Andiamo male, molto male! – Parte 4 di 5

Nel 2022 almeno 15 mila persone sono morte in Europa per il caldo record. L’Oms riferisce: tra i Paesi più colpiti la Spagna e la Germania. I tre mesi da giugno ad agosto sono stati i più caldi in Europa da quando si monitora il dato climatico. Le temperature eccezionali hanno portato alla peggiore siccità mai registrata dal Medioevo. Quasi 4 mila decessi in Spagna, più di mille in Portogallo, oltre 3.200 nel Regno Unito e circa 4.500 in Germania nei tre mesi estivi. Alla Cop 27 il segretario generale dell’Onu ha affermato: “L’umanità ha una scelta da compiere: o cooperare sul clima o morire”. Intanto la Natura, tradita e offesa, imperversa in sfoghi sempre più pesanti. È del 13 marzo 2023 la notizia diffusa dai mezzi di informazione secondo la quale l’anno 2023 si sta dimostrando il più caldo in assoluto, e siamo soltanto a marzo! “Con una temperatura di 1,44 gradi sopra la media storica il Nord è a secco e l’anomalia investe tutta l’Italia”. Siamo a quota “+0,76 gradi rispetto alla media”. Questi sono i dati rilevati dall’analisi di Coldiretti su dati Isac Cnr che rilevano le temperature dal 1800”. Nel primo bimestre 2023 abbiamo avuto una diminuzione pari al 30% di piogge, accompagnata da uno scarso potenziale nevoso su Alpi e Appennini. “Circa 300 mila aziende agricole si trovano nelle aree colpite dalla siccità. La situazione più critica nella Pianura Padana che produce quasi un terzo dell’agroalimentare italiano. Ma non solo Italia, il problema è generale: il primo giorno di primavera, 21 marzo 2023, annuncia una triplice minaccia di crisi legate all’acqua che mette in pericolo la vita di 190 milioni di bambini in Africa. Uno studio della Commissione Europea diffonde l’allerta dovuta alle preoccupazioni sollevate dalla siccità in Italia, Francia e Spagna. Si tratta di impatti ormai visibili, coinvolgenti l’approvvigionamento idrico per uso umano, per l’agricoltura e per la produzione di energia. Lo comunica un rapporto sulla siccità in Europa, emesso dal Centro Comune di Ricerca (JRC). Dopo quella del 2022 l’Europa e l’area del Mediterraneo, secondo gli esperti, potrebbero affrontare quest’anno un’altra estate estrema. Ancora tristi notizie sugli approvvigionamenti alimentari a livello mondiale. Sono i comunicati dell’11 novembre 2023 che annunciano: “I sistemi alimentari di tutto il mondo affrontano sfide sempre maggiori, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità, dal degrado del suolo alla volatilità dei mercati agricoli. Sono dati diramati dal WWF con il rapporto “L’effetto del clima sull’agricoltura nel 2023”. A livello globale i raccolti potrebbero ridursi del 3-12% entro la metà del secolo e dell’11-25% entro fine secolo. Nel 2023 in Italia si è perso più della metà del raccolto di ciliegie, pere e mele rispetto all’anno scorso. Anche olio e vino subiscono un calo preoccupante nei confronti del 2022”. E in tutto questo sfondo grigio serpeggiano le ingiustizie sociali: come rileva Bankitalia il 9 gennaio 2024, “Il 5% delle famiglie italiane più ricche possiede circa il 46% della ricchezza netta totale”; un rilievo che si amplifica per certe altre aree del Pianeta.

Dopo la lettura di queste angosciose rivelazioni, non tutte dell’ultima ora, ma che datano ormai da decenni, mi viene da pensare: C’è poco tempo, è tardi, indietro non si torna e qualcosa dobbiamo fare, ma che cosa? Immagino che le opzioni di intervento per salvare il clima, il Pianeta e l’Umanità possano essere di tre tipi: la prima, quella che prevede interventi della tecnologia e delle scienze applicate per dare forma a filtro e marchingegni capaci di arrestare l’emissione di gas serra; la seconda, quella che riguarda i comportamenti di tutti gli umani per il medesimo scopo.

La prima ipotesi si porta appresso un ventaglio di grossi problemi tra progettazioni, costi di produzione, ulteriore inquinamento che la produzione industriale comporta, tempi lunghi e volontà politica di attuazione. Non so se il bilanciamento tra costi e benefici riuscirebbe a soddisfare le esigenze operative. Qualcuno già si è mosso su questa via, ma i risultati non si sono visti, anzi la situazione mondiale è peggiorata rapidamente. La seconda opzione si richiama al senso di responsabilità dei governi e dei singoli nel consumare risorse fondamentali producendo inquinamento. Ossia non ci sarebbe altra via che consumare di meno, accontentandosi del necessario e abolendo il superfluo, sino anche, su un piano sociale umanitario, a garantire alla totalità delle persone dignità di vita e di lavoro. Tutto questo, è lampante, porterebbe a una possibile rivoluzione fra ceti di diversa estrazione socio-economica. Qui si parla di rinuncia a una serie di beni, ma chi aderirebbe a una sollecitazione di tal fatta? Troppi freni e ostacoli si frapporrebbero a una decisione di questo tipo, anche perché si dovrebbe comunque sempre fare i conti con la corruzione e con l’egoismo innato in ogni individuo e ceto sociale. E allora?

E allora passo alla terza ipotesi: semplicemente, di fronte all’inerzia e ai contrasti di opinione degli umani sarà Madre Natura a metterci mano, risolvendo il problema con metodi che nulla lasciano al “se” e al “ma”. Noi, poveri presuntuosi e incapaci, saremo spazzati via nel giro di poco tempo.

Intanto arriva il 19 novembre 2022 con notizie che veramente poco ci rallegrano, ce le riferisce il Rapporto di Legambiente “Il clima è già cambiato”: nei primi dieci mesi del 2022 sono stati 254 i fenomeni meteorologici estremi in Italia, il 27% in più di quelli dell’intero 2021. Negli ultimi anni sono stati 1.503, con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia, Lombardia, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto. Ora, siamo al 21 novembre 2022, lunedì, vado a constatare con poco piacere che le mie previsioni espresse qualche giorno fa si avverano, vediamo: la Cop 27 di Sharm el-Sheikh salva l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. Nel documento finale dei lavori si legge che è stato chiesto il calo della produzione elettrica a carbone con emissioni non abbattute, ma nulla si è deciso riguardo alla sua eliminazione. Nulla anche sullo stop o sulla riduzione dell’uso dei combustibili fossili. Per l’obiettivo “1,5” sarebbe (è) necessario un calo delle emissioni del 43% al 2030 rispetto al 2019, ma con gli impegni (quasi del tutto assenti) di decarbonizzazione attuali il taglio sarebbe soltanto dello 0,3%. Il segretario generale dell’Onu, Guterres, a conclusione della Conferenza sul clima, sentenzia: “Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questa è una domanda a cui questa Cop non ha risposto”. Gli fa eco la presidente della Commissione Ue, von der Leyen: “Cop 27 segna un piccolo passo verso la giustizia climatica ma serve molto di più per il pianeta. Abbiamo trattato alcuni sintomi ma non curato il paziente dalla febbre”. Non occorrono commenti.

Ancora tragedie di guerra. Tre giorni prima del Natale 2022 si legge sui mezzi di informazione che il presidente americano Joe Biden alla Casa Bianca ha assicurato a Volodymyr Zelensky che fornirà all’Ucraina ulteriori armi, in particolare per potenziare la contraerea in una strategia di difesa aerea. Siamo all’11 di gennaio 2023, anno appena iniziato e le notizie delle fonti di informazione ci dicono che i soldati ucraini inizieranno a giorni l’addestramento sui Patriot negli Stati Uniti, a Fort Sill in Oklahoma. L’addestramento avrà la durata di diversi mesi. Joe Biden aveva annunciato l’invio dei sistemi di difesa in occasione della visita a Washington del presidente ucraino Valodymyr Zelensky lo scorso 21 dicembre.

Dal versante opposto Putin annuncia il prossimo dispiegamento di missili balistici continentali Sarmat e il missile da crociera ipersonico Zircon, poco prima che Biden annunciasse l’invio dei missili Patriot a Kiev. Putin ha affermato che potenzierà l’esercito con nuovi reclutamenti, con l’incremento della capacità di combattimento delle forze aerospaziali e con il perfezionamento della preparazione alla guerra per le forze nucleari. Intanto la guerra di aggressione divampa senza tregua: dalle forze russe il lancio, nelle ultime ore, di cinque missili affiancati da sedici attacchi aerei oltre sessanta con lanciarazzi multipli contro Kiev, distruzioni che vanno ad aggiungersi a un parco di macerie in rapida estensione. E non basta. Le notizie diramate il 12 gennaio 2023 parlano di un sottomarino nucleare russo Belgorod che avrebbe completato una serie di test per il lancio del supersiluro Poseidon, una delle armi più potenti a disposizione delle forze armate russe. La notizia proviene dalla Tass con la citazione di fonti vicine al dipartimento militare. Il Poseidon è armato con una testata nucleare al cobalto-59 da 10 megatoni, ha una portata di 11.500 chilometri e può raggiungere una velocità di 100 km orari a grandi profondità. In seguito all’esplosione può provocare uno tsunami e inquinare il mare per cinque anni. Come dire. La corsa a inventare l’arma più potente da ottant’anni in qua non ha termine. Lo scopo: massacrare e massacrare. Entra quindi nel calendario il mese di marzo e nel suo primo giorno di legge sulle fonti di informazione di “diversi attacchi con droni ucraini in diverse regioni e città della Russia. È stato anche chiuso lo spazio aereo sopra l’aeroporto di San Pietroburgo a causa di un oggetto non identificato nei cieli. Caccia russi si sono subito levati in volo. Un drone è precipitato a 100 chilometri da Mosca. Nella regione del Krasnodar è andata a fuoco una raffineria del colosso petrolifero russo Rosneft e le autorità russe hanno riferito di aver abbattuto due droni ucraini”. Un po’ più discosto sulla carta geografica si viene a sapere che “l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato di aver rilevato particelle di uranio arricchito all’83,7% in Iran, appena al di sotto del 90% necessario per produrre una bomba atomica. Per Aiea l’Iran ha aumentato le scorte di uranio 18 volte oltre il limite. Intanto gli Usa continuano a inviare migliaia di droni e Zelensky ringrazia chi aiuta gli Ucraini nella guerra inviando “più armi, armi a lungo raggio, armi potenti”.

Il batti e ribatti non ha fine. Siamo allo scadere dell’inverno 2013 ed ecco che il Tribunale dell’Aja emette un mandato di arresto nei confronti del presidente russo Putin per crimini di guerra in Ucraina. Da Mosca subito una reazione: Putin misconosce la legittimità del Tribunale dell’Aja e indaga sui crimini di guerra perpetrati dagli Ucraini. Mosca, infatti, non s’è fatta attendere ed ha aperto un’indagine penale contro il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, Ale Karim Khan e diversi giudici della Corte. E subito dopo la reazione di Medvedev su Telegram: “Il Tribunale è solo una misera organizzazione internazionale. Possibile immaginare l’uso mirato di un missile ipersonico Onyx da una nave russa al Tribunale dell’Aya. Quindi, giudici, guardate attentamente il cielo”. La guerra, intanto, si rivela per un mostro insaziabile: Entra la primavera, il 21 marzo 2023, e si legge sulle fonti di informazione di ulteriori munizioni inviate a Kiev. Si apprende da Televideo delle ore 20 del 20 marzo 2023: I ministri della Difesa della Ue approvano uno stanziamento di 2 miliardi di Euro. L’Alto Rappresentante Esteri Ue, Borrel, aggiunge: “Gli Stati membri hanno accettato di consegnare all’Ucraina un milione di munizioni di artiglieria entro i prossimi dodici mesi”. Gli Stati Ue “stanno aumentando la spesa e gli investimenti per la difesa. Dall’inizio della guerra in Ucraina sono stati annunciati aumenti di spesa per 70 miliardi in più entro il 2025. E per la prima volta la Ue sostiene gli Stati membri nell’acquisto congiunto di munizioni”.

Una guerra tira l’altra, è proprio il caso di dire, funestamente. Il 22 marzo 2023 si apprende che Israele ha sviluppato attacchi aerei contro diversi obiettivi in Siria: la capitale Damasco, l’aeroporto internazionale di Aleppo e l’area di Latakia. I sistemi di difesa aerei siriani sono stati attivati dopo il lancio di quattro missili da ovest. Sarebbe la seconda volta, in questo mese, che Israele colpisce. Arriva poi fulmine la notizia. Sempre il secondo giorno della primavera 2023, che la Gran Bretagna fornirà a Kiev bombe con l’uranio. La Russia, si legge sulle fonti di informazione, sarà costretta a reagire alle forniture occidentali di munizioni all’uranio all’Ucraina. Il presidente Putin avverte: Stanno cercando di combattere questo conflitto non solo in teoria fino all’ultimo ucraino, ma anche in pratica: l’Occidente sta cominciando a usare armi con elementi nucleari”. Londra, ha ammesso la vice ministra della Difesa Annabel Goldie, manderà a Kiev munizioni anticarro perforanti ad alto potenziale con uranio impoverito, “inclusi proiettili perforanti con uranio”. In Italia la leader Meloni, nell’Aula del Senato, in vista del Consiglio Ue, aggiunge: “L’aiuto militare all’Ucraina è necessario… Vogliamo aumentare le spese militari e ci mettiamo la faccia”.

E di aiuti si parla concretamente a livello mondiale: Il Fondo monetario internazionale ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il governo ucraino in vista della attuazione di un piano di aiuti per 15,6 miliardi di dollari. Il piano dovrebbe consentire di “sostenere la graduale ripresa economica creando le condizioni per una crescita di lungo periodo in un contesto di ricostruzione post bellica e sulla strada dell’adesione all’Unione europea”. È la prima volta per un Paese in guerra. Il 24 marzo 2023 si legge sulle informazioni di massa quanto affermato dal Consiglio Ue: “L’Unione Europea sostiene fermamente e pienamente l’Ucraina e continuerà a fornire un forte sostegno politico, economico, militare, finanziario e umanitario per tutto il tempo necessario. L’Unione europea e gli Stati membri stanno intensificando gli sforzi per continuare a soddisfare le pressanti esigenze militari e di difesa… fornire urgentemente munizioni terra terra di artiglieria e se richiesto anche missili”. Ai leader Ue riuniti al Consiglio Europeo Zelensky ha comunicato: “Ogni ritardo nello sforzo congiunto di battere la Russia fa aumentare i rischi di un prolungamento della guerra”. Questi i punti critici della situazione: il ritardo ella consegna di missili a lungo raggio e jet da combattimento, un nuovo pacchetto di sanzioni e l’iter per l’ingresso dell’Ucraina Nella Ue. In tanto i primi quattro caccia Mig-29 dei tredici che saranno consegnati dalla Slovacchia all’Ucraina sono partiti oggi dal territorio slovacco.

Il 5 aprile 2023 vede sulle pagine dei giornali una parte del mondo esultare perché la Finlandia è entrata nella Nato come 31a Nazione dell’Alleanza, strategica e importante per la sicurezza della regione baltica, come ha affermato il segretario Stoltenberg da Bruxelles. Immediata la risposta di Mosca che invia sistemi missilistici Iskander in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche. In Bielorussia si dà il via all’addestramento dei militari bielorussi. Il portavoce del Cremlino Peskov ribadisce che l’ingresso della Finlandia nella Nato costringe la Russia a “prendere contromisure… è una minaccia alla nostra sicurezza”. Intanto gli Stati Uniti annunciano un nuovo invio di armi a Kiev per un totale di 2,6 miliardi di dollari. Nel pacchetto ci sono munizioni e sistemi lanciarazzi Himars, pezzi e strumenti per la difesa aerea, razzi e sistemi anti-tank. Il 22 maggio 2023 circola l’informazione che un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina da parte degli Usa comprende una quantità maggiore di munizioni, pezzi di artiglieria e veicoli blindati, insieme al via libera di Washington all’invio di caccia F16.

Il mattino del 2 giugno 2023, in piena Festa della Repubblica Italiana, cade sul nostro capo la notizia che l’Eurocamera ha approvato una legge a sostegno della produzione di munizioni Ue per rafforzare la capacità produttiva europea al fine di sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina. La legge è passata con 446 voti a favore, 67 contrari e 112 astenuti. L’Eurocamera ha respinto gli emendamenti presentati dal gruppo dei socialisti e democratici che chiedevano l’esclusione dei fondi del PNRR del piano coesione per fini bellici e del finanziamento di 500 milioni per rifornire l’Ucraina di missili e munizioni.  Dalle notizie del 1° giugno 2023, diffuse da Televideo nella redazione del mattino, si viene a sapere che l’Italia non si ritrae in questa corsa ad alimentare la guerra: infatti incrementerà la produzione missilistica di sistemi di artiglieria navale, munizioni e giubbotti antiproiettile da destinare all’Ucraina. 

Colorata di un grigio scuro e funesto appare la notizia diffusa dai mezzi di informazione il 12 gennaio 2024: L’ex presidente russo Medvedev enuncia che, qualora l’Ucraina usi missili a lunga gittata forniti dall’occidente contro le postazioni di lancio in territorio russo, la risposta della Russia potrebbe includere le armi nucleari. La minaccia nucleare viene indirizzata agli “eredi di Hitler e Mussolini che sostengono i nazisti di Kiev”.

Da una parte si pensa a distruggere, dall’altra a ricostruire, non senza un tornaconto immediato: l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Per prima cosa la ricostruzione dovrebbe essere a carico di chi ha portato distruzioni, In secondo luogo, oltre alle spese folli per la produzione di nuove armi ci sarebbe la disponibilità, in assenza di conflitti armati, dell’impiego di capitali sufficienti a cancellare tutti i mali sociali che affliggono la maggior parte dell’umanità. Ma si preferisce bruciare capitali per distruggere, uccidere e alimentare rivalità devastanti.

Immagine di Copertina tratta da In Terris.

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