Aldous Huxley – La Filosofia Perenne (Parte 3 di 5)

Nella mente dei Pensatori

Adelphi Editore SPA – Milano 1995
Originale: The Perennial Philosophy, Mrs. Laura Huxley 1945
Stampato Ottobre 1995 da Techno Media Reference S.R.L., Milano

Concentrazione. La concentrazione intensa su una qualsiasi immagine o idea è sempre concentrazione su qualcosa di prodotto dalla propria mente. Il divino Fondamento di tutto l’essere si rivela a coloro nei quali non vi è concentrazione sull’ego né da parte della volontà né della fantasia, o del sentimento o dell’intelletto. – (Da François Fénelon): “È una grande illusione cercare Dio lontano, in materie forse del tutto irraggiungibili; ignorando che Egli è accanto a noi nelle nostre noie quotidiane, finché noi sopportiamo umilmente e coraggiosamente tutte quelle che nascono dalle molteplici imperfezioni dei nostri vicini e di noi stessi”. 

La Bellezza. Se il poeta persiste nell’adorare la bellezza nell’arte e nella natura, senza rendersi capace di cogliere, attraverso la spersonalizzazione, la Bellezza quale essa è nel Fondamento divino, allora egli è solo un idolatra.

Anima. Tra i Maori ogni individuo è considerato come composto di 4 elementi: un principio divino eterno, conosciuto come toiora; un ego che scompare con la morte; un’ombra-spettro o psiche che sopravvive alla morte; e un corpo. Secondo la Filosofia Perenne (FP) l’uomo è una specie di trinità composta di corpo, psiche e spirito.

Guerre e religioni. La politica di coloro la cui meta è al di là del tempo è sempre pacifica; sono gli idolatri del passato e dell’avvenire, della memoria reazionaria e del sogno utopistico, che danno origine alle persecuzioni e alle guerre. I cristiani credevano che fosse esistito un solo avatāra (incarnazione di Dio) ed è per questo che la storia del cristianesimo è stata funestata da crociate, guerre di religione, persecuzioni e manifestazioni di imperialismo proselitizzante più sanguinose e in numero maggiore di quante non ne abbia avute la storia dell’induismo e del buddhismo. Dottrine assurde e idolatriche che affermavano la natura semidivina degli Stati sovrani e dei loro reggitori hanno indotto a numerose guerre politiche i popoli sia orientali che occidentali, ma poiché gli orientali non credevano a una rivelazione esclusiva in un solo istante nel tempo o nella semi-divinità di una organizzazione ecclesiastica, essi non sono mai caduti in eccessi come le stragi compiute per motivi religiosi, così paurosamente frequenti nella cristianità (Huxley definisce la rivelazione come aberrazione della fede, in contrasto aperto con la relazione fra noi e il Divino, di per sé dispersive e fuorvianti). Il Logos passa dall’eternità nel tempo solo per aiutare gli esseri, dei quali assume la forma corporea, a passare dal tempo all’eternità. Se la comparsa dell’avatāra sulla scena della storia è di un’importanza straordinaria, ciò è dovuto al fatto che, con il suo insegnamento, essa indica il mezzo attraverso cui gli esseri umani possono trascendere le limitazioni nella storia. Il Cristianesimo è rimasto una religione in cui la pura FP è stata appannata da una patina di preoccupazione idolatrica per gli eventi e le cose nel tempo. – Il buddhismo primitivo è non meno prevalentemente cerebrotonico del cristianesimo primitivo e altrettanto lo è il Vedānta, la disciplina metafisica che è il cuore dell’induismo. Il confucianesimo, invece, è un sistema eminentemente viscerotonico: familiare, cerimonioso e tutto di questo mondo. E nell’islamismo troviamo un sistema che ingloba elementi fortemente somatotonici. Donde la serie nera di guerre sante e persecuzioni dell’Islām: una lista paragonabile a quella del cristianesimo più tardo, dopo che la religione si era compromessa con la somatotonia non rigenerata, al punto da chiamare la sua organizzazione ecclesiastica “la Chiesa Militante”.

Il regno della violenza non avrà mai fine finché, in primo luogo, la maggior parte degli esseri umani non accetteranno la stessa, autentica filosofia di vita; finché, in secondo luogo, non si riconoscerà questa FP come il massimo comun divisore di tutte le religioni mondiali; finché, in terzo luogo, gli adepti di ogni religione non rinunceranno alle filosofie idolatriche del tempo; finché, in quarto luogo, non ci sarà un ripudio mondiale di tutte le pseudo-religioni politiche che pongono il bene supremo dell’uomo nel tempo futuro. Se non verranno soddisfatte queste condizioni, nessuno sfoggio di progetti politici, nessun piano economico potrà impedire una recrudescenza di guerre e di rivoluzioni.  

Cristianesimo. Le controversie si succedettero per circa duecento anni nei secoli XVII e XVIII: i papisti contro gli antipapisti, i protestanti contro altri protestanti, i gesuiti contro i quietisti e i giansenisti. Quando il baccano finalmente si calmò, il cristianesimo era poco meno che morto; la vera religione degli europei più colti era ormai un’idolatria nazionalistica. Durante il XVIII secolo questo passaggio all’idolatria sembrò un cambiamento per il meglio. Ciò avvenne perché le classi dominanti erano decise a far sì che non si ripetessero più gli orrori delle guerre di religione e pertanto ingentilirono la politica di potenza. Durante i due Conflitti mondiali siamo stati testimoni della eliminazione totale dei vecchi freni imposti dall’interno e dall’esterno. Le conseguenze dell’idolatria politica si manifestano ora senza la minima mitigazione portata dall’onore umanistico e dall’etichetta o da una religione trascendentale. Con le sue lotte intestine sulle parole, le forme di organizzazione, il denaro e la potenza, il cristianesimo storico compì quell’opera di autodistruzione a cui lo aveva tragicamente destinato fin dagli inizi la sua preoccupazione eccessiva per le cose temporali (osservazione mia: smacco alla Fede!). – Nell’Europa cattolica, come in India, ci fu un tentativo di subordinare il potere temporale all’autorità spirituale; ma poiché la Chiesa stessa esercitava il potere temporale attraverso prelati politicanti e affaristi mitrati, il tentativo non riuscì mai se non parzialmente. Dopo la Riforma anche il pio desiderio di delimitare il potere temporale attraverso l’autorità spirituale venne completamente abbandonato. Nel frattempo l’interesse per la religione è declinato ovunque e anche tra i cristiani credenti la FP è stata in larga misura sostituita da una metafisica del Progresso Inevitabile e di un Dio in evoluzione, da un’appassionata preoccupazione non per l’eternità ma per il futuro.

Persecuzioni. La parola sanscrita dharma per la FP ha due significati: 1) Il dharma di un individuo è innanzitutto la sua natura essenziale; 2) ma dharma significa anche la legge della rettitudine e della pietà. Ne deriva il dovere dei singoli, come essi dovrebbero vivere, quello che dovrebbero credere e quello che dovrebbero fare. Gli Indiani ammettono il diritto degli individui con dharma diversi di adorare differenti aspetti o concezioni del divino, donde l’assenza quasi totale, tra gli indù e i buddhisti, di persecuzioni sanguinose, guerre religiose e imperialismo in cerca di proseliti.

Proselitismo violento. Nel corso della storia è successo sovente che l’una o l’altra delle religioni imperfette sia stata presa troppo sul serio e considerata buona e vera in se stessa, anziché come un mezzo per il fine ultimo di ogni religione (le conversioni violente). Gli effetti di tali errori sono spesso disastrosi.

L’idolatria politica. Dio come pretesto. Meta e scopo della vita umana è la conoscenza unitiva di Dio. Nel Passato le nozioni di cristianità, in nome della loro fede, misero in atto persecuzioni, combatterono guerre di religione e intrapresero crociate contro gli infedeli e gli eretici; oggi esse sono cristiane solo di nome, e la sola religione da esse professata è una qualche forma di idolatria locale, quali il nazionalismo, il culto dello Stato, il culto del padrone e il rivoluzionarismo. Se i cristiani furono un giorno persecutori e ora non sono più cristiani, la ragione è che la FP incorporata nella loro religione fu ricoperta da vari strati di credenze errate che portarono inevitabilmente ad azioni errate, perché con Dio non si scherza mai. Queste credenze errate avevano un elemento in comune: una sopravvalutazione degli avvenimenti temporali e una sottovalutazione del fatto perenne e atemporale dell’eternità. Così la fede nella suprema importanza di remoti eventi storici ai fini della salvazione ebbe come risultato dispute sanguinose per l’interpretazione di documenti piuttosto inadeguati e spesso contraddittori. E la credenza nella santità. Anzi nella divinità vera e propria delle organizzazioni ecclesiastico-politico-finanziarie che si svilupparono dopo la caduta dell’Impero romano, non solo rese più aspre le lotte fin troppo umane per il dominio di quelle organizzazioni, ma servì a razionalizzare e a giustificare i peggiori eccessi di coloro che combattevano per procurarsi posizione, ricchezza e potere all’interno e attraverso la Chiesa. Ma la storia non finisce qui. La stessa sopravvalutazione degli eventi temporali, che un giorno portò i cristiani alle persecuzioni e alle guerre di religione, portò infine a una diffusa indifferenza per una religione che, nonostante tutto, si preoccupava ancora in parte dell’eternità. Ma la Natura aborre il vuoto, e nell’abisso spalancato di questa indifferenza rifluì la marea dell’idolatria politica. Le conseguenze pratiche di tale idolatria, come oggi vediamo, sono la guerra totale, la rivoluzione e la tirannia. Però all’attivo del bilancio troviamo le seguenti voci: un enorme aumento di efficienza tecnica e amministrativa e un enorme aumento di conoscenze scientifiche: ognuna di queste due voci deriva dallo spostamento generale dell’attenzione dell’uomo occidentale dall’ordine eterno a quello temporale, dapprima nella sfera del cristianesimo e poi, inevitabilmente, al di fuori di esso. Dice William Law: “Vorreste sapere da che cosa dipende la comparsa di tanti spiriti falsi nel mondo, spiriti che hanno ingannato se stessi e gli altri con un falso fuoco e una falsa luce, avanzando pretese sull’informazione, l’illuminazione e le aperture della Vita divina, pretendendo in particolare di operar miracoli per straordinaria vocazione divina? La risposta è questa: essi si sono volti a Dio senza volgersi via da se stessi; pretendevano di vivere in Dio prima di morire alla propria natura. Orbene, la religione nelle mani dell’io singolo o della natura corrotta serve solo a scoprire vizi di un genere peggiore di quelli che si trovano nella natura lasciata a se stessa. Di qui nascono le sfrenate passioni degli uomini religiosi, che bruciano di una fiamma peggiore di quella di cui ardono le passioni suscitate da mere questioni mondane. Superbia, esaltazione dell’io, odio e persecuzione sotto il manto dello zelo religioso, santificheranno azioni che la natura, lasciata a se stessa, si vergognerebbe di confessare”. – “Volgersi a Dio senza volgersi via da se stessi”: la formula è semplice nella sua assurdità; ma, nonostante ciò, essa spiega tutte le follie e le iniquità commesse in nome della religione. Coloro che si volgono a Dio senza volgersi via da se stessi sono tentati, anzitutto, a praticare riti magici attraverso cui sperano di costringere Dio a rispondere alle loro petizioni e, in genere, a servire ai loro fini privati o collettivi. Tutta quella brutta storia dei sacrifici, degli incantamenti e di quella che Gesù chiamava “vana ripetizione” è un prodotto di questo desiderio di trattare Dio come un mezzo per un’indefinita autoesaltazione, anziché come un fine da conseguire attraverso la totale rinuncia a se stessi. In secondo luogo essi sono tentati di usare il nome di Dio a giustificazione di quello che fanno per ottenere una posizione sociale, il potere e la ricchezza. E poiché credono che Dio giustifichi le loro azioni, essi continuano con la coscienza tranquilla a perpetrare infamie “che la natura lasciata a se stessa si vergognerebbe di confessare”. Perché il sacrificio, gli incantamenti e la “vana ripetizione” producono realmente frutti, soprattutto se praticati con norme di austerità fisica. Gli uomini che si volgono verso Dio senza volgersi via da se stessi, ovviamente non raggiungono Dio; essi sembrano spesso acquisire facoltà particolari per ottenere risposta alle loro petizioni e talvolta hanno considerevoli poteri sopranormali come quelli del risanamento psichico e della percezione extrasensoriale. Delitti e follie furono attribuiti a quei riformatori del ’500 che si erano volti a Dio senza volgersi via da se stessi e che si interessavano più agli aspetti temporali del cristianesimo storico – l’organizzazione ecclesiastica, le sottigliezze logiche, la lettera delle Sacre Scritture – che non allo Spirito che deve essere adorato nello spirito, all’eterna Realtà nella cui spersonalizzata conoscenza consiste la vita eterna dell’uomo. Le forme di idolatria più recenti sono raccomandate dagli scienziati come un surrogato modernissimo della religione autentica e da molti maestri di religione sono equiparate all’adorazione di Dio. Le molte varietà di idolatria superiore possono essere tre: 1) l’idolatria tecnologica per coloro che credono che la propria liberazione e redenzione dipendano da oggetti materiali, da marchingegni meccanici; 2) l’idolatria politica, attraverso il culto delle organizzazioni sociali ed economiche redentrici; 3) l’idolatria morale, secondo la quale i moralisti cessano di essere realisti e commettono idolatria in quanto adorano, non Dio, ma i propri ideali etici e trattano la virtù come un fine a se stessa. – Si danno peraltro influssi dell’ordine eterno su quello temporale, che vengono chiamati grazia o ispirazione e che vengono date quando, e nella misura in cui, un essere umano rinunci alla propria volontà personale e si abbandoni, momento per momento, attraverso un raccoglimento e un distacco costanti, alla volontà di Dio. La virtù accompagnata dall’amore e dalla conoscenza di Dio è qualcosa di molto diverso dalla “rettitudine degli scribi e dei farisei” che per Cristo era tra i peggiori mali morali. La durezza, il Fanatismo, la mancanza di carità e l’orgoglio spirituale sono i normali sottoprodotti di un percorso di autoperfezionamento stoico raggiunto attraverso sforzi personali, senza aiuto di alcuno. Perfino le forme più alte di idolatria morale sono tali da eclissare Dio e pertanto garantiscono l’idolatria contro la conoscenza illuminante e liberatrice della Realtà.

L’emotività. Una religione prevalentemente emotiva corre particolari pericoli spirituali. Una fede da “fuoco infernale” che si valga di tecniche teatrali di rievocazione per stimolare il rimorso e indurre la crisi della conversione repentina, un culto del Salvatore, una religione misterico-ritualistica che generi alti sentimenti di timore reverenziale e di trasporto estetico per mezzo dei suoi sacramenti e delle sue cerimonie, delle sue musiche e del suo incenso, delle sue oscurità numinose e delle sue luci sacre, corre il rischio di diventare una forma di idolatria psicologica. Le religioni che non facciano appello alle emozioni hanno pochissimi seguaci. I sistemi religiosi che conosciamo sono stati costruiti, per la maggior parte, da uomini e donne che non erano completamente spersonalizzati o illuminati. Ed è per questo che tutte le religioni hanno avuto i propri aspetti oscuri e perfino paurosi, mentre il bene che esse fanno è raramente gratuito, anzi nella maggior parte dei casi lo si deve pagare, immediatamente o a rate.

Rituale, simbolo, sacramenti. Il Cristo dei Vangeli è un predicatore e non un dispensatore di sacramenti o un celebratore di riti; egli insiste sulla somma importanza del culto interiore, non sa che farsene dei sacrifici e neppure del Tempio. La maggior parte delle persone non vuole lo spiritualismo o la liberazione, ma piuttosto una religione che dia loro soddisfazioni emotive, esaudisca le preghiere, conferisca poteri sopranormali e dia una parziale salvezza in una specie di cielo postumo. Alcuni di quei pochi che desiderano effettivamente lo spiritualismo e la liberazione constatano che, per loro, il mezzo più efficace per raggiungere quei fini è costituito da cerimonie, vane ripetizioni e riti sacramentali. La religione ritualistica e sacramentale può portare alla liberazione, ma può portare anche lontano dalla liberazione, anche perché viene dato alla casta sacerdotale un potere del quale essa può abusare. La storia della Chiesa romana testimonia ciò che accade quando i ministri della religione sono indotti in queste tentazioni (cupidigia, superbia, crudeltà, bramosia di potere). Il cristianesimo cattolico, in quanto insegnò una versione della FP, produsse una successione di grandi santi. Ma poiché la FP fu ricoperta da una patina di sacramentalismo eccessivo e di preoccupazioni idolatriche per le cose temporali, i membri meno santi della sua gerarchia si trovarono esposti a tentazioni enormi e affatto gratuite; cedendo regolarmente a esse si gettarono nelle persecuzioni, nella simonia, nella politica di potenza, nella diplomazia segreta, nell’alta finanza e nella collaborazione con i tiranni. Ma una cosa sembra essere assolutamente auspicabile: che tutta la vita lavorativa quotidiana di un uomo si trasformi in una specie di rituale continuo, che ogni oggetto del mondo intorno a lui debba essere considerato un simbolo dell’eterno Fondamento del mondo, che tutte le sue azioni debbano essere compiute con un senso di sacralità. Tutti i maestri della vita spirituale, dagli autori delle Upaniṣad da Socrate, dal Buddha a San Bernardo, concordano nel sostenere che senza conoscenza di se stessi non si può dare adeguata conoscenza di Dio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: