Dalla Sicilia alla Provenza – Il secondo flagello planetario – Parte 3 di 3

Il 15 agosto inizia l’operazione “Anvil” ora chiamata “Dragoon”. Il generale Patch, comandante delle forze terrestri di “Dragoon”, espone su una grande carta il piano d’invasione della Provenza. Nella notte dal 25 al 26 agosto l’8a Armata ha il sopravvento sulle divisioni 71a Fanteria e 26a corazzata. Il 31 agosto i Tedeschi abbandonano la prima posizione della linea Gotica. La 1a divisione canadese sottomette Rimini e gli Americani prendono il colle della Futa, nota posizione chiave. Alla fine di settembre l’8a Armata è a Pesaro.

Kesselring, che dispone di 20 divisioni più altre 4 della Repubblica Sociale, tra il 17 e il 29 settembre riesce ad arginare l’avanzata degli Alleati sull’Adriatico, ma questi sono a Forlì l’8 novembre, a Ravenna il 5 dicembre e a Faenza il 18. Il 26 dicembre 1944 i Tedeschi attaccano a partire dal Serchio, sfondano la prima linea della 92a divisione americana e si portano avanti di sette chilometri. Sono gli Indiani a salvare la situazione critica. Kesselring è vittima di un incidente, ma riprende il comando il 15 gennaio 1945. In Italia resistono 25 divisioni tedesche e 5 italiane sull’Appennino settentrionale. Il 10 marzo Kesselring lascia il comando al generale Vietinghoff che riceve da Hitler l’ordine di resistere sul luogo, la Valle Po, fino alla morte. Il compito è quello di reggere l’offensiva alleata sferrata da 17 divisioni, 4 gruppi di combattimento italiani, 6 brigate corazzate, 4 brigate di Fanteria e da un’aviazione dominante il cielo.

Churchill dà ordine al generale Clark di assumere il comando del XV Gruppo di Armate, al posto del generale Alexander. Dal 12 dicembre è il generale Truscott a comandare la 5a Armata. 

L’offensiva di primavera ha inizio il 5 aprile 1945 con un attacco di diversione, mentre vengono conquistate Massa e Carrara. L’attacco principale ha luogo il 9 aprile sulla costa adriatica. I Tedeschi resistono disperatamente e allora il generale Mark Clark prosegue con l’offensiva. È in palio l’obiettivo di Bologna. La città cade il 21 aprile e la difesa tedesca incomincia a dare segni di cedimento. Il 22 aprile gli Alleati raggiungono il Po e si spingono verso il Triveneto. A ovest Genova cade nelle mani degli Americani, mentre i Francesi del generale Doyen attaccano sui valichi alpini; quindi si portano ad appena 70 chilometri da Torino e incontrano gli Americani a Savona. È la fine dell’Esercito tedesco, decretata dalla distruzione di 25 divisioni germaniche. Il giorno 29 a nome del generale Vietinghoff, viene firmata la resa incondizionata presso il Quartier Generale di Alexander a Caserta.

In Italia accade che Mussolini si sia rifugiato presso la Prefettura di Milano. Viene pregato di evitare lo scoppio di una guerra civile e di ordinare alle truppe fasciste in Milano la resa. Mussolini accondiscende, ma il 26 aprile si allontana dalla Prefettura e si dirige verso Como per raggiungere poi la Valtellina. Il 27 aprile si unisce a un convoglio della Luftwaffe, ma a un posto di blocco nei pressi di Dongo viene riconosciuto dai partigiani. Il 28 aprile Mussolini e Clara Petacci vengono fucilati a Giulino di Mezzegra. Le salme sono trasportate a Milano e appese per i piedi a piazzale Loreto.

Il 30 aprile muore Hitler e il potere passa all’ammiraglio Doenitz. Il 1° maggio 1945 il generale Clark può diffondere il comunicato della vittoria e il giorno seguente il generale Vietinghoff emana l’ordine della cessazione del fuoco. La conquista alla fine della Campagna d’Italia è valsa per gli Alleati la cifra di 31.886 morti e 157 mila tra feriti, dispersi e prigionieri. Il 7 maggio a Reims l’Esercito tedesco appone la propria firma alla resa generale. 

Nel novembre del 1943, al Cairo, si era tenuta una conferenza per decretare l’invasione della Germania che sarebbe avvenuta per mezzo di due sbarchi, in Normandia e in Provenza, per la fine primavera del 1944. Il 13 agosto dalla baia di Napoli si muove una enorme flotta di quasi duemila navi composta da cacciatorpediniere, incrociatori inglesi, americani, francesi, polacchi, italiani, olandesi, norvegesi. La direzione è quella delle Bocche di Bonifacio, una delle sei rotte di invasione; le altre cinque hanno partenza da Taranto, Algeri, Orano, Brindisi, Palermo. Lo sbarco è previsto nella zona tra Lavandou e La Napoule. Il Gruppo francese del colonnello Bouvet deve dare inizio agli attacchi tra il 14 e il 15 agosto, seguito da Americani e Canadesi del colonnello Walker. Una terza formazione è costituita dal Gruppo navale francese comandato dal capitano di fregata Sériot. A seguire, la 1a divisione aviotrasportata del generale Frédérik. Quindi è la volta del grosso delle truppe d’invasione composto da tre divisioni americane del VI Gruppo di Armate del generale Truscott, insieme all’avanguardia della 1a Armata francese del generale de Lattre de Tassigny. Altre tre divisioni americane sono pronte a intervenire. In Provenza si attende lo sbarco di 300 mila soldati delle forze alleate. I quattro quinti dei partecipanti all’impresa sono affidati ai Francesi con 25 navi. L’aviazione alleata fa la propria parte bombardamento il litorale da Perpignano a Livorno con 2.500 aerei alleati.  A Berlino Hitler per l’ennesima volta emana l’ordine tassativo di resistere con ogni mezzo.

Più di 1.200 navi dalla costa occidentale della Corsica si stavano muovendo verso nord, mentre il generale tedesco von Wietersheim, con la sua 11a divisione Panzer, partito dai pressi di Tolosa porta il proprio Comando a Remoulins, molto vicino al Rodano nell’intesa di tentarne la traversata. Dopo un paio di operazioni diversive, sono i cannoni tedeschi a frastornare l’atmosfera con i loro colpi, insieme alla contraerea che spara con proiettili traccianti. Il reggimento Westfal della 244a divisione di Fanteria tedesca, comandante il generale Hans Schaefer, accerchia il nemico in un furioso scontro.

Tre reggimenti americani e canadesi, 1950 uomini al comando del colonnello Edwin Walker, sbarcano sulle isole Port-Cros e Levant e 67 marinai mettono piede sulla costa dell’Estérel trasportando sulla schiena 30 chilogrammi di detonante per sconvolgere le vie di comunicazione da Cannes a Saint-Raphaël e Fréjus. Numerosi marinai cadono straziati dalle mine disseminate in grande copia; dei 67 marinai soltanto 24 si salvano. Nel cielo arrivano 396 aerei americani e britannici che rilasciano 5.100 paracadutisti della 1a divisione aviotrasportata del generale Frédérik. 

L’attacco ha inizio il 15 agosto 1944, il mattino presto, con scariche dirompenti terribili tra la Corniche des Maures e l’Estérel. Ogni cinque minuti partono dalla Corsica bombardieri e caccia carichi di tonnellate di bombe e proietti. Dalle navi partono 80 mila uomini per l’assalto. Il bombardamento dura quasi una ventina di minuti: sono 400 bocche da fuoco che sparano 16 mila proietti d’artiglieria, circa 3 mila oltre i 300 mm di calibro. Poco prima delle ore otto le prime scialuppe da sbarco si approssimano alla costa, mentre le navi al largo tempestano il terreno antistante con migliaia di ordigni micidiali: a sparare sono circa 30 mila cannoni. L’ora di inizio dell’attacco vero e proprio è prevista per le otto. Si muove per prima la 3a divisione americana con il 7° reggimento. Trascorre meno di mezz’ora che i Tedeschi aprono il fuoco ma non riescono a fermare la 3a divisione. Verso ovest è la 45a divisione a raggiungere la punta di Issambres, ma viene bersagliata dai possenti cannoni tedeschi da 220; è l’incrociatore francese Malin a mettere a tacere la batteria tedesca. Gli Americani iniziano l’avanzata verso Cannes.

Da parte tedesca è lo stesso Hitler che, finalmente, acconsente ad autorizzare il ripiegamento delle Armate 1a e 19a, ma contemporaneamente dà ordine di resistenza all’ultimo sangue ai difensori di Tolone e di Marsiglia.

Verso le 16,30 del 15 agosto 1944 atterrano 370 alianti fra Le Muy e Draguignan mettendo a terra 9 mila uomini: di questi ne risultarono persi 175. Più a sud il successo arride ai 650 uomini dei Commandos francesi d’Africa, agli ordini del colonnello Bouvet, i quali catturano 700 prigionieri e li consegnano agli Americani. Ora l’operazione “Dragoon”, da Le Lavandou a Draguignan e alla Theoule è in mano agli Alleati. Lo sbarco delle divisioni francesi punterà verso Nizza, Grenoble, Tolone, Marsiglia e il Rodano. 

Le statistiche conclusive parlano di 9.500 caduti fra gli Alleati sbarcati e di oltre 6 mila Tedeschi fatti prigionieri. Dalla flotta di sbarco partirono circa 50 mila proietti di artiglieria e per l’aviazione si contarono 3733 incursioni aeree.

Al generale Jean de Lattre de Tassigny erano stati consegnati gli obiettivi principali dell’operazione ossia Tolone e Marsiglia. Si avvicina il pomeriggio del 16 agosto 1944. De Lattre deve fare i conti con la propria forza, limitata a 16 mila uomini, contro i 25 mila Tedeschi di Tolone, tutti votati alla morte. L’Armata francese parte all’attacco di Tolone all’alba del 20 agosto, sostenuta dall’artiglieria della flotta al largo. La difesa di Tolone è in mano al contrammiraglio Ruhfus che ha a disposizione 200 bocche da fuoco di cui una batteria da 340. Il 22 e il 23 agosto la divisione della Francia Libera agli ordini di Brosset annienta le difese tedesche e costringe Ruhfus a capitolare poco prima della mezzanotte. Il 28 agosto, ore otto antimeridiane, si conclude la battaglia di Tolone. Sono trascorsi otto giorni che hanno causato la perdita di 2.700 uomini per i Francesi, di 5 mila morti per i Tedeschi e 17 mila prigionieri. Nello stesso giorno termina anche la battaglia per Marsiglia.

Il 23 di agosto si rinnovano i combattimenti. Gli Alleati conquistano Notre-Dame-de-la-Garde il giorno 25 e il forte Saint-Nicolas il 27.

Il generale Patch annuncia la fine della fase mediterranea di “Dragoon” e l’inizio della fase europea. Ora si tratta di congiungersi con le armate di Einsenhower che hanno conquistato Orléans e che si dirigono verso Digione, per tendere una trappola alle Armate germaniche 1a e 19a in cerca di salvezza verso il Rodano.

Il 1° settembre viene liberata Saint-Etienne e il giorno successivo Lione. Vengono quindi liberate Nantua, Lons-le-Saunier e Morez. La Savoia e l’Alta Savoia sono liberate dai partigiani. A partire dal 5 settembre cadono Pontarlier, Châlun-sur-Saône e Beaune. Attorno a Autun prende avvio una furiosa battaglia, ma il 9 settembre Autin è liberata. Il 10 settembre Bauer è costretto ad arrendersi a Demetz, lasciando 3.200 prigionieri. Il generale Elster si arrende al generale Patton della 83a divisione di Fanteria, 3a Armata americana. L’11 settembre si arrendono 19.312 tra generali, ufficiali e soldati tedeschi. Il giorno successivo si ricongiungono l’armata di De Lattre e la divisione Leclerc. 

Le perdite subite dalle Armate 1a e 19a ammontarono a molte decine di migliaia di caduti e a circa 120 mila prigionieri, mentre per le perdite delle forze alleate si parla di 2.200 caduti dei quali 500 francesi.

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