Dalla Sicilia alla Provenza – Il secondo flagello planetario – Parte 2 di 3

Il 12 ottobre 1943 la 5a Armata lanciò per prima l’offensiva. Il generale Clark, intenzionato a inseguire il XIV Panzerkorps, dovette rinunciare in attesa dei rifornimenti, fatto che consentì a Kesselring di edificare una linea di difesa. Avuti i rifornimenti, Clark avanzò e occupò Prata il 29 ottobre, Presenzano il 31, Sessa Aurunca e Venafro il 3 novembre. Montgomery occupò Isernia il 7 novembre ma, per difficoltà ad attraversare il Sangro, il giorno 8 sospese l’offensiva.

Il 28 settembre, a Malta, Badoglio aveva firmato i patti di armistizio e il 13 ottobre ne informò i Tedeschi i quali iniziarono con le loro selvagge rappresaglie.

L’8 novembre, a Bari, Alexander rivelava il proprio piano di attraversamento del Sangro da affidare all’8a Armata per il 20 novembre, e dell’offensiva portata dalla 5a Armata, dopo una decina di giorni, puntando verso Roma, in contemporanea con lo sbarco ad Anzio e a Nettuno.

Hitler decise finalmente di mandare in rinforzo a Kesselring le divisioni di Fanteria 65a, 94a e 305a. In questo frattempo Rommel lasciava l’Italia e Kesselring veniva nominato, il 21 novembre, comandante in capo Sud-Ovest e comandante il Gruppo di Armate C, prodigandosi subito a creare solide protezioni delle coste. Il 28 novembre riprese l’offensiva che decretò il ripiegamento della 65a divisione tedesca. Su un terreno devastato dalla pioggia e dal fango i Canadesi e gli Indù il 4 dicembre presero San Vito e Lanciano e, il 20, si avvicinarono a Ortona, mentre l’8a divisione indiana conquistava Villa Grandi. Il generale Clark volle lanciate tutta la sua 5a Armata con un attacco sferrato nella notte fra il 1° e il 2 dicembre, ma l’avanzata fu piuttosto lenta; si risolse in un leggero vantaggio a nord, verso il monte Pantano.

Montecassino

Nel Mediterraneo centrale agli inizi del 1944 le forze alleate contavano 19 divisioni di Fanteria e 4 divisioni corazzate. Il generale Clark pensava che le formazioni tedesche fossero vicine allo sfinimento di fronte al ripiegamento della maggioranza delle truppe; ordinò pertanto l’attacco che esordì nella notte fra il 17 e il 18 gennaio 1944, con il X Corpo vincitore sulla 94a divisione di Fanteria tedesca. Il 20 gennaio le artiglierie del II Corpo americano colpirono il villaggio di Sant’Angelo, ad appena sei chilometri da Cassino. Due giorni dopo, constatate le numerose perdite, il generale Walker ordinò la ritirata. Si lanciava in avanti anche il Corpo di spedizione francese. Tuttavia la 305a divisione di Fanteria tedesca resse all’urto, tanto da costringere il generale Juin a interrompere l’azione offensiva. 

Il 21 gennaio 1944 salpava una enorme flotta, 243 navi, agli ordini del contrammiraglio americano Lowry. Il giorno appresso sbarcavano le prime ondate d’assalto, gli Inglesi ad Anzio e gli Americani a Nettuno; erano 36 mila uomini con 3 mila veicoli, più 50 mila Americani sbarcati il 23 gennaio. Il generale Lucas ordinò l’avanzata, ma i Tedeschi erano già ben schierati sulle colline di Campoleone e di Cisterna, opponendosi all’avanzata degli Alleati. Il generale Clark non volle fermarsi e ordinò alla 34a divisione di Fanteria del II Corpo americano di rimuovere l’ostacolo principale che si frapponeva all’avanzata dei carri armati alleati in direzione di Roma: si trattava di Cassino, il centro che dovrà assistere a una delle più cruente battaglie della Storia italiana. A costituire l’impedimento più grave per il transito sulla così chiamata strada n° 6 che portava a Roma non era il paese di Cassino, ma il monte sovrastante, considerato nella sua funzione di osservatorio ideale e di fortezza.

La grande battaglia di Montecassino iniziò all’alba del 25 gennaio 1944 con la 3adivisione di Fanteria algerina di Monsabert, incaricata dell’attacco al Belvedere e al Casale Abate. Il Belvedere fu preso dal 4° reggimento Fucilieri tunisini il giorno 26. Poco dopo cadde il Casale Abate. Nello stesso 25 gennaio il 123° reggimento della 34a divisione americana, fattosi avanti, venne fermato. Il giorno 29 arrivarono i carri armati e gli Americani riuscirono a impadronirsi, il 31, dell’abitato di Cairo. Ora si trattava di superare le pareti scoscese che difendevano il Monte Cassino. Il generale Ryder decise di attaccare Cassino da nord con 18 battaglioni di Fanteria del II Corpo americano. Incontrarono difficoltà perché i Tedeschi si erano organizzati molto bene, ligi anche al dovere di obbedienza a Hitler che aveva ordinato di tenere a ogni costo la linea Gustav. Ryder aveva conquistato i monti Maiola e Castellone, ma fu costretto a fermarsi e ad assestarsi in difesa. L’11 febbraio il generale Clark decise di proseguire con l’assalto, mandando avanti i Neozelandesi. A quel punto von Mackensen poteva disporre di abbondanti rinforzi alla sua 14a Armata ora composta di otto divisioni complete e di altri reparti. Il 4 febbraio, infatti, Mackensen mosse all’attacco. Furono la 65a divisione di Fanteria e un Kampfgruppe, agli ordini del generale Graeser, a respingere, il 10 febbraio, la 1a divisione di Fanteria inglese. Il 16 febbraio iniziarono a tuonare più di 400 cannoni tedeschi per un tiro di sbarramento nei pressi di Aprilia. Subito dopo, due divisioni di Panzergrenadier e una di Fanteria mossero l’assalto alla 45a divisione americana e, aiutate da 700 aerei della Luftwaffe, riuscirono a sfondare. Attacchi e controffensive si susseguivano. I Tedeschi godevano di una netta superiorità numerica, disponendo di 9 divisioni contro le 6 nemiche. Tutto poi si appianò il 4 marzo e così sarebbe rimasto per i successivi tre mesi. L’operazione alleata “Shingle” fu deludente e Churchill se la prese con il generale Lucas.

Il generale Freyberg elaborò un piano di attacco contro Monte Cassino. Nel Consiglio di guerra del 10 febbraio il comandante la 4a divisione indiana e Freyberg furono autorizzati a comprendere l’abbazia fra gli obiettivi del bombardamento di preparazione. Tutti i tesori artistici, biblici e letterari conservati a Montecassino furono trasportati nel Vaticano, a Castel Sant’Angelo. Decisero di restare sul posto l’abate con pochi sottoposti. Freyberg fu costretto a distruggere il monastero in quanto faceva parte della principale linea difensiva tedesca. Contrario all’assalto era il generale Juin, più propenso per un aggiramento a largo raggio, ma non fu ascoltato. I Tedeschi evacuarono l’abbazia nella notte tra il 15 e il 16. Il bombardamento aereo iniziò il mattino del 15 febbraio 1944 con le incursioni di 142 aerei e di altri 112 inglesi nel pomeriggio. Il disastro terminò alle ore 16. La 4a divisione indiana partì all’assalto con il battaglione metropolitano della VII brigata lanciato su quota 593.

Il 17 febbraio dalle rovine dell’abbazia uscì don Gregorio Diamare, vescovo di Cassino; venne prelevato dal generale von Senger e condotto a Radio-Roma dove dovette perorare la causa delle forze tedesche. I Neozelandesi si impadronirono della stazione di Cassino, ripresa il 18 dai Tedeschi. Ad Anzio iniziarono le difficoltà per il VI Corpo americano e la 5a Armata si impantanò nei pressi di Cassino. Il Corpo di spedizione francese in soli 25 giorni perse 2.500 uomini, il X Corpo britannico ne perse 4.000 e il II Corpo americano altri 4.200, perdite che decretarono l’inutilità del bombardamento di Montecassino.

Il 13 marzo 1944, dopo un periodo di piogge intense, con il bel tempo Freyberg stabilì di rinnovare l’attacco il giorno 15, previo un feroce bombardamento sviluppato da 800 bocche da fuoco. Il giorno appresso un battaglione indiano conquistò l’altopiano del Gibet a 250 metri dal monastero. Il 23 marzo Clark interruppe l’offensiva, con il bilancio di 3 mila morti per la divisione indiana e di 1.600 per i Neozelandesi.

Ora l’8a Armata del generale Leese, con i suoi 4 Corpi d’Armata, deve liberare la strada n° 6. Il generale Clark comanda la 5a Armata formata anch’essa da 4 Corpi. In tutto sono 300 mila uomini. Alla 8a Armata viene affidato il compito dell’assalto frontale. L’offensiva si scatena l’11 maggio 1944 contro la linea Gustav che viene sfondata nel giro di due giorni dalla 5a Armata. Il giorno 14 continuano i combattimenti per aggirate le forze tedesche. Il Corpo di spedizione francese ha annientato 14 battaglioni avversari. Vengono conquistati Cantalupo, il Castellone, Vallemaio, San Giorgio, Coregno, Ausonia e Spigno. Il 15 sono presi Petrella, Castello e Scauri. L’assalto generale viene scatenato il 17 maggio dal XIII Corpo britannico, dal I Corpo canadese e dal II polacco. Il generale Heidrich è costretto a ripiegare. Il 18 i Polacchi sono padroni del monastero e Cassino è liberata. Il giorno seguente cadono Formia, Gaeta e Itri. Il 25, con la presa del Pizzo Corme e del Cairo per opera dei Polacchi, il generale Anders entra in Piedimonte e la strada n° 6 è del tutto sgombra. Il prossimo obiettivo è lo sfondamento della linea “Hitler”; il generale Burns del I Corpo il 23 maggio prepara per l’assalto 800 bocche da fuoco. Durante tutto il 23 maggio Cisterna si trova al centro del conflitto armato, finché cade in mano agli Americani. Il giorno seguente i Tedeschi evacuano Pontecorvo e la linea “Hitler” svanisce. Il 24 la 5a Armata occupa Terracina e Roccasecca dei Volsci. Il generale Juin, per parte sua, decide di inseguire il nemico in fuga e di aggirarlo, ottenendo il cedimento dei Tedeschi il giorno 25. Nello stesso giorno il XIII Corpo britannico prende Roccasecca. Il 1° di giugno l’8a Armata si trova nella valle del Sacco mentre i Canadesi giungono a Frosinone. Tre giorni dopo gli Alleati arrivano a Torre Sapienza, appena sette chilometri da Roma dove fanno il loro ingresso le avanguardie del II Corpo americano e gli esploratori del VI Corpo. Gli Inglesi, che non hanno raggiunto Roma per primi, pensano a Firenze.

Il 14 giugno il XV Gruppo di Armate sbarca nel sud della Francia. Il 17 i generali Clark e Juin cercano di convincere il generale Marshall, capo dello Stato Maggiore americano, a variare la strategia di attacco, ma non ci riescono. Intanto in Italia gli Alleati avanzano senza grosse difficoltà fino al lago di Bolsena, scontrandosi con la resistenza opposta dai Tedeschi e superata dai Francesi il 13 giugno, quando gli Inglesi entrano a Orte e a Terni e il IV Corpo americano prende possesso di Orbetello. Il 16 e fino al 20 i Francesi sono prossimi all’Amiata e arrivano fino all’Orcia dove i tedeschi resistono e vengono sbaragliati il 24 giugno dal generale Guillaume con una manovra di aggiramento dell’Ombrone. Francesi e Americani riescono ad attraversare l’Ombrone nella regione di Sasso; i Tedeschi, vedendosi aggirati, si assestano sull’Orcia e gli Americani il giorno 27 arrivano a Monticiano, mentre i Francesi raggiungono San Lorenzo e Montalcino. I Tedeschi per due giorni resistono al 13° reggimento della Legione Straniera comandato dal generale Brosset, ma il 18 cedono dopo uno scontro corpo a corpo. Il 19 gli Inglesi raggiungono Perugia e ambiscono di arrivare a Firenze, mentre per i Francesi la meta è Siena, dove fanno il loro ingresso il 3 di luglio. Seguono le conquiste di Livorno, San Gimignano, Poggibonsi, Certaldo, Castelfiorentino, Castellina, Arezzo. Il 22 luglio i Francesi vengono sostituiti da Neozelandesi e Indiani e il generale Juin assume il comando della 8a Armata britannica. Sono trascorsi otto mesi di furiose battaglie, nelle quali i Francesi hanno perso in Italia 7.251 caduti e 27.671 feriti. Firenze cade in mano degli Inglesi l’11 agosto. Sul fronte tedesco il generale Kesselring, ottenuta da Hitler ampia facoltà di decidere, cura la fortificazione degli Appennini da ormai più di un anno.

Immagine di copertina tratta da Frosinone Today.

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