La bestia-uomo. Ama il prossimo tuo come te stesso – L’odio e la voglia di uccidere

Un breve ritratto, soltanto un minimo accenno al punto di perversione e di violenza a cui può arrivare la creatura umana, nella sua storia evolutiva intessuta di sofferenze inferte, di sadismo e disprezzo per la vita del proprio simile.

Prendo spunto da alcune dichiarazioni trovate in successione cronologica sul lavoro Alle porte dell’inferno di Antonio Russo, Centro Culturale d’Informazione Sociale “Voce della Montagna”, Tarvisio, La Tipografica, Basadella di Campoformido (UD) Settembre 1993.

  • 24 Marzo 1944. Fosse Ardeatine: alcuni partigiani attaccano una colonna tedesca; restano uccisi 33 soldati di Hitler. Tra il pomeriggio e la sera del 24 i tedeschi fucilano 335 ostaggi italiani per ordine del colonnello Kappler.
  • 25 Marzo 1944. Carneficina orrenda consumata dai partigiani Ursic, Likar e compagni sui monti dell’Izgara e della Bansiza su 12 Carabinieri.
  • 2 Maggio 1945. Dopo un attacco partigiano contro la coda di una colonna tedesca, le SS con furore animalesco invasero Avasinis (ovest di Gemona e del Tagliamento) seminando morte e disperazione, violentando e massacrando, trucidando 51 persone (20 donne, 13 uomini, 9 anziani, 2 ragazzi e 7 bambini, più 13 feriti) e inferocendo sulle vittime con l’inferire mutilazioni orrende.
  • 2 Maggio 1945. Ovaro, Val Degano, I partigiani minano e fanno saltare la vecchia caserma di Chialina occupata da famiglie cosacche: 23 persone, fra cui due donne, ne furono travolte. I cosacchi per reazione trucidarono 26 innocenti.
  • 29 Settembre e 5 Ottobre 1944. A seguito di rappresaglie compiute da partigiani, due reggimenti di SS al comando del maggiore Reder trucidano 1836 persone, compresi donne, bambini, vecchi. Incendiano, massacrano, violentano.

Sono pochi ma indicativi episodi di quella che si può definire la saga del demonio, dove odio chiama odio e sangue chiama sangue. Quelle sopra riportate sono azioni di guerra, successive alla guerra, ma anche nei tempi per così dire di pace, perché pace mai si ritrova, si verificano casi di sfruttamento, imbrogli, inganni, ingiustizie, disprezzo e chi soffre tace perché non ha i mezzi per far valere le proprie ragioni. Quando l’umanità cade così in basso! E dire “la bestia-uomo” non è abbastanza, visto che negli animali, sebbene non sia del tutto assente la crudeltà, non si eccede mai sino alle dimensioni di distruttività alle quali solo l’uomo è capace di arrivare. Si deve parlare, dunque, di uomo-satana, e questo è l’epiteto più appropriato.

E oggi sembra proprio che Satana non se ne sia tornato all’inferno. Eccolo qua, con una nuova guerra, con vittime, con distruzioni, con danni enormi al patrimonio di un popolo, con rinnovato pianto, con fughe alla ricerca della salvezza, con la disperazione sul volto di tanti miserabili. Con tutto il peso di disgrazie che l’umanità si porta addosso oggi si sente declamare che la preoccupazione dominante è quella di dotarsi di armi e di equipaggiamenti militari di ultima generazione, con un’attenzione particolare dedicata allo sviluppo dell’industria della Difesa. Così si dice, quando chi si muove con le armi in mano non fa altro che portare avanti una guerra offensiva e di invasione. Perché si devono ripetere questi obbrobri? Perché c’è ancora qualcuno che nulla ha imparato dalle esperienze che la Storia ci mette sotto gli occhi? Non so, non voglio immaginare dove si andrà a finire, ma mi domando ancora: è questa l’ultima pagina del genere umano? Non bastano le pandemie, non bastano le miserie, la fame, la penuria di acqua, di medicinali, di vestiario, di abitazioni, la separazione dalle famiglie e dai luoghi di appartenenza, non bastano le furie della natura, le minacce dal clima e dagli spazi? C’è al mondo chi non ha più niente per sé e sopravvive come per inerzia, con una consapevolezza spenta dai soprusi e dall’indifferenza. E i nostri bambini, che cosa avranno? Ho letto una nota su FB, nella quale si implora ai bambini perdono per il mondo che lasciamo loro. No, statene certi, non ci perdoneranno!

Immagine di copertina tratta da Transport for London.

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