Glasgow 2021

31 Ottobre 2021: si apre la Cop26 a Glasgow. Il premier britannico Johnson inizia lanciando un appello ai leader del mondo: “L’umanità ha esaurito il tempo” per invertire la rotta sui cambiamenti climatici che minacciano il Pianeta: resta “un minuto prima della mezzanotte, se non saremo seri qui e ora, per i nostri figli sarà tardi. Dobbiamo passare dalle parole all’azione reale su carbone, auto, denaro (da investire nella transizione) e alberi”, esortando il mondo a “passare dalle aspirazioni all’azione”.

Alla Conferenza Onu di Glasgow sui cambiamenti climatici partecipano più di 190 leader mondiali, oltre a migliaia di negoziatori e rappresentanti di governi. Obiettivo della Conferenza è mantenere l’impegno a limitare l’aumento del riscaldamento globale a 1,5 gradi entro il 2030 e ad azzerare le emissioni inquinanti entro il 2050.

In molti temono un fallimento. La temperatura del 2021 è stata in media più alta di 1,09 gradi rispetto ai livelli preindustriali, mentre gli ultimi 7 anni sono stati i più caldi mai registrati. Sono questi i dati pervenuti dal rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, diffuso a Glasgow per la Cop26. In più, il livello degli oceani ha iniziato ad alzarsi più rapidamente a partire dal 2013: si è passati da 2,1 millimetri annui del periodo fra il 1993 e il 2002 ai 4,4 mm fra il 2013 e il 2021. Il tasso di acidità dei mari è il più alto da 26 mila anni in qua per l’eccesso di anidride carbonica.

Al dibattito in corso interviene Greta Thunberg con un attacco rivolto ai Grandi della Terra: i leader del Pianeta “hanno evitato di intraprendere un’azione reale” e hanno dimostrato come per loro “il cambiamento climatico non sia una vera priorità attuale”. L’obiettivo di contenere il surriscaldamento della Terra entro 1,5 gradi in più “è in teoria possibile”, spiega Greta mentre denuncia l’assenza di volontà politica e giustifica la rabbia della gente purché non si trasformi in violenza.

La giornata del 5 novembre 2021 si apre con notizie poco rassicuranti. Si prevede che le emissioni di gas serra cresceranno del 4,9% rispetto all’anno precedente, tornando quasi ai livelli pre-Covid (nel 2020 erano scese del 5,4%). Le emissioni da carbone e gas supereranno i livelli raggiunti nel 2019 e quelle derivanti dall’impiego di petrolio ne rimarranno al di sotto. Sono queste le tristi constatazioni che ci provengono dalla Cop26 di Glasgow che ha stilato il Rapporto del Centro Studi Global carbon trocker. La Cina primeggia in crescita e si aggiudica quasi un terzo del totale, mentre oltre 20 Paesi e agenzie firmano l’impegno per il clima nell’intesa di inserire misure di abbattimento delle emissioni entro il 2022 per un calo significativo di produzione e uso dell’energia fossile entro il 2030.

Il giorno appena successivo, contemporaneamente alla Conferenza sul clima e al corteo di Friday for Future in sfilata, si ode la voce di Greta Thunberg: “È chiaro che la Cop26 è un fallimento. Bei discorsi” quelli dei leader mondiali, fermi a “parole vuote e bla bla bla”. Greta denuncia l’esclusione delle voci dal basso del contesto, sostituite da cavilli e statistiche incomplete per salvaguardare “business e status quo” Come può esserci giustizia climatica, chiede, se non si ascoltano i Paesi più colpiti? A rinforzare il discorso di Greta interviene l’attivista ugandese Vanessa Nakate: “L’inazione dei leader distrugge l’ambiente”. Dopo l’appello per azioni immediate contro il riscaldamento climatico globale in vista di un possibile fallimento della Cop26, i manifestanti si sono mossi in sfilata in circa centomila, imitati in altre duecento città di tutto il mondo, da Nairobi a Sydney, da Stoccolma a Città del Messico.

Intanto diventa sempre più facile che, stante l’inerzia degli esperti e dei responsabili, ci stia pensando Madre Natura e con lei non ci sono se e ma. Le fonti di informazione del 9 novembre 2021 mettono all’erta per una eventuale fiammata inflazionistica che potrebbe verificarsi negli ultimi mesi di quest’anno, tale da ridurre fortemente i consumi delle famiglie, con il rischio di impattare negativamente anche sugli acquisti di Natale, sino a rallentare la crescita sperata per l’anno 2022. È quanto stima l’Ufficio Studi di Confcommercio. Con un aumento medio dei prezzi del 3% si perderebbero “circa 2,7 miliardi di Euro nei consumi, che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nell’ipotesi – non tanto irrealistica – di un’inflazione al 4%”. Nel tempo stesso in cui noi ci contorciamo il cervello per dare un volto a questi problemi e per saperli degnamente gestire, masse di immigrati premono ai confini del benessere, respinte dalla Polizia e dall’Esercito. Nella sfera del benestare non ci sarà più posto soltanto per noi; dovremo fare i conti con la disperazione di chi ha perso tutto e non ha di che sopravvivere. È la realtà che il mondo dell’economia in crescita ha voluto creare. I grandi di Glasgow ci hanno voluto pensare?

Pare di no, anzi, proprio no, visto che cosa si ricava leggendo le notizie diramate mercoledì 10 novembre 2021. Tornando in un balzo al discorso sul clima, si è verificato che su 63 Paesi nessuno occupa le posizioni del podio nella lotta alla crisi climatica. Lo rileva il Rapporto di Germanwatch, Can e Newclimate Institute insieme a Legambiente. Nessuno dei 63 principali Paesi ha raggiunto i livelli necessari per contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. I più bravi sono Danimarca, Scozia e Norvegia, posizionati dal 4° al 6° posto, soprattutto per quanto riguarda le rinnovabili. L’Italia perde invece 3 posizioni e scivola al 30° posto. In fondo alla classifica si trovano esportatori e utilizzatori di combustibili fossili: Arabia Saudita, Canada, Australia, Russia. E allora andiamo proprio male, tutto tempo perso in declamazioni, rilevazioni di malessere, promesse, convenzioni senza convinzioni che, come accade ormai da sempre, si sono arenate nella opaca palude delle parole.

Non c’è che dire, andiamo male soprattutto se prendiamo in mano la bozza del documento finale desunta dall’operato della Cop26, il cui testo, apparso l’11 novembre 2021, “riconosce che limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi diviene possibile soltanto attuando “rapide, profonde e sostenute riduzioni di emissioni globali di gas serra”, con l’obiettivo di portare nel 2030 l’anidride carbonica a una riduzione del 45% rispetto all’anno 2010. Fa eco la voce di Johnson: “Non ci sono scuse per non agire. Sono passati sei anni a darsi pacche sulle spalle. Il rischio di fallimento sarebbe un disastro colossale”. Cina e USA si impegnano intanto a rispettare gli accordi di Parigi.

Che si dice il 12 novembre? Finalmente una notizia addobbata a festa da promesse attese: L’Italia ha aderito alla Beyond Oiland Gas Alliance (Boga), aderendo a un accordo per abbandonare la produzione di petrolio e gas, lanciato alla Cop26 di Glasgow da Danimarca e Costarica. L’alleanza “mette insieme Paesi che si sono impegnati a porre fine alla concessione di nuove licenze per esplorazione e produzione di petrolio e gas”, riconoscendo che la fine dell’estrazione di combustibili fossili è cruciale per la crisi climatica. Accade tuttavia che, appena il giorno appresso, viene alla luce una nuova bozza finale alla COP26. È Sky News Gb a riferire che il nuovo testo attenua lievemente le richieste ai Paesi per tagliare le emissioni, precisando che i sussidi da stoppare sono quelli “inefficienti”. Come dire che è sufficiente dichiararne l’efficienza perché tutto rimanga così com’è.

Vanno via altri due giorni ed è la volta di Johnson che saluta l’accordo siglato all’unanimità fra i 197 Stati partecipanti, strappato fra non pochi compromessi, a chiusura della Conferenza sul clima Cop26, interpretata come “un grande passo avanti” in grado di tenere in vita l’obiettivo di limitare il surriscaldamento terrestre entro il tetto di 1,5 gradi. Il premier britannico ammette che resta ancora “un enorme lavoro da fare nei prossimi anni”. L’accordo è stato raggiunto con l’accettazione della richiesta avanzata da India e Cina di limitarsi a diminuire il ricorso al carbone per la produzione di energia. Malgrado le molte critiche, tutti i 197 Stati hanno sottoscritto l’accordo. Il segretario Onu Guterres ha commentato: “I testi approvati sono un compromesso. È un passo importante, ma non basta. Il nostro fragile pianeta è appeso a un filo”.

Intanto l’inquinamento appesantisce: Nuova Delhi chiude le scuole per una settimana a causa dello smog. Sono dati allarmanti sull’inquinamento che ha raggiunto il livello di 437 su 500 nella scala della qualità dell’aria.

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