Una storia fantastica – Il Battaglione Saluzzo del 2° Reggimento Alpini (3)

Siamo arrivati, sul Monte Canino, e a ciel sereno ci tocca riposar.

Caporetto stava laggiù in fondo valle. Gli Alpini dalle vette ne vissero l’evoluzione sul terreno montuoso, loro congeniale ma anche foriero di immensi sacrifici.
Era il tempo in cui, conquistata la cima del Cukla, gli Alpini venivano spinti all’attacco delle postazioni austriache sul Monte Rombon. Qui operavano i Battaglioni Borgo San Dalmazzo, Dronero, Saluzzo e il I/88° Friuli. La lotta divenne cruenta quanto mai, nel momento in cui la CCXVI Brigata della Divisione Edelweiss incalzava pericolosamente i nostri dalla piana della Conca di Plezzo.
Era il 24 ottobre 1917. Il Battaglione Saluzzo era stato comandato per uno spostamento in zona d’operazioni e si dovette scontrare con truppe avversarie che stavano creando situazioni di forte criticità con l’uso di bombardamenti dirompenti e gas asfissiante. La minaccia incombente era quella di un aggiramento, a motivo di una nuova tattica invasiva adottata dalle truppe tedesche corse in appoggio agli Austroungarici: infilarsi in un varco lasciato scoperto o debolmente presidiato dalle nostre forze, sopravanzare queste ultime con grande rapidità verso l’interno, aggirarle e sorprenderle a tergo creando sorpresa e resa con i massimi vantaggi e le minime perdite. Così in effetti accadde: una dimostrazione magistrale la diede, allora, il Tenente Rommel nella conquista del Monte Matajur.

Le cose si svolsero inattese e impreviste, lasciando i nostri soldati ammutoliti e sbigottiti di fronte al fatto compiuto. Fu così che a sera incipiente il Battaglione Saluzzo ricevette dal Comando della 50a Divisione l’ordine di ripiegamento. Ma era già tardi, era richiesta una manovra d’emergenza, dell’ultima ora, contrastata, oltre che dalla tempesta del fuoco avversario, dalla tormenta e dal gelo che alle alte quote portavano morte fra gli Alpini. Il Saluzzo salì verso Sella Prevala, ma qui la sorpresa di un temuto aggiramento era ormai realtà. Lotte disperate furono ingaggiate contro gli Imperiali perché non fosse impedito il proseguimento della marcia verso la salvezza, per tre terribili giorni consecutivi, consumando tutte le risorse disponibili, senza la speranza di ricevere rifornimenti, quanto meno rinforzi di truppa. Ma gli Alpini resistettero con la forza e la tempra della loro indole montanara: cadevano e non cedevano. Erano rimasti in numero esiguo quando la sera del 27 ottobre pervenne loro l’ordine di ritirata lungo l’impervia direzione del Monte Canin: un vero Calvario, superato a costo di perdite e sforzi ingenti, sino al mattino del giorno 28.
Si doveva ora imboccare la Val Resia per portarsi a valle, verso il Canal del Ferro. A metà strada s’imbatterono nella trappola di Stolvizza dove forze avversarie, già insediatesi da alcuni giorni, intimarono la resa ai nostri sopravvissuti dal terribile esodo. Questo fu l’epilogo del ripiegamento di una notevole parte del Battaglione Saluzzo con il suo comandante, Maggiore De Giorgis.

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