Sprazzi di luce sulla Grande Guerra
Analisi e riduzione di Mario Bruno – dalla Collana
Frat.i Treves Editori, Milano 1932
Il testo, composto da tre corposi volumi e articolato in quindici capitoli, fu donato a Mario Bruno dal collega del XXIII Corso A.U.C. 1959, Generale Antonio Laruccia, e dal ricevente consegnato al Gruppo Alpini di Paularo (UD), Sezione Carnica, il mese di Agosto 2025 per essere inserito nella Biblioteca del Gruppo A.N.A. di Paularo.
La descrizione dei fatti di guerra risente in modo particolare dell’enfasi con la quale nel momento storico, quello del Ventennio italiano, era d’uso rivestire di significati e con evidenti sottolineature gli atti di eroismo dimostrati dai nostri soldati. Nel complesso, dalla lettura si possono ricavare informazioni talvolta inedite, ma molto dettagliate e approfondite, con il ricorso alla citazione dei Bollettini di guerra e ad articoli di testate giornalistiche in voga al tempo, pertanto molto indicato per gli appassionati della Storia italiana del ’900.
Parte XX di 20
All’Esercito austro-ungarico si riconosceva il merito acquisito in battaglia e si valutava con giustizia quanto, in mezzo a tutte le difficoltà del caso, non si fosse dimostrato indegno della sua tradizione di disciplina e di compattezza.
Il Bollettino del 31 ottobre affermava: “Il successo delle nostre armi si delinea grandioso. Il nemico è in rotta a oriente del Piave e riesce stentatamente a contenere l’incalzante pressione delle nostre truppe sul fronte montano… Le masse avversarie si incanalano tumultuosamente nelle valli montane e cercano di raggiungere i passaggi sul Tagliamento. Prigionieri, cannoni, materiali, magazzini e depositi pressoché intatti cadono nelle nostre mani. La 12a Armata h completato il possesso del massiccio del Cesen e combatte per espugnare la stretta di Quero. L’8a Armata… ha conquistato la dorsale fra la Conca di Fellina e la Valle del Piave, ha occupato la stretta di Serravalle, avanza verso Piane del Cansiglio e tende nella pianura verso Pordenone. La 10a ha portato il suo fronte alla Livenza. La 3a Armata si spinge avanti… Truppe cecoslovacche partecipano all’azione”.
Nella regione del Grappa i nostri riconquistavano il Col Caprile, il Col Bonato, l’Asolone, il Monte Prassolan, il saliente del Solarolo e lo Spinoncia. Particolare menzione andava alle brigate Campania, alla 6a bersaglieri e all’11° reparto d’assalto.
In cielo i nostri aviatori abbattevano due aerei nemici e un pallone frenato. Stormi di aerei bombardavano e mitragliavano le formazioni avversarie. Continuava pertanto l’attività dei nostri aviatori: un dirigibile italiano bombardava le stazioni ferroviarie della Valsugana.
Si contavano ormai a oltre 50 mila i prigionieri catturati, con oltre 300 cannoni. Reparti della 6a Armata erano impegnati sul Monte Valbella e in Val Brenta. Notevoli successi otteneva la 4a Armata sul Grappa. La 12a Armata superava la stretta di Quero e avanzava in Val di Piave; una parte dell’8a Armata puntava su Belluno. La 3a Armata guardava alla Livenza.
La notte del 31 ottobre l’Agenzia Stefani pubblicava: “La grande battaglia, cominciata il giorno 24, ‘la battaglia d’Italia’ è vinta… Le nostre poderose Armate… inseguono lungo le strade, varcano i monti per piombare nelle valli a intercettare la marcia alle colonne nemiche ripieganti”.
Un comunicato austriaco del 28 ottobre annunciava la violenta lotta che si svolgeva sul Piave e lo sfondamento attuato dagli italiani da Papadopoli, a Tezze e San Paolo di Piave. Il Bollettino del 1° novembre declamava: “La battaglia continua e si estende. L’avversario mantiene intatta la resistenza dallo Stelvio all’Astico, vacilla sull’altopiano, è in rotta sul rimanente del fronte”.
Le divisioni di Cavalleria, superata la Livenza, muovevano verso il Tagliamento. La 6a Armata era in pieno movimento d’attacco su tutto il fronte. La 4a Armata si era impadronita della depressione di Fonzaso, con l’entrata in Feltre della brigata Bologna alle ore 16,30. A Feltre gli austriaci avevano tenuto sempre pronte le loro riserve. La 12a Armata dilagava con le sue truppe nella depressione di Fadalto e in zona Farra d’Alpago. La 3a Armata occupava la fascia litoranea. Erano stati recuperati oltre 700 cannoni, con un bottino di guerra del valore stimato in miliardi. Sull’Altipiano di Asiago era la 6a Armata a far furori: riconquistava il Monte Mosciagh, il Longara, il Monte Baldo, le Melette di Gallio, il Sasso Rosso, il Monte Spitz, il Monte Lambara, catturando oltre 3 mila prigionieri e 232 cannoni. Intanto nostre truppe facevano il loro ingresso in Belluno, mentre divisioni di Cavalleria erano a Pordenone, sulla Meduna. Fra Sacile e San Stino, sorpassata la Livenza, erano giunte le Armate 10a e 3a.
Venne il momento in cui l’Austria decise di chiedere l’armistizio. Non tutto era compiuto: la presa di Sacile, per esempio, si accanì per dodici ore sulla riva destra della Livenza. La mattina del 31 ottobre Cavalleria e bersaglieri italiani si appostavano a nord di Sacile, sulle colline di Caneva ancora nelle mani degli austriaci. Con il concorso degli inglesi, Sacile, la prima città del Friuli redenta, veniva liberata. Sul Grappa erano vittoriose le Armate 4a e 11a, che sopraffacevano gli austriaci sino alla depressione di Fonzaso e di Feltre. Al Col del Gallo vennero fatti 4 mila prigionieri, compreso il generale comandante di brigata. L’azione contro Primolano e la Valsugana venne completata dalla 6a Armata, partita dall’altipiano di Foza e dal fondo della Val Brenta, minacciando di accerchiamento i reparti austriaci sull’altipiano. La nostra artiglieria colpiva provocando vasti incendi nei baraccamenti e nei depositi sul Lisser, su Castelgomberto e in Val Mela, ma altri incendi erano provocati dagli austriaci in fuga per non lasciare bottino agli italiani inseguitori.
Truppe italiane raggiungevano e superavano Cismon. Alle ore 16,30 del 30 ottobre entravano in Feltre, devastata dagli austriaci occupanti, aggrediti dagli stessi cittadini che avevano disseppellito le armi nascoste dando inizio alla liberazione della città prima ancora che arrivassero le truppe italiane regolari. “Coi fanti vi sono entrati superbi alpini che hanno tanti uomini nati in questi luoghi e che ardevano dal desiderio di liberare i loro paesi. Le nostre formazioni proseguivano velocemente l’avanzata ingaggiando scontri armati a Serravalle sul Meschio, nella zona compresa tra Fadalto e Lago Morto, raggiungendo Farra d’Alpego; quattro chilometri a nord di Belluno occuparono Ponte dell’Alpi. La Cavalleria fu compresa in notevoli scontri sulla Livenza, ma ne uscì vittoriosa. Una compagnia di ciclisti bersaglieri entrava a Portobuffole, impossessandosi di 7 cannoni da 105, mentre i marinai si impadronivano di Caorle, alla foce della Livenza.
Nella notte del 1° novembre ad affondare la grande corazzata Viribus Unitis nel porto di Pola furono il maggiore del Genio navale Raffaele Rossetti (12-7-1881, Genova) e il tenente medico Raffaele Paolucci (1892, Roma). L’Austria possedeva quattro navi del tipo Viribus Unitis. I nostri Combattenti ne avevano affondate due, più una danneggiata. Il 2 novembre la battaglia non era ancora conclusa, ma era diventata una battaglia d’inseguimento. Bollettini del Comando Supremo dicevano che le truppe della 6a Armata avevano sorpassato l’Assa tra Rotzo e Roana e avevano espugnato i Monti Cimon e Lisser, proseguendo l’avanzata in Val di Nos. La 4a Armata era diretta verso la Valsugana. “Gruppi alpini della 12a Armata, passato il Piave con mezzi di circostanza nei pressi di Busche, hanno dilagato nella zona tra Feltre e Santa Giustina”. Truppe dell’8a Armata, vittoriose a San Boldo e a Fadalto, risalivano la Valle del Cordevole, superavano il Ponte nelle Alpi e puntavano su Longarone. La divisione di Cavalleria, agli ordini del conte di Torino, Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, superava Castello di Aviano, Rovereto, San Martino e San Quirino, occupando Pordenone, portandosi poi oltre il Cellina e il Meduna. Si contarono sui campi di battaglia oltre 16 mila cannoni abbandonati, mentre i prigionieri toccavano la soglia di 80 mila.
Il 2 novembre a sera le truppe della 1a Armata italiana vantavano la conquista di Monte Maio, attaccando dipoi il passo della Borcola nel settore di Posina, nei pressi di Monte Cimone sull’altopiano di Tonezza, per finire con l’occupazione di Lastebasse. L’avanzata della 6a Armata procedeva sull’Altipiano di Asiago. Nella Valle del Cordevole veniva raggiunta la località di Mis (torrente in provincia di Belluno, affluente del Cordevole). La Cavalleria occupava Spilimbergo e Cordenons, sino a superare il Tagliamento. In pianura veniva raggiunta la linea Azzano Decimo – Portogruaro – Concordia Sagittaria.
Il 2 novembre l’Agenzia Stefani comunicava: “Il 29 ottobre il nemico ha ricevuto il suo colpo mortale, il 31 il suo fronte del Grappa è crollato, il 1° novembre quello dell’Altipiano ha cominciato a cedere… A Feltre si sono catturati vasti magazzini di viveri, quattro aeroplani e moltissimo altro materiale. Un lungo convoglio di artiglierie… è stato preso nell’importante centro logistico di Rasai, a ovest di Feltre… A Corlo, in Val Cismon, un nostro reggimento ha fatto quattromila prigionieri con un Comando di brigata… Un tenente medico degli alpini… racconta che la fuga degli austriaci e degli ungheresi ha il carattere di un disastro: interi reparti gettano le armi”.
Mentre le truppe della 3a Armata puntavano oltre la bassa Livenza… i marinai si impadronivano di Bevazzana, presso Valle Pantani.
Sul Grappa gli austriaci dovevano rispettare l’ordine di resistere per almeno tre giorni, dal 31 ottobre al 2 novembre, per consentire lo sgombero dell’Altipiano che, in effetti, iniziò il 3 novembre. Ma proprio il mattino del 31 ottobre le nostre truppe del Grappa abbatterono la resistenza nemica annullando l’appoggio che essa avrebbe dovuto dare alle truppe dell’Altipiano: la 4a Armata aveva così decretato la vittoria in zona di montagna. Furono catturati 600 cannoni sul Grappa e 500 mitragliatrici sul Cismon. I nostri avanzarono tosto su Grigno, in Valsugana, sbarrando agli austriaci l’uscita per Enego e Primolano. Nella conca di Feltre i nostri giungevano ad Arsiè, diretti verso la Val Cordevole. “Feltre è in continuo fervore di entusiasmo per la sua liberazione… E all’imbrunire nei paesini in festa fra i monti, dove molti alpini dei battaglioni di Feltre e del Cadore hanno potuto riabbracciare le famiglie da loro stessi liberate, nei paesini in festa i razzi illuminati tolti agli austriaci servivano come fuochi di gioia. Un battaglione di alpini che arrivava con alla testa il suo colonnello, passò fra accoglienze entusiastiche. Per attraversare l’Alto Piave a Busche, dinanzi a Lentiai, gli alpini adoperarono scale a piuoli sulle quali varcarono le acque saltellando”.
Nobili parole a celebrazione della liberazione di Feltre venivano espresse dal sindaco Arturo Paoletti. Belluno veniva liberata con l’avanzata per primi degli arditi delle Fiamme Rosse del 72° battaglione, dei fanti delle brigate Aquila e Porto Maurizio. Le Armate 1a e 7a, superati gli sbarramenti di Sella del Tonale, si spingevano in Valle Vermiglio, occuparono Rovereto e si spinsero in Val Lagarina; oltre la Vallarsa, presero il Col Santo a nord del Pasubio. L’Agenzia Stefani informava del superamento della zona tra l’Astico e il Tonale. Nel pomeriggio del 2 novembre il 29° reparto d’assalto e il 4° gruppo alpini, con i battaglioni Monte Pavione, Monte Arvenis e Feltre, abbatté lo sbarramento austriaco in Val Lagarina presso la località di Marco. In Val d’Assa la 6a Armata avanzava in direzione di Caldonazzo. Il 2 novembre il reggimento Cavalleggeri di Saluzzo metteva fuori combattimento reparti nemici a Tauriano, requisendo molte armi e catturando 300 prigionieri, mentre la 6a brigata, con il reggimento Savoia Cavalleria e Lancieri di Montebello, faceva il proprio ingresso in Spilimbergo, catturando prigionieri, facendo ampio bottino di armi e requisendo un treno carico di vettovaglie. Anche le Armate 3a e 10a erano ormai in prossimità del Tagliamento.
Da Belluno scriveva Guelfo Civinini: “Ciò che ha fatto in questo anno il nemico delle nostre terre non ha nome. La sua barbarie non ha conosciuto limiti. Non vi è oltraggio, non vi è strazio di cose e di persone che esso abbia risparmiato. Tutte le brutalità, tutte le ladrerie, tutti i vandalismi più inutili sono stati sofferti da queste nostre terre. Oltre la famelica rapacità, la malvagità per la malvagità, per il piacere di compierla. Cose atroci… Ora comprendiamo il grido, fra cui passavamo appena giunti nei primi paesi liberati: Vendicateci, vendicateci!… Se non foste venuti saremmo morti tutti. Non avevamo più nulla. Le ultime forze ci abbandonavano. Era l’agonia”… Il patriottismo della nostra gente carnica, cadorina e friulana, non potrà mai essere abbastanza glorificato né ripagato di bastante amore. Le campagne e i monti erano pieni di fuggiaschi che quella gente, sfidando ogni pena, nascondeva e soccorreva… Belluno sembra abbia sofferto l’orrore e gli strazi di un assedio, di una pestilenza, di una rivolta, di non so che spaventosa calamità”.
Alle ore 19 del 3 novembre un comunicato del generale Diaz annunciava: “Le nostre truppe hanno occupato Trento e sono sbarcate a Trieste. Il Tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di San Giusto”.
La notte del 4 novembre un comunicato dell’Agenzia Stefani diceva: “La fulminea avanzata della 1a Armata su Trento ha coronato con pieno successo la nuova manovra iniziata nel pomeriggio del 2 novembre. L’entrata delle truppe italiane in Trento avvenne alle 15,15 del 3 novembre, con il XXIV corpo d’Armata. “Le truppe prime sbarcate a Trieste appartenevano alla II brigata bersaglieri, formata dai reggimenti 6° e 12°. Sono con esse mitraglieri della regia Marina e idrovolanti da caccia. A Trieste, il Comitato di salute pubblica istituito a capo della città comunicava al luogotenente austriaco, barone Fries Skene, la decadenza del possesso austriaco e alle 19,30 da Vienna perveniva il riconoscimento del fatto compiuto, indicazione che Trieste era libera, insieme a tutto il Paese. Nella mattinata del 31 ottobre avvenne la consegna dei poteri politici e amministrativi al Comitato di salute pubblica che, da Trieste, telegrafava al Comando di Piazza di Venezia: “Il Comitato di Salute Pubblica di Trieste, vista la gravissima situazione della città, manderà domattina venerdì 1° novembre una torpediniera del Consiglio nazionale jugoslavo per trattare con la flotta dell’Intesa”. Il generale Petitti di Roreto, in nome del possesso della città di Trieste, ne assumeva il governo sciogliendo pertanto il Comitato di salute pubblica e reintegrando nelle sue funzioni il sindaco Valerio.
Nella zona di Val Lagarina caddero prigionieri oltre 20 mila austriaci, altri 15 mila nell’area della 6a Armata. La 4adivisione di Cavalleria, scontratasi con truppe austriache nei pressi di Spilimbergo, catturava 6 battaglioni, 3 batterie di artiglieria, e un buon numero di compagnie di mitraglieri. Si arrendevano alla 3a divisione italiana di Cavalleria, lasciando una ventina di batterie, la 44a divisione Schützen del generale Schönhauer, composta da una brigata da montagna con due reggimenti Gebirgschützen , dall’86a brigata Schützen, e la 19a brigata della 10a divisione.
Ancora, commentava l’Agenzia Stefani: “Il contegno delle truppe italiane e delle cinque divisioni alleate che con esse hanno diviso rischi e fortune è stato dovunque splendido… E va ricordata a titolo d’onore la 52a divisione italiana della 12a Armata, tutta composta di alpini che, lottando fraternamente a fianco della 23a divisione francese, passò il Piave, infranse in dura lotta la strenua resistenza nemica, conquistò il Monte Cesen, ridiscese il Piave a monte di Feltre e, trovato il ponte di Busche distrutto, varcò il fiume con passerelle improvvisate continuando instancabile a incalzare il nemico nelle montagne al di là”.
In particolare, si distinsero il 1° gruppo del reggimento Cavalleggeri di Padova che, gettatosi nella Valle dello Stizzon, aprì il passaggio per Seren, e il reggimento Cavalleggeri Aquila che, dinanzi alla formazione della 3a Armata, si impossessò del ponte di Latisana.
Riepilogando le ultime fasi della corsa alla vittoria, si rammenta che il 27 ottobre la nostra 12a Armata aveva passato il Piave a Valdobbiadene, mentre la 10a Armata lo aveva valicato ai ponti della Priula e l’8a Armata sfondava il fronte nemico aprendo la via per Vittorio Veneto. Il Bollettino emanato dal generale Armando Diaz parlava della capitolazione austriaca avvenuta alle ore 12 del 4 novembre 1918. In una lotta protrattasi per 41 mesi, iniziata con la forza di 51 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi, una cecoslovacca e un reggimento americano, era stata demolita la compagine austriaca di 73 divisioni, con il concorso del XXIX corpo d’Armata su Trento e delle Armate 1a, 4a, 6a, 8a, 10a e 12a.
La lettera del Bollettino parlava di “quantità ingentissime di materiale di ogni sorta”, di magazzini e depositi abbandonati e della perdita di circa 300 mila soldati austriaci tratti in prigionia dagli italiani, insieme a interi Stati Maggiori e ad almeno 5.000 cannoni.
Immagine di Copertina tratta da Soria e Memoria di Bologna.

