Giulio Douhet

(tratto parzialmente da Internet)

Giulio Douhet è stato un generale italiano, teorico della guerra aerea, contemporaneo di altri sostenitori del bombardamento strategico. Nel 1921 pubblicò il trattato Il dominio dell’aria che ebbe una grande influenza sui contemporanei e ancora oggi è oggetto di studi nell’ambito aeronautico-militare.

Giulio Felice Giovanni Battista Douhet, come da registrazione anagrafica, nacque da una famiglia di origini savoiarde a Caserta, il 30 maggio 1869. Il padre, ufficiale farmacista del Regio Esercito, scelse di diventare cittadino del Regno di Sardegna dopo la cessione del 1860 di Nizza e della Savoia. Dopo l’Unità d’Italia (17 marzo 1861) venne trasferito a Caserta, dove nacque Giulio che a vent’anni frequentò l’Accademia Militare di Modena, da cui uscì col grado di sottotenente dei Bersaglieri. Si iscrisse anche al Politecnico di Torino, laureandosi in ingegneria.

Giulio Douhet, personaggio controverso per via del suo atteggiamento polemico e critico senza riserve, il primo settembre 1916 scrisse nel suo diario: “L’onorevole Bissolati ha detto che ho un cattivo carattere e che questa è la ragione per cui non mi vogliono (e mi assegnano incarichi per farmi sembrare ancora più inutile). La verità è che ho un carattere, ed i caratteri urtano là dove l’ambiente è caratterizzato appunto dall’assenza di carattere. I carabinieri intercettarono missive e diari di questo ufficiale da sempre in rotta di collisione con Cadorna. Lo faranno passare per matto.

La sua carriera militare fu travagliata. Nel 1911, durante la guerra italo-turca per il controllo della Libia, gli venne assegnato il compito di scrivere un rapporto sull’uso dell’aviazione da guerra. In esso teorizzò che l’unico uso efficace era il bombardamento da alta quota. In effetti, il primo impiego bellico di aeroplani della storia fu condotto dagli Italiani nel corso di quel conflitto e il primo bombardamento fu messo in pratica il 1º novembre 1911 da Giulio Gavotti della sezione aviazione del Battaglione specialisti del Genio, che bombardò le posizioni turche di Ain Zara.

Il 27 giugno del 1912 la Legge n° 698 istituiva il Servizio Aeronautico presso la Direzione Generale Genio ed Artiglieria e creava il Battaglione Aviatori con reparti di aeroplani e scuole di volo presso l’Aeroporto di Torino-Mirafiori. Douhet, promosso maggiore, divenne il comandante del battaglione dal 13 novembre 1913 e lo organizzò in squadriglie perfettamente autonome dal punto di vista organizzativo e logistico, dotandole di aviorimesse smontabili, automezzi e carri officina.

Lo stesso anno promosse un’iniziativa per la raccolta di tutti i cimeli aeronautici militari italiani che si erano ormai accumulati dal 1884, epoca dei primi aerostieri del Genio. L’iniziativa portò alla realizzazione del primo museo aeronautico in Italia, costituito acquisendo la sede del Museo storico del Genio a Roma presso Castel Sant’Angelo. La collezione, dopo molti spostamenti e vicissitudini, ha costituito la base dell’attuale museo storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

Scrisse il libro Regole per l’uso degli aeroplani in guerra, uno dei primi manuali di dottrina sulla materia, ma le sue teorie vennero viste come troppo radicali. Nella seconda metà del 1914, Douhet si assunse la responsabilità di far avviare alla Caproni la costruzione del grosso bombardiere trimotore Ca.31, malgrado il parere contrario del generale Maurizio Mario Moris, ispettore dell’Aeronautica.

Per questo atto privo di autorizzazione venne allontanato dall’aviazione e destinato alla Fanteria, con incarico a Edolo di Capo di Stato Maggiore della 5ª Divisione e, allo scoppio della prima guerra mondiale, sul fronte dell’Adamello.

Douhet cominciò a invocare un massiccio investimento nella costruzione di aerei da bombardamento, per ottenere il controllo dell’aria e privare il nemico delle difese. Propose la costruzione di cinquecento bombardieri in grado di lanciare 125 tonnellate di bombe al giorno. Scrisse nel 1916 ai superiori e ai vertici politici per promuovere le proprie idee e criticare l’incompetenza degli alti comandi in materia. L’atteggiamento critico riguardo alla conduzione della guerra da parte del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Cadorna, gli procurò l’ostilità delle alte gerarchie. Un memoriale diretto a Leonida Bissolati, assai critico nel contenuto verso lo Stato Maggiore, venne intercettato e ne conseguì l’arresto e un processo militare per diffusione di notizie riservate. Douhet venne conseguentemente condannato a un anno di carcere militare, che espiò nel forte di Fenestrelle e al termine, nell’ottobre 1917, posto in congedo militare.

Fu richiamato in dicembre in servizio come capo della neo costituita direzione generale di Aviazione del Ministero delle armi e munizioni nel dicembre 1917, ma lasciò di nuovo polemicamente il servizio quando entrò in conflitto con Ferdinando Maria Perrone, dell’Ansaldo, su questioni relative alle commesse, il 4 giugno del 1918, chiudendo di fatto la sua carriera nell’esercito.

Nel 1920, mentre era colonnello in congedo, fondò l’Unione nazionale ufficiali e soldati e, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia e in altri Paesi coinvolti nella “Grande Guerra”, propose di erigere monumenti ai Caduti della “Grande Guerra” in ogni città d’Italia e – primo in Italia – di onorare i Caduti italiani le cui salme non erano state identificate, con la creazione di un monumento al Milite Ignoto a Roma, presso il Vittoriano.

Intanto il Tribunale supremo di guerra e marina nel novembre 1920 annullò la condanna del 1916 e  Douhet fu reintegrato in servizio con il grado di maggiore generale, posto quindi in aspettativa. Fu promosso generale di divisione nel 1923, restando in aspettativa. 

È da segnalare che le teorie di Douhet trovarono, fra le due guerre, un certo seguito anche nell’Unione Sovietica: alla metà degli anni trenta le forze aeree dell’URSS disponevano di circa 1000 bombardieri bimotori e quadrimotori destinati all’attacco strategico.

Nel 1922 Douhet iniziò a collaborare con il Popolo d’Italia di Mussolini che, dopo la marcia su Roma, gli diede l’incarico di responsabile dell’aviazione militare; criticato tuttavia dagli ambienti militari e navali, presto abbandonò per dedicarsi interamente allo studio. Non conseguì mai il brevetto di pilota. Scrittore e polemista brillante, compose anche due brevi opere che oggigiorno verrebbero classificate come fantapolitica: La vittoria alata e La guerra del ’19. Nella prima si immagina un finale alternativo della prima guerra mondiale: gli Imperi Centrali sono costretti alla capitolazione non da una sconfitta sui fronti terrestri bensì da un’offensiva aerea strategica. Nella seconda, collocata temporalmente negli anni trenta del XX secolo, si immagina una guerra tra Francia e Belgio da un lato e una riarmata Germania dal lato opposto; vince la Germania che punta su una forte aviazione strategica e sugli attacchi ai centri urbani del nemico. Coerentemente con sé stesso, Douhet, anche nelle opere di finzione, riteneva necessaria e sufficiente per il conseguimento della vittoria una forte aviazione strategica.

Morì a Roma il 15 febbraio 1930, colpito da infarto mentre coltivava rose nel suo giardino. È sepolto, insieme alla moglie, Teresa (Gina) Casalis, che morì nel 1960. La tomba dove riposano assieme è a Roma, al Cimitero del Verano.



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