Analisi e studio su:
Jean Piaget – Bärbel Inhelder
La genesi delle strutture logiche elementari
(Classificazione e Seriazione)
La Nuova Italia, Paris 1967, Firenze 1977
Presentazione (Lydia Tornatore)
È noto come condizioni linguistiche e condizioni storico-sociali rimangano ai margini della ricerca piagetiana. Né le une né le altre entrano in questione nella “Genesi delle strutture logiche”; che è un processo di carattere universale, nel quale si costituiscono nuove strutture, e questo distinguerebbe la posizione piagetiana da posizioni maturazioniste, ma si tratta di strutture che non hanno origine dall’esperienza, e questo escluderebbe le posizioni empiriste.
La classificazione è favorita dal linguaggio, la seriazione dalla percezione. Il parallelismo del loro sviluppo conduce allora a negare un ruolo centrale al linguaggio e alla percezione e ad adottare piuttosto uno schema esplicativo che vada al di là di tali fattori: lo schema dell’equilibrazione. Distinzione radicale tra processi mentali induttivi e processi mentali deduttivi: i primi basati sull’apprendimento, i secondi sull’equilibrazione. Relazione tra sviluppo e apprendimento, relazione tra apprendimenti formali e apprendimenti empirici, ruolo del linguaggio sono i tre problemi, strettamente connessi l’uno all’altro, che sulla base delle impostazioni piagetiane e comunque in riferimento a esse vengono in primo piano nella ricerca sull’apprendimento. Kohnstamm ritiene che si possano spiegare le difficoltà che il bambino incontra di fronte a certi problemi di inclusione, e anche i progressi che si possono ottenere, guardando ai processi linguistici in termini di riferimento; i piagetiani obiettano a Kohnstamm che le difficoltà linguistiche non riguardano lo sviluppo cognitivo, e nel caso in questione vanno poste in relazione piuttosto con l’uso e la padronanza di regole sintattiche proprie di una determinata lingua. Nel complesso il discorso di scuola piagetiana in materia di apprendimento, nonostante la maggiore evidenza in cui viene posto il carattere “interazionista” delle posizioni di Piaget, rimane chiaramente orientato su una problematica che non ha molto a che fare con l’interazionismo. L’interesse va ai “meccanismi che determinano i progressi cognitivi interni di autoregolazioni”, e questo in relazione all’ipotesi di fondo della continuità tra “psicologico” e “logico”.
“Costruttivismo” piagetiano, concetti cardinali: struttura mentale ed equilibrio. Si comprende come sia possibile in sede di teoria dell’apprendimento ammettere il ruolo dell’esperienza, dell’“interazione con il reale”, e nello stesso tempo ridurlo in modo tale da escludere che variazioni nell’esperienza possano incidere sostanzialmente (e non soltanto accelerando o ritardando) sulla formazione delle strutture cognitive. Queste si costituiscono infatti per “astrazione riflettente”, e non per “astrazione empirica”; non sono in questione gli oggetti trasformati dall’azione dell’uomo, ma solo l’azione stessa e le sue coordinazioni. Né è in questione il linguaggio. In quanto acquisito dall’esterno, il linguaggio è una particolarità socio-culturale; il “pensiero” deve avere le sua radici a un livello “più profondo”, che è quello dell’azione.
Scuola piagetiana, Sinclair. Il linguaggio viene ridotto a lessico e a strutture sintattiche. Le acquisizioni linguistiche non incidono sullo sviluppo operatorio. La Sinclair afferma “che la natura profonda del linguaggio si trova nelle strutture sintattiche” e cita in proposito Chomsky.
Nel discorso di Piaget in materia di logica e linguaggio ritorna continuamente una duplice contrapposizione: a Durkheim e a Carnap. A Durkheim, Piaget si riferisce per escludere l’origine sociale, tramite il linguaggio, delle regole logiche; a Carnap si riferisce per escludere la riduzione della logica a sintassi di linguaggi formali. Piaget non accetta Durkheim, e tuttavia conserva la prospettiva di un linguaggio acquisito dall’esterno, “sociale” nel senso in cui “sociale” si contrappone a “individuale”: appunto questa origine sociale del linguaggio entra in questione nelle argomentazioni piagetiane secondo le quali non si può basare la logica sul linguaggio. Non accetta la sintassi logica di Carnap, e tuttavia conserva una prospettiva sul linguaggio in termini di sintassi.
Introduzione. Posizione dei problemi e questioni preliminari.
- Il linguaggio comporta, nella sua stessa sintassi e nella sua stessa semantica, tanto strutture di classificazione che di seriazione. Se l’acquisizione del linguaggio accelera la formazione delle classi e permette presto o tardi una trasmissione delle classificazioni collettive, altrettanto non avviene per la fase iniziale. A tutti i livelli il linguaggio parlato nell’ambiente è assimilato semanticamente alle strutture del soggetto e, se contribuisce a modificarle, tuttavia a esse subordinato inizialmente per quanto riguarda la sua interpretazione. In breve, all’inizio il linguaggio favorisce una serie di assimilazioni successive che generano altrettante relazioni e rassomiglianze. Ma, per un periodo abbastanza lungo, tali relazioni non si concretizzano tuttavia in riunioni attuali che comportano le relazioni dalla parte al tutto o di inclusione che sarebbero necessarie alla formazione delle classi propriamente dette. Per questo il linguaggio, per quanto importante sia il suo ruolo nella elaborazione delle strutture logiche, non potrebbe essere considerato, neanche presso lo stesso bambino normale, come il fattore essenziale della loro formazione. Non basta che tali schemi operatori corrispondano a collegamenti inscritti anticipatamente nel linguaggio parlato per assicurare l’assimilazione immediata di questi ultimi; la loro comprensione e il loro uso suppongono al contrario una strutturazione e anche una serie di ristrutturazioni che derivano dai meccanismi logici che non si trasmettono senz’altro ma si riferiscono necessariamente alle attività del soggetto. Intervento di uno sviluppo operatorio che utilizza certamente il linguaggio ma lo domina sempre perché, se le strutture di classificazione sono inscritte in un certo senso nelle strutture verbali, questa unione è molto meno stretta per quanto si riferisce alle strutture seriali, il compimento delle quali segna tuttavia un leggero anticipo in rapporto alle precedenti.
- La maturazione. Se il linguaggio non costituisce la causa unica delle strutture operatorie e se queste dipendono da meccanismi più profondi e soggiacenti all’utilizzazione della lingua, si potrebbero concepire questi meccanismi come legati a coordinazioni nervose indipendenti dall’ambiente e che giungono progressivamente a maturazione. Siamo dunque obbligati, come misura di prudenza, a riservare una parte alla maturazione, supponendo per esempio che la svolta dai sette agli otto anni, così notevole sotto tanti punti di vista per lo sviluppo delle strutture operatorie nelle nostre civiltà cosiddette civilizzate, corrisponde senza dubbio a qualche trasformazione delle strutture nervose. Tra la possibilità di un comportamento e la sua effettiva attuazione rimane da fare intervenire l’azione dell’ambiente fisico (esercizio ed esperienza acquistata) e, oltre all’apprendimento di questo genere, ogni influenza educatrice dell’ambiente sociale.
- I fattori percettivi. Se non si può facilmente individuare la genesi delle strutture operatorie di classificazione e di seriazione partendo dal linguaggio o partendo da fattori dovuti alla maturazione, non resta che rifarne la storia partendo dalle strutture cognitive più elementari che sono le strutture percettive e senso-motorie. Le classi, concetti in gioco nelle classificazioni: diremo dunque che si può parlare di classi a partire dal momento in cui il soggetto è capace di definirle quanto alla comprensione per mezzo del genere e della differenza specifica; e di manipolarle in estensione secondo relazioni di inclusione o di appartenenza inclusiva che suppongono una graduazione di quantificatori intensivi “tutti”, “alcuni”, “uno” e “nessuno”.
In breve. La percezione non produce, nell’ambito delle classi, che rassomiglianze o appartenenze schematiche che si succedono nel tempo, e configurazioni collettive con appartenenze primitive nello spazio. Ma a queste strutture manca ogni coordinazione tra la comprensione e l’estensione: l’appartenenza schematica permette solamente di qualificare gli oggetti quanto alla compressione, ma senza unirli in collezioni quanto alla estensione, mentre l’appartenenza partitiva assicura quest’ultimo rapporto, ma indipendentemente dalle rassomiglianze in gioco nelle appartenenze schematiche. Sarà dunque l’opera della classificazione concettuale, preparata dallo schematismo senso-motorio, ad assicurare questa coordinazione della comprensione e dell’estensione, coordinazione irrealizzabile con mezzi puramente percettivi.
Le relazioni. Non esiste percezione di classi in quanto tali, si può invece parlare di una percezione delle relazioni. Ci si può domandare che cosa aggiunga la seriazione operatoria rispetto alla configurazione seriale percettiva. La seriazione operatoria implica la transitività, mentre le configurazioni seriali percettive non comportano che “pre-inferenze” fondate sullo schematismo della figura. Per il pensiero operatorio la stessa configurazione non costituisce la seriazione in quanto tale, ma ne rappresenta soltanto una figurazione simbolica. La qualità peculiare della seriazione operatoria dipende dalle manipolazioni e trasformazioni (relative all’ordine) che generano il concatenamento delle relazioni asimmetriche transitive in maniera reversibile. Passare dalla configurazione seriale percettiva alla seriazione operatoria.
Immagine di Copertina tratta da Alchetron.

