a partire dalle 11 furono i battaglioni Paracadutisti 12° e 13° a occupare la parte bassa di Ranville. Venne distrutto il ponte di Troarn. Di notte si lanciarono i Paracadutisti americani della 82a divisione, dispersi tuttavia dal forte vento. 

Lo sbarco degli Inglesi fu più difficoltoso che non a Utah, ma poi l’avanzata si era svolta efficacemente. I provvedimenti tecnologici escogitati dal generale Hobart avevano evitato che si verificasse un massacro come era invece successo a Omaha. Erano le 7,30 quando la fanteria giunse a terra e, verso sera, tutta la costa era stata occupata dagli Inglesi, per il tratto da Arromanches a La Rivière. Le truppe si erano congiunte anche con i Canadesi i quali alle 9,50 avevano conquistato Bernières, realizzando la più profonda avanzata di tutta la giornata. La sorpresa, per i Tedeschi, fu totale: si aspettavano ancora uno sbarco a Calais dove trattenevano in difesa la 15a Armata. Credevano che con le condizioni atmosferiche avverse tutto sarebbe rimasto tranquillo e avevano perciò allentato la sorveglianza, finendo quindi di lasciarsi prendere alla sprovvista. La presenza dei paracadutisti americani della 101a e della 82a divisione era stata avvertita dai Tedeschi in modo completo soltanto alle ore 16,40. Rommel era convinto che l’attacco si sarebbe svolto in direzione della Senna, ed era quello che Montgomery ed Eisenhower intendevano far credere. Rommel si era dato molto da fare per richiedere la fornitura di mine e di ostacoli di ogni genere con lo scopo di rendere impraticabili le spiagge.

Il 6 giugno fra i Comandi tedeschi il disordine appariva totale e ciascun comandante era libero di decidere come meglio avesse creduto. 

Il primo assalto degli Inglesi fu effettuato dai paracadutisti a est dell’Orne. La reazione dei Tedeschi: il generale Feuchtinger, al comando della 21a divisione corazzata, inviò il 22° reggimento Carri verso nordest, alla destra di Caen, per sferrare l’attacco contro i paracadutisti inglesi tra l’Orne e la Dives. Gli Inglesi avevano come obiettivo la conquista di Caen. Alle ore 16 i carri armati britannici entravano in Biéville.

Feuchtinger fu comandato da Rommel di attaccare con le divisioni corazzate 21a e 12a SS. Subito dopo apparvero in cielo aeroplani alleati diretti su Caen, in picchiata sulla Normandia. Fu immediatamente impegnata la 12a divisione corazzata SS in un combattimento ravvicinato, ma nel settore di Caen erano gli Inglesi a detenere l’iniziativa della battaglia. Anche dalla parte degli Alleati si notava una certa qual confusione.

La 29a divisione, comandata dal generale Gerhardt aveva avuto ordine di ripulire tutta la costa da Vierville a Isigny e di preparare il ricongiungimento con il V Corpo; le erano stati assegnati gli obiettivi a maggiore distanza, verso il sud del territorio. Alle ore 2 di notte l’abitato di Englesqueville fu conquistato. Per la 2a divisione il compito era quello di avanzare e prendere possesso della foresta di Cerisy; per la 1a divisione di raggiungere la linea generale della Drome e di formare un fronte da Cerisy a Isigny. Con l’avanzata degli Alleati, la 352a divisione tedesca fu costretta a ripiegare in quasi tutte le circostanze. La 352a e i reggimenti 3° e 8°provarono più volte ad attraversare il fiume Elle; ci riuscirono soltanto il 13 giugno lasciando numerosi caduti.

La sera del 7 giugno i Tedeschi resistevano ancora a Saint-Côme-du-Mont. L’attacco venne sferrato il mattino presto dell’8 giugno con cinque battaglioni di paracadutisti, due battaglioni di artiglieria e mezzi corazzati. Un nuovo attacco si sviluppò il 9 giugno, con a capo il generale Gavin che doveva conquistare una sicura testa di ponte sulla riva opposta del Merderet, di fronte a La Fière; Gavin aveva pensato fosse necessario attaccare frontalmente l’argine, dopo la Fière verso Cauquigny su cui alle 10,45 del 9 giugno si accanirono le artiglierie. Finalmente la città fu liberata: conquistata la massicciata di La Fière per gli Alleati si aprì la strada verso ovest e si offrì la possibilità di isolare il Cotentin. Il mattino presto dell’11 giugno il colonnello Cole ricevette l’ordine di attaccare le resistenze all’ingresso nord occidentale di Carentan, con i 105 da campagna e gli obici da 75. Carentan era considerata il punto chiave della penisola, dove si congiungevano i Corpi americani V e VII. La manovra a tenaglia era essenziale per congiungere le truppe alleate e per annientare il 6° reggimento Paracadutisti tedesco. L’attacco venne portato avanti fino al piccolo villaggio di Douville, con la conquista delle sei originarie teste di ponte e con il loro collegamento.

L’8 giugno Rommel tentò di infiltrarsi nella testa di ponte inglese con la 21a divisione Panzer. A sua disposizione erano ancora le divisioni Panzer Lehr e la 12a SS Hitler Jugend. Il giorno seguente però fu costretto a rompere il contatto con i Tedeschi per preparare piuttosto un attacco di maggiore efficienza. Fu incaricato di elaborare il piano di attacco il generale Geyr von Scheppenburg il quale, nel corso dell’attacco, aveva perso il suo stato maggiore quasi al completo e i piani dell’offensiva consegnatigli da Rommel. Il comando di tutte le armate corazzate nella zona della Normandia passò al generale Sepp Dietrich il quale si limitò a porsi sulla difensiva nella speranza di resistere il più a lungo possibile. Gli Americani erano sul punto di mettere in crisi tutto il fronte. Fu il generale Marcks a recarsi sul posto per organizzare la resistenza, ma cadde sotto le raffiche di mitragliatrice di un bombardiere.

Alla fine della prima settimana della battaglia di Normandia gli Alleati si erano sforzati di attestarsi in modo saldo sul suolo francese nel tentativo di sfondare la linea difensiva della 7a Armata tedesca. 

Tuttavia Saint-Lô e Cherbourg erano ancora dominio tedesco. A metà giugno le condizioni di sbarco del materiale erano molto difficili a causa delle possenti ondate: il 12 soltanto la metà del materiale e dei veicoli avevano potuto toccare terra; erano oltre 326 mila uomini, 54 mila veicoli e più di 104 mila tonnellate di materiale.

Sin dal 9 giugno era nelle intenzioni di Bradley e di Collins di avanzare verso ovest. L’avanzata iniziò il 14 giugno, con l’82a divisione giunta a Rauville e, oltre un chilometro, a Saint-Sauveur nella giornata del 16 giugno. Nella notte fra il 16 e il 17 giugno fu conquistata anche Orglandes. Si completò il blocco della penisola il 17 giugno con la conquista di Barneville. Il 19 giugno i Tedeschi ripresero un ponte presso Saint-Lô-d’Ourville consentendo a 1500 di loro di uscire dalla sacca di Cherbourg. La controffensiva tedesca costrinse gli Inglesi a ripiegare per un tratto di otto chilometri. Fu così che il primo obiettivo da conquistare per mano alleata fu il centro di Tilly. In quel frangente l’VIII Corpo americano presidiava le zone meridionali, mentre il VII Corpo era diretto a conquistare Cherbourg. Montgomery, per parte sua, aveva l’intenzione di conquistare Caen e da lì muovere alla conquista del Cotentin e della Bretagna. Era il 18 giugno allorché tre divisioni americane, tra Barneville e Quinéville erano sul punto di attaccare Cherbourg. Il 19 giugno le forze alleate riuscirono a battere la difesa tedesca nell’abitato di Tilly. Nello stesso giorno i Tedeschi erano riusciti a rompere e a ripiegare. Verso sera l’ala destra del fronte americano era avanzate per sette chilometri accerchiando Valognes, mentre la 9a divisione si era portata avanti di 20 chilometri sull’ala sinistra. Dal 13 al 18 giugno le vicende si svolsero con incertezza, mentre sulla Manica il mare continuava a infuriare. Gli Americani si fermarono per il tempo di riorganizzare gli schieramenti per l’attacco finale. Il 20 giugno, verso sera, la 4a divisione si trovava ormai a 4 chilometri da Cherbourg, in congiunzione con la 79a e la 9a. Il 22 giugno, con la calma ritornata, ripresero le offensive. Il generale Collin stabilì l’ora alle 14 con le prime incursioni di bombardieri carichi di ordigni di morte. Il primo attacco fu opera di 562 bombardieri e il secondo di 387. Il 23 giugno von Schlieben ottenne il comando generale della fortezza di Cherbourg. I Tedeschi vennero rinforzati con le divisioni SS 9a e 10a pervenute dalla Polonia. L’offensiva, ripartita il 25, incontrò forte resistenza e si bloccò a Fontenay che tuttavia cadde verso la mezzanotte. Il 26 cedette Colleville e il 27 gli Alleati mossero a sud, verso Evrecy. La mattina del 26 la 79a divisione attaccava il forte di Le Roule, dominante Cherbourg dall’alto di uno sperone roccioso, allo scopo di difendere il porto. 

Immagine di copertina tratta da War Documentary.

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