Oltre Andromeda. Dove vai pensiero? Parte 14 di 14

  • Tosco. Tu che dici dei buchi neri, Almach, la sai l’ultima? È che i buchi neri non esistono, almeno così come la teoria ce li presenta. Anziché di buchi neri si dovrebbe più propriamente parlare di stelle formate da energia oscura, quell’energia che tanto scatena la fantasia dei nostri scienziati e che pare vada a costituire il sessanta per cento di tutto l’Universo e sia alla base della sua continua espansione. Vedi, le cose starebbero così: prendiamo una stella nella sua fase di collassamento; in questa fase accade che lo spazio/tempo contenuto all’interno del corpo celeste si riempie di energia oscura e questa esibisce un comportamento che noi abbiamo attribuito ai fantomatici buchi neri, accollando a loro la responsabilità del prodursi di strani effetti gravitazionali. L’energia oscura, un aspetto dell’Universo che ancora non conosciamo bene, si riempie dunque di gravità negativa all’interno della quale viene rimbalzato ciò che in un primo tempo era stato risucchiato[1]. Un bel gioco, vero? Una pallina da tennis che va e viene!
  • Almach. E allora mi sai dire che ne facciamo dell’ultima scoperta venuta alla ribalta? Ti dirò. È una notizia apparsa su una pagina web dell’Unione Astrofili Italiani. Riporta un’importante scoperta realizzata a fine estate 2008: un buco nero gigantesco, di una massa pari a un miliardo di volte quella del nostro sole. Si trova a circa mezzo miliardo di anni luce da noi, una distanza che potrebbe essere coperta se mettessimo in fila più di 5.500 volte la nostra Via Lattea. Si tratta di un nucleo galattico attivo che gli astronomi hanno battezzato con il nome di Markarian 501 da quando, verso la fine dei trascorsi anni ’60, ne furono individuate le tracce. Da questo buco nero si sprigiona un getto di materia e di energia di spaventose proporzioni e potenza che, una volta liberato, va a diffondersi nello spazio circostante a una velocità impressionante, simile a quella della luce per difetto di appena due millesimi di volte. Questo ciò che sappiamo al momento, ma che cosa ci dovremmo attendere dal proseguimento delle ricerche che si avvalgono di strumenti sempre più sofisticati? Una delle ultime scoperte, tanto per restare in argomento, è quella di un ammasso di galassie trovato a una distanza mai raggiunta in precedenza: ne dà notizia un comunicato della UAI[2] emesso in data 22 ottobre 2009: si tratta dell’ammasso di galassie più distante mai osservato; grazie allo United Kingdom Infrared Telescope e al telescopio spaziale Chandra ne è stata dapprima individuata, successivamente confermata, la presenza a una distanza di 10.2 miliardi di anni luce da noi; è un agglomerato di galassie, gas e materia oscura governati dalla forza gravitazionale, uno fra gli oggetti più massicci ospitati dall’Universo. È stato chiamato JKCS041 e lo vediamo, già pienamente formato, così com’era quando l’Universo aveva appena un quarto della sua età attuale. C’è attorno a noi un Universo di energia e di mondi che ci sovrasta, dotato di dimensioni e potenza che superano ogni nostro potere di immaginazione.
  • Tosco. E di quell’altra scoperta, che ne direste? Ve la racconto. Dice che all’interno dello spazio la colpa sarebbe tutta del tempo, perché è proprio lui, il tempo, a manifestare segni di rallentamento. Dunque, il ragionamento si sposta su un altro piano di analisi. Sarò più chiaro. Si dice ora che non è che l’Universo si stia espandendo. Piano, andiamo piano, facciamo prima un esempio: sei fermo sul treno in partenza alla stazione, guardi fuori dal finestrino e vedi un treno fermo sul binario di fianco, hai la chiara impressione che il tuo treno si muova, allora dici, finalmente siamo partiti. Dopo due secondi, ti accorgi che le colonne della pensilina sono sempre ferme; ohibò, non siamo noi a muoverci, pareva troppo liscia la partenza, è l’altro treno che è in arrivo e fra poco sarà fermo. Tutto relativo. Semplice, no? Ebbene, allo stesso modo l’Universo non si starebbe espandendo sempre più velocemente allontanandosi da un suo ipotetico centro, ma l’origine di quest’illusione starebbe tutta nel fatto che invece è il tempo a rallentare progressivamente la propria corsa, fino a quando, come il treno che si muove al mio fianco, si fermerà del tutto. Be’, queste sono soltanto ipotesi che provengono da uno studio firmato da Jose Senovilla, Marc Mars e Raul Vera dell’Università dei Paesi Baschi e Salamanca, pubblicato su “Physical Review D”. Uno studio che mette in discussione la stessa materia oscura di cui tanto s’è parlato, quella che era stata eletta come la causa dell’accelerazione in fuga delle galassie. Nulla di tutto ciò, allora. Sarebbe piuttosto il tempo, con il suo rallentamento, a farci percepire l’Universo in accelerazione, mentre in realtà è il Cosmo, nella sua fattispecie temporale, a rallentare.[3]
  • Sirrah. E noi qui, su questo esausto pianeta, stiamo ad ammazzarci e a distruggere tutto quanto per quattro miseri pozzi di petrolio ormai prossimi all’estinzione. Davvero: siamo così piccoli!
  • Ottero. Dovremo accontentarci di richiamare lo sguardo da tanto lontano e riportarlo qui vicino a noi, su queste lande desolate dell’Atacama. La nostra mente è ovviamente vittima inconsapevole di una gigantesca beffa, quasi un velivolo perfetto sotto il punto di vista tecnologico, dotato di un motore efficientissimo ma che, all’ultimo, il costruttore abbia scordato di dotare dell’elica.
  • Mirach. Abbiamo corso il rischio, nel vortice della nostra discussione, di addentrarci nell’ambito della metafisica. Con ogni probabilità viene da pensare che non sarebbe stata un’idea del tutto sbilanciata. Un tuffo nella metafisica potrebbe rivelarsi ristoratore e poi, in quel contesto, il pensiero godrebbe di tante possibilità per esprimersi in modo meno rigorosamente logico e più creativo, più fantastico.
  • Ottero. Perfetto, però prima lasciami portare avanti ancora un paio di considerazioni sul significato di “volontà” per Schopenhauer, perché all’interno di tale significato vedo ancora tante contraddizioni. Lo stesso Schopenhauer, infatti, si domanda, a un certo punto, quali vantaggi tragga la volontà da tutti i tentativi posti in atto per realizzare la propria affermazione. È un altro modo, secondo me, di chiedersi perché la volontà c’è. Sta di fatto, questa la spiegazione di Schopenhauer, che la volontà, in tutti i gradi del suo fenomeno, manca di uno scopo o fine ultimo.
  • Tosco. Ma di che razza di roba stiamo parlando?
  • Ottero. È così, essa è in un continuo stato di aspirazione senza che possa essere appagata e, in questo stato, si estende nell’infinito.
  • Tosco. Facile a dirsi, ma prima dammi con parole comprensibili una definizione plausibile di infinito.
  • Ottero. Un ciclo continuo di ripresentazione delle forme, come accade alla pianta e al seme.
  • Tiziano. L’aspirazione della volontà è dovuta a mancanza, pertanto è dolore in quanto privazione di qualcosa di cui ha bisogno. Non avendo mai termine tale privazione, allo stesso modo la sofferenza che ne deriva non conosce limiti. Di qui, vita-consapevolezza-sofferenza sono un tutt’uno.
  • Tosco. Ed eccola qual la spiegazione del male che c’è nel mondo!
  • Tiziano. E, tuttavia, sarebbe la sofferenza, insieme al bisogno e alla privazione, a dar senso alla vita, al punto che la sofferenza sarebbe la sensazione positiva, quando invece le parentesi di felicità che qualche volta ci vengono concesse sarebbero di natura negativa in quanto fallacie non durevoli. La vita intera, allora, si riduce a un languido aspirare e soffrire. Ciascuno di noi non è altro che un nuovo breve sogno dell’infinito spirito naturale, della suprema volontà di vivere.
  • Tosco. “Eh, ragazzo mio, noi viviamo un sogno dentro un sogno…” diceva Totò in uno dei suoi film. Potrei aggiungere: dentro un altro sogno, dentro un altro sogno… e via così senza sapere dove fermarmi. E allora torno alla mia convinzione: “Patior, ergo sum”!
  • Ottero. Che cosa possiamo capire del nostro essere ora e qui… Dietro la nostra esistenza, dice Schopenhauer, si nasconde di certo qualcosa che non conosciamo, ma che potremmo veramente vedere in volto se solo diventassimo capaci di distaccare il mondo da noi stessi. Eliminando il mondo, le rappresentazioni, la volontà, arriviamo alfine a immergerci nel puro nulla.
  • Mirach. È qualcosa che mi riporta all’immagine del “black-hole”, il buco nero, che ci rappresentiamo per necessità di speculazione scientifica, benché non ne possediamo un’immagine visiva.
  • Tiziano. Il nostro essere ora e qui rimane pur sempre un mistero e questo mistero possiamo tentare di dipanare cercando di comprendere il mondo stesso, di comprenderlo a fondo, coniugando al punto di giusto equilibrio l’esperienza esteriore con l’esperienza interiore. Ma, attenzione, con tutti gli sforzi di cui siamo capaci noi possiamo avvicinarci a questo obiettivo, ma non riusciamo a raggiungerlo pienamente. Siamo ancora nell’asintote: una comprensione conclusiva e definitiva dell’esistenza dell’Universo non l’avremo mai.
  • Tosco. E rieccoci daccapo: gira e rigira e alla fine della fiera non abbiamo risolto un bel niente! Dopo tutte le nostre avventure mentali… È stato tutto inutile? Mi consolo: per quanto mi riguarda so, per lo meno, di aver acquisito una consapevolezza più consapevole. Per il momento mi basta.
  • Ottero. Ho saputo che lasceremo queste alture aride e andremo a vedere il mare. Ebbene, propongo alla compagnia: riserviamoci l’ingresso in un mondo meno avaro all’immaginazione per quel che riguarda la direzione dei nostri pensieri, a quando ci saranno di conforto la tiepida brezza marina e la lussureggiante vegetazione dell’entroterra.

[1] Notizia diffusa da Leonardo/RAI3, “Telegiornale della Tecnologia e delle Scienze”, RAI3, 06 Aprile 2005.

[2] Unine Astrofili Italiani – www.uai.it

[3] Da Televideo del 21 giugno 2012.


Immagine di Copertina tratta da Phys.

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