Personaggi illustri a Bagnolo Piemonte – Parte 3 di 3

Risiedo a Barge, quindi mi ritengo Bargese a tutti gli effetti. Tuttavia la maggior parte della mia vita l’ho trascorsa altrove, nel Comune di Bagnolo Piemonte, dove trapiantai parte delle mie radici. Sono infatti nativo di Cuneo, la città dove vissi per 30 anni: qui a Barge ci sono da 17 anni, ma a Bagnolo Piemonte risiedetti per complessivi 36 anni, come insegnante elementare nelle Scuole del Comune. Per questo sento ora il bisogno di volgere a Bagnolo Piemonte un tributo di deferenza, di amicizia e di simpatia accingendomi a parlare di alcuni personaggi di spicco che in Bagnolo lasciarono tracce bellissime della loro vivacità culturale, sportiva e di spettacolo.

Sono sette personaggi, di cui due donne alle quali ho riservato le ultime righe per concludere in bellezza questa presentazione.

NON È PIÙ UN RAGAZZO L’AMANTE DELLA BICICLETTA A BAGNOLO PIEMONTE

Sta per compiere i 33 (al tempo dell’intervista) Giancarlo Persico di Bagnolo Piemonte, appassionato di ciclismo e impegnato in un’attività sportiva che assorbe tutto il suo tempo libero. Ha iniziato relativamente tardi a operare negli organismi ciclistici, circa otto anni or sono, dopo aver coltivato a lungo quasi in segreto il suo amore per la bicicletta. È regolarmente iscritto all’Unione Amatori del Ciclismo Europeo presso la sede di Cuneo. La sua attività è di tipo amatoriale e si traduce nella partecipazione a gare di fondo su percorsi con durate variabili dalle 10 alle 15 ore.

Così si confida Giancarlo Persico: “Io corro essenzialmente per prestigio, non certo per desiderio di guadagno, cioè la mia è semplicemente una passione e amo questo tipo di sport perché favorisce anche un avvicinamento pulito alla natura”.

Le competizioni, infatti, assumono più particolarmente l’aspetto di lunghe maratone attraverso paesaggi ameni, pianure verdeggianti e macchie odorose di pinete a ridosso di chine montane aspre e imponenti, senza che ne sia esclusa l’avventura della giornata piovosa o gelida talvolta feroce nel mettere a dura prova la resistenza dei partecipanti e nell’imporre selezioni clamorose.

Nello stesso tempo il nostro Giancarlo Persico vuole anche dare dimostrazione che, per gente impegnata nel lavoro quotidiano, con esiguo tempo a disposizione dunque, è sempre possibile avvicinarsi a una attività sportiva di un certo onere. Il contesto nel quale Giancarlo Persico è inserito annovera, fra gli altri, numerosi atleti anziani e non poche rappresentanti del gentil sesso. Si tratta certamente, comunque, di un complesso di prestazioni sportive che richiedono una buona preparazione, qualcosa come 4/5000 chilometri di allenamento per sentirsi idonei ad affrontare le prove.

Diamo una rapida scorsa al dossier di attività ciclistica che ci è stato messo a disposizione. Giancarlo Persico è stato presente in cinque edizioni consecutive della Cuneo-Pinerolo, fino al 1987, una corsa che prevede la scalata dell’Izoard, della Maddalena, del Sestrière e del Monginevro. Nel 1986 ha preso il via alla Milano-Sanremo, cicloturistica internazionale di gran fondo, ricoprendo i 285 chilometri in 11 ore e 10 minuti. Dello stesso anno è la Saluzzo-Sanremo. Il 1987 vedeva Giancarlo Persico impegnato nel Giro dei tre Colli con partenza e arrivo a Barcelonnette. Ultimamente, nel luglio scorso, il nostro “amatore” della bicicletta ha disputato la classica di gran fondo ciclistico “Olympe” in Alta Savoia; 203 chilometri tutti su percorso di montagna con 4800 metri complessivi di dislivello. Una corsa verosimilmente spettacolare se vi hanno preso il via qualcosa come più di 1500 atleti. Ancora nel 1988 Giancarlo Persico ha disputato la “Fausto Coppi”, un’altra classica cuneese che si snoda lungo i colli della Lombarda e della Maddalena: ottimo scalatore, ha conseguito anche questa volta un buon successo, offrendo notevole prestazione atletica e piazzandosi in posizione di rilievo.

Non possiamo proprio fare a meno di riportare un suo desiderio, un appello nella fattispecie, quello di contattare e conoscere altre persone che, come lui, amano la bicicletta e la genuinità dei rapporti con la natura, rapporti che incontrano nel ciclismo amatoriale una forma di espressione opportuna per la loro conservazione.

CULTURA POPOLARE E MUSICA A BAGNOLO PIEMONTE

Un volumetto tutto da gustare, interessante, piacevole, avvincente, quello che è stato presentato a un folto pubblico affluito presso il teatro “Silvio Pellico” di Bagnolo Piemonte.

Si tratta di un libro, contenuto in una sessantina di pagine, frutto della testimonianza di vita di una donna, Dorita Arfini, che rievoca i racconti a lei tramandati in gioventù dalla viva voce della propria nonna. Il documento, raccolto integralmente a opera di un gruppo di volenterosi appassionati, ha trovato una collocazione editoriale che riesce, come già ha dimostrato, a incontrare i favori di una estesa fascia di persone.

Con il titolo di “Nonna Dorita racconta e consiglia”, e il nome dell’autrice, Dorita Arfini, pubblicato a cura delle Edizioni Associazione culturale “Il frutto permesso”, si articola in tre parti essenziali.

La prima riporta scorci di vita quotidiana all’interno di una rassegna che annovera un complesso di lavori le cui competenze venivano trasmesse come retaggio culturale, necessario in una dimensione di ineluttabile garanzia alla sopravvivenza, così come viene rivissuto nelle memorie dei tempi andati, dalle madri alle proprie figlie adolescenti per una doverosa e buona preparazione alle mansioni di donna di casa.

La seconda parte raccoglie una rosa di racconti, ora ameni e curiosi, ora grotteschi e sorprendenti, talvolta velati di mistero e incastonati di allusioni financo raccapriccianti.

Il libro si conclude con un ricettario indubbiamente interessante.

“Il filo conduttore di questo lavoro – ha dichiarato il sindaco di Bagnolo Piemonte, avvocato Elio Ribotta – è ravvisabile in un ricorrente motivo di sofferenza, legato alla considerazione attenta delle condizioni di vita imposte duramente alla donna nei tempi passati”.

Dalle dichiarazioni di Livio Tesio, responsabile dell’aspetto editoriale, e di Rodolfo Allasia, curatore dei disegni e della grafica, si viene a constatare che il libro ha tratto origine dal manoscritto dell’autrice in modo del tutto genuino, senza manipolazioni o rimaneggiamenti di sorta: “Come per una mela ‘non trattata’, non abbiamo ‘dato niente’ a quest’opera, se non una veste editoriale dignitosa; come per una mela senza additivi, lucidata e assaporata nel suo aspetto incontaminato, vi invitiamo a consumarla così com’è”.

Per espressa volontà di Dorita Arfini, il ricavato dai diritti d’autore sarà devoluto alla ricerca per la lotta contro il cancro.

La presentazione del volumetto è stata inserita all’interno di una serata interamente dedicata alla “Donna nella cultura popolare”, organizzata ad opera dell’Assessorato alla cultura e della Biblioteca comunale di Bagnolo Piemonte.

L’iniziativa è stata valorizzata dalla partecipazione canora e musicale di alcuni apprezzati complessi, fra i quali i gruppi locali di canto corale, e il gruppo “Sarvanot” che, sull’onda melodiosa e carezzevole di suggestivi motivi occitani, ha saputo coinvolgere un pubblico affascinato e divertito, trascinandolo sulle movenze di arcaici passi di danza al ritmo della “ghironda” e del “semiton”.

Uno spazio di particolare rilievo culturale è stato occupato dalle esibizioni della corale “Bajolese” di Baio Dora (Torino), che ha riproposto alcuni messaggi popolari di intenso valore umano e ha introdotto alla riflessione su contenuti storici ed etico-esistenziali intessuti attorno alla figura della donna, giungendo a rapire l’ammirazione dei presenti e a creare un’atmosfera di intensa commozione con le sue modulazioni armoniche dotate di una finezza vocale-musicale e di un significato artistico non comuni.

DA “NETA” A DANIELE: CINQUE GENERAZIONI VIVENTI IN QUEL DI BAGNOLO PIEMONTE

Con l’arrivo di Daniele Piccato, nato l’undici ottobre 1990, si è felicemente coronata una successione di ben cinque generazioni parentali presenti in contemporanea sul territorio di Bagnolo Piemonte.

La capostipite, Caterina Giaime, più familiarmente conosciuta con il nome di “Nèta”, nata il 23 aprile 1906, nell’arco di 84 anni è diventata trisavola e vanta con giusto orgoglio l’esser bisnonna di ben dieci pronipoti. “Nèta” ha una figlia, Maria Boaglio, del 16 dicembre 1926, bisnonna del piccolo Daniele, la quale a sua volta ha generato una seconda Maria Boaglio il 26 gennaio 1949, ora nonna a 41 anni. Dal figlio di quest’ultima, Bruno Piccato, nato il 22 maggio 1964 e da Sabrina Lazzarin del ’68, è venuto al mondo Daniele, l’ultimo attuale rappresentante del ceppo.

Ma facciamo parlare la trisnonna. Abbandoniamo il mare di nebbia che impregna l’affannosa pianura bagnolese e c’inerpichiamo verso un ridente declivio fra boschi di betulla e castagno sovrastati dalla imponente severa Rocca Lavarda. “Nèta” abita in una casa semplice, ma calda e accogliente, in compagnia di tre dei suoi tredici figli, al numero 14 di via Pravallino. I capelli canuti ben acconciati, un aspetto dinamico, dignitoso, tutto un atteggiamento che esprime vitalità e sicurezza, cammina verso i suoi 85 anni con la fierezza e la profondità di sentimenti di chi ha molto sofferto, di chi ha molto lottato, di chi ha molto subìto senza nulla mai chiedere per sé.

Parlare con “Nèta” e intuire il sapore antico di sensazioni perdute, di convinzioni sfumate, di una impenetrabile quanto ineffabile saggezza di vita, quella sola che si apprende alla scuola della sopravvivenza che nessuno di noi conosce più, diventa una scoperta che a poco a poco ti convince. Ricorda ancora questa avvincente trisnonna dai capelli d’argento, mentre ti parla con l’entusiasmo dei suoi anni più vigorosi, i tempi di miseria che costringevano la gente a emigrare per non conoscere la fame, come aveva dovuto fare lei, nel ’24, sposa diciottenne. Rammenta i giorni in cui, a primavera, si mangiava polenta e ciliegie; gli anni duri a cavallo dell’ultimo conflitto e le notti insonni trascorse al lume a petrolio, intenta a cucire, rammendare, rappezzare, tutto a mano, i vestitini per i numerosi figli. Rivive il ricordo commosso del marito, lavoratore esemplare, che la lasciò per sempre, lei non ancora cinquantenne.

“Ero povera io, ma c’erano altri più poveri di me, e m’invidiavano… Ah, se oggi si andasse ancora con gli zoccoli…”, così esclama “Nèta”, mentre dissimula, con quella tenacia e quel coraggio che le sono sempre stati compagni, più riposte espressioni di una emotività controllata e intensamente vissuta. Le tornano in mente i periodi bui del ’40-’45, quando non indugiò ad accogliere come figli suoi i partigiani che, di passaggio, le chiedevano aiuto; dava loro quel che aveva: coperte, pastrani, latte e minestra fin che ne restava, e poi metteva sul fuoco castagne, e li sfamava così.

Sorprendente la lucidità dei ricordi, la chiarezza di memoria con cui “Nèta” ora racconta la storia di “Genoveffa”, ora recita senza indugio “La passione di Cristo” e “Il Padre nostro piccolo”. Ma poi, ti lascia incantato se riesce a rapirti e portarti con sé in quel mondo arcano popolato di piccole, strane, un po’ maliziose creature buffamente abbigliate, dalle vocine penetranti e dalle risatine agghiaccianti, sempre pronte ad apparire dal folto di un bosco nelle notti di luna piena. Oppure quando ti accenna a certe fattucchiere sorprese nella pratica di misteriosi riti magici. “Non voglio credere a queste cose, ma non so, non sono sicura…”, soggiunge “Nèta”, mentre con il suo sguardo pensoso volge gli occhi lontano, a valle, dove la nebbia della sera si fa via via più scura e rinserra e nasconde ogni cosa.

Ci congediamo da lei con qualcosa di più significativo nei nostri pensieri, ci allontaniamo e ci par di sentirci più ricchi, più leggeri, ma anche un po’ rammaricati di non poterci attardare con “Nèta”, mentre, guardandoci un’ultima volta attorno, ci accorgiamo, chissà per quale motivo, che andiamo rimuginando alcune sue parole: “Se si andasse ancora con gli zoccoli…”.

Immagine di copertina tratta da Passaggilenti.it.

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