Che cosa c’è di vero nella Bibbia? Parte 1 di 9

Premessa

Da tutta l’esposizione che qui di seguito curerò credo che la via più consigliabile sia quella di fermarmi a riflettere, ma a costo di non poco sacrificio. Se condensiamo le osservazioni che andrò riportando, l’impressione potrà risultare quella di uno che si sia messo in testa di screditare l’indirizzo religioso sulla scia del quale è cresciuto ed è stato educato. Non è così. Semplicemente mi è accaduto che, nel volgere dei miei anni, e in particolare di questi ultimi, qualcosa di indefinibile sia subentrato nella mia coscienza e mi abbia spinto a incappare in una serie di dubbi sulla via della conoscenza, innescati da ciò che vedevo accadere nel mondo e da quanto i mezzi di informazione di massa portavano quotidianamente alla luce dei fatti. Qualcosa di indesiderato era scatto in me e mi spingeva a pormi una domanda dietro l’altra su comportamenti, vicende, situazioni scabrose in cui scoprii coinvolti uomini di Chiesa.

Provenivo da un ambiente, quello della mia infanzia sino alla giovinezza, assolutamente cattolico e l’educazione che mi fu impartita sapeva di qualcosa come di coercitivo, non comprensibile e non compreso. Era un tipo di educazione improntata a una severa ortodossia cattolica, pressante, ponderosa, persino asfittica. Così fu, comunque, e mi trovai sin oltre l’adolescenza a nutrirmi di quell’atmosfera. Poi, si sa, nella vita accadono fatti nuovi, a volte traumatici per gli effetti che possono lasciare, e cominciai a guardare più attentamente all’interno delle convinzioni nelle quali ero come inchiodato. Andò avanti così, per anni, con passaggi tra l’incertezza, lo sconcerto e l’indifferenza, sino al tempo della maturità. Qualcosa in me stava prendendo forma nel senso del cambiamento che andava piano piano impossessandosi dei miei principi morali e religiosi. Un giorno, come si dice, nel corso del cammin della mia vita, spinto da un pressante senso di insoddisfazione e di disorientamento decisi di perfezionare, almeno un po’, il bagaglio delle conoscenze che intrattenevo in materia di fede religiosa. Decisi di leggere la Bibbia, da capo a fondo, non l’avevo fatto ancora prima di allora. E, scorrendo le pagine l’una appresso all’altra, rimasi ora sorpreso, ora stupefatto, ora sbigottito, finanche inorridito e disgustato. Mi ero imbattuto in argomenti che non conoscevo e che crearono in me un sensibile turbamento. Fu così che intrapresi una ricerca seria sul significato che può discendere dai racconti della Bibbia cattolica, presi nota, commentai, approfondii le ricerche affidandomi a una serie di fonti che mi avrebbero aiutato a formare probabilmente nuove idee. Ecco allora che prese forma l’edizione di un lavoro di ricerca, il trittico Regno celeste, Impero terreno, edito da IBN, Roma 2020, la cui rilettura mi ha stimolato a mettere su carta una serie di riflessioni più circostanziate e spero più approfondite e fedeli alla realtà, sempre nella speranza di capirci qualcosa di meglio nel guazzabuglio di eventi da me trattato sulla trilogia in parola. E, allora, perché non cercare di comporre una sorta di carta di identità della Chiesa cattolica che oggi molto parla di pace, di perdono e di accoglienza? Proviamoci, ma credo che nulla aggiungerò di nuovo a quel che precede, soltanto un balzare, come su pietre di guado nel mezzo di un torrente capriccioso, da una scena a quella successiva. Può darsi che ne venga fuori una panoramica più soddisfacente di fronte ai miei interrogativi.

Parto dunque dall’inizio delle letture e dalle conseguenti analisi da me compiute. In altri termini proverò a fare una specie di radiografia del comportamento dei membri della Chiesa cattolica, questa volta con il proposito, non proprio benevolo, di metterne in evidenza i risvolti negativi e le sembianze contraddittorie di cui i fatti si sono rivestiti nell’iter evolutivo dell’istituzione religiosa. Di questi aspetti poco rassicuranti della fisionomia nella quale il corso della Storia non può fare a meno di dipingere il vero volto della Chiesa cattolica ne incontro, portando avanti la lettura dei Libri sacri, a bizzeffe, ed è su questi che desidero soffermare la mia attenzione, per l’intima contraddizione che li distingue e li tiene lontani dalle parole professate da Gesù Cristo e riportate sui Vangeli canonici.

Inizierò dal Vecchio Testamento che di queste storture evolutive è impregnato. Partiamo dal personaggio numero uno, il Dio d’Israele. Dalla lettura dei Libri in era veterotestamentaria scaturisce la figura di una divinità dai tratti poco rassicuranti: un Dio ostile al popolo da lui eletto, un Dio che non disdegna di essere chiamato in causa sulle scene dove abbondano crudeltà, violenze, stragi di proporzioni tali da poter essere annoverate negli annali storici dei genocidi, un Dio capace di maledire i propri sudditi e di promettere loro avversità e piaghe fra le più insopportabili, un Dio affettivamente ambivalente, ora amoroso ora furioso e distruttivo. Senza dubbio alcuno una divinità radicalmente antropomorfizzata, portante in sé i peggiori difetti propri dell’umana natura, al punto da ammettere di essere geloso qualora il popolo da lui protetto ardisca rivolgersi ad altre divinità, a idoli pagani. Un Dio, infine, che si appaga, ma non sempre e non in ogni occasione, delle afferenze sensoriali coltivate dalla gente del tempo, come ad esempio del “soave” profumo innalzato dagli altari sui quali si sacrificavano vittime animali abbrustolendone parti organiche.

Fin qui quanto si desume dalle pagine scritte per effetto di “ispirazione divina”, quanto basta per inorridire di fronte ad atti di ferocia e di sterminio perpetrati nel nome di Dio. Quanto basta, ancora, per rifiutare di dare credito cieco a una istituzione religiosa che si vanta di aver affondato le proprie radici su una storia fatta di atrocità e di pianto disperato, dalla quale non è possibile sperare che discenda alcunché di buono, di consolatorio. Eppure i Libri del Vecchio Testamento vengono a tutt’oggi richiamati nelle omelie religiose, ovviamente con il trascurare di proporre i passi più disumani e inconcepibili alla nostra idea di umanità, di civiltà e di rispetto per i nostri simili.

Un balzo in avanti e mi vengo a trovare in epoca neotestamentaria con i Vangeli, il libro dell’Apocalisse, gli Atti e le Lettere degli Apostoli. La cosa che più mi ha sorpreso, e anche un po’ sconvolto, è stata la constatazione che le parole di Gesù non abbiano avuto un seguito felice, e questo da molto presto, dopo la morte del Messia. Non mancarono occasioni, per i seguaci di Gesù, di avventurarsi in dispute a non finire, in conflittualità ideologiche seguite da molteplici divisioni, veri e propri piccoli scismi dell’esordio del cristianesimo. Conflittualità, per precisare, che assunsero le sembianze di interessi politici e di potere, sino anche allo sfociare in conflitti armati per la difesa e la supremazia di interessi di parte e di punti di vista divergenti. Ben presto si mise di mezzo la spinta tutta mondana e materiale per il possesso della supremazia sui popoli, e il vero Dio veniva messo da parte per inseguire promesse più immediate, più allettevoli e più attraenti. Un altro aspetto che mi ha colpito in particolare è stato quello che riguarda la fedeltà dei testi alla parola originaria. Da qui il sospetto che, parlo dei Vangeli in particolare, molti dei loro contenuti, passando di mano in mano nelle sedi di cultura, abbiano subito variazioni, tagli e aggiunte, a seconda della direzione in cui volgevano i fatti in epoche storico-sociali successive. Fu il vaglio operato dai Padri della Chiesa nascente a valutare quali parti della Rivelazione scritta si sarebbero dovute conservare e tramandare e quali altre recisamente da scartare perché non fedeli ai principi religiosi al tempo venerati dalla casta dominante.

Altro argomento critico: si è molto discusso sulla conformazione della famiglia di Gesù, ma i confronti portati sul tavolo hanno lasciato il tempo che hanno trovato. Però, in tutto questo discorso molto porta a riflettere quell’attributo “didimo” con il quale è riconosciuto Tommaso. Didimo è un termine che ha il significato di ‘gemello’ e, se è vero che Tommaso era fratello di Gesù, in questo caso non si può dire che l’esser fratello si possa intendere come l’esser figlio di Giuseppe, nato però da una precedente sua sposa. L’appellativo didimo non può escludere che Tommaso sia nato in compagnia di Gesù, suo gemello, entrambi e contemporaneamente da Maria. È uno dei tanti misteri che fanno ressa ai margini della curiosità del lettore, ma neanche lo ritengo una questione di principio in quanto non porta con sé quella rilevanza che la veridicità dei Vangeli richiede. D’altra parte Tommaso poteva esse gemello di un altro fra i discepoli, non proprio di Gesù, ma non esistono termini nelle righe dei Vangeli pronti a risolvere questa possibilità. Ciò che invece più preoccupa, su questo filone di riflessioni, è il carattere istituzionale assunto dalla Chiesa cattolica negli ultimi tempi che hanno portato fino a noi, un carattere che per molti versi era irriconoscibile, degno di una potenza economica non senza prerogative politiche, pervenuta a una statura istituzionale così solida da farne un soggetto religioso sempre più lontano dalla misericordia divina. Penso alle Crociate al cui seguito giacquero migliaia e migliaia di vittime, penso all’Inquisizione con tutte le atrocità di cui fu protagonista, penso alla caccia alle così dette ‘streghe’, alle lotte cruente contro i dichiarati eretici, Catari, Albigesi, Valdesi e quant’altro. Penso, ancora, alla connivenza con orde fameliche di conquistatori senza scrupoli nel disporre della vita dei vinti. Scene orrende si aprirono in molte lande del nostro mondo, non soltanto in Europa, sino a quando il deterrente fisico, sotto l’influsso dei progressi storico-culturali e di un primo assurgere del senso di dignità umana e di diritto, non riuscì più a far presa sul volgo, allora si ricorse all’uso di metodi coercitivi basati sull’induzione psicologica, sulla paura per un futuro incerto oltre la vita terrena, sulla suggestione profonda esercitata sulla massa sotto-acculturata, sull’imbonimento spirituale, sull’apporto consolatorio e sulla ieraticità esasperata degli atteggiamenti. Infine l’asservimento al nemico, lo sterco del diavolo, senza il quale le basi su cui si reggevano i precetti e i dogmi della Chiesa cattolica sarebbero sprofondati. Se i vertici del cristianesimo volgessero lo sguardo indietro e facessero, nel loro gergo, un umile esame di coscienza, allora probabilmente dovrebbero abbracciare la consapevolezza, la contrizione, la richiesta di perdono, il risarcimento dei danni, per quanto possibile, procurati a milioni di vittime innocenti e ignare. E, soprattutto, silenzio, non spavalderia, non il gettarsi in discussioni politiche e sindacali, non tollerare che continuino a verificarsi, fra i ranghi della Chiesa, episodi profondamente immorali.

Facciamo il nostro ingresso nella Bibbia: dobbiamo credere a tutto il testo propostoci? Non proprio. Una lettura integrale, dopo che in questo compito già mi sono cimentato a suo tempo, richiederebbe sicuramente molto tempo e credo non ne valga la pena, a vedere l’analisi approfondita apparsa nella mia trilogia Regno celeste, Impero terreno edita da IBN, Roma, sopra citata. Reputo assai più redditizio, ai fini di una chiarificazione culturale circostanziata, percorrere l’itinerario seguito nell’esposizione dei tre volumi citati, sostando alquanto nei momenti in cui mi si presentano punti particolarmente critici richiedenti riflessioni aggiuntive. Arriverò pertanto a scoprire la presenza di alcuni “nodi” che mi consiglieranno di sostare alquanto per gettare maggiore luce sui concetti sviscerati. Ritengo questi nodi qualcosa che può assomigliare a un rinforzo di volta in volta apprestato con robusti puntelli per sorreggere un’impalcatura il cui peso potrebbe avere ragione dell’equilibrio complessivo. Nodi, anche, come punti di sutura su una breccia aperta e quasi insanabile, non già organica ma discrezionale per sua natura e per la qualità dell’approccio inquisitivo di cui ciascun soggetto umano dispone per propria cultura e capacità di valutazione. Sicuramente la copiosa varietà di questi nodi guiderà la mia mano a esprimere punti di vista indubbiamente personali, che potranno essere condivisi o meno da chi vorrà introdursi fra queste righe. Nodi, ancora, come tratti verticali di parete rocciosa che impavidi arrampicatori combattono per superarne la resistenza. Sono verosimilmente ostacoli che costringono a indugiare con piccole soste, a servirsi di attrezzi portati con sé e usati alla bisogna come in una arrampicata alpina per assicurare la persona con il massimo della garanzia per la sua incolumità fisica e il suo agio psicologico. Sono momenti di attenzione e di particolare tensione, di profonda concentrazione, di enorme soddisfazione per un passo guadagnato in più. Così come il rocciatore, quand’anche esperto e allenato, può attraversare momenti di apprensione raffiguranti persino qualche ombra di dubbio, può succedere allo stesso modo a un lettore attento e appassionato di imbattersi in sensi di scoraggiamento, di timore per la struttura delle proprie convinzioni. L’importante risiede nella ferma volontà di non cedere ai momenti di debolezza, ma di proseguire con fierezza nel cammino intrapreso, sicuri che come la vetta apparirà agli occhi affascinati e stupefatti dell’alpinista, così pure per il lettore impegnato è possibile incontrare sprazzi di luce apparsi per illuminare opportunamente i suoi passi.

Sulla scorta di questo lavoro non cerco consensi, non desidero voti di favore né riconoscimenti di qualsivoglia genere. Il mio obiettivo è quello di creare comunicazione, di inviare stimoli capaci di mobilitare il pensiero se possibile. E, se non sono troppo presuntuoso, cercare di risvegliare le menti su argomenti e fatti che generalmente vengono accantonati per il loro apparire scomodi in quanto a valenza di forze impiegate a smuovere stereotipi, a mettere in forse certezze consolidate, ma in questo senso anche a creare uno stato di crisi nei confronti dei vari ‘credo’ che ci circondano. Procurerò di numerare i nodi che andrò ad affrontare, per facilitare un ritorno, un rimando, un agganciamento con qualcosa di pertinente che già sia stata trattata.

Un successivo aspetto dell’analisi che va a seguire ha a che vedere con la formulazione di alcune ipotesi, queste pure numerate su punti rivelatori di novità assoluta, sempre in forma di ipotesi ovviamente, aperte comunque a un ventaglio di possibilità che siano potute accadere, che nell’attimo corrente accadono.

Allora iniziamo con questo avventuroso e promettente viaggio e in questo mi viene subito da pensare a una circostanza di cui le pagine della Bibbia sono oltremodo ricche, ma… alla prossima puntata.

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