“Insania”- bis – La stoltezza umana contro il senso di Umanità

Gli eventi trascorsi nulla hanno insegnato alle moltitudini su come esse vengono manipolate e sfruttate ai fini che faranno comodo soltanto a poche persone detentrici del potere. È qui che devono essere identificati i veri nemici. Ma poi, ancora, guerra o no, l’umanità è costretta a combattere contro altri nemici ossia contro il susseguirsi di avversità non opera diretta della mente e delle mani umane, ma legate alla Natura e alla sua evoluzione-trasformazione. Innanzitutto le malattie, pandemiche, esantematiche, infettive come si voglia chiamarle; poi le bizzarrie devastanti degli eventi meteorologici, i disastri naturali, la siccità imperversante, le carestie all’origine della morte per fame e per grave denutrizione. Non ultimi i pericoli che incombono dal profondo spazio: numerosi sono stati, sino a oggi da tempo immemorabile, gli appuntamenti con il passaggio di meteoriti di enorme potenza distruttiva, che per fortuna ogni volta, almeno ai tempi nostri, ancora ci hanno risparmiato. Ma, nel futuro? Non è che un certo mostro vagante, dal lugubre nome di Apophis, ossia il distruttore, sia apparso nei pressi di casa nostra, abbia tergiversato un po’ e poi, come sempre indeciso sul da farsi, abbia spinto la propria corsa altrove? Ma tornerà, l’ha promesso.

Il nemico, ancora, guardiamolo bene in faccia e ci accorgiamo che sta sogghignando volteggiando attorno a noi, penetrando dentro di noi, in veste di mancanza di cibo per gli uomini, di fame vera e straziante, diffusa, crescente, capace di opprimere popolazioni intere, gettata fra le genti da ingiustizie ataviche e da sfruttamento dei deboli. Il popolo dei benestanti, noi, sta consumando, su scala planetaria, molto più di quanto la Natura ci consenta di produrre, ci troviamo in debito nei confronti della disponibilità a sfamare tutti, un debito che tende ad autoalimentarsi in proiezione futura. Ultimo ma non meno importante il grosso problema relativo alle risorse energetiche e ai cambiamenti climatici. Risorse energetiche sempre più precarie per via dell’esaurimento dei giacimenti fossili e delle non accertate speranze per scelte alternative. Cambiamenti climatici che muoveranno falangi enormi di migranti in cerca di una minima garanzia di sopravvivenza.

Ho lasciato un po’ da parte l’accenno al fattore più critico responsabile della sofferenza planetaria: le guerre. Oggi nuovamente, trascorso un periodo, almeno per noi Europei, di vita e di crescita pacifiche, si torna a parlare di guerra, la si profila all’orizzonte, la si minaccia, la si usa, in parola, come deterrente perché siano riconosciute le ragioni a sostegno di una determinata linea politica. Si fa perno sul sentimento “paura” per intimorire, per contrastare decisioni scomode e non condivise, per la ricerca sfranata di supremazia sui settori vitali dell’esistenza planetaria. Al momento è un tira e molla fra posizioni labili in quanto a decisionalità, una messa all’erta di forze pronte a colpire, un mostrare i muscoli e i denti per intimorire, e già sarebbe un buon risultato se tutto si riducesse ad atteggiamenti di questo genere.

Lunedì 21 febbraio 2022 leggo dai mezzi quotidiani di informazione: “Un drone militare della Us Air Force sta sorvolando i cieli dell’Ucraina lungo il fiume Dnipro. È un drone modello Global Hawk da oltre 200 milioni di dollari che pattuglia la zona”. Nello stesso istante su “La Stampa” si legge, per voce di Kamala Harris, vicepresidente degli USA: “Putin ha ordinato l’invasione. Dopo settant’anni c’è un rischio reale di guerra in Europa”. Ebbene, che cosa può venire da pensare? Oggi che tanto si discute di problemi economici e di attenzioni alla “crescita” dei Paesi che ne hanno la possibilità, oggi e da decenni e da secoli si è fatto lungamente uno spreco di risorse e di ricchezze per muovere gli uomini a scontrarsi in guerre fratricide, ad ammazzarsi. Lascio da parte i sacrifici in vite umane che obbligherebbero ad aprire un capitolo estremamente penoso dai margini amplissimi e porto lo sguardo, per il momento, alle ricchezze bruciate nello sforzo di alimentare conflitti armati. Non riporto le cifre, enormi, incommensurabili, invito soltanto a immaginare a quanto possano ammontare i costi per la costruzione di aerei e navi da guerra, di mezzi corazzati e blindati, di apparecchiature sofisticate di puntamento e rilevamento di obiettivi; la produzione di derrate alimentari per il mantenimento delle truppe impegnate, il consumo di carburante per consentire il movimento del sistema elefantiaco di uomini e mezzi. Persino i soli spostamenti per esigenze tattiche o strategiche o anche soltanto di esercitazione richiedono un dispendio di energia e di risorse eccezionalmente superiore a quello richiesto da un normale ritmo di vita lavorativa. Aggiungiamo, di necessità, i costi per il deperimento e la distruzione di apparati meccanici e di macchine da guerra, per la costruzione di ordigni dirompenti di ogni tipo, per la devastazione di vastissime aree coltivabili, per l’immensità di inquinamento nell’aria, nelle acque e nei terreni, per l’enorme campagna di ricostruzione portata avanti al termine dei conflitti, per il vincolo sottoposto ai debiti di guerra da risarcire e, in prima istanza, per la prostrazione fisica, morale e produttiva della popolazione colpita da tutte le sventure di cui ho fatto menzione.

Mettiamo insieme tutte queste cose e cerchiamo di comprendere dove siamo arrivati con la scoperta di muovere guerra di qua e di là per le contrade di questo povero mondo. Con tutte quelle fortune letteralmente “bruciate” per portare distruzione e morte, per gettare milioni di persone nella miseria e nella disperazione si sarebbero potuti avere i mezzi necessari per combattere la fame, le malattie, i pericoli ambientali e in particolare per fare prevenzione. Ecco allora a chi l’uomo sapiente e raziocinante avrebbe dovuto dichiarare guerra, una guerra giusta, benefica, perenne, condivisa senza riserve. Ecco il nemico comune che avremmo dovuto isolare e abbattere. Invece il nostro essere intelligenti e sapienti ci ha condotto a demolire i presupposti di un’esistenza possibile e a colpire ai fianchi la Natura che ci ospita, tanto da farle sputare veleno.

Se questa è Umanità…!?

Immagine di copertina tratta da SlashGear.

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