Cambiamenti climatici (1/2)

Dopo aver parlato in lungo e in largo su argomenti attinenti all’inquinamento e al problema climatico, mi pare doveroso provare a mettere in luce l’evoluzione, per quanto possibile, della tematica trattata, allo scopo di offrire una visione globale e più comprensiva di ciò di cui si va trattando. Cercherò di trattare la sintesi di questo argomento in due puntate, attenendomi agli appunti via via messi insieme nel corso dell’analisi giornalistica.

Premessa e curiosità geoastronomiche – Eventi estremi

Eventi estremi della meteorologia: sono effetti dei cambiamenti climatici ossia strategie a cui ricorre il nostro Pianeta per liberarsi dell’energia in eccesso generata dall’aumento della temperatura: inondazioni, alluvioni, frane, tifoni, siccità che si portano appresso conseguenze devastanti; e allora assistiamo al sopravvento di carestie, di epidemie e al crescente fenomeno etnico dei rifugiati ambientali che ormai si possono contare nel numero di 150 mila ogni anno.
I disastri naturali che si abbattono sulle popolazioni assumono forma di uragani, sismi, alluvioni, tsunami. Se la tendenza dovesse perdurare, alla metà del secolo il loro costo economico potrebbe superare l’intero reddito mondiale.
Proviamo ora a rivedere alcune affermazioni per entrare meglio in argomento.
Il termine Clima proviene dal greco klìnein richiamante l’inclinazione dei raggi solari. Il Sole rivoluziona attorno al Centro galattico nel volgere di 250 milioni di anni. La Terra riceve energia dal Sole pari a 1380 W/m2 (costante solare). Le temperature sul nostro Pianeta tendono a salire a partire dal 1850. Nel 2003 si propagò un’ondata di caldo che causò 15 mila vittime in Europa.
Il mese di giugno 2005 è stato il più caldo dal 1880, segnando il record della temperatura negli ultimi 125 anni (il cosiddetto caldo killer).
L’obiettivo di fondo consiste nell’assicurare una buona qualità della vita senza alterare gli equilibri ambientali (Chernobyl 1986). Lo sviluppo sostenibile consiste nel soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza pregiudicare quelli delle generazioni future.
Indubbiamente si dà a vedere un’impronta ecologica: negli ultimi 30 anni (fino al 2005) è aumentata del 50% e gli ecosistemi sono deperiti del 33%.
Il limite di concentrazione della CO2 (anidride carbonica) è stato fissato a 400 ppm (parti per milione). Nel periodo 1958/2005 tale concentrazione è aumentata da 315 a 352 ppm. L’anidride carbonica ha una vita media di un secolo.
Questi i gas serra che ci minacciano: anidride carbonica CO2 – metano CH4 – protossido di azoto N2O – idrofluorocarburi HFC – perfluorocarburi PFC – esafluoruro di zolfo SF6.
I primi tentativi per controllare il dilagare dell’inquinamento sono stati prodotti negli anni ’60.
Solo a partire dagli anni ’80 viene riconosciuto l’allarme per l’aumento delle emissioni.
Con la Dichiarazione del Millennio – settembre 2000 – 189 capi di Stato si impegnano a dimezzare fame e povertà entro il 2015 e affrontano i problemi riguardanti salute, alfabetizzazione, disparità fra i sessi, mortalità infantile, salute materna, Aids, ambiente.
Nel gennaio 2005 a Kobe (Giappone) si tiene la Conferenza mondiale dell’UNSIDR che si pone some scopo la riduzione dei disastri.
Secondo il Protocollo di Kyoto è indispensabile ricorrere a una riconversione delle tecnologie industriali, con programmi che dovrebbero completarsi entro il 2012. Il primo periodo di impegni previsti dal Protocollo di Kyoto si conclude nel 2012.
L’ERP (Programma per la Ricostruzione Europea) in vigore dal 1945 prevede uno sviluppo come sinonimo di progresso economico. Tra il 1950 e il 1985 l’export mondiale aumenta di 14 volte, ma la crescita mondiale non supera le 5 volte.
Alcuni dati relativi alle conseguenze da inquinamento ambientale:
Le automobili per ogni litro di carburante bruciato diffondono nell’aria circa 2,5 kg di CO2.
Negli USA circolano 214 mln di auto nel 2005 e le strade di percorrenza si assommano per 157 volte il giro della Terra. Strade e parcheggi sottraggono 16 milioni di ettari al terreno (21 milioni per le piantagioni).
Il trasporto stradale in Italia aumenta del15% tra il 1990 e il 1998. Il trasporto dei kiwi dalla Nuova Zelanda costa 5 kg di CO2 per ogni kg kiwi. Si aggiungano le emissioni di aerei, per il turismo, per le esercitazioni delle forze armate, e il deplorevole fenomeno della deforestazione.
Si sono calcolate perdite economiche per il periodo 1995/2005 pari a 567 miliardi di dollari.
Una situazione che potrebbe ricordare il nostro Vajont: la diga di Tehri, sul Gange: è alta 260,5 metri, contiene 3,22 milioni di m3 d’acqua ed è posizionata su una faglia sismica. In caso di terremoto disastroso, in meno di 90 minuti un’onda alta 260 metri spazzerebbe via intere città fino a 280 km di distanza.
La diga di Inga sullo Zaire, nel Congo, richiede una spesa di 50 miliardi di dollari, pari ai fondi promessi dall’OCSE per raggiungere gli Obiettivi del Millennio.
Guardando al futuro si dovrà ricorrere a energie pulite e rinnovabili, come quelle attinte dal Sole, dal, vento, dall’acqua di caduta e dalle biomasse. Così sarà possibile ridurre l’inquinamento facendo uso di carta riciclata: 1 tonnellata di questa carta fa risparmiare 1.500 litri di petrolio.
Si sa di un esempio che viene da molto lontano, da Curitiba Paranà – Brasile) dove il sindaco Jaime Lerner, nel 1971, razionalizzò i trasporti pubblici e la viabilità, conseguendo livelli molto alti di istruzione, salute, benessere, sicurezza, partecipazione democratica, stabilità politica, senso civico e protezione dell’ambiente.

Potrà essere utile tenere a mente alcune Sigle ricorrenti:

COP Conferenza delle Parti della Convenzione sui Cambiamenti Climatici

COP1 (Berlino 1995)

COP2 (Ginevra 1996)

COP3 (Kyoto 1997)

COP4 (Buenos Aires)

COP5 (Bonn)

COP6 (Aja 2000)

COP6bis (Bonn 2001)

COP7 (Marrakesh 2001)

COP8 (Nuova Dehli 2002)

COP9 (Milano 2003)

COP10 (Buenos Aires 2004)

ERP Programma di Ricostruzione Europea

GEF Fondo per l’Ambiente Globale, amministrato dalla Banca Mondiale e

costituito da 176 Paesi

IPCC Commissione Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici

LDCF Fondo per i Paesi meno sviluppati

OMM Organizzazione Mondiale di Meteorologia (Vienna 1979)

UNCBD Convenzione delle NU sulla tutela della Biodiversità

UNCCD Convenzione delle NU contro la Desertificazione

UNDP Agenzia delle NU per lo Sviluppo

UNFCCC Convenzione delle NU sui Cambiamenti Climatici e Foreste

UNSIDR Organizzazione delle NU sulle Strategie Internazionali per la riduzione dei disastri

WWF Organizzazione Internazionale (1961) per la difesa e la tutela dell’ambiente e della

fauna in via di estinzione.

Il clima agli albori della vita

Si calcola che la prima grande glaciazione sia avvenuta circa 300 milioni di anni fa.
Da 150 a 65 milioni di anni fa la Terra era molto più calda, era priva delle calotte polari e ricoperta da grandi foreste; prosperavano i dinosauri.
25 Milioni di anni fa sopraggiunse un brusco abbassamento delle temperature.
Nel Pleistocene (1-2 milioni di anni fa) il clima divenne più volte da freddo a molto freddo.
Nell’ultimo milione di anni persistette un clima freddo con 7 glaciazioni alle quali seguirono aumenti di temperatura e ritiro dei ghiacciai.
40.000 Anni fa si trovavano ghiacci su gran parte dell’emisfero nord.
L’ultima glaciazione si verificò circa 13.000 anni fa e terminò intorno all’8.000 a.C. La Pangea andava articolandosi in continenti.
Dal 5.000 al 3.000 a.C. il clima si fece più mite, favorendo lo sviluppo dell’agricoltura nel Vicino Oriente, in Cina e in Sud America. Il deserto del Sahara era ricco di vegetazione e abitato da erbivori.
Dall’apparire della civiltà la temperatura globale è variata mediamente meno di 1 grado centigrado. Tra il 2.500 e il 1.400 a.C. il clima divenne ancora più mite e i ghiacci iniziarono a fondere. In Asia e in Africa si ebbe un periodo di siccità che spinse i popoli verso l’Europa centro-settentrionale. – All’inizio del periodo si verificò una grande alluvione in Mesopotamia.
Dal 1.400 al 300 a.C. si ebbe un periodo fresco, con temperature mediamente superiori di 1 grado rispetto a oggi. Era il periodo storico delle grandi civiltà mediterranee.
Dal 300 a.C. al 300 d.C. imperversarono abbondanti piogge. Mentre fioriva l’agricoltura mediterranea, le regioni continentali furono colpite da periodi di aridità e intere popolazioni dall’Asia migrarono verso l’Europa. Dal 300 all’800 d.C. il clima si fa più freddo. I popoli che si trovano a nord delle Alpi discendono a sud: è l’epoca delle invasioni barbariche.
Intorno all’anno 1.000 il clima volge a riscaldarsi. In Inghilterra crescono le viti; in Groenlandia fondono i ghiacciai. I Vichinghi si spostano dalla Norvegia all’Islanda, alla Groenlandia, al Labrador, al Nord America. Fra il 1.200 e il 1.400 il clima è caratterizzato da instabilità, si va verso il freddo, la Groenlandia viene abbandonata. Il periodo dal 1.550 al 1.850 è interessato dalla piccola era glaciale. Il Nord Europa è colpito da carestie. Si formano grandi ghiacciai sulla catena alpina. Dal 1.850 in avanti le temperature medie globali tendono a salire.
Il 5 Aprile 1815 l’eruzione del vulcano Tambora (isola Sumbawa, Indonesia) causa 92 mila vittime. Il cratere, da 4.000 m di altitudine, si riduce a 2.851; il fumo causa la perdita di interi raccolti; ancora carestie.

Ambiente e inquinamento

Il Pianeta si surriscalda a causa della CO2: Svante Arrhenius nel 1896 pubblicò uno studio dal titolo “L’influenza dell’acido carbonico dell’aria sulla temperatura del suolo”.
Inizia la fusione delle masse di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartico. Qualora il processo continuasse indefinitamente si prevede che il livello dei mari potrebbe salire fino a 70 metri.
Si fa il punto sulla stretta connessione tra ambiente e sviluppo: il libro “La primavera silenziosa” di Rachel Carson, del 1962, rimarca l’effetto dannoso dei pesticidi e la capacità limitata dell’ambiente a sostenere l’inquinamento. Si inizia a parlare di debito ecologico accumulato dai Paesi sviluppati che abusano della biosfera e dell’atmosfera.
Il primo Summit sull’Ambiente si tiene a Stoccolma nell’anno1972. Il 1979 assiste a Ginevra alla prima Conferenza mondiale sul clima. Nel 1985 si stipula la Convenzione di Vienna sulla protezione dello strato di ozono. L’Assemblea dell’ONU, nell’anno 1988, vara la risoluzione 43/53 per la “protezione del clima globale per le generazioni presenti e future”. Nel 1988 l’Organizzazione Mondiale di Meteorologia (OMM) e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) formano l’IPCC, con la partecipazione di 2500 scienziati ed esperti intergovernativi sull’evoluzione del clima.
New York, 1989: Assemblea Generale delle NU: viene firmata la risoluzione 44/288 contro il degrado del sistema globale di supporto alla vita e la possibilità di “catastrofi ecologiche”. Sono presenti 170 Governi e più di 30.000 rappresentanti di Ong e movimenti ecologici e sociali. È la prima volta, ben 32 anni addietro da oggi (dicembre 2021), che viene alla ribalta l’aforisma “catastrofi ecologiche”.
Nel 1990: l’IPCC stila il Primo Rapporto di valutazione sullo stato del clima, sulle relazioni fra cambiamenti climatici e attività umane, sullo stato della biosfera e sulle strategie di intervento (riduzione della CO2 di almeno il 60%). Oggi (2021) pare quasi una novità, ma se ne parlava già 31 anni fa.
New York, 9 maggio 1992: si prepara la Convenzione sui Cambiamenti Climatici, da sottoporre al Vertice di Rio. Rio de Janeiro, 4 giugno 1992: le Nazioni Unite si riuniscono per il Secondo Summit sull’Ambiente e lo Sviluppo (Vertice della Terra). 14 Luglio 1992: 154 Capi di Stato e altri rappresentanti ONU firmano la Convenzione sui Cambiamenti Climatici che entra in vigore il 21 Marzo 1994.

Kyoto 1997: Un rinnovato slancio per salvare il Pianeta. Si apre la Conferenza sui cambiamenti climatici ossia il Protocollo di Kyoto.
19 Novembre 1998: Sono approvate le “Linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione dei gas serra”. A Lione, nel mese di settembre 2000, si tiene il Primo Forum Internazionale delle Popolazioni Indigene sui cambiamenti climatici.
L’Assemblea Generale delle NU, 2000, con la partecipazione di 189 Paesi, vara la Dichiarazione del Millennio che stabilisce obiettivi di sviluppo da conseguire entro il 2015: ossia azioni concrete su fame e povertà, salute, alfabetizzazione, disparità tra i sessi, mortalità infantile, salute materna, Aids, ambiente.
Nel mese di marzo 2001 gli USA si ritirano dalle trattative del Protocollo di Kyoto.
A Johannesburg, nel 2002, si tiene una Ulteriore Conferenza sul clima e sullo sviluppo sostenibile. Il 31 Maggio 2002 l’Unione Europea ratifica il Protocollo di Kyoto.
1 Giugno 2002. Con la Legge n° 120 il Governo italiano mira al raggiungimento della riduzione del 6,5% nelle emissioni dei gas serra rispetto ai livelli del 1990, con un valore consentito nel periodo 2008-2012 di 508 milioni di tonnellate di CO2. Il 19 dicembre 2002 il CIPE approva il “Piano nazionale per la riduzione della emissione di gas ad effetto serra 2003-2010”.
Al 2002 le emissioni di gas serra nell’UE sono diminuite del 2,9% rispetto al 1990 (la Germania riduce del 18,9%, la Gran Bretagna del 14,9%, il Lussemburgo del 15%).
Nel mese di marzo 2002, a Monterrey, si apre la Conferenza delle Nazioni Unite: è previsto un incremento di 50 miliardi di dollari dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dei Paesi dell’OCSE a favore dei Paesi meno sviluppati. L’Italia, nel 2004, ha raggiunto l’ultimo posto per APS, in funzione del proprio Pil, nella classifica dell’OCSE dei 22 principali Paesi donatori. La quota di APS bilaterale destinata dalla Cooperazione italiana alle Ong di cooperazione allo sviluppo è scesa dal 4,9% del 2002 al 2,9% del 2003 e la tendenza è andata peggiorando. L’UE non ha riconosciuto il nucleare come energia pulita per ridurre le emissioni.
A Milano, nel dicembre 2003, è la volta della Nona Conferenza delle parti. Partecipano 171 Paesi con 1947 delegati. Si denuncia che il trasporto motorizzato è responsabile di oltre il 30% delle emissioni di CO2 nel mondo (le emissioni di CO2 prodotte dai trasporti sono aumentate del 23% tra il 1990 e il 2002). Nel 2006 circolavano in tutto il mondo circa 630 milioni di veicoli, l’85% nei Paesi industrializzati dell’OCSE (dati dell’Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico, 1960), consumatori del 60% del petrolio estratto.
Un innalzamento di 2° C della temperatura planetaria rappresenta il livello massimo di riscaldamento perché siano evitati effetti devastanti sul Pianeta. Occorre una riduzione reale delle emissioni di gas serra del 50-80% per limitare un aumento medio del riscaldamento globale di 2° C.
2003: La Conferenza dell’UE sulle Politiche post 2012 sui cambiamenti climatici avverte che occorre ridurre le emissioni di almeno il 30% entro il 2020.
Il 2004 è l’anno della Conferenza di Bonn: Si sottolinea che il potenziale di sviluppo delle fonti pulite (sole, vento, acqua) è due milioni di volte superiore al loro impiego attuale.
Il Protocollo di Kyoto entra in vigore il 16 febbraio 2005. Si decide che l’emissione dei gas serra si debbano ridurre del 5,2% complessivamente nel periodo tra il 2008 e il 2012.
Non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto: USA, Australia, Nuova Zelanda, che rappresentano insieme il 37% delle emissioni complessive di CO2.
Con decorrenza 1° gennaio 2005 tutti gli impianti che emettono gas a effetto serra devono aver ottenuto un’apposita autorizzazione. Ciascuno Stato membro è tenuto a elaborare un Piano Nazionale. Nel 2005 le nostre emissioni sono superiori a 570 milioni di tonnellate di CO2, contro i 508 milioni consentiti.
Le biomasse oceaniche e terrestri sono in grado di assorbire ogni anno dai 13 ai 14 miliardi di tonnellate di CO2. Se dividiamo tale quantitativo per una popolazione mondiale (con riferimento all’anno 2006) di 5.8 miliardi di persone, a ciascuno sarebbe consentita un’emissione di CO2 pari a circa 2,8 tonnellate. Ma un tedesco ne emette in media 12 e uno statunitense 20, mentre un indiano ne emette 0,8.
La nostra impronta ecologica globale (ciascuno di noi ha a disposizione 2,1 ettari di terra e mare produttivi) supera di almeno il 30% la capacità biologica produttiva della Terra.
La Prima Conferenza delle NU sulla Donna, tenutasi a Nairobi, Kenya, nel 1975, affermava che due miliardi di persone nel mondo vivono in condizioni di povertà, disponendo di uno o due dollari al giorno e, di questi, oltre la metà sono donne. Rosalie Bertell, canadese, presidente dell’Istituto Internazionale per la Salute Pubblica, di Toronto, denuncia: l’inquinamento inizia con i bombardamenti a tappeto della II Guerra Mondiale, poi le atomiche su Hiroshima e Nagasaki, con la sperimentazione delle armi nucleari, biologiche, chimiche e l’industria nucleare  e dell’uranio (scorie tossiche), con la guerra di Corea (da 70.000 a 100.000  nuove sostanze tossiche), con le sperimentazioni di bombe nucleari nell’alta atmosfera (piogge nucleari radioattive).
Ma a un certo punto si è parlato del record delle emissioni di CO2 per un tasso che si avvicinava al 6% nell’anno 2010. L’emissione di anidride carbonica aumentò nel 2010 precisamente del 5,9% rispetto all’anno precedente, toccando un livello mai raggiunto prima sul pianeta, vale a dire 33,5 miliardi di tonnellate. Lo afferma un rapporto del dipartimento dell’Energia Usa, aggiungendo che i maggiori responsabili sono Usa e Cina, che da soli producono la metà della CO2 aggiuntiva emessa. Il livello complessivo raggiunto nel 2010 è più alto di quello a cui ricorse la Commissione internazionale di esperti sul clima (Ipcc) per descrivere lo scenario peggiore del cambiamento climatico (da Televideo dell’8-11-2011).
Per meglio precisare giungeva di lì a poco una ulteriore conferma in quanto ad anidride carbonica, metano e protossidi di azoto dispersi nell’atmosfera terrestre: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale rendeva noto, verso il compiersi del 2011, essere stato raggiunto il picco di concentrazioni di gas serra nell’aria che ci sovrasta. Nel solo 2010 sarebbero stati emessi oltre 500 milioni di tonnellate di CO2, per un incremento del 30%, fatto riferimento all’anno 1990, nell’insieme dei gas serra liberati nell’atmosfera. Cento stazioni di rilevamento impiantate su tutto il pianeta hanno scoperto che abbiamo raggiunto, a fine 2010, la soglia – terrificante si potrebbe dire – di 389 parti per milione (da Televideo del 21-11-2011).

Immagine di copertina tratta da <a href="http://<a href="https://www.vecteezy.com/free-photos">Free Stock photos by VecteezyVeceteezy.

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