Aldous Huxley – La Filosofia Perenne (Parte 1 di 5)

Nella mente dei Pensatori

Adelphi Editore SPA – Milano 1995
Originale: The Perennial Philosophy, Mrs. Laura Huxley 1945
Stampato Ottobre 1995 da Techno Media Reference S.R.L., Milano

Introduzione

L’espressione Philosophia Perennis si deve al filosofo Leibniz (Lipsoa 1646 – Hannover 1716) nel trattare una metafisica che riconosce una Realtà divina consustanziale al mondo reale, alle vite e alle menti, ossia un’etica che pone come fine ultimo dell’uomo la conoscenza del Fondamento immanente e trascendente dell’intero Universo. La natura dell’unica realtà divina non può essere conosciuta direttamente e immediatamente se non da coloro che sono pervenuti a rendersi pieni di amore, puri di cuore e poveri di spirito.

Per la FP (Filosofia Perenne) il bene è la conformità dell’io separato rispetto al divino Fondamento che gli dà l’essere, seguita dall’annullamento in lui; il male, invece, è l’intensificazione della separazione, il rifiuto di riconoscere l’esistenza del Fondamento.

Identità

Il fine ultimo di ogni essere umano è trovare Chi veramente egli sia. La FP insegna che è desiderabile e necessario conoscere il fondamento spirituale delle cose. L’essere umano compiutamente illuminato sa che Dio è presente nella parte più profonda e centrale della sua anima. Ogni essere contiene in sé l’intero mondo intelligibile. Pertanto il Tutto è dovunque. Ognuno là è tutto e il Tutto è ognuno. La liberazione non può essere raggiunta se non attraverso la percezione dell’identità dello spirito individuale con lo Spirito universale. L’Ātman è il Testimone dello spirito individuale e delle sue operazioni. È la conoscenza assoluta. È ciò da cui l’Universo è pervaso, ma che nulla pervade; ciò che fa brillare tutte le cose, ma che tutte le cose non possono far brillare.

(Da Śaṅkara): È l’ignoranza che ci porta a identificarci con il corpo, con l’ego, con i sensi e con tutto ciò che non è Ātman. Quando un uomo segue la via del mondo o la via della carne o la via della tradizione (quando cioè crede nei riti religiosi e nella lettera delle scritture) la conoscenza della Realtà non può sorgere in lui.

La FP insiste nondimeno sull’immanenza universale del Fondamento spirituale e trascendente di ogni esistenza (Chuang-Tzu): il Principio è in tutti gli esseri, è Esso Stesso illimitato, infinito. È l’autore delle cause e degli effetti, delle condensazioni e delle dissipazioni (nascita e morte), è in tutte le cose ma non si identifica con gli esseri.

La natura del Fondamento. Brahman è il principio di ogni cosa. Il divino Fondamento di ogni esistenza è un assoluto spirituale, ineffabile nei termini del pensiero discorsivo, ma suscettibile di essere direttamente sperimentato e compreso dall’essere umano.

L’ultimo fine dell’uomo, la ragione ultima dell’esistenza umana, è la conoscenza unitiva del Fondamento divino. Pochissimi giungeranno al fine ultimo dell’esistenza umana. Secondo il Buddhismo Mahāyāna nel Buddha si considerano 3 corpi: 1°) l’assoluto o Buddha primordiale o Mente o Chiara Luce del Vuoto; 2°) Īśvara o Dio personale (come nelle religioni monoteiste); il corpo materiale in cui il Logos si incarna sulla terra come Buddha storico e vivente. È nella Divinità che le cose, le vite e le menti hanno il proprio essere; è attraverso Dio che esse hanno il proprio divenire: un divenire la cui meta e il cui scopo è tornare all’eternità del Fondamento. Il divino Fondamento di ogni esistenza, oltre a essere un continuum, è anche fuori dal tempo e diverso, non solo nel grado ma anche nel genere, dai mondi a cui il linguaggio tradizionale e il linguaggio della matematica si adeguano. Non si può avere una diretta conoscenza del Fondamento se non attraverso l’unione, con l’annullamento dell’ego preoccupato di se stesso. L’ossessiva coscienza da parte dell’uomo di avere una personalità separata è l’ostacolo definitivo e più arduo alla conoscenza unitiva di Dio, mentre morire a se stessi, nel sentimento, nella volontà e nell’intelletto è la virtù finale e onnicomprensiva. La meta finale dell’uomo è amare, conoscere e unirsi alla Divinità immanente e trascendente, “morendo” alla personalità e vivendo allo spirito.

Adorare e amare Dio. Adorare in Dio un solo aspetto significa correre un grave rischio spirituale. Se pensiamo che Dio sia esclusivamente il reggitore personale, trascendente, onnipotente del mondo, corriamo il rischio di arenarci in una religione rituale, di sacrifici propiziatori e di osservanze legalitarie. Per la FP Dio è immanente non meno che trascendente. Maestro Eckhart raccomanda di amare Dio come Egli è, un semplice, puro, assoluto Uno, separato da ogni dualità e nel quale dobbiamo eternamente sprofondare da un nulla in un nulla; nel Buddhismo Mahāyāna viene chiamato Luce del Vuoto.

Consapevolezza. Tutti gli uomini hanno ragioni per dolersi ma, più in particolare, ha ragioni per dolersi colui che sa e sente di essere. Tutti gli altri dolori in confronto a questo sono un gioco, perché può veramente dolersi colui che sa e sente non solo che cosa egli è, ma che egli è. E chi non ha mai sentito questo dolore si dolga, perché non sa che cosa sia il dolore perfetto. Questo dolore, se è sinceramente concepito, è pieno di santo desiderio, altrimenti un uomo non potrebbe mai sopportarlo o tollerarlo in questa vita. Ogni volta che l’uomo avesse una sincera conoscenza e sentimento del suo Dio nella purezza dello spirito e poi sentisse di non poterla avere, altrettante volte egli quasi impazzirebbe per il dolore, perché egli sempre trova il suo conoscere e il suo sentire come ostruiti da un fetido grumo di quel se stesso che deve sempre essere odiato, disprezzato e abbandonato, se egli deve essere il perfetto discepolo di Dio, addestrato da Lui alla perfetta causa della perfezione. Ogni anima deve avere e sentire in sé questo dolore e questo desiderio.  

Dio nel mondo. Tutte le creature sono esistite eternamente nell’Essenza divina (vedi Emanuele Severino, l’essente è eterno). Tutti gli esseri furono, prima della loro creazione, una sola cosa con l’essenza di Dio. Dio crea nel tempo ciò che era ed è nell’eternità. Eternamente tutte le creature sono Dio in Dio. La letteratura Mahāyāna e del Buddhismo Zen postula una psicologia dell’uomo per cui il saṃsāra (il tempo, il fenomenico) e il nirvāṇa (l’eternità, il reale) sono una sola e stessa cosa (deduzione immediata: come l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande dell’Universo materiale?).

(Dal Laṇkāvatāra Sūtra): i Bodhisattva (disciplina del -), senza ancora entrare nel nirvāṇa in quanto stato separato del mondo del divenire, sanno che il mondo visibile non è altro che una manifestazione della mente stessa. Che il nirvāṇa e il saṃsāra siano una cosa sola è un fatto che riguarda la natura dell’Universo, ma è un fatto che non può essere pienamente compreso o direttamente sperimentato, se non da anime molto progredite sulla via della spiritualità.

Onnipotenza dell’uomo. L’uomo moderno non considera più la Natura come divina in ogni senso e si sente perfettamente libero di comportarsi nei riguardi di essa come conquistatore prepotente e tirannico. Il bottino del recente imperialismo tecnico (tecnologico) è stato imponente ma, nel frattempo, la némesis ha fatto il possibile per farci prendere legnate oltre che premi tangibili. Per la FP l’importante è che i singoli individui giungano alla conoscenza intuitiva del divino Fondamento e ciò che interessa in merito all’ambiente sociale non è la sua natura progressiva o meno, ma la misura in cui esso possa aiutare gli individui nel loro progresso verso la meta finale dell’uomo. Nel cristianesimo tradizionale, come in tutte le grandi formulazioni religiose della FP, era assiomatico che la contemplazione fosse il fine e lo scopo dell’azione. Oggi anche la grande maggioranza dei cristiani praticanti considera l’azione (volta al progresso materiale e sociale) come il fine, e il pensiero analitico come il mezzo per quel fine. Nel cristianesimo tradizionale, come nell’altra formulazione della FP, il segreto della felicità e la via della salvezza dovevano essere cercati non nell’ambiente esterno, ma nello stato d’animo dell’individuo in rapporto all’ambiente. Oggi la cosa di somma importanza non è lo stato d’animo, ma lo stato dell’ambiente. Si ritiene che la felicità e il progresso morale dipendano da congegni meccanici sempre più complessi e da un più elevato livello di vita. Nel sistema educativo cristiano tradizionale l’accento veniva posto tutto sulle inibizioni; con la recente apparizione della “scuola progressiva” lo si mette invece tutto sull’attività e sulla “espressione di se stessi”. Le buone maniere cristiane tradizionali mettevano fuori legge ogni espressione di piacere nella soddisfazione degli appetiti fisici. Oggi i giovani proclamano di continuo quanto “amano” e “adorano” diversi generi di cibi e di bevande; gli adolescenti e gli adulti parlano dei “fremiti” che ottengono stimolando la loro sessualità. La filosofia popolare della vita ha cessato di basarsi sui classici della devozione e sulle regole della buona educazione aristocratica, e ora viene plasmata dagli specialisti della pubblicità la cui unica preoccupazione è persuadere tutti a essere il più estroversi e sfrenatamente avidi possibile, poiché è solo il predace, l’irrequieto, il dispersivo che spenderà soldi per le cose che gli inserzionisti vogliono vendere. Come il progresso tecnico, a cui è così strettamente associata, la guerra moderna è a un tempo causa e risultato della rivoluzione somatotonica.

Amare per conoscere. Possiamo amare solo ciò che conosciamo e non possiamo mai conoscere completamente ciò che non amiamo. L’amore è un modo di conoscenza. Dove non c’è amore disinteressato vi è solo una conoscenza parziale e distorta. L’uomo sazio di piaceri “piega a sé le leggi del cielo”, cioè subordina le leggi della Natura e dello spirito alle proprie brame. Il risultato è che egli “non sente” e pertanto si rende incapace di conoscere.

Dio deve essere amato per Sé Stesso, non per i Suoi doni, e le persone e le cose devono essere amate per amor di Dio. La forma più alta dell’amore di Dio è una intuizione spirituale immediata, per mezzo della quale “conoscente, conosciuto e conoscenza divengono una cosa sola”.

Carità. Consiste nel non essere un’emozione e in ciò si differenzia dalle forme inferiori d’amore.  I segni distintivi della carità sono il disinteresse, la tranquillità e l’umiltà. L’umiltà è un segno caratteristico della carità. Come si conquista l’umiltà? Risponde François Fénelon: “Due cose combinate porteranno a questo risultato; non le dovrete mai separare. La prima è la contemplazione del profondo abisso da cui la potente mano di Dio ti ha tratto fuori e sul quale Egli ti tiene sempre, per così dire, sospeso. La seconda è la presenza di quel Dio che tutto pervade. È solo nel contemplare e nell’amare Dio che noi possiamo apprendere a dimenticare noi stessi, a misurare debitamente la nullità di ciò che ci abbagliava e abituarci con gratitudine a diminuirci sotto quella grande Maestà che assorbe tutte le cose. Amate Dio e sarete umili; amate Dio e vi scuoterete di dosso l’amore di voi stessi, amate Dio e amerete tutto ciò che Egli vi dà da amare per amor Suo”.

La FP servirà forse a preservare uomini e donne dalla tentazione del culto idolatrico delle cose nel tempo: culto della Chiesa, culto dello Stato, culto rivoluzionario del futuro, autoadorazione umanistica, tutti essenzialmente e necessariamente opposti alla carità.

Guerra e mancanza di carità. Le nostre attuali istituzioni economiche sociali e internazionali sono basate, in larga parte, su una organizzata assenza d’amore. Noi cominciamo con il mancare di carità verso la Natura, cerchiamo di dominare, sfruttare, sprecare le risorse minerali della Terra della quale roviniamo il suolo, distruggiamo le foreste, inquiniamo i fiumi e l’aria. Dalla mancanza d’amore verso la Natura passiamo alla mancanza d’amore per l’arte che è, al contempo, una mancanza d’amore per gli esseri umani. Si aggiunga poi il finanziamento massiccio da cui deriva l’aumento di potere di una data minoranza ai fini di un dominio coercitivo, composta da capitalisti privati e da burocrati governativi che sovente sfruttano le minoranze. La guerra, oggi, non può essere fatta se non da Paesi con un’industria capitalistica ipersviluppata, Paesi in cui le masse dei lavoratori, essendo prive di beni, sono senza radici, facilmente trasferibili da un posto all’altro, irreggimentate al massimo grado dalla disciplina di fabbrica. La guerra e la preparazione della Guerra sono tentazioni permanenti che inducono a peggiorare sempre le attuali istituzioni sociali, malvagie e negatrici di Dio, via via che la tecnologia accresce la propria efficienza.

Negare l’individualità. Tanto è presente l’io individuale, tanto meno è presente Dio. La divinità, eterna pienezza di vita, può essere conquistata solo da coloro che hanno perduto deliberatamente la vita parziale e individuale delle bramosie e degli egoismi, del pensiero, del sentimento, della volontà e degli atti egocentrici.

La santa indifferenza propugnata dalla FP non è né stoicismo né mera passività. È piuttosto una rassegnazione attiva. È perdendo la vita egocentrica che noi salviamo quella vita latente e nascosta che, nella parte spirituale del nostro essere, abbiamo in comune con il Fondamento divino, perché il Brahman è una cosa sola con l’Ātman, Essere e Conoscenza, Beatitudine, Amore e Pace. È solo quando abbiamo rinunciato alla nostra preoccupazione per l’io, il me e il mio, che possiamo veramente possedere il mondo in cui viviamo. Tutto è nostro perché non consideriamo nulla come nostra proprietà. E non solo tutto è nostro, è anche di tutti gli altri.

Separazione. (Da Lao-Tzu e sapienti cinesi): “I peccati personali e gli squilibri sociali sono tutti dovuti al fatto che gli uomini si sono separati dalla loro fonte divina e vivono secondo la loro volontà e le loro idee, non secondo il Tao. L’illuminazione viene quando rinunciamo alla volontà personale e ci pieghiamo docilmente all’operare del Tao nel mondo che ci circonda e nel nostro corpo, nella mente e nello spirito. La semplicità e la spontaneità del saggio perfetto sono i frutti della mortificazione della volontà e anche della mente. Nulla è più difficile dell’essere semplice”. – Di molti monoteisti teoretici la vita intera e ogni azione dimostrano che in realtà essi sono ancora ciò che il loro temperamento li porta a essere: politeisti, adoratori non dell’unico Dio di cui talvolta parlano, ma di molti dèi, nazionalistici e tecnologici, finanziari e familiari ai quali in pratica essi offrono la loro piena obbedienza.

Immagine di copertina tratta da <a href="http://<a href="https://www.vecteezy.com/free-photos">Free Stock photos by VecteezyVecteezy

3 pensieri riguardo “Aldous Huxley – La Filosofia Perenne (Parte 1 di 5)

  1. Ciao
    Seguo il tuo blog molto interessante.
    Ti seguo da poco tempo e con piacere.
    Sono argomenti che narrano i giorni della vita,ma non sono da tutti i giorni.
    Nel senso un pò complicati da comprendere al volo senza una preparazione adeguata,ma affascinanti.
    Spero che visiterai il mio e magari anche tu mi seguirai.
    Buona giornata

    Natalia

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