Scarpe rosse

È il motto che la giornata contro la violenza sulle donne, istituita per il giorno 25 del mese di novembre, vuole ricordare a tutti il rispetto e la considerazione dovuti per il corpo della donna, a livello culturale, affettivo, emozionale. 

Oggi assistiamo a situazioni le più assurde e le più esecrabili nei confronti delle donne considerate ora esseri inferiori senza particolari diritti, ora oggetti d’uso e recettori di violenza. Sul filo di questa visione della realtà vorrei sostare un po’ nel tentativo di analizzare un aspetto assai sensibile inerente all’essere donna ossia nella considerazione di quanto si verifica allorché il maschio cerca l’unione con la donna. La situazione più auspicabile sarebbe quella rammentata dai codici morali delle più alte comunità civili ovvero l’atto della donazione. Un atto che dà piacere a chi ne è protagonista, non tuttavia disgiunto dalla cura di procurare piacere alla parte complementare della coppia, in un incontro di intenzioni e di affetti capace di accomunare gli animi, di creare unificazione e serena complicità nella ricerca del piacere. Un progetto costruttivo, in sostanza, valido ad accrescere il bisogno dell’altro nel rapporto di esistenza e una più edificante visione di un percorso da effettuarsi insieme. 

Ma non sempre è così, anzi si verifica, credo proprio accada nella maggioranza dei casi, la situazione opposta, camuffata da un trasporto che non è differente da preponderanti spinte egoistiche fatte convergere per soddisfare un bisogno tutto soggettivo. Per spiegarmi meglio porto l’esempio, un po’ estremo ma nemmeno tanto, del maschio che si unisce a una prostituta. Qui mi produrrò in esemplificazioni di tono nettamente negativo, senza tuttavia sorvolare su una realtà rivelatasi sporadicamente insolita, quella di un uomo che si innamora di una prostituta con la quale ha consumato un amplesso sessuale. 

Vediamo il caso precedente. Dunque l’uomo cerca una compagna disponibile per dare sfogo a una voglia carnale, a un impulso incontenibile che lo sprona a portare a soluzione uno stato di eccitazione prolungata. Ecco allora che mi viene da pensare alla volizione che induce il soggetto a optare per un determinato comportamento. Un atto, quello qui esaminato, che volontario, per il vero, non lo è del tutto, forse lo è soltanto nella sua ultima fase che è quella della scelta di un partner adeguato al fabbisogno. Ma c’è dell’altro, c’è tutta un’attività sommersa di cui il maschio non si rende conto perché non ne conosce i requisiti organolettici né la funzionalità, ed è un’attività che si svolge all’interno della sua entità psicofisica, ossequiente a un sistema di piani prestabiliti e di percorsi obbligati votati a spingere l’organismo a fare in un certo modo e non in un altro. In ultima analisi l’uomo, e perché no, anche la donna se ce lo vogliamo concedere, cercano di arrivare a un traguardo irresistibile che porta il nome di orgasmo, il punto massimo dell’eccitazione sessuale. Cadono allora preda di una fortissima sensazione di piacere che invade sia il loro stato fisico sia il loro spazio mentale. Ma in parole povere non si tratta d’altro che di una scarica all’indirizzo di forti tensioni erotiche accresciute per accumulazione. Il soggetto maschio, nella fattispecie, non se ne dà per certo quando a procurargli quella sensazione di massimo piacere è una serie di contrazioni dei muscoli del pavimento pelvico, della prostata, delle vescicole seminali e dei dotti deferenti. Il piacere viene esaltato, poi, da una quantità di ormoni rilasciati nel momento dell’orgasmo, vado citando l’oxitocina e la DHEA. Quest’ultima sostanza, più propriamente denominata deidroepiandrosterone, è l’ormone steroide più diffuso nel corpo umano. Proviene dal colesterolo ed è prodotto dalle ghiandole surrenali. Viene indirizzato alla produzione di numerosi altri ormoni steroidei, in qualità di precursore degli stessi. È deputato alla regolazione e alla stimolazione delle funzioni sessuali nonché della mielina, alla protezione e al positivo funzionamento del sistema nervoso, allo sviluppo della massa muscolare, al mantenimento del metabolismo osseo, al consumo dei grassi a scopo energetico, incidendo positivamente sullo stesso vigore energetico. A occuparsi dell’evento eiaculatorio, infine, si attiva il sistema nervoso simpatico, all’oscuro della nostra volontà cosciente, mettendo in azione un nervo cui è stata attribuita la denominazione originale di “pudendo”. Di seguito entreranno in campo l’oxitocina e la prolattina che, allontanandosi discretamente dalla scena, saranno responsabili del venir meno del desiderio sessuale a eiaculazione completata. L’oxitocina, che entra in lizza al momento opportuno, fa parte della famiglia dei neurormoni ipofisari e si attiva in funzione di eccitazione del comportamento sessuale. Ha compiti precisi indirizzati a far sì che nel maschio si verifichino l’erezione del pene e la successiva eiaculazione, promuovendo al tempo stesso la contrazione della muscolatura liscia dei dotti seminali che garantiranno l’emissione dell’eiaculato. Per altro verso interviene sulla scena generale la dopamina, altro neuromodulatore eccitatorio, incaricata di dirigere la stimolazione per rendere più facile e sicuro l’originarsi dell’orgasmo e dell’eiaculazione.

Siamo dunque di fronte a un complesso di eventi psico-neuro-fisiologici capaci di portare un organismo all’acme che l’uomo raggiunge nel verificarsi dell’orgasmo sessuale. E, per di più, l’attore di questo sviluppo ne viene premiato, a fatti compiuti, con il raggiungimento di una sensazione ampiamente piacevole e rilassante, come se il suo organismo godesse finalmente di una distensione corroborante, e tutto ciò è dovuto a una produzione di endorfine che si gettano nella circolazione del sangue. Ancora si deve dire grazie, per completare l’insieme, a due attivatori, l’acetilcolina e l’adrenalina. Al momento più intenso del rapporto sessuale, allorché si verifica l’eiaculazione, pure questa nulla ha da condividere con la volontà cosciente dell’individuo, è piuttosto un riflesso veicolato da un centro generatore spinale che manda in attivazione parti dai nomi complicati, come il nucleo ipotalamico paraventricolare e l’area mediana preottica dell’ipotalamo. Sono qui chiamati in causa anche l’amigdala e il talamo.

L’ipotalamo e l’amigdala sono i centri encefalici preposti a dare vita alla risposta cognitivo-comportamentale nei confronti di qualsiasi tipo di stimolo. L’ipotalamo, per parte sua, si presenta nella forma di nucleo motorio del sistema nervoso autonomo, con la funzione di modulare i circuiti viscerali riflessi e di coordinare il modo in cui gli stati emozionali si esprimeranno. L’amigdala ha per suo mandato il dover procurare la traduzione delle sensazioni viscerali in un ampio ventaglio di associazioni che andranno a definire il modo in cui vengono interpretati su scala cognitiva gli stati emozionale, condizionandone la risposta a livello di comportamento. 

Fin qui ho incontrato occasioni varie per chiamare in causa alcuni neuromediatori e altri implicati nella forma assunta dalle risposte sessuali: la serotonina che a livello ipotalamico viene liberata nell’atto dell’eiaculazione, la dopamina, l’acido gamma-aminobutirrico, l’oxitocina, l’acetilcolina, la noradrenalina. Un esempio perfetto di ingegneria organica, non è vero? Tutte queste sostanze biologiche si rivelano pronte a rivestire il ruolo loro assegnato, nelle situazioni e nei tempi codificati, senza sbagliare di una virgola, puntuali e fedeli ai messaggi legati alla stimolazione di partenza. L’autore di questo ingegnoso marchingegno biologico? Lasciamo andare, il tentativo di rincorrere una risposta in merito ci porterebbe molto lontano e, d’altra parte, ne ho parlato in altri articoli più circostanziati.

Bene, ma l’uomo che si unisce con una prostituta nulla sa di queste cose e nulla potrebbe rientrare nei propri interessi del momento; agisce come un semi-robot e tira avanti per una direzione dalla quale non riesce a deviare. Dunque l’uomo, visto in questa ottica, non fa altro che cercare il proprio piacere attraverso il soddisfacimento di un desiderio impellente. Siamo di fronte a un atteggiamento puramente egoistico, come la diceva il grande Arthur Schopenhauer: “L’egoismo è colossale, sconfinato, domina il mondo”. Ora io penso che il senso di umanità, di rispetto, di riconoscenza per il bene ricevuto e condiviso non trovi assolutamente rispondenza nel quadro di rapporti umani che ho cercato di comporre. Ricordo, a questo proposito, due affermazioni udite da interventi di una mia collega di Università nel corso di un seminario di studi in Psicologia. Una di queste affermazioni si riferiva alla sensazione intrasoggettiva all’atto del coito: “Quando provo l’orgasmo è il momento in cui sto facendo l’amore con il mio Inconscio”. È qui che la figura del partner sparisce, evapora e vi subentra qualcosa di essenzialmente individualistico, egoismo puro dunque. La seconda delle declamazioni prodotte in quella sede fu molto più cruda, dolorosa ad accettarsi, più che mai ancorata all’egoismo sprezzante e dominante del singolo: “L’uomo che sottopone una donna alla propria voluttà, che lo faccia per abbandonarsi a un trasporto irresistibile o che agisca più brutalmente senza considerare che ha fra le braccia una persona, non fa altro che abbandonarsi a una forma di masturbazione: la donna diventa suo oggetto d’uso e il maschio che la domina si masturba semplicemente nella sua vagina”. Ecco allora che, per continuare ad attenermi alla terminologia estrema che ho adottato poc’anzi, guardando alla donna costretta a cedere alle lusinghe o alle pressioni più o meno coercitive del suo compagno del momento, quella parte del suo corpo così febbrilmente ricercata dal maschio per trovarvi soddisfazione alle proprie prepotenti pulsioni sessuali, la vagina intendo, assume le sembianze di qualcosa di tragico, di orrendo, degna di accollarsi l’appellativo di “camera masturbatuaria”. C’è nulla di più avvilente, di più mostruoso?

Alla luce di simili dichiarazioni mi voglio tenere ben lontano da una sorda tentazione di portarmi a inseguire declamazioni spregevoli e a ricorrere a terminologie che possano urtare o scuotere la sensibilità di ognuno di noi, ma voglio credere che in molti casi, probabilmente la maggioranza come già ebbi a dire, le cose vadano proprio in questo modo. La caduta a precipizio del rispetto, del moto affettivo, della dovuta considerazione per il corpo della donna si configura come una delle colpe più gravi imputabili all’umana natura. 

La donna, vista nel suo complesso, appare per molti versi e fondamentali, molto migliore del suo simile maschile. Allora gran parte di ciò che alberga nella psiche e negli antri affettivi di molti fra i maschi dovrà mutare rotta. Da una visione della donna che porta nella sua struttura fisica le componenti formate per donare felicità al suo partner, nei termini che ho usato per richiamare alla luce una configurazione dualistica di violenza e di sfruttamento, a una ben intesa educazione alla “donazione di sé” che dovrebbe consentire di collocare la donna in un’aura di dignità quasi sacrale perché la donna, per sua natura, si trova più vicina agli angeli di qualsiasi altra creatura sparsa sulla Terra. 

Immagine di Copertina tratta da Azienda Ospedaliero – Universitaria di Parma.

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