Analisi e studio su
Jerome S. Bruner
Jacqueline J. Goodnow, George A. Austin, Roger W. Brown
IL PENSIERO
Strategie e categorie
Roma, Armando Armando Editore, 1973
(Orig.: A Study of Thinking, John Wiley & Sons Inc.,
New York, London, Sidney, 1956 – Trad. e note di Emanuele Riverso)
Parte I di 3
Prefazione
Si parla di processi cognitivi considerati come strumenti di cui l’organismo si serve per conseguire, conservare e trasformare l’informazione.
Questo libro è uno sforzo di trattare uno dei più semplici e comuni fenomeni della conoscenza: la categorizzazione o concettualizzazione.
Il Dr. Robert V. Seymour, per primo, vide il modo in cui il comportamento concettualizzatore poteva essere trattato come un problema di strategia.
Jerome S. Bruner – Jacqueline J. Goodnow
Cambridge, Mass., Maggio 1956
Capitolo Primo
Preliminari e piano dell’opera
Cominciamo con quello che sembra un paradosso. Il mondo dell’esperienza di ogni uomo normale è composto di una massa enorme di oggetti, eventi, persone e impressioni diversi e distinguibili l’uno dall’altro. Si calcola che ci sono più di sette milioni solo di colori distinguibili, e nel corso di una settimana o due noi veniamo a contatto con un gran numero di essi.
La soluzione di questo apparente paradosso, costituito dall’esistenza di una capacità discriminativa che, se usata appieno, ci renderebbe schiavi delle particolarità, sta nella capacità che l’uomo ha di categorizzare. Categorizzare è rendere equivalenti cose distinguibilmente differenti, aggruppare gli oggetti, gli eventi e la gente intorno a noi in classi, e rispondere a essi nei termini della loro appartenenza a una classe, anziché della loro singolarità.
La categoria diventa uno strumento per un uso ulteriore. L’apprendimento e l’utilizzazione delle categorie rappresenta una delle forme più elementari e più generali di conoscenza, per mezzo delle quali l’uomo si adatta al suo ambiente.
Ci interessano, in maniera ovvia, due grandi tipi di risposte categorizzatrici. Una di esse è la risposta di identità, l’altra è la risposta di equivalenza; ciascuna di esse si riferisce a un diverso tipo di categorie.
La categorizzazione di identità può essere definita come la classificazione di una varietà di stimoli quali forme della stessa cosa.
Parliamo di una classe di equivalenza quando un individuo risponde a una serie di cose diverse distinguibili come alla stessa sorta di cosa o come ad alcunché di riducibile ad essa. Si possono distinguere tre grandi classi di categorie di equivalenza, ciascuna distinta dal suo modo di definire la risposta. Possono chiamarsi: categorie affettive, categorie funzionali e categorie formali.
Le categorie formali sono costruite mediante l’atto di specificazione delle proprietà intrinseche richieste dai membri di una classe. Tali categorie hanno la caratteristica di poter stabilire fondatamente la discernibilità di una classe di oggetti o eventi, senza descriverne l’uso.
Sia la ricerca della scienza sia quella del senso comune non scoprono i modi in cui gli eventi sono aggruppati nel mondo; essi inventano modi di aggruppare.
Linguaggio, cultura e categorizzazione.
Le categorie in termini delle quali l’uomo sceglie e reagisce al mondo che lo circonda riflettono profondamente la cultura in cui è nato. Il linguaggio, il modo di vivere, la religione e la scienza di un popolo, tutto ciò plasma il modo in cui un uomo ha esperienza degli eventi che formano la sua storia personale. In questo senso la sua storia personale finisce per riflettere le tradizioni e i modi di pensare della sua cultura, poiché gli eventi che costituiscono quella storia sono filtrati dai sistemi categoriali che egli ha appreso.
L’atto di identificare qualcosa o qualche evento è un atto di collocazione di tale cosa o di tale evento in una classe.
Attributi e concetti
L’intento della categorizzazione sistematica, paragonata alla caratterizzazione ad hoc, è che si cerca di trovare un minimo insieme di attributi validi, capaci di guidarci verso una serie di decisioni categorizzatrici concernenti molte forme di identità.
Il processo di conseguimento dei concetti
Una strategia si riferisce a uno schema di decisioni nell’acquisto, conservazione e utilizzazione dell’informazione, che serve a raggiungere certi scopi, cioè a garantire certe forme di risultati e a garantirsi contro altre forme di risultati.
La questione se una persona è o non è cosciente della sua strategia, pur essendo interessante, è fondamentalmente irrilevante per la nostra ricerca. Possiamo notare che una delle principali differenze tra varie strategie è la percentuale dei casi in cui esse eliminano ipotesi alternative circa la rilevanza dei valori di attributi per la identificazione degli esemplari di un concetto.
Strategie di selezione nel conseguimento dei concetti
In questo capitolo concentriamo la nostra attenzione sui concetti congiuntivi. Poniamo davanti a un soggetto tutti i casi che rappresentano le varie combinazioni di quattro attributi, ciascuno con tre valori: una serie di 81 cartoncini, ciascuno con una diversa forma di immagine, con un diverso numero di immagini, con un diverso colore per le immagini, con un diverso numero di cornici. Spieghiamo al soggetto che cosa s’intenda per concetto congiuntivo: una classe di cartoncini, che abbiano un certo insieme di valori di attributi, come “tutti i cartoncini rossi”, “tutti i cartoncini contenenti quadrati rossi e due cornici”. Come esercizio pratico, chiediamo al soggetto che ci mostri tutti gli esemplari di un dato concetto. Quindi gli diciamo che abbiamo un concetto in mente, che alcune carte dinanzi a lui lo illustrano e altre no e che il suo compito è di determinare quale sia questo concetto. Cominceremo sempre con il mostrargli un cartoncino come esempio illustrativo del concetto, cioè un caso positivo di quel concetto. Il suo compito è quello di scegliere i cartoncini adatti ai controlli di cui ha bisogno; deve sceglierli uno per volta e, dopo ciascuna scelta, gli diremo se il cartoncino che ha scelto costituisce un caso positivo o un caso negativo. Egli può azzardare un’ipotesi dopo ciascuna sua scelta, ma non può presentare più di un’ipotesi dopo ciascuna scelta. Se non vuole presentare alcuna ipotesi, non è obbligato a farlo. Gli si chiede di raggiungere il concetto nel miglior modo possibile. Egli può scegliere i cartoncini in qualsiasi ordine voglia.
Si possono distinguere quattro strategie mediante le quali una persona può procedere nel suo compito. Le chiameremo:
- strategia di esame simultaneo,
- strategia di esame successivo,
- strategia di messa a fuoco conservativa,
- strategia di messa a fuoco variabile.
STRATEGIA DI ESAME SIMULTANEO. Nella serie di cartoncini, composta di casi che possono presentare uno qualsiasi dei tre valori di quattro diversi attributi, ci sono 255 possibili modi di aggruppare i casi in concetti congiuntivi. Un primo cartoncino positivo logicamente elimina 240 di queste possibilità; il valore informativo di ciascun altro cartoncino, positivo o negativo, successivamente presentato, può essere similmente descritto a seconda delle restanti ipotesi che elimina. Ora, l’esame simultaneo consiste essenzialmente nell’usare ciascun caso incontrato come un’occasione per dedurre quali ipotesi possano essere mantenute e quali restino eliminate. Questa strategia è molto impegnativa, perché il soggetto deve trattare molte ipotesi indipendenti e ricordarle a memoria. Inoltre, si tratta di un processo deduttivo impegnativo.
Si supponga, per esempio, che nel nostro esperimento un soggetto abbia ridotto le possibili ipotesi a tre sole: o che tutti i cartoncini siano rossi, o che tutti i cartoncini abbiano dei circoli, o che tutti i cartoncini abbiano circoli rossi. Le precedenti scelte hanno eliminato tutte le altre ipotesi.
Per rendere più facile l’assimilazione e la conservazione dell’informazione contenuta nei casi incontrati, l’esame simultaneo non è raccomandabile. Dopo ogni scelta il soggetto deve affrontare il difficile processo di deduzione delle ipotesi eliminate e deve ricordare a memoria il risultato di queste deduzioni. Sembra che non ci sia mezzo di ridurre questo sforzo di inferenza e di memoria nell’uso di questa strategia.
L’esame simultaneo non fornisce neanche un modo – o almeno nessun modo pratico – di regolare il rischio della prossima scelta.
STRATEGIA DI ESAME SUCCESSIVO. Questa strategia consiste nel controllare una sola ipotesi per volta. Il soggetto ha formulato l’ipotesi che il rosso sia il carattere comune a tutti i cartoncini giusti e sceglie casi contenenti il rosso per vedere se sono casi positivi. Egli procede controllando le ipotesi, finché giunge al concetto giusto. Quindi colui che tipicamente segue questa strategia limita le sue scelte a quei casi che forniscono un controllo diretto della sua ipotesi.
Ora è ben chiaro che questa tecnica di scelta dei casi non può garantire che la persona incontri casi che contengano il massimo di informazione possibile.
Ne segue che questa strategia vale poco dal punto di vista della regolazione del rischio.
Essa consiste di fatto nel giocare di congettura con lo sperimentatore, nello scegliere un ordine di ipotesi da controllare.
Il vantaggio sta quasi tutto nel fatto che fa risparmiare sforzo cognitivo. Si richiede un’inferenza limitata e il principale sforzo della memoria consiste nel tenere presente quelle ipotesi che sono state già controllate e sono state trovate inaccettabili.
I soggetti umani, e anche quelli di altre specie, preferiscono controllare direttamente un’ipotesi, sulla quale possano lavorare.
Può darsi che la ragione per preferire il controllo diretto stia nell’interesse dell’economia cognitiva: infatti risparmia a una persona di dover trasformare la sua conoscenza.
In ogni caso, quando un soggetto si comporta nel tipico modo della strategia dell’esame successivo e si limita a controllare i casi direttamente legati alla sua ipotesi, il suo comportamento segue il principio del controllo diretto. Per dirla in breve, l’esame successivo è poco utile a garantire il massimo di informatività delle scelte che una persona fa, come a regolarne il rischio. Il suo vantaggio principale consiste nel ridurre lo sforzo cognitivo, limitando chi lo usa al controllo diretto sulle ipotesi. Come tale, la sua principale utilità può manifestarsi quando il processo cognitivo diventa difficile e quando ci sono buone ragioni per credere che una particolare ipotesi risulterà corretta.
STRATEGIA DI MESSA A FUOCO CONSERVATIVA. In breve, questa strategia può essere descritta come l’identificazione di un caso positivo da usare come punto focale, cui segue una serie di scelte, ciascuna delle quali altera solo un valore di un attributo del fuoco stabilito e controlla se il cambiamento dia luogo a un caso positivo o ad uno negativo. Quei valori dell’attributo del cartoncino messo a fuoco, che, quando sono cambiati danno un caso negativo, sono caratteristiche del concetto. Questa strategia garantisce senz’altro che ciascun caso incontrato sia informativo. Seguendo tale strategia si possono evitare completamente i casi superflui. Inoltre, la strategia garantisce che ciascun caso incontrato contenga un massimo assicurato di informazioni.
I vantaggi di economia cognitiva che vengono da questa strategia sono notevoli. Il primo di questi è che, usando tale strategia, il soggetto diventa capace di trascurare completamente lo sconcertante affare di eliminare le possibili ipotesi dal dominio di 255 possibili aggruppamenti dei casi. Poiché, di fatto, si tratta di una tecnica intesa a controllare la rilevanza degli attributi. Dato un cartoncino positivo iniziale, le scelte servono a considerare i quattro valori degli attributi del cartoncino messo a fuoco, uno per volta, per vedere quale di questi possa essere eliminato. Un secondo contributo di questa strategia all’economia cognitiva è che garantisce che la rilevanza di tutti i valori di attributi del cartoncino messo a fuoco sia controllata in modo relativamente diretto. Un terzo vantaggio è più sottile. Scegliendo come fuoco un particolare caso positivo, si riduce la complessità e l’astrattezza del compito di tenere presente l’informazione incontrata. Tutte le scelte successive e i loro risultati possono essere riferiti a questo caso focale.
Dal punto di vista dell’economia cognitiva questa strategia ha un notevole vantaggio. Il compito di ricerca imposto a chi usa la strategia di messa a fuoco conservativa può essere notevole.
Immagine di Copertina tratta da Maths No Problem.

