L’inferno sotto i piedi

L’inferno sotto i piedi

La rassegna che da qui si svolge prende inizio dal violento sisma del 6 maggio 1976, nel resoconto del Messaggero Veneto alla data del 9 maggio, per un seguito di quotidiani fino al martedì 28 settembre 1976. 

9 Maggio 1976. Vado a iniziare dalla prima copia del Messaggero Veneto a mia disposizione, estrapolando da una nota di Vittorino Meloni: 

“Stanotte, all’1,56, c’è stata un’altra scossa violenta. È stata certo più breve e anche meno forte di quella fatale delle 21 di giovedì (6 maggio), però ugualmente terrificante e anzi, per riflesso psicologico in chi quella appunto ha sentito, tale da suscitare nuovo allarme nella gente che era stanotte rientrata in casa, attaccata com’è alla casa, e dormiva per poi tornare a lavorare… Stupisce tutti, lo si capisce da quel che la televisione e i giornalisti italiani e stranieri registrano, che i friulani sappiano essere così forti e così contenuti nel loro terribile lutto. Questa notte è piena di voci e di domande che si ripetono con ansia. Ma tra la gente non si levano grida, né ci sono lamenti, né si fanno lacrime. Il fenomeno tuttora ha assunto chiaramente aspetti d’incubo. Si ricorda che nel ’28 il sisma durò un mese con scosse ripetute anche se, dopo quella più tragica, altre non fecero danni gravi… siamo tornati, stanotte, a un livello altissimo, 8,28 gradi della scala Mercalli… Per ricostruire ci vorranno mezzi imponenti, colossali e risorse immani. Ci vorrà tempo. I friulani fanno tutto il possibile da soli, orgogliosamente, ma sanno che cos’hanno davanti a loro.

La scossa tellurica del 6 maggio ha causato la morte di 781 persone e il ferimento di altre 2.218.

Lunedì 10 Maggio 1976. Si rilevano, complessivamente, 46 scosse successive, sebbene meno disastrose, ma con l’accertamento di 812 morti in seguito agli scavi e alle opere di soccorso prestate. Il centro storico di Osoppo è ridotto a un cumulo di macerie. Si allestiscono tendopoli di prima accoglienza.

Martedì 11 Maggio 1976. La conta dei deceduti sale a n° 842, con 400 dispersi e più di 50 mila senza tetto. Si ripetono alcune scosse, di gradi 4.5, 5.6 e 6.6.

Mercoledì 12 Maggio 1976. Sono sei le scosse che fanno tremare il suolo. Gemona e Osoppo sono diventate grandi vittime del disastro. Alpini e Canadesi collaborano per portare i primi aiuti. Vittorio Meloni scrive accannando agli aiuti stranieri, “ma con braccia e cuore friulani”. 

Giovedì 13 Maggio 1976. Ancora scosse di assestamento.

Venerdì 14 Maggio 1976. Solidarietà da Oltre Oceano e da Francesi a iniziare dal Monte San Simeone.

Sabato 15 Maggio 1976. Scossa di 4,5 gradi alla scala Mercalli. Sussulti percepibili in diminuzione.

Domenica 16 Maggio 1976. Tutto il Friuli al lavoro per la rinascita.

Lunedì 17 Maggio 1976. Ad Avasinis cade un aereo canadese di soccorso, con l’esito di un morto e due feriti.

Martedì 18 Maggio 1976. Tutto il popolo friulano, pronto per ricostruire.

Mercoledì 19 Maggio 1976. Si assumono provvedimenti eccezionali a livello governativo. 

Giovedì 20 Maggio 1976. Si avvertono ancora quattro scosse. Il numero dei morti accertati è salito a 926. 

Venerdì 21 Maggio 1976. Solidarietà nazionale e impegno per la ricostruzione. Per i provvedimenti urgenti si stanziano 833 miliardi. Le vittime del terremoto hanno raggiunto il n° di 931.

Mercoledì 26 Maggio 1976. Il computo dei deceduti sale a 944. 

Eugenio Segalla scrive di Paularo: “A Paularo non ci si arriva con la strada che lambisce il Chiarsò: quella è franata con tutta la montagna. Chi vuole arrivare a Paularo deve per forza arrancare sui tornanti di Ligosullo. Qui c’è un posto di blocco dei militari. Un’auto, per passare, deve attendere il proprio turno. L strada, una vecchia mulattiera militare, rinsaldata ultimamente con grosse mura in calcestruzzo che la tengono sospesa sul fondovalle, non dà spazio a due auto che s’incrocino. Paularo è dunque rimasta isolata. Se l’isolamento non l’ha soffocata, lo deve nei primi giorni – all’indomani del 6 maggio (questo giorno che minaccia di far da spartiacque alla storia del nostro Friuli) – agli elicotteri dei militari che l’hanno prima soccorsa e poi rifornita; quindi ai camions, sempre dei militari, che fanno la spola con il resto del mondo. Sono questi camions a portare la spesa. Quando sarà riattivata la strada? Chissà: se l’è portata in fondo alla valle la montagna. Ci sarà invece un’altra strada tra due o tre mesi; la sua costruzione è in fase d’appalto. A Paularo, un primo bilancio parla di 40 case che dovranno essere demolite, di 226 ordinanze di sgombero da abitazioni “lesionate”, due tendopoli che ospitano ognuna un centinaio di persone. Tutti vogliono ridare a questo paese la sua vecchia immagine. QUESTA VOLONTA’ è come una vena d’acqua, gratti un po’ e zampilla una polla. È proprio vero: basta che tu accenni a parlare con questa gente, e salta fuori questa volontà. Qui, come al di là di queste montagne”.

Giovedì 27 Maggio 1976. Si avvertono ancora tre scosse leggere. 

Venerdì 28 Maggio 1976. La neve cade copiosa sulle tendopoli. Si avvertono sommovimenti di assestamento, comunque di minore intensità rispetto ai precedenti. 

Sabato 29 Maggio 1976. La giornata scorre in assenza di scosse, ma il numero dei morti accertati sale a 948.

Domenica 30 Maggio 1976. Si dà la precedenza alle riparazioni delle abitazioni, quindi alla riattivazione delle fabbriche.

Lunedì 31 Maggio 1976. Viene registrata una scossa del 5° grado Mercalli, la notte, alle 23,13. Si mettono al lavoro le Crocerossine per lenire le sofferenze e la disperazione della gente.

Martedì 1° Giugno 1976. I ministri degli Esteri della CEE prevedono lo stanziamento di 50 miliardi di Lire a favore della ricostruzione.

Mercoledì 2 Giugno 1976. Si valuta di arrivare alla sostituzione delle tende con prefabbricati. Si rinvengono altre vittime nel rilevamento che raggiunge la soglia di 954 deceduti. Dagli USA, Ford proclama la disponibilità di 21 miliardi di Lire per l’aiuto ai terremotati. Sul campo, inizia l’intervento degli Alpini in congedo.

Giovedì 3 Giugno 1976. Si dà inizio alla demolizione degli edifici pericolanti.

Venerdì 4 Giugno 1976. Il numero dei morti sale a 965 e quello dei feriti a 1.226. Gli Alpini proseguono il loro lavoro di soccorso. 

Sabato 5 Giugno 1976. Vengono registrate due nuove lievi scosse.

Domenica 6 Giugno 1976. Iniziano a essere visibili i frutti dei primi interventi volti alla ricostruzione.

Lunedì 7 Giugno 1976. A Gemona si svolge una funzione religiosa per ricordare i morti da terremoto.

Martedì 8 Giugno 1976. Sale ancora il numero dei morti accertati, con il ritrovamento dagli scavi di Tarcento: sono ormai 966, mentre gli Alpini allestiscono a Gemona un cantiere per la ricostruzione. 

Mercoledì 9 Giugno 1976. Sentita ancora una breve scossa: è la 127a a partire dal 6 maggio, di magnitudo 6° grado della scala Mercalli.

Giovedì 10 Giugno 1976. Viene reperita un’altra vittima, sopravvissuta, ma deceduta poco dopo il salvataggio: il computo dei morti sale a 967. Seguono due scosse, 4,5 e 6 della scala Mercalli.

Venerdì 11 Giugno 1976. Si va avanti a ricostruire, senza pause.

Sabato 12 Giugno 1976. Si avverte una ulteriore scossa del 6° grado della scala Mercalli, per un assestamento che si presenta assai lungo nel tentativo di esaurirsi.

Domenica 13 Giugno 1976. Si fa il punto sulla situazione del Monte San Simeone, epicentro del terremoto del 6 maggio. L’andamento sismico fa registrare da 12 a 20 scosse il 6 maggio, e una serie di circa tre scosse giornaliere, a calare, sino a metà giugno. 

Lunedì 14 Giugno 1976. Si formano code di terremotati in attesa delle case prefabbricate provvisorie. 

Martedì 15 Giugno 1976. La Regione FVG ha costituito 97 gruppi adibiti a rilevare i danni alle abitazioni. 

Mercoledì 16 Giugno 1976. Si affronta il problema dei sommovimenti franosi: dalla prima documentazione dell’evento verificatosi nel 1435 sul Monte Cucco, a quella del 1692 nei pressi di Socchieve, con la morte di 53 persone nell’abitato di Borta, letteralmente scardinato, e molti altri, fino a quello particolarmente disastroso del 1815, abbattutosi su Cazzaso, vicino a Tolmezzo, seguito da numerosi altri eventi distruttivi. A Strasburgo il Parlamento europeo stanzia 55 miliardi per interventi d’urgenza.

Giovedì 17 Giugno 1976. Il numero delle vittime accertate sale a quota 970. Si fanno sentire altre scosse, di 4 – 4,5 – 5,5 della scala Mercalli.

Venerdì 18 Giugno 1976. Si presenta una nuova serie di scosse, fino al grado di 6,5 Mercalli, nella zona attorno a Verzegnis.

Sabato 19 Giugno 1976. La giornata trascorre senza sussulti del terreno.

Domenica 20 Giugno 1976. Il Friuli si prepara al voto per il rinnovo del Parlamento italiano. 

Lunedì 21 Giugno 1976.  Il Friuli si reca al voto attestando un percentuale dei votanti al 77,5, superiore a quella nazionale. 

Giovedì 24 giugno 1976. Le nuove Camere iniziano i lavori. Vengono esercitate pressioni presso le nuove Camere per la priorità di interventi da effettuarsi. I senzatetto soffrono i disagi causati dall’alternarsi del caldo afoso con la pioggia. Su 49 giorni si contano gli ultimi nove senza scosse. 

Venerdì 25 Giugno 1976. Di fronte ai problemi richiesti dalla ricostruzione ed esposti dai senzatetto, la popolazione fa pressione presso il nuovo Parlamento per smuovere la politica dall’immobilismo.

Sabato 26 Giugno 1976. Si fa sentire una scossa di bassa intensità, dopo la pausa di due giorni.

Domenica 27 Giugno 1976. All’erta per quattro nuove scosse, sino al 6° grado Mercalli.

Lunedì 28 Giugno 1976. Commenta Vittorino Meloni, a fronte dei problemi che creano difficoltà di ripresa: “I friulani non stanno con le mani in mano e principalmente non perdono di vista nulla che possa riguardare la loro integrità di popolo. Guardano al futuro, non dimenticano il passato”.

Martedì 29 Giugno 1976. Il bilancio dei morti sale a quota 976. Preme la necessità di stimolare l’attuazione delle varie iniziative per la ripresa e la ricostruzione. 

Mercoledì 30 Giugno 1976. Si parla della consegna delle prime case prefabbricate, che dovrebbe avvenire a partire dagli ultimi giorni di luglio. 

Giovedì 1° Luglio 1976. Qualche problema insorge a causa della siccità che imperversa sulla Regione, in merito alla quale commenta, venerdì 2 luglio, Vittorino Meloni: “Anche la siccità è una calamità nazionale che può distrarre mezzi da qui, in Friuli non c’è soltanto la carestia, c’è un popolo che soffre con dignità e che non deve essere solo con i suoi problemi”.

Sabato 3 Luglio 1976. Ai problemi insorgenti si va ad aggiungere un’ondata di caldo soffocante.

Domenica 4 Luglio 1976. Si sono verificate, ieri, altre due scosse, di grado 4,5 e 5 della scala Mercalli.

Lunedì 5 Luglio 1976. Si riunisce il Parlamento della settima legislatura repubblicana, sull’argomento “Terremoto in Friuli”. Vengono inviate sollecitazioni al Palamento perché decida sugli interventi da attuarsi.

Martedì 6 Luglio 1976. Nel novero delle migliorie apportate, sono ripresi a transitare i primi due treni passeggeri sulla linea Udine-Tarvisio.

Mercoledì 7 Luglio 1976. Vengono stanziati 14 miliardi per la ripresa delle aziende agricole danneggiate.

Venerdì 9 Luglio 1976. Sono 47 mila i senzatetto che attendono l’assegnazione dei prefabbricati. Il numero dei morti accertati è salito a quota 978.

Sabato 10 Luglio 1976. A Roma si fa una valutazione degli interventi da avviarsi.

Domenica 11 Luglio 1976. La giornata inizia con una sensibile scossa del 6° grado Mercalli.

Lunedì 12 Luglio 1976. Si vede sorgere il primo villaggio di prefabbricati, con due scosse di accompagnamento.

Martedì 13 Luglio 1976. Altre scosse del 5,3 Mercalli.

Mercoledì 14 Luglio 1976. Giulio Andreotti è incaricato di formare il nuovo Governo.

Giovedì 15 Luglio 1976. Il presidente della Regione assicura che 30 mila prefabbricati saranno consegnati tra luglio e settembre.

Venerdì 16 Luglio 1976. Viene percepita una scossa di 5,5 Mercalli.

Sabato 17 Luglio 1976. I friulani scendono in piazza per dare decisivo impulso all’avvio degli interventi.

Domenica 18 Luglio 1976. Al Governo si dà il via per la preparazione della bozza di programma di intervento.

Lunedì 19 Luglio 1976. Si sviluppa una scossa di 5 gradi Mercalli. Il caldo e il disagio affliggono i senzatetto.

9 Agosto 1976. Il presidente del Senato, Fanfani, si reca in visita a Udine per valutare l’entità dei problemi delle zone colpite dal terremoto.

Domenica 15 Agosto 1976. Si verifica la 178a scossa (4° grado della scala Mercalli), dopo appena un giorno di pausa. Sono attivi 27 cantieri. A Moggio, Gemona e Pontebba vengono in luce i primi alloggi prefabbricati.

————————

La seconda fase sismica: Settembre 1976

Venerdì 3 Settembre 1976. A Pradielis si sentono due scosse, di 4 e 4,5 Mercalli, dopo dieci giorni di pausa. Una persona deceduta.

Sabato 4 Settembre 1976. A Udine, Andreotti sottolinea la priorità assoluta da attribuirsi ai problemi del Friuli. 

Domenica 5 Settembre 1976. Andreotti si reca in visita alle zone disastrate e ascolta la voce del popolo. 

Lunedì 6 Settembre 1976. Si argomenta attorno alla sostituzione delle tende con i prefabbricati.

Martedì 7 Settembre 1976. Alle ore 21,28 perviene una nuova scossa, di 5,5 Mercalli.

Domenica 12 Settembre 1976. Torna il terremoto: il giorno 11 settembre dalle 18,31 alle 18,40 si avvertono due scosse oltre i 7,5-8 gradi della scala Mercalli, seguite da altre 11 scosse fino alle 23,06. Resta bloccata la linea ferroviaria Tarvisio-Udine. 

Lunedì 13 Settembre 1976. Ieri, domenica, si sono avvertiti altri 9 sismi fino al 6° Mercalli e fino alle 21,53. Viene proclamato lo stato di emergenza. 

Martedì 14 Settembre 1976. Mentre il maltempo imperversa sui senzatetto, altre numerose scosse si verificano lunedì 13, sino al 6° Mercalli.

Mercoledì 15 Settembre 1976. Alle 5,13 di notte si rileva una fortissima scossa tra l’8° e il 10° Mercalli.

Giovedì 16 Settembre 1976. È definita “giornata infernale” con altri 7 morti accertati e un centinaio di feriti. Ai senzatetto già in sofferenza se ne aggiungono altri 20 mila. Le scosse da 8,5 e 9 Mercalli hanno causato la fuga di migliaia di sventurati. Alle 11,21 il colpo più forte, accompagnato da 43 scosse nella giornata di mercoledì.

Venerdì 17 Settembre 1976. Per un incessante sciame sismico di otto scosse si verificano penosi esodi nella ricerca della salvezza. 

Sabato 18 Settembre 1976. Il Governo stanzia altri 160 miliardi per gli interventi urgenti. Si percepiscono 7 scosse da 4 e 5 Mercalli. 

Domenica 19 Settembre 1976. I terremotati cercano riparo nelle zone litorali. Si reperiscono roulottes per le prime sistemazioni degli sfollati. Il Piemonte ne invia 235 nella giornata del 18 settembre.

Lunedì 20 Settembre 1976. Ancora scosse da 4,5 e 5,5 Mercalli. Si lavora per trovare sistemazione agli sfollati in località marine, per l’incolumità dei lavoratori agricoli, per la preservazione dei raccolti, per la ripresa delle attività nelle fabbriche. 

Martedì 21 Settembre 1976. L’attività industriale è in ripresa, con la presenza degli operai nelle fabbriche, dal 30% all’80%. Si calcola che il numero degli sfollati raggiunga l’entità di 20.533. Si fa il punto sull’intensità sismica: l’11 settembre, 8° Mercalli, sino a raggiungere, successivamente, il 9° Mercalli. Quando si parla di alti livelli di magnitudo si dice che un sisma di grado 10 Mercalli sviluppa un potere distruttivo pari a quello di 10 terremoti di 9° grado, di 100 di 8°, di 1000 di 7° e così via. 

Mercoledì 22 Settembre 1976. Tutte le imprese nazionali sono chiamate a concorrere nel realizzare un piano di ricostruzione e di allestimento di prefabbricati a sostegno dei senzatetto. Le scosse rilevate fanno salire il computo a quota 300, a partire dal 6 maggio.

Giovedì 23 Settembre 1976. Ancora due scosse sul Friuli. Il servizio militare per i reclutandi di leva ha subito un rinvio. Le forze politiche si attivano per mettere in atto i primi essenziali provvedimenti.

Venerdì 24 Settembre 1976. Vengono presentate numerose offerte in seguito all’emanazione del bando per i villaggi provvisori. Il problema è particolarmente grave per quanto riguarda le scuole. 

Sabato 25 Settembre 1976. Per la sistemazione degli sfollati si procede alla requisizione di case nelle zone di mare; così a Lignano, Bibione, Grado, Caorle, Jesolo, ma anche a Ravascletto nell’entroterra (9 km ovest di Paluzza).

Domenica 26 Settembre 1976. Si dispone l’assegnazione delle roulottes ai più bisognosi.

Lunedì 27 Settembre 1976. Mentre si registra una improvvisa intensificazione del numero di sommovimenti sismici, si parla di un primo stanziamento di 70 miliardi per i lavori di restauro e si procede alla requisizione di 39 aree a Tolmezzo per la collocazione dei prefabbricati.

Martedì 28 Settembre 1976. Dopo le decisioni relative al centro abitato di Ravascletto, si procede a requisizioni anche nell’Oltre Friuli: Rigolato, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, allo scopo di mantenere la prossimità ai centri colpiti dal sisma, a vantaggio degli sfollati. 

Immagine di Copertina tratta da La Difesa del Popolo.

Lascia un commento