Mondo Domani – Parte 8 di 27 – 2014 (continua)

21 Gennaio 2014. La riforma elettorale è stata approvata con 111 voti a favore e 34 astenuti. Viene ribadita la necessità di cancellare il bipolarismo perfetto e di lasciare solo alla Camera il compito di dare la fiducia al Governo. Gli artifici che compongono la riforma del voto, oggi con il nuovo nome di “Italicum”, sono davvero complessi: comportano un meccanismo proporzionale e un premio di maggioranza per arrivare al 53% se si ha almeno il 35% dei voti e al 55% se si ha il 45%, soglia di sbarramento del 5% per chi si coalizza, dell’8% per chi non lo fa, del 12% per la coalizione. Se nessuno ottiene il 35% dei voti “c’è la possibilità di un doppio turno” tra le prime due coalizioni. Chi vince, anche se non arriva al 35%, avrà il premio a quel punto superiore al 18%, ma legittimato dal secondo turno di voto. “Così si evitano le larghe intese e i micro partiti”. Se qualcuno volesse cambiarlo “manda all’aria tutto”. 

Per Cuperlo il problema non è il confronto con un leader di un’altra forza politica, ma “stringere un patto politico” con un esponente interdetto. Ed è scontro aperto tra segretario e presidente del Pd. Fassina esprime il proprio sconcerto per quel dissidio. Renzi considera “stravaganti” e “strumentali gli attacchi della sinistra Pd per il suo incontro con Berlusconi, poi ribadisce affermando di non avere l’obiettivo di “fare le scarpe a Letta”, ma di “consentire al Governo di lavorare per il Paese”. Beppe Grillo non ha dubbi su come definire la bozza di riforma: è il “pregiudicatellum”. 

22 Gennaio 2014. Da lontano s’ode il tramestio di voci, critiche, mezzi insulti, che viene dalla bolla. Ma quale rapporto ha questa bolla con la gente del volgo? Ha un rapporto che nel medesimo tempo la rende partecipe della vita del Paese ed estranea per le direzioni di marcia che a quella e a queste si possono ascrivere. Mi prefiguro la bolla come un filone di acqua che si muove. Avete presente quei corsi d’acqua, né tanto imponenti né tanto miseri, dove la corrente spinge tutto a valle con un discreto impulso? Ebbene, può accadere che attiri il vostro sguardo un angolo qualsiasi a lato dell’alveo, dove s’è formata una sorta di mulinello che, ruotando, attira nella propria spira qualche piccolo oggetto galleggiante e non lo lascia più andare. Immaginate una foglia caduta, più a monte, nell’acqua: approssimatasi a quel mulinello viene attratta nel piccolo vortice e, qui trascinata, si dà a girare in circolo senza possibilità di uscirne. La sua corsa, se non interviene una causa esterna o dinamica più risolutiva, finisce lì. L’andamento spiraliforme del mulinello partecipa della stessa sostanza della corrente che scende a valle, ma acquisisce una vitalità separata per quanto concerne la direzione del movimento e la finalità da raggiungere. La foglia ha incontrato il proprio “buco nero” e finirà con il marcire in quel gorgo. 

Ebbene, lascio le similitudini e torno alla realtà dei fatti. Una realtà che ci mostra azioni e reazioni verosimilmente in circolo, estranee a quel che accade nella corrente del corso d’acqua, ossia del popolo che lavora e patisce. E, allora, che avviene in quel girarsi attorno senza fine? Avviene che la nuova telenovela messa in scena dalla coppia Renzi-Berlusconi ha scatenato, da subito, scossoni di rilievo all’interno della corrente del partito Pd. È la volta di Gianni Cuperlo che non esita punto a dimettersi dalla presidenza, respingendo le critiche pervenutegli da Renzi. Ai partitini tagliati fuori dalla nuova bozza della legge elettorale Renzi obietta: “Sono arrabbiati? Si arrangino”. Alfano, da parte sua, lancia un appello: “Faccio a Silvio Berlusconi e Matteo Renzi un grande appello” perché siano inserite le preferenze nel modello elettorale frutto dell’accordo tra il leader di FI e il segretario del Pd.

Ora, sto pensando, le forze politiche di cui vado trattando non sono forse chiamate a produrre sforzi adeguati indirizzati alla scoperta di soluzioni ai grossi problemi esistenti nella nostra società perché sia garantita una governabilità efficiente ed efficace? Dovrebbero andare dritto, allora, lavorando insieme per costruire, ma pare proprio che, ogni qualvolta vada affiorando il segno di un accordo, i vari protagonisti si appiglino a episodi che la vita del Paese offre in misura copiosa. E ciascuno di questi episodi si pone come motivo per un nuovo scontro, perché lo scontro vuol dire stasi, “mulinello”, tanto da poter continuare a godere dei privilegi che la posizione acquisita comporta e, contemporaneamente, non interessarsi dei sommovimenti che si verificano nella corrente in precipitosa caduta verso valle. La legge elettorale, indubbiamente, è un motivo autorevole per continuare a discutere di cose che non escono dal gorgo e che non perverranno mai a mutare le sorti della spinta che muove in altra direzione. Come avviene in un buco nero, dove la potenza gravitazionale è così forte da inghiottire tutto, persino la luce, così oggi al centro di un vortice che vorrebbe risucchiare ogni anelito al progresso sociale si colloca, inesorabilmente, la legge elettorale, e i mezzi di informazione non fanno altro che dilungarsi sul tema ricorrente, con la pretesa di galvanizzare l’attenzione degli Italiani, in tutto e per tutto e distoglierla da altri pensieri. Ma la corrente, intanto, continua impetuosa il proprio corso.

24 Gennaio 2014. Una linea decisamente più vicina ai bisogni della società viene finalmente percorsa nel contesto istituzionale. È il presidente del Senato, Pietro Grasso, minacciato di morte dai clan mafiosi ancora potenti in terra italiana, che sostiene: “Le norme contro il voto di scambio politico-mafioso, contro la criminalità e la corruzione, vanno approvate rapidamente e tutti insieme”. Finalmente una voce che colpisce al segno, là dove allignano i pericoli più gravi per una normale e serena convivenza. Ed è qui che il pentito La Barbera afferma che “era già pronto l’esplosivo per eliminare Grasso” al tempo in cui questi lavorava come procuratore antimafia, sennonché un problema di ordine tecnico ne sconsigliò l’uso immediato.

Mi arrovello e non riesco a capacitarmi: si parla di politica-mafia, ma con ciò si ammette davanti a tutti che i due termini del binomio giocano un ruolo di commistione negli affari dello Stato. Politica e mafia non dovrebbero essere due poli antitetici? E la mafia, cancro della Nazione, non dovrebbe essere contrastata e debellata con i forti mezzi che lo Stato possiede? Allora come mai ciò non si verifica? Si dà quasi per certo che tra politica e mafia corra un filo d’unione lungo il quale le due entità possono trovare giustificazione a esistere senza urtarsi troppo. Questo no, non lo capirò mai. Se scopro un’infezione in una parte del mio organismo faccio di tutto per sanarla e liberarmene, e lotto sino alla mia vittoria. Tutti gli organismi lottano in questo modo. La politica italiana, no.

28 Gennaio 2014. Le notizie di oggi non sono più confortanti delle precedenti per la gente che vive del proprio lavoro. Si dice, infatti, che l’Elettrolux, il gruppo svedese presente sul mercato del lavoro italiano, sta stringendo i termini di rapporto con le maestranze, cioè vuole decurtare gli stipendi da 1.400 a 700-800 Euro mensili, bloccare i pagamenti delle festività, ridurre le ore di lavoro e delle pause, dimezzare i permessi sindacali e gli scatti di anzianità. A più ampio raggio troviamo Bankitalia che fa il punto sulla situazione generale: a iniziare dal reddito medio delle famiglie che si riferisce al termine “ricchezza” sceso dal 7,3% al 6,9% nel biennio 2010-2012, al corrispettivo incremento del tasso di povertà che, per lo stesso periodo, dal 14% sale sino a raggiungere il 16%. Una su tre delle persone colpite da tale congiuntura ha cercato una via di scampo nell’emigrazione. 

Siamo a un ritornello ormai ricorrente, quello del 10% delle famiglie più ricche che ha nelle proprie mani il 46,6% del benessere totale, a fronte della metà della popolazione che vive con meno di 2.000 Euro al mese e al 35,8% delle famiglie che non arrivano a sbarcare il lunario. Il 26,1%, come dire uno su quattro, si va a impantanare nei debiti che diventano spesso cumulativi. 

Sarebbe peraltro ora che si mettesse un po’ d’ordine e un po’ di giustizia nella fruizione dei beni, eliminando drasticamente dalla scena quei “furbi” che riescono sempre a trovare il modo di arricchire alle spalle altrui, frodando ovviamente, perché con un lavoro onesto in un tenore di vita onesto non vi è chi possa arricchirsi. Ne sono esempio eloquente i risultati di uno studio avviato da “Lef” (Associazione per la legalità e l’equità fiscale) dal quale traspare che ogni anno oltre dieci miliardi di Euro vengono distribuiti secondo l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente); di questi, il 20% finisce nelle mani di famiglie che, esperte in fatto di evasione, riescono a scavalcare, nelle graduatorie, i contribuenti corretti. Ne proviene che circa due miliardi di Euro finiscono sui bilanci di famiglie che non ne avrebbero diritto. Un vero sistema di perversione fiscale perché, come istruisce una ricerca voluta dal Cnel, con un’evasione di dieci miliardi di Euro si riesce a ottenere un vantaggio che può arrivare sino al 60% rispetto a chi, nell’identica situazione familiare e di reddito, dichiara tutto. Eccoli i “furbi”!

Riprendiamo la lunga scala a corda che per un po’ di tempo abbiamo abbandonato inoperosa e saliamo, con gran fatica, per portarci nella bolla. Qui si spera che i responsabili della politica italiana si prendano cura di quanto ho appena esposto, se ne facciano un cruccio, una preoccupazione, si rendano consapevoli di avere a che fare con una situazione che diventa di giorno in giorno sempre più pesante, sino all’emergenza, si decidano infine di assumere i provvedimenti che il caso richiede.

Ma, arrivati che siamo lassù, sentiamo che la musica suona note di tutt’altro tenore. Ancora, e sempre, la legge elettorale. Io vorrei sapere quanta gente non abbia capito, oggi come oggi, che le massicce attenzioni del mondo politico al varo della legge elettorale non riflettono altro che una direzione introversiva, se non anche diversiva, il che equivale a dire che questa legge serve solo a loro, per arrivare più in alto, tant’è che ognuna delle correnti politiche si dà un gran da fare per togliere o annettere questo o quell’elemento di variazione al testo, in modo da renderlo più congeniale al raggiungimento degli scopi che molte volte ho sottolineato su queste pagine. Poi, votata che sia, approvata e applicata la legge, si dovrà parlare d’altro, dei problemi del Paese, dunque. Ma questo sembra mostrarsi come un ambito indesiderabile, da tenere il più a lungo possibile ai margini del lavoro quotidiano. Come? Be’, niente di più fattibile: facendo della legge elettorale una vera e propria tela di Penelope, similitudine già adottata in queste considerazioni, portandone l’approvazione così alle lunghe da non arrivare mai, e gli strumenti utili a tale scopo sono gli emendamenti che, inesauribili in quantità e variabilità, sono a pronta e comoda disposizione. Già ne intravedo l’atmosfera nell’intervento di Renzi che, nel giorno in cui alla Camera si votano gli emendamenti, restano ancora tre punti da chiarire tra Pd e FI: l’innalzamento della soglia premio dal 35% al 38%, le primarie facoltative per legge e la delega al Governo per i collegi; quindi la sua richiesta è stata per il ritiro tecnico degli emendamenti che non comportino l’esame dei tre punti citati. La classe pletorica di ben 30 emendamenti presentata dai Popolari per l’Italia riguarda le preferenze, l’innalzamento al 40% dei voti della soglia per avere il premio di maggioranza, la riduzione dello sbarramento elettorale dal 5% al 3%. Renzi commenta: “Ci saranno tantissimi emendamenti” ribadendo il superamento del Porcellum per una legge che darà al popolo italiano un vincitore. Ma per Grillo l’Italicum “è la replica peggiorata del Porcellum”.

29 Gennaio 2014. Nascono come funghi. Ne ho parlato piuttosto ampiamente giorni addietro, ma oggi leggo una notizia che non va certo a smentire il brutto andazzo su cui naviga prolifico quanto mai l’abusivismo politico in Italia. La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito il sequestro preventivo di un complesso edilizio abusivo di Brancaleone del valore di 200 milioni. Cinque le persone denunciate a piede libero, imprenditori e pubblici ufficiali, accusati di abuso d’ufficio, falso ideologico e di reati connessi all’ambiente. Le indagini, coordinate dalla Procura e dalla Dda di Reggio Calabria, hanno accertato la realizzazione, nella zona ionica della Calabria, di opere abusive imponenti a favore di cosche della ’ndrangheta. Venute su come funghi nel giro di una notte di luna? Posso comprendere che, per accertare l’esistenza di reati relativi all’abuso d’ufficio e al falso ideologico occorrano un po’ di tempo e indagini supportate da elementi probanti, ma che si assista all’erezione, giorno dopo giorno, di opere su siti non ammissibili perché ne deturperebbero l’aspetto ambientale, opere dunque abusive sin dal primo getto di cemento delle fondamenta, e per di più talmente vistose da essere dichiarate “imponenti”, be’, questo proprio non riuscirò mai a comprenderlo. Ma quaggiù succede.

Lassù, peraltro, nella bolla, dove nessuno ha mai saputo nulla nel merito, si continua a “lavorare” nel vago. Nei discorsi dei politici si sentono ripetutamente usare espressioni del tipo “la nostra linea di condotta politica ci porterà alla vittoria, vinceremo, tizio-caio-sempronio li dobbiamo mandare a casa”, espressioni che rievocano le non troppo remote invettive farneticanti di un sistema dittatoriale che portò l’Italia allo sfacelo. Mi domando: i politici non sono coloro che hanno accettato un incarico per far funzionare bene il sistema di vita del Paese? E, allora, che bisogno hanno di ricorrere a termini come “vittoria, vinceremo”? Non siamo in campo per una partita fra squadre rivali, siamo per occuparci di ciò che non va e per trovare i modi adeguati a porvi rimedio in modo da rendere più vivibile l’esistenza di ognuno. Declamando “vinceremo” non si fa altro che puntare all’occupazione di un posto di potere dal quale poter godere di lauti benefici e agevolazioni, guardare dunque dall’alto in basso, mai “al” basso, perché lo sforzo politico finisce lì e, con lo sforzo politico, ogni volontà di interessarsi delle sorti del Paese. Ne è conferma ciò che accade quotidianamente all’interno delle fasce sociali. Ecco allora che, entrato nella bolla, mi trovo di fronte agli esponenti delle forze politiche più in vista al momento, Pd e FI, che “lavorano” per sciogliere i “nodi” dell’Italicum, il progetto di riforma elettorale basato sull’intesa tra Renzi e Berlusconi. Ecco, allora, uno dei più forti centri d’interesse, il premio di maggioranza, sempre quello per l’accesso al quale viene stabilita una soglia al 37-38%. Segue, subito dopo, la proposta di reintrodurre la norma Salva Lega. Nessuna modifica, di contro, alla soglia del 5% per i piccoli partiti, che si vorrebbe mettere alla porta. 

A me sembra che si stia parlando di un unico partito o, meglio, di una preponderante corrente politica che, date le premesse, si muove in senso involutivo, simile a una spirale che si richiude in se stessa: la chiamerei PDA, partito delle alleanze, che sotto sotto vorrebbe anche dire “poco da aspettarsi”. 

Si lavora giorno e notte per l’esame degli emendamenti sulla legge elettorale, che sono ben 250. A un angolo del tavolo vedo alzarsi Alfano, leader del Ncd, che declama: “Non c’è sistema democratico migliore del ricorso alle preferenze”. Sulla soglia di sbarramento afferma che non sussistono problemi, a patto che i voti dei partiti che non la raggiungono non vadano ai partiti più forti: “Sarebbe un risultato iperbolico, paradossale e incostituzionale perché un partito con il 21% dei consensi potrebbe ottenere il 55% dei seggi in Parlamento”. 

Intanto, sui campi di lotta per la vita, i mezzi mass-mediali non fanno che diffondere notizie su notizie attorno all’argomento “legge elettorale”, come se il popolo, che ha ben altri interessi da salvaguardare e ben altre piaghe da curare, dovesse restare incantato da quel grande problema che assorbe l’intera dotazione di intelligenze e competenze dei nostri politici.

30 Gennaio 2014. Si solleva in Europa il problema delle pensioni minime agli Italiani. Il Consiglio d’Europa, in un rapporto del Comitato per i diritti sociali, rileva l’inadeguatezza delle pensioni minime il Italia, tale da vedersi come violazione della Carta sociale europea. Altra violazione segnalata nel documento è l’assenza di una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione. Non va meglio sul mercato del lavoro dove il trasferimento della sede legale per Fiat-Chrysler in Olanda e della sede fiscale in Gran Bretagna ha fatto sorgere un mare di perplessità, avallate peraltro dalla chiusura negativa di Piazza Affari come risposta immediata e la flessione del 4,11% segnata contemporaneamente dal titolo Fiat; dove la Casa torinese decide che nessun dividendo sarà distribuito agli azionisti, dove molte altre fabbriche, vedi l’esempio di Pordenone, minacciano di lasciare a casa i lavoratori. 

Ma che importa tutto ciò! L’importante è che alla Camera sia stata raggiunta l’intesa tra Pd e FI sulle modifiche da apportare all’Italicum, che vedrebbero salita dal 35% al 37% dei voti la soglia per ottenere il premio di maggioranza e sceso dal 5% al 4,5% lo sbarramento per avere dei seggi. Sono poi in previsione una norma “salva” Lega e una sulle candidature multiple. Di contro si ergono i piccoli partiti che protestano contro l’intesa di massima raggiunta in vista delle modifiche da apportare all’Italicum. 

31 Gennaio 2014. Un Italiano su tre (il 30,8%) non arriva a fine mese con le sostanze che gli sono accordate. Lo rileva l’Eurispes nel “Rapporto Italia 2014”. L’88,1% ritiene che la condizione economica dell’Italia negli ultimi dodici mesi sia peggiorata (+8,1 sul 2012). Due su tre tra gli occupati risultano stressati (74,3%) e insicuri (il 75,6% teme per il proprio posto di lavoro e il 63,4% non ha la possibilità di fare progetti per il futuro).

Alla Camera: bagarre sollevata da Grillo, M5s. Per contro, Lorenzo Guerini, portavoce del Pd, indica “una inqualificabile escalation di episodi gravissimi” e commenta: “Il Movimento Cinque Stelle nei suoi gesti in Parlamento di queste ultime ore si mostra una compagine di violenti che offende la democrazia e le istituzioni. Ostruzionismo cieco, insulti da bar sport contro le parlamentari del Pd, occupazione selvaggia di Commissioni, fino ad arrivare a impedire al capogruppo democratico Speranza di parlare in sala stampa”. Parla quindi di azioni da squadristi, di una “deriva” preoccupante per democrazia e istituzioni. 

Pd, FI e Ncd votano la riforma che oggi è giunta all’esame dell’Aula di Montecitorio in un clima di rissa. I deputati del M5s gridano: “Venduti! Il voto è illegittimo, è stato un blitz”. Depositati in Aula oltre 400 emendamenti. M5s non si limita a questo, ma si scaglia contro il Capo dello Stato, il Presidente Napolitano, accusandolo di attentato alla Costituzione, di mancato rinvio alle Camere di leggi incostituzionali, di abuso del potere di grazia, di grave interferenza nei procedimenti giudiziari relativi alla trattativa Stato-mafia. 

Immagine di Copertina tratta da Ieri Oggi Domani.

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