Dio da dio, dio da Dio
Parte IV di 6
Visto che ho accennato, fra gli altri, al movimento religioso degli gnostici, alla cui direzione di pensiero mi sento particolarmente vicino, penso di soffermarmi un po’ nel loro ambito di relazioni religiose. Mi muovo dall’inizio, con alquanto “timore e tremore” nel pormi una domanda che sorvolerà sulle righe a venire, alle quali potrei attribuire un titolo:
Nel nome di Dio. Ma poi, subito quell’interrogativo inquietante: Che Dio è questo? Leggo sul Genesi: “Adamo è diventato come uno di noi, che conosce il bene dal male… Io sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione… Renderò i loro cuori insensibili e accecherò le loro menti”.
In altro contesto avvenne che Caino offrisse frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì i primogeniti del suo gregge… Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Da quale somma divinità siamo dunque governati?
Ho, non solo per caso, sotto gli occhi Il Vangelo di Giuda” (White Star S.p.A., Vercelli 2006), un lavoro dovuto a tre noti studiosi: Rodolphe Kasser, Marvin Meyer, Gregor Wurst. Nel tentativo di portare avanti il discorso intrapreso mi ci proverò anche ad attingere a un altro lavoro, quello di James M. Robinson, I segreti del Vangelo di Giuda (Sperling e Kupfer Editori, Milano 2007).
Il Vangelo di Giuda.
È stato tratto dalla ricomposizione di frammenti costituenti il così detto Codice Tchacos, riportante una scrittura in dialetto sahidico della lingua copta, che, fra l’altro, non corrisponde all’originale, ma probabilmente deriva da traduzioni apportate a testi originali greci.
Il Vangelo di Giuda consta di una sessantina di pagine, ma quelle mancanti sono assai numerose, tanto che attualmente se ne contano disponibili appena ventisei. A menzionarlo furono per primi Ireneo vescovo di Lione ed Epifanio di Salamina. I dialoghi che si riferiscono alle antiche profezie sembra siano stati aggiunti dagli evangelisti, anziché essere stati pronunciati durante l’ultima cena. Pare più promettente pensare sia stata la profezia a originare il singolo episodio delineato nel Vangelo, nel senso che, avendo dinanzi la profezia, si va a creare un episodio, frutto di testimonianze più o meno credibili oppure inventato, che la confermi a posteriori.
Ne approfitto per trarne alcuni spunti basilari su ciò che andrò esponendo. Il Vangelo di Giuda, insieme al Libro Segreto di Giovanni, è un prodotto della Scuola sethiana (da Seth, il terzo figlio di Adamo ed Eva).
La cosa che di primo acchito mi attira nel contenuto del lavoro citato è il concetto di “conoscenza”, quella dell’unione della persona con Dio, raggiungibile senza il ricorso a intermediari e sedicenti interpreti infallibili. Interessante, poi, il punto di vista degli gnostici, secondo il quale non è tanto il trasgredire la legge a costituire la gravità estrema per l’uomo, quanto invece il perseverare nell’ignoranza, che deve invece essere combattuta sino a raggiungere la coscienza di sé e sino ad avvicinare l’individuo alla conoscenza di Dio.
In questa ottica è da fare una distinzione: i discepoli erano convinti che Gesù fosse figlio di Dio, ma il Dio che essi adoravano e in cui credevano era un arconte ingannatore.
Gesù, rivolgendosi a Giuda, gli conferma che la generazione di Adamo ossia l’umanità si colloca al di sopra delle divinità discendenti dall’Assoluto, poiché la sua esistenza si colloca in tempi antecedenti al cielo, alla terra e persino agli angeli. Sfogliando le pagine del Vangelo di Giuda troviamo che la gran generazione di Adamo, l’umanità, esiste al di sopra e prima degli elementi spirituali e materiali di tutta la creazione. Ad Adamo fu data una conoscenza superiore addirittura a quella degli arconti, ed è Giuda ad affermare di conoscere il luogo dal quale è venuto Gesù sulla terra: è il regno di Barbelo, un termine che corrisponderebbe alla “Madre nostra celeste”, origine divina della luce, madre del figlio divino. Dal Libro Segreto di Giovanni si evince che Barbelo concepì l’unico Figlio della Madre-Padre, pura luce, primo potere della preveggenza dello Spirito.
Gli gnostici proclamavano il raggiungimento della salvezza attraverso la conoscenza della verità sul mondo, su se stessi e sul vero Dio, mediante un atto di autocoscienza e di consapevolezza della luce divina interiore. Ponevano un abisso fra il Dio vero e le divinità di rango inferiore creatrici del mondo in cui viviamo. Per gli gnostici il mondo, pieno di miserie e di sofferenze, era valutato nei termini di un disastro cosmico, completamente distaccato dall’Assoluto.
Si pensò, nell’ottica gnostica, che il Dio dell’altissimo avesse creato una serie grandiosa di altre unità spirituali, dette “eoni” e che uno di questi fosse precipitato per una caduta, dando origine a una vera e propria catastrofe dalla quale originarono la nostra stirpe e il mondo a cui essa fu destinata.
In quanto alla caduta di un eone, si dice (nel Libro Segreto di Giovanni) che Sophia, la Sapienza del Discernimento, avesse desiderato partorire un essere a lei simile, ma senza avere il consenso dello Spirito e senza l’intervento di un compagno. Partorì dunque una creatura imperfetta, deforme, per nulla simile a lei. La sua disubbidienza ebbe come conseguenza che la luce del divino venisse in possesso degli esseri umani. Però anche ogni cosa indesiderata perché difettosa (per diminuzione della luce divina) fu+ una conseguenza dell’errore commesso da Sophia. Da lei provenne l’Arrogante, altra definizione dell’arconte creatore del nostro mondo.
Una parte degli uomini acquisirono scintille di divinità che gli Spiriti ribelli erano riusciti a portare con sé al momento della caduta; erano scintille che, coltivate con amore, avrebbero reso immortali le anime di quella progenie. Non tutti, purtroppo, godettero di questa possibilità e la loro fine sarebbe stata l’equivalente del precipitare nel nulla.
Furono i Cainiti (da Caino), avversati dal vescovo Ireneo di Lione (II secolo), a premettere la distinzione fra il Dio vero e la congerie di arconti autori dei mondi materiali dai quali era necessario fuggire, nell’anelito alla salvezza eterna.
Gesù, su detta degli gnostici sethiani (da Seth, cit.), proveniva da un regno divino nel novero della Divinità suprema. Gli gnostici, al riguardo, apportarono fra le genti una rivoluzione concettuale, sostenendo che non fossero state la morte e la risurrezione di Gesù a redimere il mondo e a portare la salvezza alle anime, ma fosse stata bensì la rivelazione della sapienza ultraterrena comunicata dalle parole di Gesù.
I discepoli, peraltro, tutti di dura cervice, non conobbero la verità, tanto che fu lo stesso Gesù ed affermare che non avrebbero saputo chi egli fosse realmente, perché quelli ascoltavano soltanto la voce del Dio ribelle e malvagio. Essi non veneravano il Dio buono degli gnostici, ma il creatore perverso seguito dagli ortodossi. Così diventarono una categoria malvagia, dalla quale Giuda venne nettamente distinto. Gesù, nel Vangelo di Giuda, si dimostra molto selettivo: rivela i misteri segreti al solo Giuda, che sarebbe l’unico fra i dodici a possedere la dignità di venirne a conoscenza, mentre tutti gli altri vengono lasciati nel loro errore.
Quando Giuda chiede a Gesù se lo spirito umano, quella parte di sé che si esprime come forza adibita ad animare il corpo, al termine della vita di un singolo vada anche incontro alla morte, Gesù lo illumina raccontando che due arcangeli sono stati investiti di un compito: Michele può elargire agli uomini spiriti esclusivamente temporanei che farebbero degli individui semplici comparse sulla scena della Storia universale, per poi morire insieme al corpo, come se venissero inghiottiti dal Nulla, la medesima cosa come se non fossero mai nati.
Al contrario, gli spiriti dispensati dall’arcangelo Gabriele godono dell’eternità e sono destinati a raggiungere il regno degli Spiriti sublimi.
Gesù rimproverava i propri discepoli di voler servire a una divinità falsa e a portare di conseguenza le genti su una cattiva strada, e con queste sue parole provocò il loro disappunto.
La mia precedente ammissione di essere vicino al pensiero religioso che caratterizza le convinzioni degli gnostici non comporta necessariamente che io accetti l’intero loro impianto fideistico. Mi capita, infatti, nel seguire le espressioni rinvenibili nel Vangelo di Giuda, ma anche sul Libro Segreto di Giovanni, di incontrare un’abbondante sequela di concetti che non condivido. Vale la pena farvi qualche riferimento: ecco qui, dunque, una breve critica da me mossa al riguardo, in particolare dopo aver svelato la presenza di poche contraddizioni a fronte della logica del pensiero e del buon senso comune.
Per prima cosa l’architettura cosmogonica rivelata da Gesù a Giuda. Il tutto mi si presenta come frutto di una vivace fantasia nel matematizzare e definire gli esseri che nelle prime fasi della creazione venivano in luce: tutti in quantità pari a 12 o ai suoi multipli; dodici erano le tribù d’Israele e da quel numero provenivano tutti gli altri raggruppamenti enunciati, come i 72 luminari dotati di poteri sensazionali e loro derivati. La cosmogonia a cui si riferisce Gesù, a ben vedere, si avvale di teorie numeriche di carattere neopitagorico.
Un interrogativo di fondo. Giuda diventa il primo tra i discepoli perché, in virtù del proprio tradimento, farà sì che Gesù come spirito possa essere paradossalmente liberato dalla prigione del corpo materiale e possa così fare ritorno al Padre. Ma per ottenere tale condizione aveva proprio bisogno del tradimento da parte del compagno prescelto, forse il più ammirato e il più meritevole delle sue attenzioni? Gesù, poi, era una persona, così pare, dalla presenza spiccante, conosciutissimo, e gli sbirri che lo trassero in arresto molto probabilmente non avrebbero avuto bisogno di una delazione così appariscente, lo avrebbero certamente riconosciuto mentre egli stava in preghiera o mentre parlava alle genti.
Un accenno al concetto di predestinazione. Sulle pagine del Vangelo di Giuda si legge che gli spiriti affidati agli arcangeli Michele e Gabriele avrebbero avuto, a seconda delle circostanze, due destinazioni differenti, come già accennato. I più sventurati sarebbero dunque stati destinati, fin dall’inizio della loro esistenza, a una definitiva condanna, perché le parti oscure della loro vita l’avrebbero meritata: volontà loro o Volontà suprema? Con quali motivazioni e spiegazioni? Lo stesso Giuda viene preso in disparte da Gesù, lasciando a sé i rimanenti undici, perché si faccia partecipe dei misteri della vita eterna. Gli altri undici sarebbero rimasti nell’ignoranza: perché questa discriminazione? E perché mai Gesù non pensò di trasmettere anche a loro la verità nascosta inducendoli a scegliere la giusta via della salvezza?
Poi mi assale una folla di “perché?” ai quali non sono in grado di trovare una risposta plausibile.
Tutto il male che esiste nel mondo e fra gli uomini deriva da una catena iniziata con l’atto di disobbedienza agito da Sophia che partorì senza il consenso dello Spirito e senza l’intervento di un compagno, volendo generare una creatura simile a sé; ma ne nacque un essere deforme e stolto, il creatore del nostro mondo. La domanda è questa: perché l’Altissimo consentì la caduta di Sophia nell’errore? Non poteva evitarla? Ne aveva motivi sufficienti a darne spiegazione? Quali? Era necessario che si verificasse un errore così madornale, con risvolti altamente pregiudiziali? Se fosse stato necessario, quale motivo ne starebbe alla base?
La cosmogonia descritta da Gesù a Giuda era tutto ciò a cui si riducevano i misteri del regno? Emergono poi molte incertezze per via dei vuoti e delle parti mancanti o lese. Gesù rivela la verità attorno allo Spirito, all’Autogenerato, ad Adamas, ai Luminari, al Cosmo, al Caos, al Mondo infero, agli arconti, agli angeli, alla creazione dell’umanità. In tutto questo, non è arduo neppure immaginare che siano state apportate aggiunte e modificazioni ai testi rinvenuti, con lo scopo primario di creare sensazione. Nel tempo, è risaputo, i Vangeli sono stati spesso modificati, allungati e adattati alle nuove situazioni: questa sarebbe stata più la regola che l’eccezione.
I dominatori sono stati inviati a creare questo mondo. Perché lo hanno fatto? Avevano in prospettiva di alimentare e perpetuare il male? E il male, dov’era? Discendeva da Dio, facendo parte del Tutto, e Dio lasciò fare sapendo delle sofferenze che ne sarebbero derivate per l’umanità nel corso di tutta la vita terrena? Anche Dio aveva bisogno del male, che esistesse e che facesse la propria parte? Difficile, impossibile a concepirsi in un Essere nel quale siamo stati noi a riporre la più sublime qualità di bontà e di perfezione. Dunque Dio, conoscendo il tutto, accordò il proprio benestare alle campagne di guerra scatenate dal male?
Perché lo Spirito sublime ha permesso che l’arconte sciocco e malvagio creasse questo nostro mondo? Gli sarebbe servito per qualche misterioso scopo?
Gli uomini che abitano la Terra non sono tutti uguali per la considerazione in cui si trovano: alcuni possiedono la scintilla divina e sono orientati verso il Cielo, altri invece no. Anche qui, perché queste differenze? Non tutti gli individui sono degni della gloria di Dio? E, allora, perché il Creatore ha consentito che venissero al mondo, bollati fin dalla nascita dal marchio di un destino buio e tetro?
Gesù parla a Giuda per una settimana, tre giorni prima della celebrazione della Pasqua ebraica. Secondo alcuni punti di vista, il dialogo potrebbe essere una convenzione aggiunta in un secondo tempo. Il Vangelo di Giuda è un testo in larga parte di carattere astrologico, ma l’astrologia che vi viene esplicata non presenta la coerenza desiderata. La descrizione leggibile sul Vangelo di Giuda espone riti e usanze del popolo ebraico, con palese richiamo a motivi mistici di altre correnti religiose, lontane dalla fede nel Dio d’Israele, contemporanee o precedenti.
Il contenuto è piuttosto vicino al modo di scrivere di Basilide, uno degli gnostici più famosi all’inizio del Cristianesimo (120-140 d.C. – Alessandria d’Egitto). Come suggerisce Ireneo di Lione, Basilide sosteneva che dal Dio supremo sono usciti per emanazione 365 Cieli, tra i quali il nostro, l’inferiore, governato da un demiurgo, lo Jahvé degli Ebrei del Vecchio Testamento. Per Basilide la redenzione ha un carattere esclusivamente intellettuale e consiste nella completa rivelazione dell’esistenza di Dio.
Sono tutte osservazioni che portano la ragione a ipotizzare sia stata l’architettura esposta nel Vangelo di Giuda e in altri testi dell’epoca, semplicemente opera e frutto della mente umana, che dai misteri del non conosciuto è tormentata e pungolata senza sosta.
La provenienza dei codici emerge da una notevole confusione, così pure l’identificazione dei loro autori. I contenuti e i personaggi, nonostante le autenticazioni apportate, saranno del tutto attendibili? Ossia mi è arduo pensare a un Gesù che rivela l’artificiosità dell’architettura celeste e della generazione di esseri spirituali che, in casi specifici, addirittura si autogenerano ovvero sorgono dal nulla e per opera di nessuno. La geometria degli eoni, descritta da Gesù, appare come qualcosa di molto concreto, ma vuole un forte fondo di immaginazione per arrivarci. Tutto l’insieme sembra molto aderente ai pensieri e ai desideri coltivati dagli uomini del tempo, tanto da poterne attribuire agli uomini la elaborazione fantastica.
A lato di quanto espresso si colloca l’ampia casistica dei risvolti finanziari che accompagnarono le disavventure del Codice, svelati nei tentativi di compravendita del medesimo, per valori che assursero anche a milioni di dollari. La lettura e l’interpretazione delle scritture, inoltre, presentano difficoltà spesso insormontabili, dopo che il supporto in papiro subì strappi, manipolazioni, passò con una certa frequenza di mano in mano risultando infine mancante di pagine intere, di parti di pagine e sensibilmente deteriorato.
Nell’insieme delle testimonianze scritte su altri documenti recuperati dall’antichità, all’interno del secolo XX, mi sento attratto, oltre che dal Vangelo di Giuda a cui ho dedicato alcune riflessioni, anche da una sorta di interesse per altre varietà di rivelazioni evangeliche, sempre di timbro apocrifo, quindi condannate dalla Chiesa cattolica: il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Verità, il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Maria Maddalena.
Immagine di Copertina tratta da Gallerie dell’Accademia.

