Una storia fantastica – Il Battaglione Saluzzo del 2° Reggimento Alpini (1)

L’anno 2015 cadeva il centesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa e contro gli Imperi centrali. Molte le vittime di quella orrenda strage di vite umane e di quello spreco abissale di risorse. Lutti, sofferenze, fame, malattie, menomazioni, distruzioni, miseria dilagante ne furono le dirette conseguenze.

Mi accingo a pubblicare queste puntate con lo scopo preciso non già di celebrare l’insania che portò a scatenare potenziali distruttivi dell’uomo sui propri simili, ma bensì di riportare la memoria ai patimenti subiti dai giovani di allora costretti a imbracciare le armi e a gettarsi in un conflitto dalle dimensioni paurose e terrificanti. Per non dimenticare, per far conoscere ai giovani quali mali discendono dalle guerre e per abituarli a riflettere e ad acquisire consapevolezza al di là della pura informazione.
Scelgo allora un argomento che conosco abbastanza bene ossia l’epopea di un Battaglione di Alpini, il Saluzzo del 2° Reggimento, perché sulla scia delle sue imprese sui campi di battaglia si snoda tutta la storia d’Italia del XX secolo, partendo, per le ragioni sopra esposte, dai fatti del primo Conflitto mondiale. Le vicende che qui di seguito verranno presentate sono oggetto di una più completa e circostanziata analisi sviluppata nel volume di Mario Bruno “Il Battaglione Saluzzo”.


Siamo in Carnia, agli albori del secolo ventesimo. Il Battaglione Saluzzo, costituito sin dal 1904, aveva raggiunto il centro di Paularo, nell’Alta Val d’Incarojo (Udine), già nell’estate del 1914. All’inizio del Conflitto vantava una forza di 26 Ufficiali e 1.155 Alpini sulle Compagnie 21a 22a 23a 80a 100a, con il Comando a Casera Pizzul Alta, all’apice della Valle.
Le ostilità iniziarono in seguito agli ordini emanati dal comandante del Battaglione Saluzzo, Tenente colonnello Alceo Cattalochino, in data 23 maggio 1915. Niente più di qualche scaramuccia con alcuni feriti per il resto del mese. Il 2 giugno iniziarono i primi confronti armati ravvicinati e l’attivazione delle artiglierie che tuonarono a intermittenza da una parte e dall’altra fra il 5 e il 9. Fu il 9 giugno la data che decretò il vero e proprio divampare delle azioni di fuoco, lo stesso giorno in cui il Capitano Mario Musso assunse il comando della 21a Compagnia.
Il 26 giugno al Ten.col. Cattalochino subentrava il Maggiore Luigi Piglione al cui nome è dedicata una caserma nella città di Cuneo.
Il 25 luglio dal Comando del Settore But-Degano pervenne l’ordine di dare voce alle artiglierie su tutto il fronte, mentre alle Compagnie di Alpini veniva ingiunto di oltrepassare la linea di confine.
Il 19 agosto fu l’inizio di un periodo drammatico per la 21a Compagnia che venne fatta segno, sulla Quota 1579, di una feroce serie di cannoneggiamenti subito seguiti da tentativi di infiltrazione da parte di contingenti austriaci, sempre respinti dai nostri bravi Alpini. L’aggressione delle truppe doveva insistere sino al 14 settembre, giorno infausto che assistette alla caduta eroica del Capitano Mario Musso, di altri Ufficiali e a numerose perdite, con gli avversari che si affacciarono sul versante italiano.

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