Sprazzi di luce sulla Grande Guerra – Parte 7 di 20

Sprazzi di luce sulla Grande Guerra

Analisi e riduzione di Mario Bruno – dalla Collana

La Guerra d’Italia 1915-1918

Frat.i Treves Editori, Milano 1932

Il testo, composto da tre corposi volumi e articolato in quindici capitoli, fu donato a Mario Bruno dal collega del XXIII Corso A.U.C. 1959, Generale Antonio Laruccia, e dal ricevente consegnato al Gruppo Alpini di Paularo (UD), Sezione Carnica, il mese di Agosto 2025 per essere inserito nella Biblioteca del Gruppo A.N.A. di Paularo.

La descrizione dei fatti di guerra risente in modo particolare dell’enfasi con la quale nel momento storico, quello del Ventennio italiano, era d’uso rivestire di significati e con evidenti sottolineature gli atti di eroismo dimostrati dai nostri soldati. Nel complesso, dalla lettura si possono ricavare informazioni talvolta inedite, ma molto dettagliate e approfondite, con il ricorso alla citazione dei Bollettini di guerra e ad articoli di testate giornalistiche in voga al tempo, pertanto molto indicato per gli appassionati della Storia italiana del ’900.

Parte VII di 20

Il 28 aprile 1916 il parigino Temps pubblicava: “Gli austriaci hanno concentrato circa tre corpi d’Armata nel Trentino; installati nel Trentino che s’incunea come un promontorio in terra italiana, trovano in quella regione un terreno favorevole a una diversione capace di controbilanciare l’offensiva dei nostri Alleati verso oriente. Per questo gli italiani si sono impadroniti di solide posizioni difensive in Valsugana e più a nord sul Col di Lana”.

Il 30 aprile 1916 il “Veneto” di Padova pubblicava: “Alla stazione di Bassano un treno militare speciale è passato per la stazione dirigendosi verso le nostre posizioni del basso Trentino. Il treno speciale portava il generale Cadorna e il suo Stato Maggiore, portava anche gli addetti a molti servizi speciali e tutto il materiale occorrente all’installazione di un Comando militare”. Intanto le autorità militari avevano ordinato lo sgombero della popolazione civile nelle più importanti località della zona del Trentino. Si calcolò che nell’ultima settimana circa 250 mila uomini avessero raggiunto Trento, insieme a numerose batterie di artiglieria pesante. Per tutti i primi quindici giorni di maggio si verificarono scontri in varie località: sulla frontiera del Garda al Brenta, nel massiccio della Marmolada, sull’Isonzo, in Valle Lagarina, nella zona dell’Adamello, al Passo di Cavento, nell’alto Cordevole, nella testata di Val Raccolana (diramazione del Canale del Ferro o di Tarvisio), sulle alture del Podgora, nella zona del Tonale, dall’Adige al Brenta, sulla Tofana, nell’alto Boite, sul Col di Lana, in Val Camonica, in Valle Ansiei, su Aisovizza a est di Gorizia, nella zona di Toblac (Dobbiaco) sull’alta Drava, su Limone del Garda, nelle Giudicarie, sull’alto Astico, nella zona di Plava, nell’alto Sabotino, sul Monte Nero, presso San Martino del Carso, alla testata di Valle d’Assa, nell’alto But (Canale di San Pietro: proietti di artiglieria austriaca colpirono Paluzza, con lievi danni; come risposta le nostre artiglierie colpirono Mauthen nella Valle del Gail), nella conca di Drezenca, nella Conca di Plezzo sul Cukla e sul Rombon, in Valle di Ledro, in Valle di Concei, su Asiago.

Gli austriaci da circa tre mesi stavano preparando l’offensiva nel Trentino, creando solide linee di difesa, raddoppiando la potenza delle linee ferroviarie, creando grandi magazzini e nuove strade. Le truppe austro-ungariche vennero in parte ritirate dai Balcani e dal fronte russo, in parte formate con nuove leve straordinarie. Fu preparato specialmente un grande dispiegamento di artiglieria dei maggiori calibri. Gli austriaci allestirono intensi concentramenti di fuoco contro le nostre primissime linee a sud di Rovereto e nell’alto Astico. L’attività del nemico nel Trentino si manifestò nella giornata del 14 con bombardamenti di uguale intensità e violenza lungo tutto il fronte dalle Giudicarie al mare. Il 15, all’azione delle artiglierie seguirono violenti attacchi di fanteria condotti con ingenti forze contro il ristretto tratto di fronte alle pendici a sud di Rovereto e alle posizioni da noi occupate nell’alto Astico. Le nostre truppe lasciarono le posizioni più avanzate e si riportarono sulle linee principali di difesa. L’avversario tentò nei giorni successivi di spingere più oltre l’offensiva, ma incontrò perdite crudeli, specialmente nel tratto di fronte fra Valle Adige e Valle Terragnolo.

Quanto agli atti di carattere diversivo tentati in diversi punti del nostro fronte, in Val di Ledro, in Valle San Pellegrino, nella Marmolada, nell’alto Cordevole, alla testata del Seebach, sulle alture a nordovest di Gorizia, sulle pendici settentrionali del Monte San Michele e nella zona di Monfalcone, essi furono tutti costantemente respinti. “Il 15 novembre 1915 sul fronte italiano erano schierate in prima linea 20 divisioni austriache con circa 300 battaglioni; di tali unità, 3 divisioni, con 60 battaglioni, erano assegnate alla difesa del Trentino… Dalla fine di novembre comincia a segnalarsi l’affluire verso il nostro fronte di nuove truppe nemiche. Ma è solo dal 15 marzo che gli arrivi divengono più frequenti… Le nuove unità sono specialmente avviate verso il basso Trentino”.

Il 15 maggio 1916 sul fronte italiano si annoveravano 38 divisioni austro-ungariche con circa 500 battaglioni (ossia un aumento di 18 divisioni rispetto alla situazione di novembre). Di tali divisioni la maggior parte fu tolta dal fronte galiziano ovvero formata con battaglioni sottratti alle varie unità impegnate contro la Russia. Altre divisioni risultavano provenienti dall’Albania, dalla Serbia e dal Montenegro; alcune infine furono formate ex novo con elementi dei vari battaglioni di Landsturm, di volontari, di marcia campale già esistenti nella zona. Le nuove unità furono in gran parte (16 divisioni) utilizzate per costituire nel Trentino la massa di manovra destinata all’offensiva nel settore fra l’Adige e il Brenta, costituite dalle migliori truppe combattive di cui l’Impero austro-ungarico avesse potuto disporre: i Kaiserjäger, i Landerschützen,a preferenza reclutati fra gli ungheresi; grosse artiglierie prelevate specialmente dalle linee russe. Solo sugli altipiani di Lavarone e di Folgaria erano in posizione non meno di 30 pezzi da 305. Il 21 maggio 1916 terminava la prima fase dell’azione ossia la lotta sulle linee avanzate.

Prima dello scoppio della guerra l’Austria “aveva creato lunghe linee di accesso alla regione del Trentino e poderosi gruppi di opere fortificate: i gruppi di Gomagoi nella zona dello Stelvio; quello di Zaccarana, del Tonale; di Lardaro, nelle Giudicarie; di Riva, in Valle Sarca; di Folgaria e di Lavarone, sugli altipiani tra Valle Terragnolo e il Brenta; di Caldonazzo, alla testa della Valsugana; di Corto, nell’alto Cordevole; Schluderbach alla testata della Rienz; di Sexten nella Valle omonima; infine il campo trincerato di Trento, in posizione arretrata e centrale rispetto ai precedenti”. L’Austria aveva predisposto “difese permanenti mediante la costruzione di robuste opere campali, batterie di grande potenza protette da fitti ed estesi reticolati, riuscendo a creare una barriera quasi continua dalle Giudicarie alla Valsugana. L’Austria si diede con grande attività a preparare nel Trentino una violenta offensiva, con il radunarvi 18 divisioni delle migliori truppe e con il concentrare, fra Val Adige e Valsugana, un numero poderoso di batterie di tutti i calibri. Il 14 maggio le batterie aprirono il fuoco. Il 15 le masse di fanteria iniziarono l’assalto alle nostre prime posizioni, contro il fronte fra l’Adige e il Brenta, tra Val Terragnolo e alto Astico. Solo il giorno 22 le ultime linee avanzate furono sgombrate in Val d’Assa e in Valsugana.

Il 25 maggio fu attuato lo sgombero del Posina e dell’Astico. La nostra resistenza fu retrocessa sulle alture dominanti la Conca di Posina e la strada di Val d’Astico. Fra il 27 e il 28 maggio si cominciò a capire che la pressione nemica cominciava a rallentare. In Val Lagarina il nemico, che era riuscito a impadronirsi delle nostre linee avanzate fino a Zugna Torta e al Col Santo, dal giorno 28 pareva urtare invano contro la barriera di Coni Zugna e del Pasubio. Il 28 un brillante contrattacco delle valorose fanterie del nostro 141° reggimento (brigata Catanzaro) liberò due batterie italiane che erano rimaste circondate dai nemici sul Monte Mosciagh. Verso il Passo Buole le animose fanterie del 62° (brigata Sicilia) e del 207° (brigata Taro) irruppero più volte dalle trincee ricacciando il nemico alla baionetta.

Sotto i colpi dell’artiglieria austriaca il 30 maggio i nostri furono costretti a sgomberare le posizioni di Monte Pria Forà e la Punta Corbin sull’altipiano di Asiago.

Le operazioni dal 1° giugno al 31 agosto 1916

Per gli Austriaci diventava sempre più impraticabile l’ambizione di occupare l’Altipiano dei Sette Comuni per riuscire ad avere il sopravvento sulla nostra difesa di Valsugana. Il 2-3 giugno la brigata Granatieri di Sardegna era in possesso del pianoro di Monte Cengio. Nella giornata dell’8 giugno gli austriaci, ricevuti nuovi e rilevanti rinforzi, rinnovarono gli attacchi nella zona a est di Asiago e del Campo Mulo. I nostri valorosissimi alpini e le nostre solide fanterie respinsero più volte le colonne nemiche, attaccandole alla baionetta. Si può dire che dall’8 giugno era veramente cominciata da parte degli italiani una reale offensiva e gli austriaci, meglio che ad attaccare, dovevano pensare ormai a difendersi.

“Il 10 giugno, con circa una divisione, gli austriaci puntarono a sudovest di Asiago contro la nostra posizione di Monte Lemerle; furono dispersi dai reggimenti 43° e 44° della brigata Forlì e dalla brigata Piemonte. Nel corso delle cariche insistenti, al comando della propria brigata veniva colpito il generale Marcello Prestinari di cui mi pregio ricordare la spiccata ed eroica personalità:

Un Piemontese tutto d’un pezzo”. Era nato a Casalino di Novara nel 1847. Fu quasi sempre bersagliere. Meritò una prima medaglia d’Argento per aver difeso il proprio contingente dalle furie di un soldato impazzito. Altre due medaglie gli furono conferite per i combattimenti di Taulud e di Coatit in Eritrea. In seguito alla battaglia di Adua prese le redini del forte di Adigrat e per l’eroica difesa dimostrata gli fu conferita la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e fu promosso per merito di guerra. Come colonnello comandò in Italia il 45° Fanteria. Fu anche membro del Consiglio Comunale di Torino. Volle essere richiamato in servizio per il 24 maggio 1915. In una carica all’attacco, al comando della propria brigata, fu colpito da una scheggia di granata che raggiunse l’intestino lacerandolo e procurandogli una forte emorragia. Accadde alle 14,30 del sabato 10 giugno 1915. Morì senza un lamento nonostante le atroci sofferenze sopportate. Poco prima di morire aveva incaricato il proprio ufficiale d’ordinanza di provvedere alla consegna di 50 Lire a ciascuno dei 13 soldati che avevano provveduto a trasportarlo in barella. Lasciò notevoli somme di denaro alle sue tre ordinanze e chiamò eredi i poveri del suo paese natio, Casalino Novarese. Dal re ebbe il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

L’iniziativa sul campo di battaglia era di fatto passata agli italiani. La sera del 14 giugno la brigata Napoli, con i reggimenti 75° e 76° e reparti di cavalleria appiedati, assalirono le posizioni nemiche appostate a Monfalcone e a sud di Sant’Antonio, con ricco bottino di guerra.

L’Esercito austriaco, costituito da non meno di 400 mila uomini di truppe scelte, forte di almeno 2000 cannoni tra i quali 20 batterie da 305, 4 pezzi da 380 e 4 da 420, aveva perso infine oltre 100 mila uomini e dovuto abbandonare le conquiste acquisite di Tonezza, Arsiero, Asiago, Borgo.

Una curiosità: il 31 maggio 1916 a Vienna, dall’arciduchessa Zita dei Borbone di Parma, moglie dell’arciduca ereditario Carlo Francesco Giuseppe, veniva alla luce il figlio Felice al quale furono da subito conferiti i titoli di duca di Arsiero e conte di Asiago, ma tali titoli vennero tosto occultati.

Dalla seconda metà di giugno cominciava a svilupparsi la vera e propria riconquista nostra. Le nostre artiglierie eseguivano tiri efficacissimi di demolizione, specialmente in Vallarsa e in Val Posina e lungo tutto il fronte sull’Altipiano di Asiago, da Val Canaglie alla posizione delle Mandrielle a ovest di Marcesina. Il generale Cadorna comunicava al nuovo presidente del Ministero Nazionale, il 25 giugno 1916, il ripiegamento delle truppe austriache: “Il nodo stradale delle Mandrielle, la posizione di Castelgomberto e delle Melette, Monte Longara, Gallio, Asiago, Cesuna, il Monte Cengio sono stati da noi riconquistati. L’avanzata continua”.

Il 26 in Vallarsa le nostre truppe superavano i forti trinceramenti del Matassone e di Anghenesie (sic! –  Anghebeni?) e completavano la conquista del Menerle. “Furono conquistati Posina, Arsiero, la linea di Punta Corbin, Tresché, Conca, Fondi, Cesuna a sudovest di Asiago, e a nordest la Valle di Nos, Monte Fiarra, Monte Taverle, Spitz Keserle e Cima delle Saette. All’ala destra i valorosi alpini nostri espugnarono, dopo accanito combattimento, Cima della Caldiera e Cima della Campanella”. I nostri conquistarono un trincerone presso Malga Zugna e, lungo il fronte Posina-Astico, le posizioni di Monte Gaimonda a nord di Fusine e di Monte Caviojo in zona Arsiero, poi il margine meridionale della Val d’Assa sino alle pendici dei monti Rasca, Interrotto e Mosciagh; più a nord il Monte Colombara verso il vallone di Galmarara. In Vallarsa i nostri raggiunsero la liea di Valmorbia e il Monte Spil mentre si combatteva in zona di Cima Cosmagnon. Venivano di poi conquistate in Val Posina le posizioni di Monte Maio, della valletta di Zara, di Monte dei Calcari e di Monte Sogli Bianchi, con forti bombardamenti nostri sul Monte Cimone.

Il Monte Cimone, con la sua propaggine inferiore di Monte Caviojo, situato alla confluenza del bacino del Posina e del bacino dell’Astico, poteva dominare l’Altipiano di Asiago nel tratto tra il Monte Cengio e la Val d’Assa, sino alla Val d’Astico e alla piana di Piovene. Era stato un ottimo punto per le artiglierie austriache. Il mattino del 29 giugno 1916 gli austriaci attaccarono con i gas, lanciando la 20a divisione Honved. Le installazioni per l’attacco alle nostre linee furono fatte nella zona di San Michele e di San Martino del Carso, verso il fronte della 17a divisione di Fanteria. I gas potevano espandersi fino a 5 chilometri e avevano effetto mortale nel raggio di un chilometro. I gas furono lanciati fra le 5 e le 5,30 del 29.

Citazione. C. Pasquali, nato a Siracusa il 22-9-1874, fu promosso maggiore il 17-2-1916. Insignito di MA e MB. Nominato Cavaliere della Corona d’Italia dal re per benemerenze acquisite in Libia. Morto il 16-6-1916 all’ospedale civile di Bassano per cinque ferite riportate sull’Altipiano di Asiago il 7-6-1916. Comandava il battaglione Val Maira del 2° Alpini. Lasciò sette figli. Se non si tratta di una omonimia, nel 1915 sul fronte orientale italiano il capitano Pasquali comandava la 21a compagnia del battaglione “Saluzzo”, 2° reggimento Alpini. A lui successe il capitano Mario Musso di Saluzzo, caduto il 14 settembre 1915 in battaglia.

“Nella zona del Pasubio da Cima Cosmagnon a Monte Spil gli austriaci, favoriti dalle posizioni dominanti, opponevano tra il primo e il due luglio la resistenza più tenace ai nostri che li assalivano dal basso. Procedevano ancora i nostri un poco su per la Val d’Astico, rovesciando la resistenza di trincee nemiche oltre Pedescala”.

Citazione. Il maggiore Carlo Giordana, di Moncalieri, fu capitano del 4° Alpini e combatté sul Mrzli, sul Vodil, sul Monte Nero e sull’Adamello. Portò pezzi da 149 a oltre 3300 metri. Tenne per settimane i propri soldati combattenti fra i ghiacci e le nevi, rintanati nelle grotte, fra i più aspri rigori della stagione ancora invernale: insegnando egli con l’esempio la via dei sacrifici. Nella sua zona aveva condotto a mirabile perfezione i servizi logistici con migliaia di uomini in movimento ogni giorno. Impiantò sull’Adamello tre teleferiche e già pensava a una ferrovia Decauville per l’attraversamento del ghiacciaio. Fu colpito da un cecchino austriaco durante una perlustrazione. Fu decorato dal re con MOVM.

Gli austriaci tentarono di prendere il Pasubio per aggirare di lì le nostre truppe, ma il Pasubio fu difeso dai nostri che, peraltro, occuparono Monte Calgari, avanzarono in Val d’Assa e ottennero successi in Valsugana, in Vallarsa con la conquista del Monte Corno. I nostri conquistavano dipoi Monte Saluggio (sic. Seluggio) nel bacino Posina-Astico. Gli austriaci davano maggiore impulso al posizionamento delle artiglierie sulle posizioni principali per ovviare alla mancanza di rincalzi nelle fanterie che richiedevano una maggiore presenza in Galizia contro i russi: era una dispersione di forze su più di un fronte di guerra. Agli austriaci non vennero a mancare i mezzi tecnici, ma gli uomini.

Nel bacino dell’alto Astico, verso l’altipiano di Tonezza, che era il nido delle artiglierie austriache, il 5 luglio i nostri si erano spinti quasi sulla linea principale sulla quale gli austriaci avevano predisposto la propria difesa. Fra i giorni 8 e 9 luglio “I nostri alpini si infiltravano più profondamente nel massiccio che culmina nella Cima Dodici con l’espugnazione di trinceramenti a nord di Monte Chiesa e con la conquista del Passo dell’Agnella”. Questo massiccio di Cima Dodici era uno dei baluardi della difesa dell’alta Val d’Assa, a monte della confluenza con l’Astico, punto critico perché ogni progresso che si fosse potuto compiere sul versante destro della Valsugana sarebbe dipeso dai successi conseguiti su questa enorme muraglia rocciosa che digradava verso la Valsugana. Fu il critico militare inglese, col. Repington, a dichiarare che la stupenda guerra di montagna portata dalle truppe alpine italiane era al massimo grado di perfezione. Secondo i calcoli formulati da Repington, contro gli italiani erano state schierate 4 Armate austriache con numerosi corpi d’Armata alpini (austriaci) per un totale di un milione di armati di cui 600 mila baionette. Di tali Armate, quelle di Koevess e di Dankl operavano nel Trentino; il XIV corpo d’Armata di Innsbruk e il corpo alpino di Voralberg in Cadore; la 10a Armata di von Rohr in Carnia; la 5a Armata di Boroevic con altre divisioni da Tolmino al mare. Si trattava di quasi 500 battaglioni austriaci pronti alla battaglia. Sul fronte dell’Isonzo agivano una parte dell’Armata di Rohr, oltre i corpi d’Armata VII e XVI con la divisione di Nabresina (Comune di Duino Aurisina) al comando di Boroevic, per un totale da 70 a 100 battaglioni.

Diceva ancora Repington: “Gli italiani possiedono negli alpini una forza senza rivali per la lotta su alta montagna. Sono soldati che sanno combattere da soli; sono il fiore dell’esercito. Nonostante il mutato carattere di questa guerra che ha introdotto l’artiglieria pesante in alta montagna, gli alpini hanno ben meritato la loro fama avendo raggiunto incredibili risultati”. E ancora tesseva lodi nei confronti del Genio italiano: “Sono veramente meravigliose queste strade di montagna fatte dagli italiani per trasportare sulle cime le artiglierie. Rendono possibile l’impossibile… È davvero tutto meraviglioso e perfetto. Gli italiani sono anche abilissimi costruttori di trincee che fanno assai artisticamente. Bisogna confessare che i soldati italiani hanno portato l’arte della guerra in montagna a un grado di perfezione che non era stato mai prima raggiunto”.

Erano comunque sacrifici immani, se si pensa al peso degli elementi trasportati in vetta, sebbene con l’ausilio in parte di traini meccanici: 11 tonnellate per ogni cannone, 5 per il carro e 30 per la piattaforma. Concludeva Repington: “Gli alpini sono davvero mirabili creature e la guerra che conducono è asprissima”.

Nei giorni attorno al 9 luglio 1916 i nostri alpini avevano sostenuto un’aspra guerra in zona Tofane, verso O-N-O di Cortina d’Ampezzo, contro i cacciatori e i Landesschützen tirolesi. In quella zona il 20 luglio fu colpito a morte con un proiettile in fronte il generale Antonio Cantore.

La Prima Tofana era difesa da una compagnia con tre mitragliatrici, che il 9 luglio i nostri alpini circondarono e costrinsero alla resa. Si diceva che la sconfitta del giugno-luglio 1916 in Galizia e in Volinia avrebbe costretto l’Austria a prelevare truppe dal fronte italiano, ma è da dirsi che allora, in base a quelli che erano gli obiettivi strategici e politici, Trieste avesse avuto per l’Austria un valore superiore a quello di Leopoli e della Galizia.

Il Bollettino del Comando Supremo italiano dell’11 luglio comunicava il ritorno delle forze austriache utilizzate in Galizia per fronteggiare l’Esercito italiano: “Di contro alla persistente pressione in Trentino e ai vigorosi atti controffensivi nelle alte valli del Boite e del But e sul basso Isonzo, l’avversario ha dovuto richiamare sul nostro fronte le truppe già ritrattene e avviate verso il fronte orientale. Cos’è accaduto per il III corpo (6a, 22a e 28a divisione) già tolto dalle prime linee e in procinto di partire, e per la 9a divisione e 187a brigata di Landsturm, già in viaggio, delle quali unità accertammo nuovamente la presenza”.

In Val d’Adige l’11 luglio gli austriaci attaccavano per riprendersi le posizioni di Zugna Torta, respinto dai nostri. Gli Alpenjäger avevano fatto del Castelletto un vero forte che teneva sotto tiro la strada delle Dolomiti da Falzarego a Cortina impedendo agli italiani di portare rifornimenti al Col dei Bos dove transitava una mulattiera a collegamento della strada delle Dolomiti con il Vallone di Travenanzes. Il problema fu risolto nella notte sul 12 facendo saltare il Castelletto con una poderosa mina, così fu aperta la strada per la Val di Travenanzes e si rese sicura la strada delle Dolomiti. Erano stati gli alpini a scalare le ripide pareti del torrione e a difenderne la posizione conquistata; dispersero altre forze nemiche trincerate, facendo un bottino di 86 prigionieri, due cannoni e due mitragliatrici.

Continuava intanto la battaglia fra l’Adige e il Brenta, con i bombardamenti austriaci sul Tonale e sull’Adamello. I nostri occuparono fortissime posizioni in Val Posina e presso il Passo della Borcola. Il 16 luglio gli austriaci portavano un poderoso assalto su tutto il fronte dell’alta Posina, ma non impedirono ai nostri di conseguire sensibili vantaggi, oltre che al Passo della Borcola, anche ai Sogli Bianchi, al Corno di Coston che dava al Passo della Borcola, al Coston dei Laghi, al Monte Maggio e in Val Dritta, mentre nella zona delle Tofane venne respinto un nuovo attacco contro il Castelletto.

Il 16 luglio l’Austria aveva perso in Volinia 13 mila prigionieri, ma sul nostro fronte continuava a manifestare propositi controffensivi. L’artiglieria austriaca batteva molto forte sulle nostre posizioni, ma le truppe italiane seppero farvi resistenza. I confronti a fuoco e ravvicinati si svolgevano in Val di Ledro, in Valle Lagarina, sul Pasubio, nell’alta Posina, nell’alto Boite, al culmine della Val Seisera (Fella), sulle alture a ovest di Gorizia, in Val Brenta e nell’alto But o Canale di San Pietro.

Immagine di Copertina tratta da Damperry.

Lascia un commento