Le Costellazioni nell’immaginario classico – Boote – Bootes – Bifolco.

Nell’antichità Boote, il Bifolco o Pastore, veniva considerato dai latini il guardiano dei cosiddetti Sette Buoi (Septem Triones), le sette stelle più luminose dell’Orsa Maggiore, chiamate anche il Grande Carro. Secondo la tradizione Boote accudiva ai Sette Buoi nel corso della loro rotazione quotidiana intorno al Polo Nord Celeste.

La tipica forma ad aquilone consente di riconoscere facilmente la costellazione. Verso est (sinistra) è visibile la Corona Boreale.

La stella posta al vertice meridionale è Arturo, la stella Alfa, di un bel colore giallo-oro; è molto grande, trenta volte più del Sole e rispetto al Sole è cento volte più luminosa. Data all’incirca un’età di dieci miliardi di anni e dista dalla Terra approssimativamente 40 anni luce. Arturo intervenne in un esperimento, nel 1933 a Chicago quando, nel corso della fiera Century of Progress, fu utilizzata per accendere l’illuminazione dell’esposizione tramite la posa di un telescopio che concentrava su una fotocellula la luce proveniente dalla stella. Arturo vanta una serie di primati: è la stella più luminosa dell’emisfero celeste boreale (il nostro); è stata la prima ad essere osservata in pieno giorno, era l’anno 1635; è stata la prima stella sulla quale si sono dirette le ricerche per calcolarne la distanza e la prima che ha consentito di scoprire la sua temperatura di superficie, approssimativamente 3900 °C; ma è anche una fra le stelle che si spostano il più rapidamente nel Cielo a causa del moto proprio, per circa 1,5 gradi nel giro di 2000 anni.

Izar, detta Pulcherrima (“La bellissima”, nome assegnatole nel 1829 da F.G.W. Struve), è una stella doppia ossia formata da una coppia di stelle, una di color arancio e l’altra di colore blu, separate fra di loro da 2,8 secondi d’arco e in rotazione intorno alo loro baricentro, compiendo un intero giro in alcune migliaia di anni; si trova a 150 anni luce dalla Terra.

La costellazione annovera un’altra stella multipla, visibile soltanto al telescopio: lontana 22 anni luce, è composta di due stelle, una gialla e l’altra rosso-violetta, separate fra di loro da circa 4 secondi d’arco, in rotazione per un periodo di 150 anni. Si deve la sua scoperta a F.W. Herschel nel 1780.

Dove il margine di Boote sfiora la costellazione dei Cani da Caccia si trova l’ammasso globulare NGC5466.

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