A Cadorna quei due non piacevano un gran che

Il generale Clemente Lequio

Il generale Clemente Lequio nacque a Pinerolo (Torino) nel 1857.

Troviamo dapprincipio il gen. Lequio in Tripolitania al tempo della guerra italo-turca del 1911-1913. Partecipava alla campagna per la Libia con il grado di gen. brigadiere al comando della brigata Mista che comprendeva il batt. Tolmezzo dell’8° regg. Alpini (col. Cantore). Era successo che le nostre truppe avessero avvistato una formazione turca accampata nei pressi della località denominata Bir Tobras, ma il nostro contingente doveva lamentare scarsità di munizioni e di attrezzature sanitarie; dovette pertanto richiedere i necessari rinforzi. Il gen. Pecori Giraldi incaricò allora il gen. Lequio di inoltrarsi on una colonna di aiuti in quella zona di guerra. Lequio fu promosso generale di divisione e gli fu conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia per meriti di guerra.

Verso la fine di giugno 1912 Lequio, insieme al col. Cavaciocchi, si occupò di eliminare lo stato d’assedio che i locali avevano imposto alla 5a divisione comandata dal gen. Vincenzo Garioni nei pressi della penisola di Macabez.

La figura del gen. Lequio viene descritta assai dettagliatamente nel contesto della Grande Guerra in Carnia, nella particolare vicenda relativa alla perdita del Monte Lodìn in seguito agli attacchi austriaci del 14 settembre 1915. Ampia descrizione dei fatti svoltisi in quel frangente si trova nel mio lavoro La Grande Guerra. Zona Carnia – Cukla Rombon – Monte Nero (IBN Ed., Roma 2015).

C’è un comportamento comune fra il col. Giulio Douhet e il gen. Clemente Lequio ed è quello della cura osservata con scrupolo nell’intenzione di evitare ai soldati disagi, sofferenze e morti inutili; entrambi si dedicarono con attenzione a garantire l’efficienza di servizi, ricoveri con stufe, cucine, infermerie, vestiario adeguato, soprattutto per i Combattenti che si trovavano in prima linea. Entrambi espressero particolare cura per assicurare il benessere del soldato. Lequio, in particolare, era molto vicino sia ai suoi soldati sia ai valligiani della Carnia dove operava come comandante del XII corpo d’Armata Zona Carnia. Aveva a cuore i problemi della popolazione ed era profondo conoscitore della montagna e delle sue peculiarità, per la salvaguardia e la valorizzazione della quale promosse interventi sostanziali. Si avvalse anche del reclutamento di donne e di ragazzi carnici per la costruzione di strade che da Tolmezzo conducevano a Zuglio, a Villa Santina, a Illegio o da Paluzza a Timau, a Paularo, a Comeglians.  Aveva colto l’importanza di sostenere lo spirito di collaborazione tra la popolazione e gli uomini in armi e si industriò per mantenerne viva la percezione nella concretezza degli avvenimenti e della vita quotidiana. Affrontò da subito il problema della insufficiente rete viabile in Carnia: fece costruire o riassettare rotabili, mulattiere, sentieri pensando che le migliorie sarebbero servite anche dopo il periodo di guerra per il rilancio dell’economia locale. Per il suo comportamento nobile e per la dedizione a garantire la maggior sicurezza possibile ai militari fra i quali trascorreva parte del proprio tempo allo scopo di apprezzare e rincuorare, ma anche per essersi prodigato nell’apportare benessere alla popolazione e incentivi per la vita economica e civile, il 14 novembre 1915 gli fu conferita, dal Consiglio Comunale di Tolmezzo, la cittadinanza onoraria con la consegna di una medaglia d’oro di riconoscimento.

Lequio e Douhet non erano quasi sicuramente della pasta che il gen. Cadorna avrebbe voluto. Rendevano assai palesi i propri punti di vista e non risparmiavano segni di disapprovazione per certi atteggiamenti e certe risoluzioni di comando di cui si faceva interprete il gen. Cadorna. Nel novembre 1916 sia Douhet sia Lequio furono sostituiti nei rispettivi comandi. Lequio venne sostituito dal ten. gen. Giulio Cesare Tassoni al comando della Zona Carnia e trasferito al comando del XXVI corpo d’Armata fino al 5 aprile 1917 allorché fu collocato in servizio ausiliario.

Nel 1916 Douhet aveva composto un Memoriale che andava a scavare nei risvolti meno conosciuti della battaglia degli Altipiani del maggio 1916 e della battaglia per la conquista di Gorizia dei tre mesi successivi. Le dichiarazioni di Douhet non edulcoravano certo la condotta di capo supremo del gen. Cadorna. Quando il capo dello SME ne venne a conoscenza non fece altro che mandare il col. Douhet sotto processo con la susseguente condanna a un anno di reclusione.

Il 22 maggio 1916 Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Luigi Cadorna, attribuiva al generale Lequio il Comando Truppe Altipiano (CTA) Lequio proveniva dal comando della Zona Carnia ossia dal XII corpo d’Armata; lasciò pertanto il comando della Zona Carnia al gen. Salazar della 26a divisione e si pose agli ordini della 1a Armata.

Il 29 maggio 1916, in seguito all’avanzata degli Austroungarici, Cadorna lamentava a Lequio un fatto: alcune unità del settore di Asiago erano scadute in circostanze vergognose, indegne dell’onore militare. Erano state cedute posizioni facilmente difendibili senza che fosse stata opposta resistenza alcuna. In giungeva dunque di ricorrere all’assunzione delle misure più energiche, estreme, ossia alla fucilazione immediata e senza processo dei colpevoli, non badando neppure ai gradi militari dei singoli. Cadorna era furente per la perdita del Cengio; si scagliò contro il gen. Rostagno che era a capo della 32a divisione e contro il gen. Lequio, accusandoli entrambi come responsabili del fallimento, sino al punto di esautorarli dall’incarico rivestito.

Il gen. Lequio venne sostituito al CTA dal gen. Ettore Mambretti, era il 4 giugno 1916. Non era stato certo un trattamento di favore quello che il capo di Stato Maggiore dell’Esercito (di seguito: SME) aveva riservato al comandante delle Truppe dell’Altipiano.

Chi getta luce su quel comportamento opaco dimostrato dal gen. Cadorna fu Karl Schneller (in Mancò un soffio, Mursia Ed., Milano 2014), considerato da fonti austriache come l’autore del piano che consentì di sviluppare l’offensiva sugli Altipiani dei Sette Comuni a partire dal 15 maggio 1916. Schneller cita una testimonianza del col. Giulio Douhet, redatta il 6 giugno 1916, con la quale viene reso noto il ritorno del gen. Lequio in Carnia, dopo essere stato esautorato dal comando delle Truppe dell’Altipiano. Secondo tale testimonianza sarebbe stato lo stesso gen. Cadorna, durante gli scontri sul Cengio, a pregare accoratamente il gen. Lequio di non cedere, di tenere duro almeno per i successivi tre o quattro giorni. Lequio fece di più, perdurò nel tenere fronte al nemico per ben quindici giorni dando forma a una situazione controllabile dopo aver ricevuto in consegna un contesto difensivo dai tratti catastrofici. Ottenne il riconoscimento del proprio efficace sforzo dal comandante dello SME il quale, in termini cortesi e affettati gli suggerì, in poche parole, di cambiare aria: gli Altipiani lo avevano affaticato fuori misura, disse, e la cosa migliore, visti anche i risvolti della guerra in Carnia, richiedenti la presenza di un esperto, sarebbe stata per Lequio proprio quella di fare le valigie e riprendere la via per la Carnia. Si disse che tale decisione presa dal gen. Cadorna il 5 giugno 1916 fosse stata dovuta al fatto che Lequio aveva osato manifestare senza paura il proprio pensiero e molto probabilmente si era espresso con valutazioni dell’accaduto in termini che al gen. Cadorna non erano giunti graditi. Questa interpretazione discende dal fatto che il 3 giugno era stata persa la posizione tenuta dalle nostre truppe sul Monte Cengio dove era stato inviato il XXIV corpo d’Armata, della forza effettiva appena di una brigata, essendo composta da soli tre reggimenti. L’indiscrezione formulata dal col. Douhet riguarderebbe la chiara volontà del Comando Supremo di non voler affidare al gen. Lequio il XXIV corpo d’Armata perché con quella forza aggiuntiva lo si sarebbe dovuto considerare a livello di comando di Armata.

L’indiscrezione richiamata si rifarebbe a certi “discorsi di corte” che si andavano tenendo nelle sale staccate del Comando Supremo a Vicenza, dove andava per la maggiore la versione secondo la quale l’allontanamento del gen. Lequio dal Comando degli Altipiani proveniva dalla divulgazione, in quel di Vicenza, del merito attribuibile al gen. Lequio al quale sarebbe stata dovuta la salvezza della situazione traballante nei giorni precedenti.

Il colonnello Giulio Douhet

Nacque a Caserta nel 1869, ma di origini savoiarde. Intraprese la carriera militare nell’Aviazione prima, poi nella Fanteria e combatté sull’Adamello.

Avendo dimostrato un atteggiamento critico nei confronti di come Cadorna conduceva la guerra, si attirò l’ostilità delle alte gerarchie militari. In seguito alle critiche apparse sul suo Memoriale fu arrestato e scontò la pena di un anno di reclusione nel carcere militare del Forte di Fenestrelle. Si congedò nell’ottobre 1917. Si attivò nel proporre l’erezione di monumenti ai Caduti della Grande Guerra e di portare loro onore con la realizzazione di un monumento al Milite Ignoto in Roma. Sarà soltanto nel 1920 che il Tribunale Supremo di Guerra annullerà la condanna inflitta nel 1916 reintegrandolo in servizio come generale di brigata. Nel 1923 raggiungerà il grado di generale di divisione. Fu scrittore e polemista brillante. In ossequio alla sua passione militare sosteneva che per vincere sarebbe stata necessaria una forte aviazione strategica.

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