La guerra nel Deserto – Il secondo flagello planetario – Parte 6 di 6

Montgomery si preparava scrupolosamente: si servì degli automezzi del 10° Corpo per far trasportare il materiale occorrente da Tobruk e da Bengasi alla linea del fronte. Il 15 gennaio 1943 la Fanteria e 450 carri armati del 30° Corpo inglese partirono all’assalto di Buerat e misero in fuga i Tedeschi. Il 18 giunsero a Misurata, il 19 presero Tarhuna e, di seguito, Homs e Corradini avvicinandosi alla piana di Tripoli. Il 23 gennaio l’11° Ussari dell’8a Armata entrò in Tripoli. A disposizione di Montgomery si misero i Francesi Liberi del generale Leclerc il quale, dopo il Ciad, aveva conquistato il Fezzan.

Il 26 febbraio 1943 Rommel riceveva l’ordine di cedere il comando dell’Esercito d’Africa a un generale italiano. Dalla parte avversa Harold Alexander comunicava a Churchill che gli ordini ricevuti il 10 agosto 1942 erano stati eseguiti, con la liberazione dell’Egitto, della Cirenaica, della Libia e della Tripolitania. Il 20 gennaio 1943 il generale Alexander fu nominato comandante in capo aggiunto delle forze alleate del Nord Africa Francese e comandante del gruppo di Armate in Tunisia, ossia della 1a e dell’8a Armata inglese, con nomina effettiva a muovere dal 20 febbraio. Gli venne ordinato di realizzare la distruzione di tutte le forze dell’Asse in Tunisia entro il 15 maggio.

Nell’insieme di un rapido confronto le condizioni degli Alleati erano vistosamente in una situazione precaria. Gli Inglesi poco agguerriti e preparati, gli Americani addirittura per niente, i Francesi con un’ottima preparazione ma dotati di un equipaggiamento vecchio e insufficiente. Eisenhower era lontano seicento chilometri e quasi per intero dedito a questioni politiche e amministrative, incapace di una direzione determinante sui capi di Corpo d’Armata, anche con il lasciare loro ampia libertà decisionale, e tutto dava a vedere come qualcosa fatta di fretta, con improvvisazione e di sentore fragile.

Dalla parte tedesca, von Arnim aveva una dotazione di appena circa 30 mila uomini, molto ben preparati alla guerra, che avrebbero dato filo da torcere agli Alleati, come successe il 3 gennaio al 19° Corpo d’Armata francese del generale Koeltz. Il 18 gennaio due gruppi di combattimento della 5a Panzer Armee avanzarono contro le forze del generale Barré. Ne seguì uno scontro violento: i soldati francesi riuscirono a tenere, a nord, Bu Arada, mentre a sud, nella vallata del Kébir, la divisione marocchina venne annientata dai carri “Tigre” della 10a Panzer Division. La 36a brigata inglese venne spostata su Siliana e la 1a divisione corazzata americana su Maktar. La divisione di Fanteria italiana Superga mosse alla conquista di Gebel Bargu. Il generale Koeltz contrattaccò il 21 riuscendo a riconquistare il terreno perduto. Il 27 il fronte tornò a essere come all’inizio delle ostilità.

Nelle fila degli Alleati era necessario avere un coordinatore unico delle azioni di guerra, ragion per cui il 24 gennaio Eisenhower nominò Anderson comandante di tutte le forze alleate a est della linea Bona-sciott Djerid. Il 1° febbraio von Arnim attaccò il colle del Faid con la 21a divisione Panzer della 5a Armata, causando il cedimento del II battaglione – 2° reggimento Fucilieri, dopodiché il II Corpo d’Armata americano prese posizione a Sidi-Bu-Zid. Rommel, espletato il ripiegamento sulla linea di Mareth, aveva la possibilità di attaccare le forze inglesi e americane di stanza nella Tunisia occidentale.

Il 14 febbraio 1943 i carri armati di Ziegler mossero dalla testa di ponte di Faid e attaccarono Sidi-Bu-Zid: accompagnati dalle formazioni di Stukas riuscirono ad avere il sopravvento sulla 1a divisione corazzata americana. Nei primi due giorni di battaglia Fredendall perse 150 carri armati e 1.600 soldati caduti in prigionia. Ziegler avanzava lentamente, nel tempo in cui Fredendall riuniva le proprie forze. Fra il 17 e il 18 febbraio la 21a Panzer combatté duramente per prendere possesso di Sbeitla. Il giorno 15 fu Rommel a entrare in Gafsa, per poi impossessarsi di Feriana il giorno 17 e, subito dopo, di Thélepte; il 18, finalmente si congiunse a Kasserine con il Kampf-gruppe Ziegler.

In ambito alleato le truppe americane, inglesi e francesi si erano frammischiate e non seguivano un piano difensivo coordinato. Rommel decise infine di assumere il comando delle operazioni emanando l’ordine di resistere sul posto. Intendeva attaccare Tébessa, che era una base aerea americana, per poi puntare a nord verso Bona. Inviò distaccamenti in tre direzioni diverse: Sbiba, Thala, passo di Kasserine. Su quest’ultimo passo piombarono le forze di assalto al completo catturando 70 carri armati americani. Nella giornata del 21 fu la 10a Panzer a raggiungere Thala e Kalaa-Djerda, conquistando Thala nel pomeriggio, mentre l’Afrika Korps avanzava verso Tébessa ma, sovrastata da un potente fuoco nemico, dovette fermarsi. Le truppe alleate godevano di rinforzi in abbondanza e la lotta proseguì per tutto il giorno 22. Rommel fece ripiegare l’Afrika Korps e la 10a Panzer su Kasserine. Alla fine del mese Sbeitla, Kasserine e Fériana tornarono ai precedenti padroni., per cui Rommel portò il grosso delle proprie forze sul Dorso orientale.

Da parte inglese intervenne il generale Alexander a ridare vigore a una situazione che pareva essere piuttosto compromessa. Da lui dipendevano il generale Anderson della 1a Armata, il generale Koeltz del XIX Corpo d’Armata francese, il generale Patton del II Corpo d’Armata americano, il generale Montgomery dell’8a Armata. In ambito italo-tedesco la Panzer Armee Afrika era diventata 1a Armata italiana, agli ordini del generale Messe.

Le forze italo-tedesche lanciarono un quinto assalto il 26 febbraio nella zona compresa fra il mare e Djebel Mansur. Il fronte si stabilizzò il 4 marzo sulla linea Gebel Abiod, Gebel Zebla, Medjez, Bu-Arada. Era tempo di piogge scroscianti che rendevano le valli paludose e insidiose, tanto che von Arnim ebbe a perdere 15 potenti carri “Tigre”.

In quanto a Montgomery, dopo la presa di Tripoli il 23 gennaio, si diede da fare per riaprire il porto. Schierò quindi la 51a divisione di Fanteria con una brigata corazzata, poi la 7a divisione corazzata con l’aggiunta di un’altra brigata corazzata, la colonna Leclerc e la divisione neozelandese rinforzata di due brigate corazzate. La 1a Armata italiana si era ritirata sulla linea Mareth, per 35 chilometri dal mare ai monti Matmata, già costruita dai Francesi per proteggere la Tunisia dalle insidie italiane. Il generale Messe aveva formato un gruppo sahariano in località El-Hamma.

Il 6 marzo tre divisioni Panzer, 10a, 15a, 21a, sferrarono un attacco furioso contro le posizioni inglesi che si opponevano con 400 mezzi corazzati semi-sotterrati e 500 cannoni anticarro. In undici ore di lotta Rommel perse 52 carri armati. Il 16 marzo Montgomery attaccò la linea Mareth. Due Corpi d’Arama inglesi furono bloccati da un contrattacco della 15a Panzer il giorno 23. Montgomery inviò la 1a divisione corazzata in aiuto e spinse la 4a divisione di Fanteria indiana verso i monti Matmata. La 1a Armata italiana fu attaccata dal II Corpo d’Armata americano al comando del generale Patton che aveva ordine di avanzare verso il Sahel per danneggiare le linee di comunicazione avverse. A questo punto von Arnim e Messe diedero l’ordine di ripiegamento per il giorno 26. Il 29 gli Inglesi ripresero El-Hamma e Gabes, sottraendo al generale Messe 7 mila uomini tratti prigionieri e 60 carri armati. Sul lato settentrionale della Tunisia Anderson scatenò un forte attacco iniziando da Gebel Abiod finendo per riprendersi tutto il terreno perduto, mentre la 34a divisione di Fanteria americana riconquistò Fanduk.

I combattimenti più terribili dopo quelli dei El Alamein furono scatenati il 6 aprile dal XXX Corpo di Montgomery con la forza di 450 carri armati. Le forze alleate contrastavano in ogni maniera la ritirata degli Italo-Tedeschi. Presero Kairuan il giorno 11 e il giorno seguente l’8a Armata inglese occupò Susse; essa aveva il compito di bloccare le forze dell’Asse sulla posizione di Enfidaville. Von Arnim e Messe furono costretti a indietreggiare per la carenza di carri armati, di aerei, di carburante, di viveri e di munizioni.

L’attacco generale venne sferrato il 19 aprile dall’8a Armata: la battaglia, che coinvolse 400 mila uomini, fu la più grande fra quelle annoverate su terre africane. Von Arnim, pensando di arrivare a Tunisi, preparò lo schieramento delle divisioni Panzer 10a, 15a e 21a che si gettarono in una lotta durata una decina di giorni. Il 6 maggio il generale Alexander fece avanzare le divisioni 6a e 7a sino a Massicault. Il 7 maggio 1943 l’11° Ussari entrava in Tunisi e la 9a divisione di Fanteria americana raggiungeva Biserta. Le tre divisioni tedesche di cui sopra, rimaste intrappolate, si arresero il 9. Si arresero i Tedeschi rimasti accerchiati a sud di Tunisi e, il 12, anche la 90a Leggera. Il generale von Arnim e il suo Stato Maggiore caddero in prigionia. Il giorno 13 furono le truppe italiane del generale Messe a capitolare. Il 13 maggio, infine, il generale Alexander fu in grado di telegrafare a Churchill annunciandogli la conclusione della Campagna di Tunisia con la conquista del Nord Africa.

Il 7 marzo Rommel era corso da Hitler per ottenere la salvezza dei suoi uomini, ma Hitler aveva fatto orecchie da mercate. La perdita per gli Italo-Tedeschi fu di 250 mila uomini caduti in prigionia; se ne erano salvati appena 663. La sproporzione di forze era enorme: 2500 aerei italiani e 200 inglesi, ma già il 10 giugno 1940, al tempo della dichiarazione italiana di guerra, l’Italia aveva perso 218 navi mercantili. Uno scontro tra flotte si verificò il 9 luglio al largo della Calabria fra incrociatori inglesi e italiani. La “Warspite, armata con 8 cannoni da 380, fronteggiava 20 cannoni da 320. La squadra inglese venne attaccata dall’aviazione italiana. La battaglia si concluse senza gravi danni, Nella notte fra l’11 e il 12 furono affondate le corazzate Littorio e Cavour; danneggiate la corazzata Duilio, l’incrociatore Trento e una torpediniera. L’8 dicembre 1940 l’ammiraglio Campioni passò il comando della flotta italiana all’ammiraglio Iachino. Si ricorda una grande impresa dei mezzi d’assalto italiani: nella notte fra il 26 e il 27 marzo due torpediniere misero in acqua cinque barchini esplosivi; tre marinai guidavano l’imbarcazione carica di esplosivo fino a un centinaio di metri dal bersaglio, poi saltavano in acqua; affondarono una nave da trasporto e una petroliera apportando danni a un grosso incrociatore. Il 27 marzo l’ammiraglio Iachino, per ostacolare il traffico inglese nel mare Egeo e a sud di Creta, aveva disposto una potente flotta composta da: la corazzata Vittorio Veneto da 35 mila tonnellate, 8 incrociatori e 3 squadriglie di torpediniere. L’Aviazione inglese avvistò gli incrociatori di testa e ne avvisò l’ammiraglio Cunningham. Ne provenne una lotta, al termine della quale Iachino ordinò la ritirata verso nordovest. Era il 28 marzo; alle ore 15,20 un siluro immobilizzò la Vittorio Veneto che, dopo una frettolosa riparazione, riprese a muoversi. Anche il Pola subì la stessa sorte. Il Pola stava andando a Picco e il comandante, capitano di vascello De Pisa, ne ordinò l’abbandono. Cunningham, nonostante lo stato di guerra, richiese l’invio di una nave ospedale italiana che raccolse infine gli ultimi superstiti. Era terminata la battaglia di Capo Matapan. La Squadra italiana aveva perso tre incrociatori, due torpediniere ed era rimasta con una corazzata fortemente danneggiata. Questo era successo per la mancanza del sostegno di forze aeree efficaci. La Marina italiana, inoltre, non era preparata tecnicamente alle battaglie notturne ed era priva di radar.

Il 1° giugno 1941 Malta appariva annientata, la flotta di Cunningham era ridotta malamente e i Balcani e Creta erano in mano all’Asse. Ci volle il trasferimento in Russia della IV Luftflotte perché Malta rinascesse e riacquistasse la forza di produrre notevoli perdite ai rifornimenti italo-tedeschi diretti in Libia. La Squadra di Malta attaccò nella notte fra l’8 e il 9 novembre 1941e riuscì ad affondare il cacciatorpediniere di testa di un convoglio e sette mercantili; la conseguenza di questi attacchi fu che il 70% dei rifornimenti destinati all’Asse nel mese di novembre finì in fondo al mare. Ma gli Inglesi subirono anche forti perdite: il 13 novembre un sommergibile tedesco affondò la portaerei Ark Royal; tre siluri affondarono la corazzata Barham. Il 20 dicembre sei italiani alla guida di M.A.S. misero in acqua tre siluri pilotati, fissarono sullo scafo di trenavi nemiche la testa del siluro e si allontanarono a nuoto, facendo affondate le corazzate Valiant e Queen Elizabeth. La Royal Navy il 20 dicembre perse una portaerei e tre corazzate, più altre due rese malconce.

Il 13 maggio 1943 tutta la costa africana del Mediterraneo era stata conquistata dagli Alleati.

Immagine di copertina tratta da Royal Museums Greenwich.

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