I Presocratici (V-VI secolo) parte 4 di 5

Leucippo di Mileto (460-370) rivoluziona le concezioni sull’Universo: introduce la teoria atomistica e meccanicistica (ripresa e rielaborata da Democrito, Epicuro di Samo o Atene 341-270 e da Lucrezio 98-55). C’è mutamento, ma esso è prodotto da un combinarsi e separarsi di particelle piccolissime, gli atomi (indivisibili). L’accettazione del vuoto è sicuramente l’intuizione più importante di Leucippo. 

Democrito 460 – 370. Riporta tutto l’esistente alla meccanica che si sviluppa fra gli atomi. Discepolo di Leucippo. Viaggiò in Asia e in Egitto. Verso il 420 fondò una scuola ad Abdera (antica colonia greca in Tracia, sul Mar Egeo, patria di Leucippo e Democrito, scuola degli atomisti, fondata nel 654 da Clazòmene). Pare abbia derivato la concezione atomistica da Anassagora che aveva concepito la realtà materiale come divisibile all’infinito in particelle diverse tra loro per qualità. Concepisce la realtà come un discontinuo (vedi Pitagora), formata da atomi indivisibili dotati di moto spontaneo e che, nel vuoto, danno luogo a formazioni diverse. Gli atomi, increati ed eterni, come è eterno il moto che li agita, sono uguali fra loro, ma differiscono per forma e dimensioni. Il modo in cui si raggruppano dà luogo alle differenze che percepiamo (come nelle formule chimiche; es. acido acetico C2H4O2 – metano CH4 – etanolo C2H5OH. Sarà poi John Dalton 1766-1844, nel 1803, a teorizzare la conformazione di atomi e di molecole). Anche l’anima è costituita di atomi di natura ignea: è diffusa in tutto il corpo con il quale si dissolve al momento della morte. Democrito ha concepito per primo e per via puramente logica la struttura atomistica della realtà, giustificando tutta quanta la realtà senza fare ricorso a forze extranaturali (anche Epicuro, Samo o Atene, 341-270. Il suo atomismo ammette la possibilità del caso, grazie a una spontanea “deviazione degli atomi” – come le mutazioni genetiche – o clinamen).

Antistene (Atene 444-365 circa). Fondatore della Scuola Cinica (da Cinosarge dove, dopo la morte di Socrate, aprì una scuola in un ginnasio). Esponente della dialettica sofista. Negò l’esistenza delle idee generali e la possibilità della conoscenza scientifica. Da Socrate derivò il principio della propria morale: “La felicità umana consiste nella pratica della virtù” che è il sommo bene e che risiede nella indipendenza assoluta rispetto alle cose esterne. L’uomo libero, il più simile agli dei, è colui che ha saputo vincere le proprie passioni e persino i propri bisogni. Quando, dopo un lungo e duro travaglio, si è giunti alla vera saggezza, l’errore e il peccato non possono più colpirci. Il saggio basta a se stesso (autarchia) e non deve preoccuparsi delle convenienze e dei doveri imposti dalla società: egli vive come meglio gli sembra e agisce perfettamente poiché possiede la virtù.

In tutta questa intricata e profonda ampiezza di pensiero vediamo ora di mettere un po’ di ordine, con un semplice tentativo di sintesi, se sarà possibile.

Iniziamo con Filolao il quale sintetizzò i risultati del pensiero filosofico del sec. V in una concezione che può definirsi “preplatonica”: volendo salvare i concetti di uno e molteplice, egli cercò la soluzione nel “numero” come natura delle cose; allacciandosi alle “radici” empedoclee, ipostatizzò l’uno nel fuoco, da cui originerebbe tutto il cosmo. Affine a questa vita cosmogonica è quella organica, che deve la sua ragion d’essere al calore originario.

Anassagora (500-428) invece rinuncia a una visione onnicomprensiva del cosmo, si svincola dalla ricerca del “principio” e valorizza la ricerca empirica: non le “leggi del ciclo” ma le relazioni complesse che connettono fra loro le cose ci portano a un’autentica comprensione del cosmo. Per arrivare a essa bisogna percorrere tutto il cammino lungo e difficile dell’analisi scientifica. Con Anassagora la ricerca filosofica sulla natura giunge al suo compimento e si inaugura lo studio dell’uomo, cui si sono dedicati i sofisti e Socrate. Fu accusato di empietà perché negava che il Sole e la Luna fossero dèi. Pose come origine di tutte le cose un numero infinito di semi. Affermò che nulla nasce e nulla viene distrutto: la nascita si configura come una mescolanza e la distruzione come separazione. In ogni cosa c’è una particella di tutte le cose (ricorda il bosone di Higgs: ne annunciò la scoperta il 4 luglio 2012 al CERN di Ginevra. Nel 2013 valse il premio Nobel per Peter Higgs e François Englert). Ammise l’infinita divisibilità della materia. Al di sopra di tutto pose l’intelletto, inteso come la materia più leggera e più sottile, dotata di forza motrice e di conoscenza. All’inizio era il caos, poi venne l’intelletto che diede origine a tutte le cose. Anassagora dedusse una spiegazione delle eclissi lunari e solari, studiò l’anatomia del cervello e scoprì che i pesci respirano con le branchie.

In epoca moderna diversi pensatori hanno cercato una chiave interpretativa a tutto il vasto movimento dei Presocratici. Fra essi emergono Nietzsche e Wilamovitz-Möllendorf: il primo si riallaccia al mondo mitico di Omero e di Esiodo e alle dottrine misteriosofiche per attribuire al principio indagato dai Presocratici caratteri divini e attribuisce alle sostanze materiali identificate dai Presocratici come origine prima delle cose il valore di simboli del divino (interpretazione mistico-religiosa). Non si capisce però come in un’epoca di crisi dei valori mistici e in cui il ricorso a dottrine misteriosofiche sta piuttosto a significare la confusa opacità in cui ormai vanno perdendosi i valori religiosi, questi motivi abbiano potuto far leva sulla ricerca dei Presocratici. Più semplice e vera sembra la ricerca diretta di una fúsis (natura), che si rivela come un terreno solido e sicuro a cui ancorarsi. L’interpretazione di Wilamovitz-Möllendorf (neoumanistica) vede invece nella ricerca dei Presocratici un tentativo di razionalizzare i miti e la concezione religiosa. Sarebbe però tutto da provare dove la “natura” dei Presocratici presenti caratteri desunti dai miti e dalle nebulosità dei concetti religiosi.

Avviamoci dunque verso il V-IV secolo a.C. dove incontriamo Platone (429-348) per il quale la Terra è rotonda e molto estesa, collocata nello spazio e lì rimasta immobile e isolata, ma come centro del mondo. Veniva da una famiglia aristocratica. Fu discepolo di Socrate. Di Platone ci sono pervenuti 35 Dialoghi e 13 Epistole. I temi affrontati sono quelli della virtù e della vera sapienza. Il fondamento dei nostri concetti risiede nelle idee ossia in modelli eterni e immutabili. I temi affrontati sono quelli della virtù e della vera sapienza. Il fondamento dei nostri concetti risiede nelle idee ossia in modelli eterni e immutabili. Il mondo sensibile non è che una copia o una pallida immagine della vera realtà (il mito della caverna), che è quella delle idee. Quando ammiriamo un bel tramonto non possiamo riferirci al fenomeno singolo che è sempre mutevole, ma occorre guardare al bello in sé, cioè a qualcosa che è sempre identica a se stessa, che è l’essenza ideale del bello. Oggetto della filosofia è la contemplazione di tali essenze ideali, stabili e immutabili. L’anima ha contemplato le idee in una vita anteriore, ma entrando nel corpo le dimentica (anamnesi). Il corpo è quindi impedimento alla scienza e all’anima che saranno libere solo alla morte del corpo. Il grado più alto della conoscenza è l’intelligenza intuitiva. Un demiurgo o divino artefice ha plasmato e ordinato il mondo e ha ridotto l’informe originario alla regola e alla misura. Anche il mondo della natura possiede una sua anima. Il grado più alto della conoscenza è l’intelligenza intuitiva. Un demiurgo o divino artefice ha plasmato e ordinato il mondo e ha ridotto l’informe originario alla regola e alla misura. Anche il mondo della natura possiede una sua anima.

I Postsocratici (IV-I secolo)

Eraclide Pontico, 390-310, fu uno dei più geniali astronomi dell’antichità: ammise per primo la rotazione della Terra intorno al proprio asse e precorse l’eliocentrismo di Aristarco. Scrisse numerose opere intorno a molteplici argomenti: filosofici e scientifici, storici e retorici, letterari e musicali.

Aristotele (384-322 a.C.) conferma la forma sferica della Terra per via dell’ombra proiettata sulla Luna durante l’eclissi: si sofferma a osservare il profilo tondeggiante dell’ombra lasciata dalla Terra sulla superficie lunare durante un’eclissi. Aristotele frequentò per 20 anni l’Accademia di Platone. Fu precettore di Alessandro il macedone. Ad Atene, nel 335, fondò la scuola del Liceo (Peripatetica). Coltivò quasi ogni campo dello scibile. Mirò a costruire un sistema universale dello scibile improntato a una visione organica dell’universo. È da considerare come una delle menti più vaste che siano mai esistite. Negava la separazione tra il mondo delle idee universali e il mondo degli oggetti individuali (contr. a Platone, fautore dell’intelligenza intuitiva). Concepiva l’esistenza di Dio, motore e fine ultimo dell’universo, immobile, pura forma e atto puro, pensiero di pensiero. Un corpo organico è soltanto la materia di un essere vivente; il principio della vita, la forma dell’essere vivente, è l’anima. L’anima è l’atto perfetto primo di un corpo naturale organico che ha la vita in potenza. L’origine di tutte le nostre conoscenze è nella sensazione, non nelle idee platoniche preesistenti nell’uomo.

È anche il tempo in cui Aristarco di Samo (310-230) sostiene la validità del sistema eliocentrico ed elabora un metodo per calcolare la distanza che separa la Terra dalla Luna. Portò a logico compimento la concezione dell’universo di Eraclide (rivoluzione e rotazione dei pianeti). Fu accusato di empietà (come Socrate e Anassagora, V secolo), mentre la sua dottrina, che precorse di 1800 anni quella copernicana (Copernico 1473-1543. Nel 1515 cominciò a delineare il sistema eliocentrico), venne ripudiata dagli antichi. È suo il metodo per misurare le distanze tra Sole, Luna e Terra, con risultati inesatti per un errore di misura, ma utilizzato successivamente da Ipparco con strumenti più precisi che consentirono di calcolare la distanza dei tre astri con un’approssimazione che rimase insuperate fino al XVII secolo.

Un altro passo avanti e arriviamo ad Archimede (287-212 a.C.) il quale si avvicina con sorprendente approssimazione al vero nella sua valutazione in circa 47.250 chilometri per la lunghezza della circonferenza terrestre. Gli si attribuì l’invenzione della vite senza fine, della carrucola mobile, dei paranchi, delle ruote dentate. Stabilì la teoria delle leve.

Ed eccoci dunque al già menzionato Eratostene (276-196) il quale, ponendo in atto un procedimento ingegnoso e pertinente che si basa sulla misurazione di angoli e distanze parziali, stabilisce in circa Km 39.375 la misura della circonferenza terrestre. Fu il primo a valutare in modo esatto la lunghezza della circonferenza terrestre, calcolando in modo assai ingegnoso la distanza angolare tra Siene (Assuan, Egitto, Nord del Lago Nasser, circa 50 km a Nord del Tropico del Cancro) e Alessandria, sapendo che al solstizio d’estate il sole si trova allo zenit di Siene (i raggi nei pozzi profondi). Misurò l’angolo formato ad Alessandria tra i raggi solari e la verticale, corrispondente all’angolo formato al centro della Terra tra i raggi terrestri di Siene e di Alessandria. 

Di secolo in secolo si perviene all’anno 130 a.C., allorquando un altro studioso dell’epoca, Ipparco (200-120) di Nicea (Nicea: SE di Costantinopoli, Lago di Iznik, fondata da Antigonio Monoftalmo con il nome di Antigonia – 316 a.C. – Nicea in onore della moglie di Lisìmaco, uno dei diàdochi o generali per la successione al trono di Alessandro Magno – 356-323 – re di Macedonia), con il ribadire la sfericità della Terra, riesce a perfezionare i risultati conseguiti da Eratostene stimando la circonferenza terrestre in circa 39.690 chilometri. Per misurare le variazioni del diametro apparente del Sole e della Luna inventò uno speciale diottro che fu ancora utilizzato da Tolomeo. Introdusse in Grecia la divisione del cerchio in gradi, minuti e secondi, sistema usato fino allora solo dai Babilonesi. Scoprì che il Sole impiega un po’ più di tempo a tornare sul medesimo punto dello zodiaco che a raggiungere l’equatore da una primavera alla successiva e spiegò il fenomeno con uno spostamento annuale dei punti equinoziali (precessione degli equinozi): l’equinozio di primavera retrocede ogni anno di costellazione in costellazione. Precisò la posizione di circa 800 stelle (il primo catalogo stellare). Rideterminò, seguendo il metodo di Aristarco, la distanza del Sole.

Posidonio (134-50 a.C.) si ingegnò nel misurare la medesima lunghezza sperimentando sul meridiano Rodi-Alessandria e prendendo come punto di riferimento distale la stella Canopo; ottenne così una lunghezza di circa 37.800 chilometri. Fu una mente enciclopedica, volta a indagare ogni ramo dello scibile, paragonato solo ad Aristotele.

Fotografie tratte da Wikipedia.
Immagine di copertina ratta da PhilosophyBreak.

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