Politici di casa (Parte 1 di 3) Metamorfosellum

Non potrebbe esserci titolo più calzante per quanto andrò descrivendo, visto che mancava ancora questa alle varie denominazioni che la Legge elettorale italiana ha assunto nella sua storia evolutiva: Italicum, Legalicum, Porcellum, Mattarellum, Pregiudicatellum, Democratellum, Consultellum, Deportellum, Verdinellum, Rosatellum. L’apposizione Metamorfosellum, ovviamente, è un’idea mia.

Non c’è che dire, i nostri politici dimostrano grande abilità nel giocare alle investiture nominali, qualcosa che vorrebbe forse nascondere o mascherare le lungaggini al varo di una Legge che gareggia in durata con la leggendaria tela di Penelope.

Interessante sarà dare un rapido sguardo a quale percorso tale normativa sia stata sottoposta nel volgere degli ultimi tre anni e mezzo.

Ciò che segue è un estratto da un mio lavoro al titolo Mondo domani, non pubblicato, una analisi critica delle occupazioni progressive nel contesto della politica italiana attorno ad argomenti di vario genere e interesse pubblico, in questa sede ridotto alla radiografia dell’iter seguito dai tentativi di varo della Legge elettorale e depurato di tutta la parte riservata alle mie personali considerazioni.

5 Novembre 2013. Che cosa dice la pagina della politica? Si interessa del caso Cancellieri, del presidente del Consiglio Letta che sosterrà il guardasigilli, della mozione di sfiducia presentata dal M5s (Movimento 5 stelle), del disegno di legge di Stabilità, della riforma elettorale.

13 Novembre 2013. Berlusconi minaccia di far cadere il sostegno al Governo Letta se decadrà; Alfano ribadisce il sì al Governo; Renzi sostiene non dipendere il Governo dalla decadenza di Berlusconi, dice no al “Super Porcellum”. La commissione Affari costituzionali del Senato boccia l’ordine del giorno sulla legge elettorale di Pd, Sel e Sc che proponeva, tra l’altro, il doppio turno di coalizione.

29 Novembre 2013. Oggi si parla del cambiamento della legge elettorale, delle possibili alleanze, del probabile voto in primavera, della nuova opposizione del M5s e nuova FI, delle primarie del Pd.

2 Dicembre 2013. Viene rieletto leader del Psi Riccardo Nencini il quale non va oltre l’obiettivo generale, di stretto interesse politico-partitico, della legge elettorale: Serve “modificare la legge elettorale” afferma, e “abbassare lo sbarramento del 4%”.

5 Dicembre 2013. La Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum in tutti e due i punti sottoposti al vaglio. È stata dichiarata incostituzionale l’assegnazione di un premio di maggioranza, sia per la Camera che per il Senato, alla lista o alla coalizione di liste che abbiano avuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito almeno alla Camera 340 seggi e al Senato il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione. Dichiarata l’illegittimità costituzionale anche delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”. Per Vendola (Sel) è “un atto di giustizia contro il Porcellum con cui la destra ha offeso l’Italia”. – Alfano (Ncd) invoca una nuova legge elettorale. – Casini (Udc) chiede “Ora preferenza e premio di maggioranza con soglia”. – Brunetta (FI) afferma che la “sentenza delegittima politicamente chi siede oggi in Parlamento” e invoca “elezioni il prima possibile”. – Per Idv “la parola passi ora agli elettori”. – E Grillo dal suo blog: si torni al Mattarellum o al voto.

6 Dicembre 2013. Mentre il Presidente Napolitano sollecita il Parlamento a modificare la legge elettorale, ossia a occuparsi della riforma del Porcellum, dopo la bocciatura del medesimo e del superamento del sistema proporzionale, una nuova disputa esplode alla Camera tra M5s e la presidente Boldrini. Il M5s vuole il ritorno al Mattarellum e l’indizione di nuove elezioni con una nuova legge elettorale.

7 Dicembre 2013. Su un versante più a lato, ancora, c’è chi protesta contro tutti: ecco allora Brunetta, presidente del gruppo deputati FI, che qualifica il Parlamento con l’epiteto di “drogato” dal premio di maggioranza e giudicato illegittimo dalla Consulta, da cui le conseguenze dovrebbero portare la Giunta a “convalidare, riassegnandoli agli altri gruppi, i 148 seggi (di Pd e Sel) ottenuti illegittimamente” per andare subito dopo a formulare una nuova legge elettorale e, quindi, alle elezioni. Gli fa eco Beppe Grillo con l’accennare ai “148 abusivi in Parlamento” che devono essere destituiti.

19 Dicembre 2013. Ecco Renzi che se la prende con chi vuole fare la legge elettorale a maggioranza: “Se non ci sono alternative, si fa a maggioranza, ma una debolezza del fu Porcellum è che fu fatto a maggioranza”. Per Alfano: “Nel 2015 si torna al voto dicendo con chiarezza il programma… Subito riforma voto. Siamo al 7,5% e destinati a crescere”. Renzi, segretario Pd, ha dato appuntamento a gennaio per una legge elettorale maggioritaria, da votare in caso anche con FI e M5s. – Chiti, esponente Pd, lancia l’allarme: “Ambiguità; con una maggioranza diversa da quella di governo si rischia la crisi”.

03 Gennaio 2014. Renzi esordisce, preoccupato di come si riveste la Legge elettorale; non formula proposte, ma propone tre modelli ai colleghi in Parlamento: il primo, sulle orme della Legge elettorale spagnola; il secondo, che si appoggia alla Legge Mattarella rivisitata; il terzo, riferito al doppio turno di coalizione dei sindaci. Per Renzi occorrono una Legge elettorale maggioritaria garante stabilità e alternanza, riforma del bicameralismo con la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie locali, semplificazione del quadro istituzionale. Renzi apre agli accordi con il M5s ma rifiuta la linea del referendum anti-Euro proposta da Grillo; il quale interviene: “Nessuno replichi all’intervento di Matteo Renzi” sulla Legge elettorale. Poi il M5s attacca Renzi per la sua proposta di discutere sulle riforme istituzionali. Quindi fa capolino Berlusconi che si dimostra favorevole alle proposte di Renzi e auspica il voto politico anticipato. Sulla scia di tutte queste affermazioni si muove Alfano che si dichiara pronto a discutere con Renzi in merito alla riforma elettorale rilanciando, come modello, la legge per l’elezione dei sindaci. Molto seriamente si esprime il ministro per le Riforme, Quagliariello: “Le proposte di Renzi sulla legge elettorale? Sono come lo spot pubblicitario dell’acqua: liscia, gassata o…, concludendo comunque con l’affermazione che il modello “sindaco d’Italia” sia il migliore. Ma per il segretario della Lega, Salvini, Renzi è sempre meno convincente.

10 Gennaio 2014. Ecco sollevarsi voci discordanti che vanno per o vanno contro certe soluzioni, come, ad esempio, il premio di maggioranza. Ecco il ricrearsi di opposte fazioni che propugnano modelli elettorali opposti, ai quali hanno affibbiato nomi così seriosi, originali e pittoreschi, del tipo mattarellum, porcellum.

17 Gennaio 2014. Renzi sollecita a realizzare rapidamente le riforme e, in particolare, quella elettorale, altrimenti si andrà “incontro a una devastante campagna elettorale, con la demagogia di Berlusconi e di Grillo”. Ma nello stesso tempo respinge le critiche della minoranza Pd che contesta un incontro con Berlusconi sulla riforma elettorale. Non teme il voto segreto e non vuole “fare le scarpe” a Letta. Sono di turno Sc (Scelta civica) e Ncd (Nuovo centro destra) che vogliono un immediato incontro in tema di legge elettorale in quanto ritengono che tutte le forze politiche si attivino nell’approdare a una riforma di tale legge.

19 Gennaio 2014. Oggi, profonda sintonia tra Renzi e Berlusconi. Contrari all’incontro i bersaniani del Pd, ma anche il Ncd di Alfano che ribadisce l’impossibilità di fare una legge elettorale senza il Ncd. La risposta del presidente Ncd Schifani: “Nessun contratto per adesione a regole scritte da altri”. Da parte della Lega si fa sentire il segretario Salvini che parla di inciucio: “L’emergenza non è la legge elettorale, ma il lavoro”. Alfano, il dissidente scissionario di FI, reagisce: “La legge elettorale senza di noi non possono farla”.

21 Gennaio 2014. La riforma elettorale è stata approvata con 111 voti a favore e 34 astenuti. Viene ribadita la necessità di cancellare il bipolarismo perfetto e di lasciare solo alla Camera il compito di dare la fiducia al Governo. Gli artifici che compongono la riforma del voto, oggi con il nuovo nome di “Italicum”, sono davvero complessi: comportano un meccanismo proporzionale e un premio di maggioranza per arrivare al 53% se si ha almeno il 35% dei voti e al 55% se si ha il 45%, soglia di sbarramento del 5% per chi si coalizza, dell’8% per chi non lo fa, del 12% per la coalizione

22 Gennaio 2014. Gianni Cuperlo non esita punto a dimettersi dalla presidenza, respingendo le critiche pervenutegli da Renzi. Ai partitini tagliati fuori dalla nuova bozza della legge elettorale Renzi obietta: “Sono arrabbiati? Si arrangino”. Alfano, da parte sua, lancia un appello: “Faccio a Silvio Berlusconi e Matteo Renzi un grande appello” perché siano inserite le preferenze nel modello elettorale frutto dell’accordo tra il leader di FI e il segretario del Pd.

28 Gennaio 2014. La classe pletorica di ben 30 emendamenti presentata dai Popolari per l’Italia riguarda le preferenze, l’innalzamento al 40% dei voti della soglia per avere il premio di maggioranza, la riduzione dello sbarramento elettorale dal 5% al 3%. Renzi commenta: “Ci saranno tantissimi emendamenti” ribadendo il superamento del Porcellum per una legge che darà al popolo italiano un vincitore. Ma per Grillo l’Italicum “è la replica peggiorata del Porcellum”.

29 Gennaio 2014. Pd e FI “lavorano” per sciogliere i “nodi” dell’Italicum, il progetto di riforma elettorale basato sull’intesa tra Renzi e Berlusconi. Ecco, allora, uno dei più forti centri d’interesse, il premio di maggioranza, sempre quello per l’accesso al quale viene stabilita una soglia al 37-38%. Segue, subito dopo, la proposta di reintrodurre la norma Salva Lega. Nessuna modifica, di contro, alla soglia del 5% per i piccoli partiti che si vorrebbe mettere alla porta.

7 Febbraio 2014. In forte crescita l’ormai abusato termine linguistico “vincere”. Dice Renzi: “Vorrei dire a chi coi sondaggi spiega che con l’Italicum vincerebbe le elezioni Berlusconi, che le elezioni si vincono o si perdono se si hanno i voti, non se si cambia sistema elettorale”.

8 Marzo 2014. Lo scontro divampa ora sulle candidature al femminile. Sono 90 deputati del Pd, FI, Ned, Sc, Udc e Pi a lanciare un appello trasversale ai leader dei propri partiti e al premier per la parità di genere nella Legge elettorale. Le donne, giustamente, chiedono il riconoscimento della parità, 50 e 50 nelle presenze sul dibattito politico, ma la Camera ha bocciato, con voto segreto, tutti e tre gli emendamenti alla riforma elettorale per la parità di genere, quelli che avrebbero riguardato l’alternanza tra maschi e femmine nelle liste, la presenza femminile al 50% nei capilista e la percentuale oscillante fra il 40% e il 60% di donne capolista. Nulla di fatto, dunque. Nell’Italicum di Renzi e Berlusconi non ci sarà la parità di genere. Risposta: le deputate lasciano l’aula.

13 Marzo 2014. Renzi esulta per il passaggio della Legge elettorale alla Camera con 365 voti favorevoli, 156 contrari e 40 astensioni. Di Maio, deputato M5s e vicepresidente della Camera: “Sembra incredibile, ma a distanza di dieci anni il padre del porcellum Calderoli, colui che ideò la Legge elettorale più incostituzionale della nostra storia, mette a segno un altro colpo da brividi: l’immunità parlamentare per sindaci e consiglieri regionali che siederanno in Senato”. Poi s’introduce Paolo Romani, capogruppo di FI in Senato: “È una questione che non ci riguarda. Il ripristino dell’immunità non l’avevamo chiesto noi… Non entro in una polemica inutile e di bassissimo livello scatenata da M5s”.

26 Giugno 2014. Renzi, nell’incontro con il M5s sul tema della riforma elettorale, così si esprime: “Siamo pronti a ragionare di preferenza se c’è la certezza della governabilità. È assolutamente fondamentale che chi vince le elezioni il giorno dopo governi”. Il “Democratellum”, il sistema elettorale proporzionale corretto proposto dal M5s è “molto interessante ma gravemente deficitario sotto il profilo della governabilità”. Il Pd, infatti, è a favore dell’Italicum, un meccanismo elettorale maggioritario. Così Romani, capogruppo di FI al Senato: “L’accordo resta sull’Italicum e siamo pronti ad approvarlo al Senato nei tempi previsti”.

11 Dicembre 2014. Si affacciano possibili novità sulla riforma elettorale. “L’Italicum entra in vigore dal 1° gennaio 2016. Nel periodo transitorio dall’approvazione della Legge elettorale alla sua effettiva validità, viene ripristinato il Mattarellum”. È quanto prevede un sub emendamento del Pd al progetto di riforma elettorale all’esame della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. Il Mattinale del gruppo FI della Camera, però, boccia il Mattarellum “come legge di riserva, invece del Consultellum”: è duello tra Pd e FI.

13 Dicembre 2014. Pioggia di richieste di cambiamenti all’Italicum, il ddl della riforma elettorale all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Sono 5.894 i sub emendamenti presentati da tutti i gruppi parlamentari alla nuova versione dell’Italicum e ben 5.480 sono firmati dalla Lega. I sub emendamenti si sommano ai circa 12.000 emendamenti presentati al testo originario dell’Italicum: 10.500 sono della Lega. L’Italicum è già stato votato dalla Camera. L’Italia cerca un nuovo sistema elettorale. S’interroga, utilizzando un improbabile latino, tra tre sistemi elettorali diversi: Italicum, Mattarellum, Consultellum. La Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum, la vecchia legge elettorale, da qui il problema. L’Italicum, basato su un accordo tra Renzi e Berlusconi (M5s l’aveva battezzato Pregiudicatellum), è stato votato dalla Camera, ma ora rischia di impantanarsi al Senato. Il premier ha proposto delle modifiche in senso più maggioritario e bipartitico; di qui i forti contrasti con FI, le minoranze Pd e le opposizioni. Al posto di un’ampia intesa si rischia una “guerra”. Renzi ha rilanciato: Italicum “in dirittura d’arrivo”.

14 Gennaio 2015. La Lega ha presentato oltre 40 mila emendamenti alla Legge elettorale in discussione nell’Aula del Senato.

15 Gennaio 2015. Cresce il numero degli emendamenti alla nuova Legge elettorale, l’Italicum. Al Senato sono stati presentati 1.600 emendamenti ai 4 emendamenti della maggioranza. A questi si aggiungono altri 45.000 emendamenti presentati dalle opposizioni, di cui quasi 44.000 dalla Lega.

22 Aprile 2015. Compare nuovamente l’Italicum, nel momento in cui attraversa un nuovo ridicolo capitolo. Nel Pd una minoranza non è d’accordo sulle scelte politiche concernenti la Legge elettorale. Renzi, che fa? Espelle la maggioranza e ne sostituisce i membri, così avrà garantito il voto di approvazione. Subito Brunetta (FI) conia l’ennesimo nomignolo per la Legge elettorale, “Deportellum”. Dello stesso parere Lega, M5s, Sel, FdI.

27 Aprile 2015. Oggi, infatti, arriva alla Camera l’Italicum, accompagnato, si dice, da tensioni tra maggioranza e opposizioni come anche fra le varie anime del Pd. “Portare a casa il risultato” sarebbe la linea del premier Renzi; Palazzo Chigi penserebbe di far slittare lo scontro sulla Legge elettorale alla settimana prossima per far scattare il contingentamento dei tempi e disinnescare l’ostruzionismo. Speranza, dimissionario da capogruppo Pd alla Camera, sostiene che se sull’Italicum il Governo ponesse la fiducia, “sarebbe un errore politico madornale, una violenza vera e propria al Parlamento italiano”. Interviene nel dibattito la deputata Pd Rosy Bindi: “Incomprensibile approvare la legge elettorale di fretta, così come legare il destino dell’esecutivo all’Italicum… mettere la fiducia vuol dire tradire i rapporti fra Governo e Parlamento”. Segue Stefano Fassina, esponente della maggioranza democratica, con il sostenere che l’aut-aut di Renzi evidenzia “la volontà di marginalizzare il Parlamento sulle regole del gioco”.

5 Maggio 2015. Incredibile, già approvata! La Legge elettorale ha ottenuto il consenso alla Camera con il voto finale espresso da 334 Sĺ e 61 NO. Ma già si levano voci contrastanti. La Legge dovrebbe essere un meccanismo proporzionale con premio di maggioranza per chi ha almeno il 40% dei voti. Già Brunetta la definisce “vittoria di Pirro”. L’accusa è di aver inferto una violenza al Parlamento. I deputati di M5s abbandonano l’aula. Salvini (Lega Nord) la definisce “Legge salva Pd”. FdI (Fratelli d’Italia) e Sel non votano.

7 Maggio 2015. Gli occhi sbarrati a fronte di questo percorso di taglia elettorale, i cittadini sono stati chiamati a esprimersi sulla eventualità di indire un referendum con oggetto l’Italicum, ma l’iniziativa non è andata in porto perché non sono state raccolte le 500.000 firme necessarie, ferme a 420.000 per il premio di maggioranza e 422.000 per i capilista bloccati. Ma non è finita: l’iniziativa andrà avanti con un giudizio alla Corte Costituzionale in calendario il prossimo 4 ottobre.

Lasciamo che scorra oltre un anno, il tempo di far raffreddare i ferri roventi e vediamo quale nuovo corso va assumendo l’iter per il varo della Legge elettorale in Italia.

20 Luglio 2016. Presentata a Roma la proposta di modifica della Legge elettorale (Italicum) della minoranza del Pd. “Non è un contributo contro la maggioranza dem” ma “un tentativo di superare i limiti della legge” ha affermato Speranza illustrando “Mattarellum 2.0” con Fornero e Giorgi. In sostanza l’Area Riformista del Pd propone una nuova versione della legge del ’93 (dell’allora ministro Mattarella), con sistema misto-maggioritario e proporzionale e soglia di sbarramento al 4%. Speranza chiede “di aprire prima del referendum una discussione vera”. E l’altro esponente maggioranza dem, Cuperlo: “Proposta superare l’Italicum è una necessità”.

23 Gennaio 2017. Con l’anno nuovo ricomincia il balletto lessicale per definire una versione diversa della legge elettorale. Per il M5s c’è ora una sola legge elettorale, il “Legalicum”, così come sostiene il deputato Toninelli, responsabile del movimento per la riforma “Ogni altra ipotesi che vada solo a prolungare l’agonia del Parlamento è pettegolezzo”, aggiunge. Il “Legalicum” è il termine che il M5s dà all’impianto della legge elettorale che uscirà dalla sentenza della Consulta.

27 Gennaio 2017. Riprende la corsa smaniosa a dare un volto a una nuova legge elettorale. Grillo interviene con forza nel dibattito politico aperto dalla sentenza della Corte Costituzionale e chiede al Presidente Mattarella di “sciogliere immediatamente le Camere” oppure di esortare “tutte le forze politiche a seguire il M5s nella rotta anche da Lei indicata e ad applicare il Legalicum (ossia l’Italicum emendato dalla Consulta) al Senato, in modo da avere una armonizzazione effettiva della legge elettorale tra le due Camere”. Ci si mette poi anche l’Osservatore Romano della Santa Sede con il sostenere come le modifiche della Consulta all’Italicum “abbiano reso la legge elettorale immediatamente applicabile”. Poi s’ode la voce del segretario generale della Cei, Galantino, che interviene per stigmatizzare l’anomalia in cui “la magistratura detta tempi e modi all’amministrazione.

11 Maggio 2017. Si fa il punto in una riunione con Berlusconi, come informano i mezzi divulgativi. “Totale apertura” all’estensione dell’Italicum anche al M5s che contro l’impasse è pronto a sostenere il “Legalicum”. Entro domani 12, il testo base della Legge elettorale dovrà arrivare in Commissione per un primo esame.

12 Maggio 2017. Le notizie che dovrebbero galvanizzare gli Italiani e lasciarli con il fiato sospeso: arriva il testo base di riforma della Legge elettorale, “l’Italicum bis” ossia l’estensione al Senato della Legge della Camera così come modificata dalla Consulta.

Sulla nuova Legge voto si scatena l’irritazione del Pd, mentre vola l’esultanza del M5s. Il Pd aveva proposto un proporzionale corretto che avrebbe assicurato migliori garanzie di governabilità. Contro la proposta Pd si schierano FI e M5s, favorevole la Lega. Il dem. Richetti replica: “Berlusconi vuole un altro Porcellum.” Sisto di FI interviene con una controreplica: “No al Verdinellum”. Così il M5s con Toninelli: “Pd esce allo scoperto e propone la legge Verdini, Verdinellum-Pregiudicatellum”. Poi le artiglierie tuonano da fronti contrapposti. Di qua Renzi con una nuova invettiva: “Continuano le grandi manovre parlamentari di chi chiede a parole una nuova legge elettorale ma in pratica non la vuole e perde tempo”. Di là i deputati M5s con la replica al segretario dem: “L’unico a far perdere tempo al Paese è Renzi”.

24 Maggio 2017. Mentre l’Europa trema per l’avanzare del terrorismo, in Italia quasi non si intravedono altri problemi da risolvere, se non quello del varo di una Legge elettorale condivisa. Condivisa? Pare proprio un obiettivo di dubbia realizzazione. Si dice, oggi, che sarà il Rosatellum il testo base per la nuova Legge elettorale. Approvato in Commissione Affari Costituzionali, sarà discusso in Aula il 5 giugno. Dopo l’illustrazione fatta dal relatore Pd, Fiano, i gruppi favorevoli risultano essere: Pd, Ala, Svp, e Lega più Democrazia solidale; contro hanno votato M5s, FI, Mdp, SI e Alternativa libera. Il sistema prevede l’assegnazione del 50% dei seggi su base maggioritaria e il 50% su base proporzionale. Le forze politiche affilano le armi (già, oggi ricorre il 24 maggio!) in vista dell’approdo del Rosatellum, proposto dal Pd, in Aula alla Camera il 5 giugno. Critico si dimostra Bersani, di Art.1-Mdp, che parla di testo “pessimo”, meglio il Mattarellum e: “Tedesco? Discutiamone”. Salvini ribadisce: “Renzi e Berlusconi amoreggiano, noi la legge gliela votiamo”. Sisto (FI): “Il Rosatellum ha fortissimi sospetti di incostituzionalità… da noi un no pacato”. Mentre Rampelli (FdI) denuncia: “Sulla legge elettorale il centro destra sta collassando”. E Di Maio (M5s) avverte: “Voto in autunno? Solo se partecipiamo alla stesura della legge”. E mentre Chiti, minoranza dem, ritiene il proporzionale un “passo indietro”, Prodi denuncia: “Una legge elettorale proporzionale devasta il Paese. L’accordo lo faremo dopo le elezioni”. E Pisapia: “No al proporzionale e alle larghe intese”.

27 Maggio 2017. Sono 417 gli emendamenti al testo base della Legge elettorale presentata in Commissione Affari Costituzionali della Camera, sia dai gruppi che dai singoli parlamentari. Le proposte di modifica puntano a riscrivere in tutto o in parte il sistema presentato dal Pd, il cosiddetto Rosatellum.

7 Giugno 2017. La Legge elettorale alla Camera. Sono state respinte le pregiudiziali di costituzionalità, si passa ora al voto dei circa 210 emendamenti, ma salgono le tensioni e l’intesa a quattro (Pd, FI, M5s, Lega) vacilla nei primi voti. Al netto dei deputati in missione sono mancati 66 voti sulle pregiudiziali. Come sostiene Rosato del Pd, se uno dei partiti si sfila, salta tutto.

9 Giugno 2017. Franchi tiratori affossano la Legge voto. Caos in Aula alla Camera: passa con voto segreto un emendamento di Biancofiore (FI) che elimina i collegi maggioritari in Trentino Alto Adige. Pd e M5s si lanciano accuse a vicenda. Il testo della riforma torna in Commissione Affari Costituzionali. Fiano del Pd esclama: “La Legge elettorale è morta”, ossia un aborto, non è ancora nata! Dipoi accusa il M5s di incoerenza per aver votato contro l’emendamento in Commissione e averlo poi approvato in Aula con il voto segreto. Gli fa eco Alfano: “Un fallimento clamoroso”. Quindi insorge Grillo rivolgendo al Pd parole di fuoco: “Fatevela voi la legge. Far saltare tutto per il Trentino Alto Adige! Potevate dirlo, vi davamo anche la Val d’Aosta. Senza di noi, sarebbe tornato il fascismo”. Rosato (Pd) chiede l’interruzione dei lavori e sostiene che il M5s ha dato dimostrazione che la propria parola vale nulla. La sospensione è invocata anche da Brunetta (FI), mentre per Fico (M5s) il Pd è in palese difficoltà. L’emendamento in questione è bastato per affossare l’intesa a quattro sulla Legge elettorale. Il portavoce del Pd, Richetti, non esita a scagliarsi contro il M5s accusandolo a sua volta di inaffidabilità patologica. Persani (Mdp), per parte sua, dice basta ai “disastri combinati da apprendisti stregoni” ricusando al tempo stesso di mettersi dalla parte di Berlusconi. Quindi prende voce il segretario della Lega, Salvini, rimpolpando l’insalata di invettive in corso: “Vince il PdP, il partito delle poltrone. Rialzano la testa i poltronari, quelli che vogliono solo scranni e poltrone”.

Immagine di copertina tratta da Milano Events.

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